SUKKOT, SHEMINI ATZERET e SIMKHAT TORÀ 5780, 10 IMPERDIBILI LEZIONI!!

Questo nuovo anno, 5780, la festa di SUKKOT – CAPANNE va dalla sera del 13 Ottobre 2019, 15 Tishrì 5780 fino alla sera del 22 Ottobre 2019, 22 Tishrì 5779 (gli ultimi due giorni sono SHEMINI ATZERET e SIMKHAT TORÀ).

L’insegnamento dell’umiltà è una medicina molto importante che è vitale per una vita equilibrata e sana.

L’uomo di natura si sente importante perché tocca a lui di portare il sostentamento e la “pagnotta” a casa. Questo successo che ha l’uomo può rischiare di darli la sensazione sbagliata di essere “Dio sulla terra”. Questo è una malattia molto dannosa, visto che i più grandi disastri dell’umanità vengono da un eccesso di ego.
È ampiamente documentato che i più grandi uomini d’affari sono caduti solo a causa della sensazione di sicurezza eccessiva nelle loro decisioni imprenditoriali senza un’accurata attenzione dei rischi.
Per questo Hashem ha donato all’uomo la donna: la migliore medicina per curare il grande pericolo dell’ego. La moglie che ha una natura opposta porta un equilibrio al sentimento di onnipotenza dell’uomo. Per questo Dio in Genesi dice ad Adamo che gli darà un AIUTO CONTRO DI LUI.
Andando contro il marito, l’uomo raggiunge il TIKKUN e il bilanciamento del suo orgoglio naturale. Se la moglie chiede di buttare la spazzatura alle 22.00 dopo una stressante giornata di lavoro e aver chiuso contratti milionari, non bisogna vedere questo come un’offesa alla grande fatica compiuta bensì come una medicina FONDAMENTALE per curare il potenziale ego che potrebbe formarsi per via del successo ottenuto (proprio come la sukkà).
Bisogna concepire il dono della moglie che viene contro l’uomo come un aiuto. Solo allora la vita coniugale non è più una lotta di chi vince, ma si trasforma in una sukkà: un luogo e un’occasione di rettificazione. Come dice il Maimonide che l’unico sentimento che l’uomo ha in eccesso è l’orgoglio; per quanto lo si abbassi non è mai abbastanza.
Sukkot è incompatibile con la rabbia che viene solo dall’ego. È scritto: La cosa principale è non arrabbiarsi…
Non a caso troviamo tante storie della festa di Sukkòt inerenti all’equilibrio della coppia e al contenimento dell’ego. La seguente storia può insegnarci tanto nel matrimonio e fino a che punto non bisogna arrabbiarsi:
Il Chafetz Chaim, una delle colonne portanti dell’ebraismo della prima metà del secolo scorso, quando era vecchio sposò la sua seconda moglie.
Mentre il Sukkot si avvicinava, il grande maestro costruì la sukkà nel posto dove veniva allestita regolarmente ogni anno.
Quando sua moglie vide questo, gli disse: “penso che sarebbe stato meglio mettere la sukkà dall’altra parte del cortile”.
Quando il grande zaddìk sentì questo, non disse una parola nonostante il suo lavoro e il suo tempo preziosissimo e l’abitudine di costruire la sukkà per decenni in quel posto, immediatamente smontò la sukkà e la ricostruì nel luogo indicato dalla moglie.
Dopo che la sukkà era nel nuovo posto, sua moglie uscì di nuovo, guardò attentamente, poi si rivolse a suo marito e disse: “in effetti ho sbagliato, il primo posto dove hai SEMPRE messo la sukkà era decisamente migliore”.
E ancora il Chafetz Chaim la smantellò e la mise in piedi nel primo luogo!!! SANTA PAZIENZA!!!
Per mostrarci quanto è importante la “pace della casa”.
È meglio costruire e distruggere la sukkà più volte che arrabbiarsi, anche una sola volta!
Il successo nella vita passa SOLO tramite la moglie che è la sukkà quotidiana che ci accompagna sempre e tramite l’unione della coppia!
Per il post completo:

Un caloroso Shabbat Shalom e Hag Sameakh
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!

500 Shiurim online divisi per argomenti.
Non perdere l’appuntamento con la parash・ mistica e psicologia nella Tora
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
SUKKOT
Al seguente link troverai la lezione della festa di questa settimana in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2008/10/17/sukkot-5769-la-festa-piu-ricca-dellanno/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della festa di questa settimana sul tuo mobile:
http://www.virtualyeshiva.it/files//08_10_24_sukkot5769_ospiti_patriarchi_7giorni_khuppa_nuvole.mp3

LA FESTA PIU’ RICCA DELL’ANNO

—–
Virtual Yeshiva non ha nessun finanziatore pubblico.
Virtual Yeshiva non fa pagare nessuna iscrizione al sito perché la Torà sia accessibile a TUTTI e SEMPRE.
Se ascolti le lezioni aiuta a mantenere viva questa grande opera di divulgazione di Torà.
Aiutando Virtual Yeshiva diventi soci nella diffusione della Torà ed è un segno di riconoscenza per chi insegna e così potremo diffondere insieme molti più valori di vita e insegnamenti.
Le donazioni sono deducibili dalla “decima”.
Per saperne di più si può scrivermi una mail o collegarsi al seguente link:

Per ascoltare le altre 11 lezioni su SUKKOT cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/10/13/lezioni-sukkot/

DUE GRUPPI SIMILI MA OPPOSTI: SHEMINI AZERET e SHAVUOT
In questo speciale momento in cui stiamo per concludere le feste vorrei condividere un bel pensiero che spiega il collegamento di tutte le feste e il parallelismo tra loro.
Le feste di Shalosh Regalim (in cui vi era l’obbligo di passarle a Yerushalàyim) sono divise in due gruppi Pèssach-Shavuot e Sukkòt-Sheminì Atzèret.
Entrambi i gruppi hanno prima una rivelazione e poi una seconda festa per acquisire questa rivelazione.
Il primo gruppo capita nel mese di Nissan, ovvero il periodo delle rivelazioni miracolose dall’alto (dove non occorre una grande fatica da parte nostra).
Il secondo gruppo capita nel mese di Tishré, che rappresenta la rivelazione naturale del divino, in maniera proporzionata al nostro lavoro di elevazione.
Perciò, mentre tra le feste di Pèssakh e Shavuot trascorrono ben 7 settimane; l’intervallo di tempo tra Sukkòt e Sheminì Azeret è di soli 7 giorni.
PERCHÉ NON FESTEGGIAMO LA TORÀ A SHAVUOT?
Simchàt Torà segue immediatamente la festa di Sukkòt. Il nome biblico di Simchàt Torà è Sheminì Atzèret, che significa “Ottavo Giorno di Fermata”, poiché la sua funzione è quella di mantenere e assorbire le acquisizioni dei sette giorni di Sukkòt. Infatti “atzor”, da Sheminì Atzeret, vuole anche dire “assorbire e integrare”.
Ma perché celebrare Simchàt Torà, la festa dove si termina di leggere tutta Torà (il nostro manuale di vita), il giorno di Sheminì Atzèret e non il 6 di Sivan, giorno in cui Hashèm ci diede la Torà?
Nella festa di Shavuòt noi risperimentiamo la rivelazione sul Sinai e ricordiamo il patto con Hashèm. Nonostante ciò riserviamo la “gioia” di aver ricevuto la Torà per il giorno di Sheminì Atzèret. Una data che apparentemente non ha una connessione storica con il rapporto dell’ebreo con la Torà.
Per capire meglio, occorre approfondire le somiglianze tra Sheminì Atzèret e Shavuòt: anche Shavuòt è chiamata Atzèret, poiché serve da veicolo di mantenimento e assorbimento della festa che la precede; inoltre Shavuòt è come l’ottavo giorno di “mantenimento” (festa che inizia nell’ottava settimana, dopo il ciclo di sette settimane del conteggio dell’Omer cominciato a Pèssakh), così Sheminì Atzèret segue i sette giorni di Sukkòt.
I due “Atzèret” quindi si oppongono l’un l’altro nel ciclo annuale. L’anno ebraico è come un cerchio con due poli opposti, due mesi “chiave”, Nissàn e Tishré considerati entrambi il primo mese (Nissàn) e il capo dell’anno (Tishré). Il 15 Nissàn è la data dell’Esodo e l’inizio dei sette giorni di Pèssakh. Sei mesi dopo, esattamente il 15 Tishré, inizia un’altra festa di sette giorni: Sukkòt. Entrambe si concludono con un Atzèret.
Perciò il saggio del Talmud Rabbi Yehoshua ben Levi commentava: l’Atzèret della festa di Sukkòt avrebbe dovuto essere di cinquanta giorni dopo (sette settimane), come l’Atzèret di Pèssakh. Perché allora Sheminì Atzèret è solo dopo sette giorni di Sukkòt? Per spiegarlo Rabbi Yehoshua racconta la seguente parabola:
Un re aveva diverse figlie. Alcune di loro erano sposate in luoghi vicini e le altre in luoghi più lontani. Un giorno vennero tutte a trovare il re, loro padre. Egli disse: coloro che si sono sposate vicino a me hanno il tempo di andare e tornare; ma coloro che si sono sposate lontano non hanno il tempo di andare e tornare. Poiché ora si trovano tutte qui, farò una festa in loro onore e mi rallegrerò con esse. Perciò Atzèret di Pèssakh, nel periodo estivo che è facile viaggiare Hashèm dice: “Essi hanno il tempo di andare e tornare senza difficoltà”. Ma Atzèret di Sukkòt, poiché iniziano le piogge, la polvere delle strade è fastidiosa e le strade secondarie sono difficili… Dio dice: “Non hanno il tempo di andare e tornare; poiché ora si trovano tutti qui, farò subito una festa e mi rallegrerò con essi…”.
Questo si può interpretare metaforicamente: Pèssakh è la festa dello tzaddìk / giusto che allude anche allo tzaddìk dentro di noi. A Pèssakh gustiamo la pura libertà di un nuovo popolo. Perciò Atzèret di Pèssakh arriva 50 giorni dopo. Poiché è primavera; le strade sono fresche e abbiamo tempo di andare e venire. Siamo liberi di percorrere metodicamente i 49 gradi dalla rivelazione di Pèssakh all’interiorizzazione di Shavuòt. È un tragitto graduale che caratterizza la via che seguono i tzaddìkìm – giusti.
Ma solo a Sukkòt celebriamo la nostra capacità di fare teshuvà: il nostro legame con Hashèm rappresentato dalle seconde Tavole della Legge. Alla riunione delle figlie del re che sono sposate, lontano dal padre, esse non hanno tempo di andare e tornare, poiché si passa dall’estate all’inverno e il percorso delle strade è pericoloso e difficile! Siamo come viaggiatori per la via della teshuvà e del ritorno sulla strada giusta, per cui le opportunità devono essere prese al volo e le vite possono cambiare da un momento all’altro in modo esplosivo. Così diventa rischioso aspettare il ciclo completo delle 7 settimane e ci accontentiamo dei 7 giorni.
Perciò passiamo subito da Sukkòt a Simchàt Torà – per interiorizzare immediatamente la seconda edizione delle Tavole della Torà e il suo “mantenimento”, ci accontentiamo di un micro ciclo completo di una settimana, invece che di un macro ciclo completo di sette settimane.
GIOIAMO SOLO QUANDO ABBIAMO ASSORBITO LA TORA’ CON UN PERCORSO CHE INIZIA CON LA NOSTRA FATICA E PENTIMENTO / TESHUVA perché QUESTO PROCESSO è TOTALMENTE NOSTRO.
A differenza di Pèssakh che il processo inizia con la rivelazione miracolosa e non grazie al nostro sforzo.
Questa sera iniziamo a celebrare Simchàt Torà ballando con un rotolo di Torà “chiuso” e avvolto.
Si inizia domenica sera e si continua con maggiore vigore ed entusiasmo per 48 ore.
In realtà potremmo invece aprire la Torà, leggerla e studiarla. Ma celebrando questo giorno nella nostra maniera, ricordiamo che la Torà è proprietà ed eredità di ognuno di noi, indipendentemente dalla nostra abilità nel studiarla e nel capirla e che siamo tutti uguali nella nostra essenza.
In questo modo infatti non mostriamo le differenze che ci distinguono nella conoscenza della Torà.
Tenendo il rotolo “chiuso” e celebrando la sua più profonda essenza, diventiamo TUTT’UNO con la Torà e Hashèm.
Rallegrandoci tenendo i sacri rotoli tra le braccia e riempendo il tempio di canti e balli, anche la Torà stessa balla con noi. Anche la Torà vorrebbe ballare, ma mancando di un corpo fisico ha bisogno dell’ebreo che diventa “il corpo” danzante della Torà.
Ricordiamoci quanto ci vuole bene il nostro padre in cielo e ci da la possibilità di assorbire profondamente la trasformazione della Teshuvà che abbiamo sviluppato questo mese così potremo mantenere tutto l’anno i cambiamenti e migliorie della nostra vita.
————————————————–
ULTIMA PARASHA’ MA NON DI SHABBAT
L’unica parashà che non viene letta di Shabbàt è Vezot Haberachà. Questa porzione di Torà viene letta di Simchàt Torà, giorno nel quale concludiamo la lettura della Torà.
I Saggi stabiliscono: “Tutto dipende dalla conclusione”, Vezot Haberachà – “E questa è la benedizione” – è la conclusione della Torà. Poiché l’intenzione della Torà è quella di portare benedizioni al popolo come collettività e a ogni singolo individuo. A Simchàt Torà, il legame essenziale tra Dio e il popolo ebraico viene rivelato. Perciò leggiamo una porzione di Torà che mette a fuoco le benedizioni date a tutto il popolo e la lode delle loro qualità uniche.
I commentatori spiegano che la parola “zot”, “questa è”, si riferisce a qualcosa di evidente e apparente, qualcosa che si può indicare con un dito dicendo: “eccola”. Allo stesso modo la frase “E questa è la benedizione” implica che le benedizioni che la Torà trasmette al popolo saranno apertamente evidenti nell’anno a venire.
Il giorno di Simchàt Torà non concludiamo semplicemente un ciclo di lettura della Torà, ma ne cominciamo uno nuovo.
L’ultima lettera della Torà è una “lamed” e la prima è una “bet”, che insieme formano la parola “lev”, “cuore”.
Nel cuore della Torà c’è il popolo ebraico ed esso è il cuore stesso della Torà. Lo Zohar afferma: “Israèl, la Torà e il Santo Benedetto sono Uno”. La nostra osservanza della Torà ci lega a Dio e ci permette di liberare la scintilla di Divinità che possediamo nei nostri cuori. Così la Torà funge da strumento di benedizione, poiché permette all’ebreo di attirare la Misericordia Divina in questo mondo materiale.

Sukkòt 1° giorno: PARASHÀ
1° Sefer Lev 22, 26 – 23, 44
2° Sefer Num 29, 12:16
HAFTARÀ
Zacc. 14, 1;21

Sukkòt 2° giorno: PARASHÀ
1° Sefer Lev 22, 26 – 23, 44
2° Sefer Num 29, 12:16
HAFTARÀ
Italiani: I Re 7, 51-8, 16 Sefarditi/Ashkenaziti: I Re 8, 2-21

B”H
Rav Pinchas di Koritz era amato da tutti gli abitanti della sua città. Le persone ricercavano i suoi saggi consigli su un’infinità di questioni, lo coinvolgevano nelle loro faccende familiari e guardavano a lui come guida nel loro servizio divino. Come risultato, l’agenda di Rav Pinchas era sovraccarica. Egli non aveva più tempo per studiare e pregare come desiderava.
Rivolgendosi ad Hashèm in preghiera, egli chiese: “Fai che le persone mi odino. Fai che esse rifuggano la mia compagnia così che io abbia il tempo per pregare e studiare”. La preghiera di Rav Pinchas venne accolta e la gente cominciò ad evitarlo. Non gli parlavano né gli facevano delle cortesie. Rav Pinchas, tuttavia, era felice. Aveva la possibilità di concentrarsi sul suo servizio divino senza distrazione.
Poi venne Sukkòt. Rav Pinchas voleva invitare degli ospiti, ma nessuno desiderava andare a casa sua. Egli ne era dispiaciuto, dal momento che in occasione delle festività e IN PARTICOLARE PER LA FESTA DI SUKKÒT avere ospiti che onorano la propria tavola è una mitzvà IMPRESCINDIBILE. In ultima analisi, tuttavia, egli accettò il fatto. Era meglio trovarsi senza ospiti per la festa piuttosto che essere disturbato l’intero anno. Tuttavia ben presto Rav Pinchas dovette ricredersi. A Sukkòt, infatti i nostri Patriarchi Avrahàm, Itzkhàk e Yaakòv, insieme a Moshè, Aaròn, Yossèf e Re Davìd, si recano a far visita presso le sukkòt (capanne) di Israèl. Quando Rav Pinchas stava per entrare nella Sukkà, vide Avrahàm il patriarca che lo attendeva fuori. “Benvenuto nella mia Sukkà”, gli disse Rav Pinchas: “Sono spiacente, ma non ho intenzione di entrare”, replicò Avrahàm Avìnu. “Perché?” “Beh, se nessuno dei miei discendenti si sente a casa qui come ospite, non penso che entrerò nemmeno io”. Ciò fu sufficiente per Rav Pinchas. Egli pregò affinché le sue buone qualità venissero ripristinate per ritrovare il favore agli occhi della gente.
(continua sotto)
Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it di lezioni su Sukkot.

Un caloroso Shabbat Shalom  e Hag Sameah
Rav Shlomo Bekhor

—–
Riflessione Sukkot SPAZIALE
https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10160998984335475:1
——

Virtual Yeshiva
se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!

500 Shiurim online divisi per argomenti.
Non perdere l’appuntamento con la parash・ mistica e psicologia nella Tora
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
SUKKOT
Al seguente link troverai la lezione della festa di questa settimana in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/10/12/sukkot-5772-quando-le-nazioni-unite-uniscono-una-nazione/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della festa di questa settimana sul tuo mobile:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_10_11_sukkot5772_sukkot_jobs_quattropiante_scuotere.mp3

QUANDO LE NAZIONI UNITE UNISCONO UNA NAZIONE!

Qual è il significato dell’unione delle quattro piante del Lulav. Perché è fondamentale scuotere il lulav?

Virtual Yeshiva non ha nessun finanziatore pubblico.
Virtual Yeshiva non fa pagare nessuna iscrizione al sito perché la Torà sia accessibile a TUTTI e SEMPRE.
Se ascolti le lezioni aiuta a mantenere viva questa grande opera di divulgazione di Torà.
Aiutando Virtual Yeshiva diventi soci nella diffusione della Torà ed è un segno di riconoscenza per chi insegna e così potremo diffondere insieme molti più valori di vita e insegnamenti.
Le donazioni sono deducibili dalla “decima”.
Per saperne di più si può scrivermi una mail o collegarsi al seguente link:

Per ascoltare le altre 11 lezioni su SUKKOT cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/category/festivita/sukkot/

MASSIMO della BELLEZZA la SEMPLICITÀ
(continua sopra)
La mitzvà del lulàv (palmo) e dell’etròg (cedro) ci richiede di prendere dei rami o dei frutti di quattro differenti specie di alberi (aggiungendo il mirto e il salice) e metterli insieme nel compimento della mitzvà. I Saggi spiegano che ognuna delle specie usate per questa mitzvà si riferisce a un genere differente di persona, da quella più spiritualmente sviluppata a quella meno raffinata.
La lezione che ne deriva è molto chiara: la mitzvà non può essere compiuta solo con l’etròg, la più elevata delle specie. Il salice – che in analogia alle persone si riferisce ai più bassi livelli – è altrettanto necessario. Allo stesso modo, nessuno può realizzarsi a livello del proprio potenziale individuale senza protendersi verso gli altri e unirsi a loro.
Solo quando si uniscono assieme tutte le categorie, come ci insegnano il lulàv e l’etròg, ci assicuriamo delle benedizioni positive per l’anno a venire.
—–
Quindi adesso che siamo alla vigilia della festa di Sukkòt, approfittiamo della gioia di questa ricorrenza come la Torà ci comanda: “Per sette giorni dimorerete nelle capanne”. Nello spiegare questa mitzvà, i nostri Saggi affermano che, per la tutta la durata della festa di Sukkòt, queste piccole capanne con tetti di rami e frasche vanno considerate come se fossero le nostre case. Tutto ciò che è utile per la quotidianità dovrebbe essere portato fuori dalla casa e introdotto all’interno di esse, poiché è detto: “Una persona dovrebbe mangiare, bere, rilassarsi… e studiare nella sukkà”.
È scritto nel libro dei Proverbi di “Conoscere Dio in tutte le nostre vie”, ovvero che la presenza di Hashèm risiede non solo al tempio o presso un luogo di studio, ma in ogni dimensione e angolo delle nostre vite.
Questo concetto diviene molto chiaro mentre dimoriamo in una sukkà. In tal modo comprendiamo che ogni nostra azione può servire come mezzo per entrare in contatto con nostro padre in cielo e collegarsi alla Sua essenza anche nel mangiare e dormire.
Nessuna altra mitzvà ci avvolge come la sukkà. Cerchiamo di approfittare e dedicare quanto più tempo in sukkà che è fonte di BENEDIZIONE e PROTEZIONE e GRANDE SUCCESSO per tutto l’anno.
Tuttavia, per far scendere le benedizioni su di noi dobbiamo collegarci con la “semplice” gioia di consumare un pasto sotto la sukkà con canti, sentire una gioia indescrivibile, quasi come se fossimo in una sorta di PARADISO TERRESTERE.
Tutto l’anno ragioniamo con parametri di misura innati, ma sbagliati, che vogliono farci credere che FELICITÀ vuole dire ABBONDANZA MATERIALE. Più elegante e lussuosa è la casa, più ci sentiremo al settimo celo. Più alta è la cilindrata della Ferrari e più ci sentiremo sicuri.
Poi arriva Sukkòt e ci rovina queste “certezze”: entriamo in una semplice capanna per di più con un tetto bucato, dove la pioggia ci bagnerebbe e ci sentiamo sotto l’ombra e la protezione di Hashèm o meglio “ci sentiamo da Dio”. Una sensazione di gioia interiore che è superiore anche al più elegante Yacht al mondo.
La materia è falsa è illusoria. Oggi c’è ma domani chi lo sa. Quando tutta la nostra vita orbita SOLO in funzione del raggiungimento della materia, non possiamo avere quella beatitudine che solo la semplicità della sukkà ci dona.
Per molte persone queste parole possono sembrare esagerate, ma chi non prova non può capire. E chi prova una sola volta, magari con scetticismo o senza staccarsi dal resto del mondo, rischia di trovarsi nella sukkà SOLO fisicamente, senza entrare realmente in questo paradiso terrestre.
Perché può accadere questo? Perché l’amore per la materia rischia di essere così forte da non permettere di staccarci da essa.
Questo è uno dei messaggi di questa bellissima festa la più allegra dell’anno: resettare il nostro epicentro verso valori assoluti e spirituali.
Non a caso questa festa è onorata dalla presenza di tanti ospiti fino al punto che in ogni sukkà vengono a trovarci delle persone illustri: i patriarchi, Moshè e Aharòn fino a Yossef e David in PERSONA, più gli ospiti Chassidici Ba’àl Shem Tov, Admur Hazakèn…
Questo perché la vera contentezza si raggiunge quando c’è un gruppo unito e nessuno si sente superiore. Nessuno si sente ospite, quando si è consci che solo Dio è il VERO padrone. Questa maturità la si acquisisce solo tramite la semplicità della sukkà.
Per questo dice il Talmud che tramite la sukkà si è degni di avere protezione e benedizione tutto l’anno. Solo quando si comprende che Lui è l’unico sostegno si è degni di essere accompagnati dal Creatore tutto l’anno.
L’ombra della sukkà viene chiamata l’ombra di Dio e nutre la nostra fede. Anche la matzà di Pèssakh nutre la nostra fede, solo che sei mesi fa la crescita è più a livello spirituale ed è l’inizio del percorso di evoluzione della nostra fede, mentre a sukkòt la nostra fede è alimentata dalla comprensione che l’unica protezione è il Padre Eterno. Poiché usciamo dalle nostre protezioni illusorie: il tetto di cemento, il lussuoso lampadario… e confidiamo solo in lui mangiando e vivendo per una settimana sotto la sua protezione.
—– —– —–
LE QUATTRO PIANTE
La mitzvà del lulàv (palmo) e dell’etròg (cedro) ci richiede di prendere dei rami o dei frutti di quattro differenti specie di alberi (aggiungendo il mirto e il salice) e metterli insieme nel compimento della mitzvà. I Saggi spiegano che ognuna delle specie usate per questa mitzvà si riferisce ad un genere differente di persona, da quella più spiritualmente sviluppata a quella meno raffinata.
La lezione che ne deriva è molto chiara: la mitzvà non può essere compiuta solo con l’etròg, la più elevata delle specie. Il salice – che in analogia alle persone si riferisce ai più bassi livelli – è altrettanto necessario. Allo stesso modo, nessuno può realizzarsi a livello del proprio potenziale individuale senza protendersi verso gli altri e unirsi a loro.
I nostri Saggi spiegano che il lulàv e l’etròg sono simboli di vittoria, che simboleggiano la nostra difesa nel giudizio di Rosh HaShanà e Yom Kippùr. Quando ci stringiamo in unità, come insegnano il lulàv e l’etròg, ci assicuriamo delle benedizioni positive per l’anno a venire.
Sukkòt infine segna anche il termine del processo di teshuvà che è cominciato con il versamento di lacrime di tristezza durante Rosh HaShanà e Yom Kippùr, per culminare a Sukkòt con le lacrime di riconoscenza verso Ha-Shèm che ha perdonato i nostri peccati.
fra poco iniziamo la seconda fase delle festività di questo nuovo anno ebraico (5779), la festa delle capanne, Sukkòt, il periodo più gioioso dell’anno, come viene nominato: ZMAN SIMKHATENU.
Come mai tra tutte le 3 feste di pellegrinaggio – Shalosh Regalìm, Sukkòt è la più allegra? Pèssakh no, Shavuòt no e questa si??
Per capire questo dobbiamo andare indietro al periodo in cui Hashem ha fatto uscire il Suo popolo dall’Egitto, per sposarsi con lui e fare il patto. L’ordine delle 3 feste di pellegrinaggio, Shalosh Regalìm partono da Pessàk, che simboleggia la nascita, Shavuòt che rappresenta il matrimonio, infatti prima c’è la nascita e poi ci si sposa. Come in ogni unione ci sono delle regole e così in questo “matrimonio” Dio si impegna a non abbandonare il suo popolo e proteggerlo, mentre Israèl si impegna a rispettare i Suoi comandamenti, le Sue leggi e divulgare così, al mondo intero, che c’è un solo Dio nel mondo e nei cieli. Come è scritto nel Cantico dei Cantici (3, 11): “nel giorno del suo matrimonio” il Talmud Taanìt spiega che questa frase si riferisce a Matàn Torà sul monte Sinài.
Proprio nel Nome Israèl troviamo questo concetto, poiché le prime due lettere IS יש  formano la parole YESH – C’È, mentre le ultime due formano la parola El אל, Dio: qui di C’È UN SOLO DIO! Ecco la missione di Israèl nel mondo, il significato profondo della sua esistenza è celato nel suo nome ISRAEL.
Perciò le tre feste, che iniziano con Pèssakh, sono consequenziali, una sorta di salita progressione spirituale. Sukkòt che è l’ultima delle tre, cosa rappresenta e che funzione ha?
(continua sotto)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Un caloroso Hag Sameah e Shabbat Shalom.
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!

500 Shiurim online divisi per argomenti.
Non perdere l’appuntamento con la parash・ mistica e psicologia nella Tora
Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
SUKKOT
Al seguente link troverai la lezione della festa di questa settimana in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/10/12/sukkot-5772-quando-le-nazioni-unite-uniscono-una-nazione/Al seguente link potrai scaricare la lezione della festa di questa settimana sul tuo mobile:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_10_11_sukkot5772_sukkot_jobs_quattropiante_scuotere.mp3

QUANDO LE NAZIONI UNITE UNISCONO UNA NAZIONE!

Qual è il significato dell’unione delle quattro piante del Lulav. Perché è fondamentale scuotere il lulav?

Virtual Yeshiva non ha nessun finanziatore pubblico.
Virtual Yeshiva non fa pagare nessuna iscrizione al sito perche’ vogliamo che la Tora sia accessibile a tutti.
Aiutando Virtual Yeshiva potrete diventare soci nella diffusione della Tora. Sul seguente link puoi trovare come mandare una donazione
http://www.virtualyeshiva.it/voglio-aiutare/

La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre 11 lezioni su SUKKOT cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/category/festivita/sukkot/

UN MATRIMONIO DURATO 123 GIORNI
(continua sopra)
Per capire dobbiamo analizzare meglio il concetto del “matrimonio, patto d’unione” con Hashèm: Il 6 di Sivàn Dio si rivela sul Monte Sinai e proclama i 10 comandamenti, annuncia le Sue condizione al popolo di Israèl.
L’indomani il 7 di Sivàn Moshè sale sulla montagna per prendere tutta la TORÀ scritta e orale; l’intero patto, la Ketubà – il CONTRATTO MATRIMONIALE e rimane lì 40 giorni, fino al 16 di Tammùz. Nel frattempo la “sposa” Israèl rimane sotto il baldacchino nuziale in attesa di completare il matrimonio.
Alla fine di questi giorni, la sposa tradisce lo “SPOSO” con il peccato del vitello d’oro, prima ancora di completare il matrimonio. Quando Moshè ritorna, rompe le prime tavole e non da la Torà, poiché è meglio che il matrimonio non venga completato, se la “sposa” ha commesso adulterio. Cosi per difendere Israèl Moshè impedisce la “firma del contratto matrimoniale”. Tuttavia, successivamente, avviene il chiarimento! Si comprende che non è stata la sposa a tradire, bensì il miscuglio di popoli l’erev rav che ha causato il peccato del vitello. Allora viene ordinato di continuare a celebrare il matrimonio.
Per riconciliare i due sposi e convincere il “marito” a concludere il matrimonio, visto che la sposa non l’ha tradito, ma i suoi amici si, Moshè risale l’indomani per portare il nuovo contratto (Shemòt 32, 30) “e fu all’indomani… adesso salirò di nuovo per espiare…” questo giorno era il 18 di Tammùz. Dopo un secondo ciclo di 40 giorni Mosè ridiscende (il 28 di Tammùz), senza buone notizie, ma almeno riesce a bloccare l’ira divina, infatti dice al popolo che il “marito” non si è ancora calmato e persuaso che la sposa è innocente.
Quindi dice alla “sposa” che deve supplicare il perdono, anche se non era veramente colpevole, poiché è rimasta inerme di fronte all’umiliazione dello sposo. Quindi Moshè, assieme alle preghiere del popolo, risale per un terzo ciclo di 40 giorni, il 29 di Av. Questa volta, anche grazie alle richieste di perdono del popolo, alla fine di questi 40 giorni, il 9 di Tishrè, arrivano le Seconde Tavole. Il giorno dopo il 10 di Tishrè arriva il perdono per il peccato più grave commesso da Israèl in tutta la sua storia.
Dopo il terzo ciclo di 40 giorni Dio dice a Moshè che avendo lui strappato il contratto originale (con la rottura delle prime tavole) di sua iniziativa, ora il nuovo contratto lo deve preparare lui (scolpire i blocchi di zaffiro), ma che saranno incise da Dio.
Quindi Moshè prepara le seconde tavole che vengono consegnate il giorno di Kippùr, dando così il perdono al popolo. Per questo Hashèm stabilisce che Kippur è il grande GIORNO DEL PERDONO, poiché come Hashèm ha perdonato la prima volta, anche in futuro, Dio perdonerà il suo popolo.
Finalmente dopo 123 giorni si completa la cerimonia nuziale e adesso si può finalmente festeggiare queste nozze quasi “infinite” e dato che lo sposo è “gentilmen” e sa che la sposa ha bisogno di tempo per preparativi, gli concede 4 giorni per organizzarsi (da Kippùr a Sukkòt).
Secondo l’Arizal ognuno di questi giorni rappresenta e illumina una lettera del NOME del tetragramma (י-ה-ו-ה), per cui questi 4 giorni hanno una grandissima luce spirituale.
Così arrivano i festeggiamenti propria sotto la capanna che è “l’ombra di Dio” (Zohàr – libro dello splendore) dove si trova lo sposo. Quando ci troviamo sotto un tetto di cemento rischiamo di illuderci che la protezione arriva dalla materia e non dal Padre Eterno. Perciò la Sukkà deve avere un tetto bucato, per far entrare l’acqua, in caso di pioggia, per ricordarci che la nostra esistenza e protezione è solo da Hashèm, poiché appunto siamo sotto ‘l’ombra di Hashèm’.
Per questo andiamo all’esterno in una UMILE dimora e VIVIAMO li per 7 giorni, poiché la festa di Sukkòt è la festa che ci insegna a trascurare la materia: senza tappeti, senza lussuosi lampadari, ma molto più vicini a Dio.
Più siamo immersi nella materia e più ci stacchiamo dallo spirito!
Quando arriva Sukkòt ci troviamo nei 7 giorni di festeggiamenti SHEVA BRAKHOT, del matrimonio che è iniziato a Shavuòt ma non si è concluso fino a Kippùr, per questo è il periodo più allegro dell’anno, perché si conclude il processo iniziato a Pèssakh che si conclude a Sukkòt, con i festeggiamenti del patto con Dio che vengono celebrati sotto la Sua ombra e protezione.
Non a caso Sukkòt è una festa internazionale e preghiamo per tutte le nazioni esistenti al mondo nel loro credo e costumi, 70 tori ovvero un sacrificio di protezione per tutte le nazioni del mondo. Questo perché la felicità rompe tutte la barriere e ci da la forza di portare benedizione a tutto l’universo.
Con l’augurio di caricarci con tantissima gioia di vita per un anno intero.
Rav Shlomo Bekhor
Ps.
Se ci capiterà un matrimonio con tanto di ritardi e disagi, non prendiamocela con gli gli sposi! Poiché il nostro primo matrimonio è durato 123 giorni…
—– —– —–
LE QUATTRO PIANTE
La mitzvà del lulàv (palmo) e dell’etròg (cedro) ci richiede di prendere dei rami o dei frutti di quattro differenti specie di alberi (aggiungendo il mirto e il salice) e metterli insieme nel compimento della mitzvà. I Saggi spiegano che ognuna delle specie usate per questa mitzvà si riferisce ad un genere differente di persona, da quella più spiritualmente sviluppata a quella meno raffinata.
La lezione che ne deriva è molto chiara: la mitzvà non può essere compiuta solo con l’etròg, la più elevata delle specie. Il salice – che in analogia alle persone si riferisce ai più bassi livelli – è altrettanto necessario. Allo stesso modo, nessuno può realizzarsi a livello del proprio potenziale individuale senza protendersi verso gli altri e unirsi a loro.
I nostri Saggi spiegano che il lulàv e l’etròg sono simboli di vittoria, che simboleggiano la nostra difesa nel giudizio di Rosh HaShanà e Yom Kippùr. Quando ci stringiamo in unità, come insegnano il lulàv e l’etròg, ci assicuriamo delle benedizioni positive per l’anno a venire.
Sukkòt infine segna anche il termine del processo di teshuvà che è cominciato con il versamento di lacrime di tristezza durante Rosh HaShanà e Yom Kippùr, per culminare a Sukkòt con le lacrime di riconoscenza verso Ha-Shèm che ha perdonato i nostri peccati.

Sukkot è la festa più allegra dell’anno “il periodo della felicità” e la sua gioia è spumeggiante. Per capire meglio il perché e il suo significato intrinseco, sei invitato a sentire le seguenti lezioni.

Qui sotto trovi i link e i titoli delle lezioni degli anni scorsi; ti aiuteranno a capire il significato profondo di Sukkot e del Lulav e a vivere questa festa con calore.

Buon ascolto e Khag Sameah e Shalom a tutti

SUKKOT 5772 – 2011. QUANDO LE NAZIONI UNITE UNISCONO UNA NAZIONE!
http://www.virtualyeshiva.it/2011/10/12/sukkot-5772-quando-le-nazioni-unite-uniscono-una-nazione/ 

SUKKOT 5771 – 2010. IL VALORE DI UN ABBRACCIO
Psicologia nella Torà. Un lezione di vita IMPERDIBILE!
http://www.virtualyeshiva.it/2010/09/27/sukkot-5771-il-valore-di-un-abbraccio/

SUKKOT 5770 – 2009. SUKKOT E LULAV: DUE TIPI DI UNITA! PERCHE’?
http://www.virtualyeshiva.it/2009/10/07/sukkot-5770-sukkot-e-lulav-due-tipi-di-unita-perche/

SUKKOT 5769 – 2008. SUKKOT: LA FESTA PIU RICCA DELL’ANNO
http://www.virtualyeshiva.it/2008/10/17/sukkot-5769-la-festa-piu-ricca-dellanno/

SUKKOT 5768 – 2007. PERIODO PIU ALLEGRO DELL’ANNO!
http://www.virtualyeshiva.it/2007/09/25/sukkot-5768-il-periodo-piu-allegro-dellanno/

SUKKOT 5767 – 2006. SUKKOT = OSPITALITA’
http://www.virtualyeshiva.it/2006/10/06/sukkot-5767-sukkotospitalita/

LEZIONI COLLEGATE A SUKKOT:

YOM TORA’ SPECIALE SUKKOT 5768 – USHPIZIN=OSPITI E IL LEGAME CON REDENZIONE
http://www.virtualyeshiva.it/2007/10/03/yom-tora-speciale-sukkot-5768-ushpizinospiti-e-il-legame-con-redenzione/

HOSHANA RABBA 5768 – IL PICCOLO KIPPUR
http://www.virtualyeshiva.it/2007/10/03/hoshana-rabba-5768-il-piccolo-kippur/

KHAYA 5769 – KHAYA E YEKHIDA: VOLERE E PIACERE – VII parte
http://www.virtualyeshiva.it/2007/07/03/khaya-5769-volere-vii-parte/

TALMUD TAANIT – PAG 2B,3A – LEZIONE 4: LE LIBAGIONI D’ACQUA DI SUKKOT
http://www.virtualyeshiva.it/2010/12/22/talmud-taanit-pag2b3a-le-libagioni-dacqua-di-sukkot/ 

Questa voce è stata pubblicata in Sukkot. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *