VAYERÄ 5779: 6 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 27 Ottobre 2018, 18 del mese di Kheshvàn 5779 leggeremo la Parashà di Vayerà Gen. 18,1-22,24

Si legge l’Haftarà:
Italiani/Askenaziti II Re Melakhìm 4, 1-37
Milano/Torino/Sefarditi II Re Melakhìm 4, 1-23

MAI SCAPPARE DAL PASSATO!
Anche La Ricerca Della Verità Di Abramo Era Parte Della Verità

Un prete e un pastore di una chiesa locale erano in piedi accanto alla strada e mostravano un cartello che diceva: La fine è vicina! Tornate indietro prima che sia troppo tardi!
Mentre un camion gli passava di fronte, l’autista urlò: “Lasciateci in pace religiosi svitati!”
Dopo che il veicolo girò la curva sentirono stridere le gomme e subito dopo, udirono un grande boato.
Preoccupato, il prete si rivolge al pastore e gli chiede: “Pensi che nel cartello ci dovrebbe essere scritto solo “Il ponte è crollato?”

Venendo Nei Giorni
“Abramo e Sarà erano anziani, avanzati nei giorni”, afferma la Torà nella parashà di questa settimana (Genesi 18, 11). Successivamente è scritto: “E Abramo era anziano, avanzato negli anni” (Genesi 24, 1).

Cosa significano queste parole? Se il significato era semplicemente che Abramo e Sarà erano invecchiati, si sarebbe potuto semplicemente scrivere: Abramo e Sarà erano anziani “ זקניםzekenìm”. Perché la necessità delle parole extra “baim bayamim – avanzati nei giorni”?

Infatti, mentre molti, incluso Abramo, ottengono il titolo di “anziano” (zakèn) nella Torà, le parole “baim bayamim” (plurale) o “ba bayamim” (singolare), letteralmente “avanzati nei giorni”, appaiono solo in connessione con quattro persone: Abramo, Sarà, Giosuè (Giosuè 13, 1 e 23, 1) e David (I Re 1, 1). Tale applicazione selettiva delle parole dovrebbe attirare la nostra attenzione e insegnarci qualcosa.

Lo Zohàr offre un’interpretazione piacevole, anche se problematica (Khayè Sarà 129a; 224a). La traduzione letterale delle parole “baim bayamim”, sarebbe “avanzati CON i loro giorni”: Bayamim può significare sia nei loro giorni, sia con i loro giorni. Secondo lo Zohàr quello che il versetto dice è che “Abramo e Sarà erano anziani CON TUTTI I LORO GIORNI”.
Abramo e Sarà non solo invecchiano con una lunga vita, cosa comune a molte persone, ma portavano con sé tutti i loro giorni: si presentavano con ciascuno dei loro giorni; nessun giorno era dimenticato, ignorato o tenuto nell’armadio; bensì ogni singolo giorno era tenuto in considerazione e vissuto al massimo. Ogni giorno era sano, pieno di significato e completo. Venivano con tutti i loro giorni e nessuno fu lasciato alle spalle.

Eppure, a questo punto qui, sorge un problema! Per il primo periodo della sua vita, Abramo era immerso nell’idolatria pagana. Assieme a suo padre Tèrakh, anche lui si era impegnato nelle credenze e pratiche pagane del tempo. Inoltre, essendo una persona autentica, Abramo era sinceramente radicato in quel mondo di credenze pagane, forse più di quelli che si limitavano a conformarsi alla massa. Solo più tardi Abramo scoprì la verità del monoteismo, il concetto di un universo unificato creato da un singolo Creatore con aspettative morali dalla sua creazione. La Torà non dà un’età e i rabbini nel Talmud e nel Midrash discutono su quale fosse:
un Midrash dice che Abramo aveva 48 anni quando riconobbe Hashèm (Midrash Bereshit Rabà 30, 8); secondo un altro Midrash e il Maimonide (Midrash Rabà ibid. Rambàm ibid.) Abramo aveva 40 anni; addirittura nel Talmud (Nedarim 32a) è citato un punto di vista secondo cui Abramo aveva tre anni quando divenne consapevole dell’esistenza di Dio (opinioni diverse, ma che non devono essere interpretare necessariamente in contrasto tra loro, legate al fatto che probabilmente c’erano fasi differenti nello sviluppo intellettuale e spirituale di Abramo).

In ogni caso, non si può certo dire che Abramo “portava con sé tutti i giorni”, ossia che ogni giorno della sua vita fosse spiritualmente completo e salubre, perché per anni o addirittura decenni era immerso nell’idolatria di suo padre e della sua società.

Tuttavia il fatto che Abramo abbia compiuto una notevole transizione nella sua vita all’età di 40, 48 o 3 anni è, ovviamente, sbalorditivo. Un uomo si è opposto a un intero mondo, perché si è preso cura della VERITÀ. Eppure proprio questa era la grandezza di Abramo: il coraggio di staccarsi da una giovinezza spesa nell’errore; il fatto di riuscire a ricominciare tutto da capo, quando scopriva i suoi errori.
Comunque non è chiaro come la Torà può affermare, secondo l’interpretazione zoharica, che TUTTI i suoi giorni sono stati spiritualmente senza macchia?

La stessa domanda, ovviamente, si applica a Sarà, a proposito della quale la Torà afferma due cose: la prima che “portava con sé i suoi giorni”; la seconda che “E la vita di Sarà fu di cento anni e di venti anni e sette anni; questi furono gli anni della vita di Sarà” (Genesi 23, 1).
Le ultime parole, “questi furono gli anni della vita di Sarà”, sono superflue. Il Midrash e Rashì spiegano che questa frase ci insegna che tutti gli anni erano ugualmente buoni. Ma come possiamo fare una simile affermazione su Sarà? L’inizio della sua vita fu consumata dall’idolatria. L’ebraismo e il monoteismo sono stati per lei una scoperta successiva. Come possiamo dire di Sarà, come per Abramo, che tutti i suoi giorni sono stati ugualmente buoni, degni e sani?

Fu durante un discorso pubblico (“farbrenghen”) che io ho avuto l’onore di essere presente su Shabbàt Parashat Vayerà, 15 Kheshvan 5748 – 7 novembre 1987, quando il Rebbe di Lubavitch offrì la seguente spiegazione.

Il Paradosso

Il Rebbe di Lubavitch introdusse per la prima volta un potente paradosso nella legge ebraica (Likkutè Sikhot vol. 35). Ogni ebreo quando matura è obbligato a compiere tutte le mitzvot della Torà: 13 anni per un ragazzo e 12 anni per una ragazza (le ragazze maturano più velocemente dei maschi, infatti alcuni maschi non maturano mai… basta chiedere alla moglie se rientriamo in questa categoria…!). Tuttavia, la Torà non obbliga un padre o una madre a insegnare ai loro figli di eseguire le mitzvòt prima dell’età del bar o bat mitzvà, in modo che possano essere ben preparati nel momento in cui raggiungono l’età dell’obbligo. Solo i saggi impongono a ogni padre l’obbligo di insegnare ai suoi figli di eseguire tutte le mitzvòt, (eccetto tefilin e digiuno Yom Kippur), una volta raggiunta l’età appropriata.
Eppure quest’ultimo è un obbligo solo rabbinico, non biblico.

Siamo quindi di fronte a un paradosso: non c’è modo che una persona possa improvvisamente, nel giorno in cui compie 13 o 12 anni, osservare perfettamente tutte le mitzvòt, senza pratica e prove precedenti. Sarebbe come chiedere a un giovane di entrare a far parte di una squadra di calcio, della Serie A, senza una giornata di allenamenti…

Come si può improvvisamente dominare le complessità di tutte le mitzvòt senza precedenti prove? Possono i nostri figli o figlie improvvisamente, in pochi minuti, diventare esperti nell’indossare tefilin, nelle preghiere, in tutti i comandamenti negativi ecc?

Inoltre, molte delle mitzvòt richiedono molto lavoro prima che possano essere soddisfatte: bisogna creare o acquistare tefilin; tessere o acquistare tzitzit; formare o acquistare uno shofar per Rosh Hashanà; acquistare materiale per costruire una sukkà… ecc..

Questo è esattamente il motivo per cui i rabbini hanno introdotto la mitzvà del “khinukh”, educando i bambini a provare tutte le mitzvòt, anni prima del loro bar-mitzvà. Eppure perché la Torà non prevede un tale obbligo?

C’è un enigma qui! O non dovremmo renderli obbligati il giorno in cui compiono 13 anni, oppure dovremmo dare loro un po’ di tempo per prepararsi in anticipo.

Potremmo suggerire una risposta semplice. La Torà non ha bisogno di affermare l’ovvio. È un dato di fatto l’obbligo di preparare in anticipo un bambino, se vogliamo che lui/lei sia pronto. Se la Torà dicesse che a 13 anni un figlio ha bisogno di giocare a calcio, non avrebbe bisogno di dire che dovrebbe allenarsi in anticipo. È più che ovvio! Proprio come la Torà non afferma che dobbiamo comprare uno shofar prima di Rosh Hashanà, o i tefilin, o la legna per costruire una sukkà. Perchè no? Perché è OVVIO. La Torà ci dice di costruire una sukkà. Come si può costruire una sukkà se non si acquista legname? Come puoi far suonare lo shofar se non ne hai uno? Idem quando addestriamo alle mitzvot i nostri figli.

Eppure questa risposta non è sufficiente! Se questo fosse il caso, significherebbe che educare i nostri figli alla pratica di mitzvot come un obbligo biblico: è così ovvio che la Torà non ha nemmeno bisogno di affermarlo. Il Talmud e tutte le autorità halachiche affermano inequivocabilmente che insegnare ai nostri figli la pratica delle mitzvòt è un obbligo rabbinico, non biblico. Eppure questo sembra insensato. Se obblighiamo questi ragazzi nel giorno in cui compiono 13 anni ad eseguire 613 mitzvòt in che modo la Torà si aspetta che le conoscano tutte?

La Formazione È Parte Del Servizio

Fu qui che il Rebbe di Lubavitch introdusse un concetto estremamente acuto nell’ebraismo (ricordo ancora la passione e l’eccitazione nelle parole del Rebbe quando ha presentato questa idea).
Dal punto di vista della Torà, la pratica e l’errore sono tutti COMPONENTI INTEGRANTI della mitzvà. Quando la Torà obbliga un ragazzo di 13 o la ragazza di 12 anni di iniziare a osservare tutte le Mitzvòt, ciò non significa che in quel giorno dovrebbero improvvisamente eseguirle tutte perfettamente. Piuttosto, la Torà li obbliga a INIZIARE il PROCESSO dell’osservanza delle mitzvòt, sapendo benissimo che è un percorso che richiede tempo per perfezionarsi.

Un esempio chiarificatore: in Israele, ogni 18enne viene arruolato nell’esercito per tre anni. Ma prima che possano diventare soldati in servizio effettivo e proteggere la terra e le persone, sono necessari sei mesi di formazione di base. Devono imparare come tenere una pistola, come usarla, come proteggere se stessi e gli altri, come entrare in combattimento. Devono anche perfezionare i loro corpi per essere in grado di gestire i compiti estenuanti del soldato. Quelli che entrano nelle unità d’elite hanno bisogno di molto più tempo per addestrarsi. Questi mesi di pratica contano come parte del loro servizio nell’esercito? Ovviamente si! Possono ancora fare errori; potrebbero non fare bene il lavoro; hanno ancora bisogno di tempo per perfezionare le loro prestazioni. Eppure è così che funzionano le cose. Per diventare un soldato, devi allenarti. Quando il paese ti mobilita nell’esercito per tre anni sa che non puoi diventare un soldato durante la notte e il tempo per l’allenamento è considerato parte del tuo servizio militare.

Allo stesso modo, questo è vero con l’ebraismo. All’età di 13 o 12 anni, il giovane ebreo viene “arruolato” nell’esercito adulto del popolo ebraico. Ora dobbiamo iniziare l’allenamento e ci vuole tempo, prove, errori e ripetizioni finché non si ottiene il risultato giusto. La famosa espressione del Talmud, “la Torà non è stata data agli angeli!” significa che essendo stata data agli umani, gli umani hanno bisogno di tempo e sforzi per padroneggiare al meglio un nuovo stile di vita. Quel necessario “tempo di allenamento” è parte integrante della mitzvà stessa. Quando la Torà dice al tredicenne, “inizia a eseguire tutte le Mitzvòt”, significa: INIZIA IL PERCORSO!

(Furono i rabbini, tuttavia, che introdussero la mitzvà di “khinukh”, dove in realtà iniziamo l’allenamento molto prima, così che all’età di 13 anni la nostra gioventù è più pronta a “decollare”).

Processo Di Formazione Di Abramo E Sarà

Questa idea contiene la risposta alla nostra domanda iniziale, su come la Torà descrive tutti i giorni di Abramo e Sarà come spiritualmente salubri, nonostante essi adorassero gli idoli nella loro gioventù.

C’è un messaggio molto profondo qui – ed è al centro del pensiero ebraico. Abramo e Sarà non sono nati e cresciuti in un ambiente di Torà. Al contrario, sono nati e cresciuti nell’antica Ur, una città nel sud dell’Iraq, dominata dall’idolatria e dal culto dei re come semidei, dove gli dei venivano percepiti come giganti gelosi assetati di sangue. Ora, Dio, il vero Dio non si aspettava che Abramo e Sarà potessero capovolgere le loro vite in un solo giorno! Le persone non sono robot o computer. Gli umani hanno bisogno del tempo e dello spazio mentale per indagare, ricercare, interrogarsi e lentamente evolversi nella loro coscienza. La strada per la verità è lastricata da esperienze ed errori, ancora e ancora in continuazione.

Proprio come con qualsiasi scoperta scientifica o teoria, non viene con uno schiocco delle dita. Lo scienziato trascorre mesi o anni nella ricerca, nel dubbio, nell’incertezza, fino a quando può scoprire la verità. Tutto quel tempo di ricerca non è considerato parte del progresso scientifico e della scoperta? È visto come un’inutile perdita di tempo? Ovviamente no! È l’unico modo per raggiungere qualsiasi tipo di verità.

Questo, esattamente, era il percorso di Abramo e Sarà. Nelle parole di Maimonide:
“Ha iniziato a esplorare. Sebbene fosse un bambino, cominciò a pensare [incessantemente] durante il giorno e la notte, chiedendosi: come è possibile che il pianeta continui a girare senza che nessuno lo controlli? Chi lo sta facendo ruotare? Sicuramente non ruota da solo! Non aveva insegnante, né c’era nessuno che lo informasse. Purtroppo era impantanato a Ur Kasdim tra gli sciocchi idolatri. Suo padre, sua madre e tutta la gente [attorno a lui] adoravano idoli e lui con loro. [Tuttavia,] il suo cuore stava esplorando e [ottenendo] la comprensione.

“Alla fine, ha apprezzato la via della verità e ha compreso il percorso della rettitudine attraverso la sua accurata comprensione. Si rese conto che c’era un solo Dio che controllava il pianeta, che creò tutto e che non c’è altro Dio tra tutte le altre entità. Sapeva che il mondo intero stava commettendo un errore… Abramo aveva quarant’anni quando divenne consapevole dell’esistenza del Creatore. Quando Lo riconobbe iniziò a formulare risposte agli abitanti di Ur Kasdim e discusse con loro, dicendogli che non stavano seguendo una strada appropriata… Quando la gente si radunava intorno a lui e gli chiedeva quali fossero le sue dichiarazioni, spiegava a ciascuno di loro secondo la loro comprensione, finché non si fossero rivolti al sentiero della verità. Alla fine, migliaia e miriadi si radunarono intorno a lui”.

Questo è il motivo per cui la Torà ci dice che Abramo e Sarà “sono venuti con tutti i loro giorni”. Dal punto di vista Divino, tutti i loro giorni erano perfettamente salubri. Naturalmente, molti di questi anni includevano errori teologici e false credenze pagane. Ma quello faceva parte della loro ricerca della verità. La strada verso la perfezione passa attraverso l’imperfezione. Non si abbandonavano all’idolatria perché erano senza scrupoli e golosi; in realtà stavano cercando la verità e nel nostro mondo complesso, spesso abbracciamo l’errore prima di scoprire il giusto. Per Abramo e Sarà, il loro cammino verso Dio doveva transitare attraverso altri percorsi, senza i quali non avrebbero mai potuto scoprire il monoteismo.

Anche i loro “brutti giorni” erano “bei giorni”, perché tutti i loro giorni facevano parte del loro “allenamento”, anche se includevano errori e insuccessi.

I Nostri Viaggi

Lo stesso vale, almeno in una certa misura, per tutti noi. Molti hanno scoperto la bellezza, la verità, la maestà e la profondità dell’ebraismo in un momento successivo della vita. Non abbiamo tutti avuto il privilegio di crescere con esso. Fino a quando non abbiamo trovato la nostra ebraicità, alcuni di noi hanno viaggiato attraverso molte strade che “divergevano dai binari” e a volte abbiamo preso quella meno saggia.
Abbiamo viaggiato, fisicamente e mentalmente, in luoghi distanti geograficamente ed esistenzialmente. Sulla strada, abbiamo incontrato buche e fossati. Siamo inciampati. Siamo caduti. A volte ci siamo gravemente feriti.

Alcuni momenti guardiamo indietro alla nostra storia e ci sentiamo abbattuti. Pensiamo di aver sprecato così tanti anni invano. Vorremmo aver scoperto ciò che sappiamo ora molto, ma molto prima…

Molti di noi guardano alle vite e lamentano le decisioni sbagliate fatte per noi stessi, o per i nostri cari, a causa della nostra ignoranza, dolore, confusione, ansia e mancanza di conoscenza. Diventiamo demoralizzati per gli anni che abbiamo sprecato in comportamenti sbagliati se non distruttivi.
Ma quando la Torà dice che “Abramo e Sarà sono venuti con TUTTI i loro giorni” o che “tutti gli anni di Sarà erano [positivamente] identici”, ci sta suggerendo una prospettiva più profonda. La vita non è qualcosa che si smonta rimonta come un lego. L’unico modo in cui scopriamo la nostra anima è attraverso il processo che abbiamo fatto. Ogni trappola, ogni errore, ogni momento di confusione, è parte integrante del nostro viaggio verso la nostra maturità spirituale. Dobbiamo abbracciare per tutti questi momenti.

Girarsi

Esiste un’interessante e strana usanza ebraica, che solleva molte sopracciglia per i neofiti della sinagoga. Venerdì sera, quando concludiamo il poema “Lekhà Dodi”, l’intera congregazione fa un “giro” e lo recita al contrario verso l’entrata della sinagoga. Perché?

Stiamo esprimendo lo stesso concetto. Nella vita, alcuni di noi hanno la fortuna di scoprire lo “Shabbat”. Vivere vicino ad Hashèm con fede, avere il giusto partner d’amore, essere in sintonia con la propria anima con equilibrio e serenità.
Ma per alcuni scoprire una nuova esperienza spirituale significa individuare un nuovo destino, un nuovo apprezzamento per l’ebraismo, una nuova felicità, un nuovo stile di vita. Per alcuni di noi è un modo di dire addio al passato e scrollarci di dosso le esperienze passate, poiché ci vergogniamo di loro. Alcuni di noi hanno persino interrotto i legami con ex amici e familiari.

Ma non è questo il giusto pensiero ebraico. Alla fine di Lekha Dodi, mentre stiamo per accogliere lo Shabbat ed entrare nelle 25 ore di trascendenza spirituale, ci voltiamo! Non ci stacciamo dal nostro passato. Ci giriamo, lo riconosciamo, lo abbracciamo, lo portiamo con noi nel nostro viaggio. Perché il nostro passato non deve mai essere gettato via; deve essere visto come il percorso attraverso il quale siamo arrivati alla nostra destinazione attuale.

O come un uomo saggio una volta disse: “La cosa più vicina alla perfezione è l’imperfezione”.

Sì, quando scopriamo la verità dobbiamo avere il coraggio, come Abramo e Sara, di distruggere gli idoli della menzogna e gli dei della stupidità. Eppure dobbiamo ancora guardare con compassione per tutto il tempo in cui siamo stati “fuori”, cercando di trovare la nostra strada, la nostra anima, il nostro Dio.
Quando l’IMPERFEZIONE porta alla PERFEZIONE è PERFETTAMENTE IMPERFETTA!!!

Basato sugli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch
Tratto da uno scritto di YY Jacobson

La spiegazione alla fine sul perché ci giriamo è basata sugli scritti di Reb Tzadok HaKohen di Lublino

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VAYERA
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione sulla nostra parashà di VAYERA:

VAYERA 5770: UOMO E DONNA CARATTERISTICHE DIVERSE


dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:

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UOMO E DONNA CARATTERISTICHE DIVERSE
Il diverso approccio all’ospitalità di Avraham e di Sarà:
attraverso il Talmud un profondo percorso nelle diverse caratteristiche dell’uomo e della donna
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Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:

VAYERÄ 5779: 6 LEZIONI PRECEDENTI

In questa Parashà Avrahàm riceve la visita di tre angeli in sembianze umane. Avrahàm li ospita e uno di loro promette la nascita di un figlio. Incredulità di Sarà. Un altro (il secondo) guarisce Avrahàm dalle soffernze della milà.
Tratta inoltre della distruzione di Sedòm e Amorà, del rapporto delle figlie di Lot con il padre e del parto di Moàv e Ben Ammì.
Avrahàm si allontana da Lot e si reca nella terra dei Pelishtìn. Sarà viene rapita da Avimèlekh, poi restituita con doni per l’intervento di HaShèm!
Nascita di Yitzkhàk che viene circonciso dal padre all’ottavo giorno dalla nascita.
Legatura di Yitzkhàk, Avrahàm viene messo alla prova da HaShèm!

MIDRASHIM

Alcune riflessioni:
La nascita di Yitzkhàk Bereshìt 21, 1-4.
Midrash Bereshìt Rabbà 53; Midràsh Tankumà b.
(a pagina 638 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

La Grande Prova Bereshìt 22.
Midràsh Tankumà Vayerà 22.
(a pagina 640 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Yerushalàyim: Due Nomi, una Città Bereshìt 22,14.
Midràsh Haggadòl 22, 15 e Bereshìt Rabbà 56,17.
(a pagina 643 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKHOT
La Circoncisione di Avrahàm.
(a pagina 704 del volume Bereshìt edizioni Mamash).
Il Legame tra HaShèm e Israèl.
(a pagina 707 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

VAYERA 5772: PERCHE’ IL TERZO GIORNO?
Diversità e complementarietà nell’osservanza delle Mizvòt prima e dopo Matan Torà!

VAYERA 5771: MAI GUARDARE INDIETRO NELLA VITA!
Dopo l’emancipazione dai ghetti gli ebrei hanno voluto assimilarsi per paura si sentirsi diversi. Questo ha portato a una rovinosa assimilazione. Qual’è la strada per risolvere il conflitto tra il mondo esterno e la propria identità? Confrontando due personalità molto diverse Avrahàm e Lot impareremo come superare le ambivalenze.
Il segreto della nota musicale della Torà chiamata “Shalshelet”!

VAYERA 5770: UOMO E DONNA CARATTERISTICHE DIVERSE
Il diverso approccio all’ospitalità di Avraham e di Sarà: attraverso il Talmud un profondo percorso nelle diverse caratteristiche dell’uomo e della donna.

VAYERA 5769: LA DECIMA PROVA DI AVRAHAM
La legatura di Yitzkhàk: Avrahàm come primo padre di Israèl viene messo alla prova per dare in eredità ai suoi figli il suo comportamento e il suo esempio di vita
La lezione approfondisce le ragioni per cui l’infinita fede di Avrahàm Avinu si esprime solo nell’ultima prova, la legatura di Yitzkhàk, che rappresenta una colonna centrale nella storia e nei meriti di Israel.

VAYERA 5768: SEGNI DI IDENTITA’ EBRAICA
L’essenza dell’essere ebreo: Avrahàm pioniere dei segni distintivi dell’identità del Popolo Ebraico
La lezione approfondisce gli attributi che connotano l’essenza dell’anima ebraica, attraverso alcuni passi Talmudici e racconti Chassidici, volti ad esplicitare il significato dei segni dell’identità di cui Avraham era un pioniere e Yitzkhàk il primo possessore per eredità.

VAYERA 5766: IL CONCEPIMENTO DEL PRIMO NATO EBREO
Le ragioni profonde e filosofiche insite nella nascita di Yitzkhàk: un analisi ricca di riflessioni che parte dalle caratteristiche di Avrahàm e Sarà per giungere ai principi kabbalistici del concepimento del primo nato ebreo.
La lezione approfondisce le ragioni sottese alla nascita di Yitzkhàk, esplorando i principi che animavano le azioni di Avrahàm e Sarà, rivelandone i valori ebraici e definendo il lato kabbalistico di un concepimento che era ritenuto impossibile.

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