VAETKHANAN 5779 – COME EDUCARE I FIGLI CON SUCCESSO!

Questo Shabbàt 17 Agosto 2019, 16 del mese di AV 5779 leggeremo la Parashà di Vaetkhanàn
Deuteronomio 3: 23 – 7: 11

HAFTARÀ

Italiani: Isaia 40, 1-16

Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti: Isaia 40, 1-26

Shabbàt Nachamù.

Quando mi alzo al mattino la visione del sole pieno di luce ed energia mi rammenta la luce che ricevo dalla personalità di mio padre sempre solare e positivo e carico di energia come il sole che sorge.
Purtroppo è arrivato il momento in cui il mio SOLE è tramontato. Ma anche se non riesco più a godere della luce del sole, poiché ora è oltre il mio orizzonte, tuttavia so che è ancora lì, perché è solo tramontato e domani ritornerà a illuminare il mondo come ha sempre fatto.
Come l’oscurità della notta brilla grazie alla luce della luna che riflette quella del sole, io ho avuto la grazia di ricevere grandi insegnamenti da mio padre, la cui luce continua a brillare anche nella mia “notte” tramite me.
D’altronde questo è anche il significato di questo esilio che è paragonato alla notte, che la luce del Santuario (sole) deve continuare a brillare dentro di noi e di conseguenza nel mondo intero proprio come la luna brilla di notte.
Come non vediamo il sole che illumina la luna quando è notte, anche io non riesco a vedere il mio Sole, ma so che è presente. Il sole può brillare nell’oscurità della notte attraverso la luna e questo è il riflesso della luce del sole che la luna riflette durante la notte, e vivendo tutti gli insegnamenti di mio padre e facendoli brillare, la sue luce riflette tramite me e continua a illuminare anche se non riesco a vedere il mio “sole”.
So che l’alba arriverà presto, anche se ancora è notte. So che domani il mio sole tornerà di nuovo a splendere come il giorno con Mashiach, quando torneranno tutte le anime nei loro corpi!
Speriamo che quel giorno sia imminente quando potremo cantare e ballare di nuovo con i nostri cari, ma per ora Papi ci mancherai tanto.
Tuttavia so che continuerai a riflettere la tua luce tramite noi come la luna, anche se meno di prima, ma so anche che è solo una situazione temporanea come la notte!

Questo Shabbat è lo Shabbàt della consolazione: il suo nome, Shabbàt Nakhamù, prende il nome della Haftarà che inizia con queste parole: “Consolate, consolate il mio popolo…”.

La doppia consolazione perché Hashem ci consola per il primo e il secondo Santuario che sono stati distrutti il 9 di Av.
Sappiamo che la consolazione può avvenire solo con l’avvento messianico come viene appunto descritto nella Haftarà che leggiamo Shabbat dove si parla della profezia della redenzione che accadrà molto presto come dice il verso nella Haftarà: VENIGLA KEVOD HASHEM VERAU KOL BASSAR YAKHDAV. E la gloria di Hashem sarà rivelata in tutto il mondo…
Speriamo presto di vedere la redenzione presto nei nostri giorni e che l’amore e la pace regneranno per sempre.

(dal discorso che ha fatto mio fratello Rav Avraham Bekhor)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom

Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
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VAETKHANAN
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COME EDUCARE I FIGLI CON SUCCESSO! 

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!

Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli
ci da un grande insegnamento sull’educazione.

Alcuni Punti della Lezione:

1. Perché lo “Shema Israel” ordina di insegnare ai figli, proprio in mezzo alla descrizione di come si deve studiare la Torà?
2. Qual è la differenza tra veshinantam e ulmadtem, che vogliono dire entrambi insegnamento, ma nel primo brano dello Shema si usa il primo e nel secondo l’altro.
3. Perché la Torà ci comanda di insegnare solo ai nostri figli e non a tutti?
4. Perché il Maiomonide ripete due volte la stessa regola che lo studio dei bambini non si può interrompere neanche per la costruzione del Santuario?
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DIO VUOLE L’IMPEGNO O IL RISULTATO?
Al giorno d’oggi siamo tutti, chi più chi meno, dominati di lavoro quasi “drogati”. Molti ebrei sono persino convinti di non poter rispettare la mitzvà dello Shabbàt, proprio per l’incapacità psicologica di staccarsi dall’ufficio e dal cellulare il venerdì pomeriggio, in particolare d’inverno quando il sole tramonta presto.
Questo rapporto morboso con il lavoro, a lungo andare , può rivelarsi dannoso per la salute, i rapporti familiari e molti altri aspetti della vita altrettanto importanti. Prendersi una vacanza una volta la settimana per dedicare più tempo alla famiglia alla propria anima e allo studio della Torà , non è solo un banale consiglio, ma la chiave per una vita sana e equilibrata. Non a caso la Torà (il nostro dottore e manuale di vita) ci prescrive la “ricetta magica” di dedicare un giorno a nutrire la nostra ANIMA per mantenerla in sana ed equilibrata con il CORPO: due soci che sono spesso in conflitto.
Nell’augurarti buone vacanze ti riporto un commento sulla parashà di questa settimana che spero renderà più piacevole la tua interruzione estiva dal lavoro.
“MALATI DI LAVORO: NO ALLO STACANOVISMO!”
Nella parashà di questa settimana Moshè ripropone al popolo ebraico i Dieci Comandamenti che hanno ascoltato sul Monte Sinày. Moshè dice al popolo ebraico che:
“Per sei giorni lavorerai e compirai tutte le tue attività, ma il settimo giorno è Shabbat per l’Eterno, il tuo Signore…” ( Devarìm, 5, 13 – 14)
Hashèm comandò che oltre al riposo ebraico del settimo giorno, gli ebrei dovevano anche portare a compimento tutti i loro lavori dei sei giorni precedenti.
Quello di riposare il settimo giorno è un concetto che possiamo certamente comprendere, ma non c’è una persona tra noi che senta di aver sinceramente completato il proprio lavoro quando arriva il venerdì pomeriggio. Tutti lasciamo l’ufficio con le nostre caselle di posta che straripano, con innumerevoli e-mail che necessitano ancora di ricevere una risposta e diversi progetti in arretrato, rispetto alla tabella di marcia che ci SIAMO IMPOSTI NOI . Abbiamo anche una lista di cose da fare subito dopo il nostro giorno di riposo comandato.
Poiché HaShèm ci ha programmati per essere sempre attivi e produttivi, allora come è possibile comprendere il comandamento di completare tutto il nostro lavoro entro la fine della settimana?
La risposta potrebbe essere uno dei concetti più liberatori che sono mai stati presentati. Quando Hashèm ci comanda di portare a compimento tutte le nostre attività, dobbiamo comprendere che cosa significa la parola “attività”. La nostra attività è il nostro impegno, l’unica cosa che possiamo controllare, ma è Hashèm (e solo Lui) che controlla il risultato di questo sforzo. Così Hashèm ci chiede, nel settimo giorno, di completare il nostro IMPEGNO, NON il RISULTATO.
All’interno di questo concetto giace un messaggio cosi potente da cambiare le nostre vite: la quantità di cose che abbiamo da fare non finirà mai, quindi Hashèm ci dice che per sei giorni dobbiamo impegnarci al massimo per fare la differenza. Solo così il nostro “lavoro” può considerarsi concluso.
IL SETTIMO GIORNO, HASHÈM VUOLE CHE PRENDIAMO UN RESPIRO E SMETTIAMO DI COMPIERE UNO SFORZO DOPO L’ALTRO.
Quando si comprende questo concetto rivoluzionario, non ci si sentirà più sopraffatti, oppressi o stressati. Non saremo più ossessionati dalla montagna di lavoro che ci sta costantemente dinanzi.
A proposito, se uno si sente “fuori controllo” significa solo che sta trascorrendo troppo tempo assorbito dall’ansia di un risultato che non può né controllare né definire e che sta consumando la propria vita nel rancore.
Quando ci si focalizza solo sul proprio sforzo e non sul risultato, possiamo star certi di trovarci sulla strada felice di una vita equilibrata.
Ricordiamoci che possiamo solo fare la nostra parte per sei giorni impiegando lo sforzo adeguato, poi sediamoci per ricordarci chi ha davvero il controllo.
Comprendere e vivere questa realtà ci libererà dall’illusione che molti di noi chiamano “vita”, e ci permetterà di fare ingresso in quello che gli illuminati chiamano “paradiso” sia terreno che del mondo futuro.
NEVER UNDERESTIMATE THE NEED OF OUR SOUL!!!

 

 

 

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!
Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli ci da un grande insegnamento sull’educazione.

Alcuni Punti della Lezione:

1. Perché lo “Shema Israel” ordina di insegnare ai figli, proprio in mezzo alla descrizione di come si deve studiare la Torà?

2. Qual è la differenza tra veshinantam e ulmadtem, che vogliono dire entrambi insegnamento, ma nel primo brano dello Shema si usa il primo e nel secondo l’altro.

3. Perché la Torà ci comanda di insegnare solo ai nostri figli e non a tutti?

4. Perché il Maimonide ripete due volte la stessa regola che lo studio dei bambini non si può interrompere neanche per la costruzione del Santuario?

Riassunto.

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!” Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli ci da un grande insegnamento sull’educazione.

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Per effettuare il download della lezione AUDIO in ALTA qualità cliccare sul seguente link:

http://www.virtualyeshiva.it/files/10_07_22_vaetkhanan5770_educazionefigli_shema_9av.mp3

in memoria di mio nonno Shlomo ben Hana Bekhor

Chi volesse dedicare una lezione mp3 alla memoria o in onore di un lieto evento, può contattarmi shlomo@mamash.it

Rav Shlomo Bekhor

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Una risposta a VAETKHANAN 5779 – COME EDUCARE I FIGLI CON SUCCESSO!

  1. Daniela montani scrive:

    Gentilissimo Rav Bekhor, lei dice bene, quando parla dell’esempio che si deve dare ai figli, ma non è solo quello che educa un figlio.
    Essere un genitore non è facile e, ogni genitore, quando diventa tale, deve mettere da parte se stesso e pensare alla creatura che ha voluto mettere al mondo.
    GUARDARE se stessi, prima di potere insegnare ad altri
    RISPETTARE l’altro, la sua identità, anche se è un bambino. Rispettare, perché la persona è unica. Mettersi nei panni dell’altro e leggere quello che ha dentro.
    PRESTARE ATTENZIONE ai discorsi dell’altro, perché secondo il mio misero parere, ascoltare è parte del rispetto verso l’Essere Uomo.
    Io sono donna, non sono mai andata a lavorare. Forse oggi non ho tutto ciò che può avere una donna che lavora. Spesso, e non me ne vergogno, faccio fatica ad arrivare a fine mese, cosa che non sarebbe successa se io avessi avuto un impiego. Non indosso vestiti costosi, non me li posso permettere, ma, non mi interessa, perché tutto ciò che è materiale dà una soddisfazione effimera. Ho conosciuto donne che hanno abortito, pur di mantenere il posto di lavoro. Hanno ucciso una parte di loro per uno stipendio. Donne che non riescono a comprendere che la vera ricchezza sono i figli.
    Educare non è facile e, se si lavora, lo è ancor meno. Se i nuovi nati hanno fortuna, vengono cresciuti dai nonni, altrimenti c’è il nido, poi la scuola materna e via di seguito. Il nido serve solo come parcheggio in cui i bimbi vengono alimentati come si potrebbero nutrire dei maialini. Con l’asilo inizia la formazione scolastica di quello che sarà l’uomo di domani. Ma l’asilo e la scuola NON BASTANO. DEVONO ESSERE I GENITORI I VERI E UNICI MAESTRI DI VITA. Come può un genitore essere un grande maestro se è impegnato con il lavoro? Che cosa vedranno i figli guardando i propri genitori? Spesso padri che non vedono l’ora di mettersi sul divano per vedere la partita. Partite che molte volte vengono trasmesse nel momento della cena, quando la famiglia ha l’occasione di sedersi e parlare…parlare. Oggi manca il dialogo, perché tutti pensano ad altro: il padre ha lo sport, la madre cerca un po’ di relax, magari in internet. I figli grandicelli si perdono con PC e videogiochi e telefonate con i super tecnologici telefonini di ultima generazione. I piccini fanno vita a sé, magari riempiti di giochi con cui possono svagarsi da soli, senza stancare i genitori.
    Non so se l’ emancipazione dei costumi femminili è stato un passo avanti, oppure un disastro per le generazioni di oggi e quelle che verranno. Il lavoro femminile ha portato ad avere un benessere in famiglia superiore, però a discapito dell’educazione della prole. Una madre e un padre stanchi per il lavoro sono meno attenti all’educazione di un genitore (mamma) che è a casa a badare ai bisogni della famiglia. MA E’ SEMPRE MEGLIO ANDARE AL MARE IN VACANZA…LO STIPENDIO DELLA MAMMA CONTRIBUISCE A FARLO. E’ POSSIBILE COMPERARE LA CASA, questa è una buona cosa, però, se tutte le donne stessero a casa dal lavoro, prima di tutto ci sarebbe un posto per tutti gli uomini con famiglia a carico che ora sono a spasso. PARLO CONTRO L’INDIPENDENZA DELLE DONNE? NO! LA DONNA DEVE AVERE PARI DIRITTI CON L’UOMO, IN TUTTO, ANCHE PER UN POSTO DI LAVORO. Però la donna, una madre che lavora e che delega agli altri la cura fisica e mentale del proprio figlio perde una grandissima opportunità, un’opportunità che mai le sarà ridata…quella di veder crescere il figlio, educandolo in un modo continuativo e sempre uscito dalla stessa fonte. Non avrà un’educazione frammentata tra tata, nonni, asilo e scuole. E’ il genitore quello che insegna, è quello su cui il figlio deve fare riferimento. Genitore amico? No!!! GENITORE COME SECOLARE ALBERO D’ULIVO, dove aggrapparsi per ogni motivo della vita. Non è semplice essere albero d’ulivo, però quando il figlio è cresciuto e ha preso una buona strada e lui stesso è diventato albero d’ulivo, non rimpiangi gli stipendi che non hai preso e i viaggi che non hai fatto o i vestiti di lusso che non hai avuto, perché la tua vera ricchezza è la tua prole.
    Bisogna imparare ad educare il figlio in modo che non pensi sia il centro della terra. Se sbaglieremo in questo, diventeremo succubi di un figlio despota. Un figlio che prenderà decisioni per conto proprio, che sbaglierà, perché non avrà la mente di un adulto. Un figlio egoista, cinico, forse con comportamenti devianti e distruttivi. Il genitore, se è un buon genitore, deve dettare regole. Non in modo autoritari stico (potere che tende a schiacciare l’altro), ma con autorità basata sulla stima di chi abbiamo davanti.
    Ho sentito spessissimo genitori dire:”da quando mio figlio è andato a scuola è diventato maleducato”, come se la scuola fosse la vera educatrice dei nostri figli. E’ facile incolpare la scuola e la società che ci sta intorno per un NOSTRO fallimento educativo. Smettiamola di dare le colpe ad altri.

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