NOAKH 5779: 6 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 13 Ottobre 2018, 4 Cheshvan 5779 leggeremo la Parashà di NOAKH  Gen. 6,9-11,32.

HAFTARÀ
Sefarditi: Is. 54: 1 – 54: 10
Ashkenziti: Is. 54: 1 – 55: 5

A pagina 128 del Volume Bereshìt (edizioni Mamash)

SCORPIONE: GELO MESSIANICO

Quando l’autunno è in pieno svolgimento, non vogliamo sentire freddo. Tuttavia anche il freddo può essere santo! Il mazàl (segno zodiacale) del nuovo mese ebraico di Kheshvàn (ottobre – novembre) è lo scorpione, noto per il suo freddo veleno. Anche se non adoriamo o crediamo nei segni astrologici, secondo la Cabalà, il mazàl riflette qualcosa dell’essenza del mese.

Lo scorpione non rappresenta solo freddezza negativa, ma anche un livello elevato di consapevolezza, una caratteristica messianica importante per la rettifica del mondo intero.

Il mese di Kheshvàn è iniziato e le vacanze sono oramai solo un piacevole ricordo. L’entusiasmo del mese di Tishrè (settembre – ottobre) ha già iniziato a sciogliersi (purtroppo). Fuori sta diventando un po’ freddo, come, forse, i nostri cuori. Il cielo è diventato nuvoloso, come il “riflesso” del nostro ritorno alla realtà mondana.

Potremmo pensare che in momenti come questi, il meglio che possiamo fare è aggrapparci ai dolci ricordi di Tishrè: cercare di stare al caldo della capanna, sotto l’ombra di Hashèm e “prendere in prestito” un po’ di calore dalla luce della prossima Khanukà.

Ma come sempre, la prospettiva della dimensione interiore della Torà ci rivela il lavoro positivo che possiamo fare anche con “i brividi….” del mese di Kheshvàn.

Serpenti e Scorpioni

Il mazàl del mese di Kheshvàn è lo scorpione velenoso. Nella Torà, lo scorpione appare generalmente assieme al serpente, nei versetti (Deuteronomio 8, 15) che descrivono il “grande e terrificante deserto” come il luogo di “serpenti, saràf e scorpioni …”. Anche Il pozzo in cui Giuseppe fu gettato dai suoi fratelli, viene descritto come vuoto, “senza acqua”. I nostri saggi aggiungono che mentre non c’era acqua nella fossa, c’erano certamente serpenti e scorpioni.

Qual è la differenza tra il serpente e lo scorpione? I nostri saggi insegnano che c’è una differenza tra i loro veleni. Il veleno del serpente è caldo, mentre quello dello scorpione è freddo: in ebraico, le lettere centrali della parola scorpione – akràv, sono kuf – resh, formano la parola kar – freddo.

Nell’anima dell’uomo, il veleno del serpente è espresso come calore negativo e dannoso – come “sangue caldo” e desiderio ardente di qualcosa.

All’opposto, il veleno dello scorpione è espresso come pericolosa freddezza e apatia verso qualsiasi cosa importante e santa che appassiona l’anima. Ora capiamo perché il freddo e il cielo coperto di Kheshvàn si adattano al mazàl dello scorpione. Affondare nella routine fredda, senza calore o entusiasmo è l’essenza stessa della puntura dello scorpione.

Cosa è più pericoloso? Il serpente o lo scorpione? A livello superficiale, potremmo pensare che il fuoco della lussuria sia più pericoloso dell’apatia e della freddezza per lo spirito. Dopo tutto, il fuoco della lussuria spinge le persone al peccato e al grave errore, mentre la freddezza semplicemente fa sì che le persone realizzino buone azioni, senza vitalità o energia. Quindi, nel peggiore dei casi, la freddezza non impedisce di compiere le buone azioni.

In verità, tuttavia, il freddo veleno è più pericoloso. Il calore è un segno di vita, mentre il freddo è tipico della morte. Una persona che brucia di desiderio per qualcosa o qualcuno di futile è davvero in una situazione pericolosa, ma perlomeno la sua vitalità è forte. Una persona che affondata nell’apatia e nella freddezza, invece rischia di spegnere la “scintilla della vita”.

Possiamo spiegarlo in un altro modo: secondo la legge ebraica, una persona in piedi nella preghiera assoluta della AMIDA, quando un serpente si avvolge attorno al suo tallone non dovrebbe fermare la sua preghiera. Ma se vede uno scorpione avanzare verso di lui, deve smettere di pregare e fuggire. Perché? Perché il serpente non morde senza essere provocato. Lo scorpione, d’altra parte, pungerà sempre. Applicato all’anima il desiderio ardente della inclinazione al male ha bisogno della complicità del suo “socio” il corpo. Perciò se una persona è legata alla santità – immerso nella preghiera – può facilmente ignorare la sua CALOROSA inclinazione al male. D’altra parte, il freddo che lo scorpione inietta nella persona filtra nella sua routine quotidiana, anche se apparentemente è innocuo, e dopo solo una battaglia quotidiana può salvarci da esso.

Calore Santo e Freddo Positivo

Chiaramente, proprio come ci sono serpenti e scorpioni negativi e dannosi, possiamo anche trovare la santità in essi. Dove vi è calore e la lussuria dell’inclinazione malvagia, vi è, potenzialmente, anche calore santo ed entusiasmo: un cuore caldo e premuroso, si entusiasma facilmente per tutto ciò che ha a che fare con la santità; il fuoco sacro della preghiera, l’apprendimento della Torà o l’adempimento delle mitzvòt. Di contro, esiste un’apatia positiva o una freddezza santa?

Nel Pirkè Avòt (Massime dei padri), le parole e gli insegnamenti dei maestri della Torà, sono paragonate al “pungiglione dello scorpione…”. Quando uno studioso della Torà è costretto a essere critico e assertivo per scopi educativi, il suo “pungiglione”, le sue parole, non sono frutto di un temperamento focoso e NON posato. Invece, egli è capace di agire con il pensiero chiaro, freddo che gli consente di comportarsi in modo lucido e corretto.

Ad un livello più profondo, proprio come abbiamo bisogno di entusiasmo ed energia per il positivo, abbiamo bisogno di freddezza e apatia per le vertiginose tentazioni di questo mondo. Persino la disperazione può essere una caratteristica positiva, quando è incanalata nella giusta direzione. Una persona abituata a relazioni superficiali e fugaci, può davvero investire le sue energie in una relazione stabile e profonda? Anche qui sembra che in superficie sia preferibile il calore e l’entusiasmo. Ma l’approccio interiore rivela che finché non ci siamo calmati dal nostro desiderio di soluzioni facili e superficiali, la nostra ansia per la santità può anche essere mescolata con molta immaginazione e superficialità.

Scorpione Messianico

Al di là del serpente positivo e dello scorpione nell’anima, queste creature annunciano anche un messaggio di redenzione per tutti. La Cabalà insegna che il valore numerico di נחש – nakhàsh / serpente è uguale al valore numerico di משיח – Mashiàkh / Messia: 358.

Nella Torà Yishay è il padre del re David (il padre di Mashiàkh), e dall’altro canto Mashiakh che è il figlio di David – è chiamato nakhàsh / serpente.

Però anche lo scorpione ha un’energia messianica. A questo allude un’espressione nel Talmùd (Sanhedrìn 97a), “tre cose arrivano senza preavviso: ritrovare qualcosa di smarrito, il morso di uno scorpione e l’arrivo di Mashiàkh”.

Il Talmud mette in correlazione il Mashiàkh con lo scorpione, dicendo che entrambi hanno lo stesso DNA, ovvero una dimensione irrazionale. Non a caso il valore numerico di עקרב – akràv / scorpione 372 è uguale a Mashiàkh – 358 + David – 14 ovvero il Mashiàkh che discende da David. E anche Ben 52 + Yishay 320 / figlio di Yishay, poiché Mashiàkh discende da Yishay.

Per cui sia il serpente, sia lo scorpione sono intensamente legati alla dimensione messianica della rettificazione totale: TIKUN OLAM.

Qual è la relazione tra il serpente – Mashiàkh e lo scorpione – Mashiàkh? Il potere del SERPENTE – Mashiàkh è di accendere i nostri cuori. Il potere dello SCORPIONE – Mashiàkh è di raffreddare le persone dal loro “sangue bollente”, dalle passioni e dalle distrazioni di questo mondo.

Ad un livello più profondo, questo riflette due diverse fasi di redenzione – o i suoi due obiettivi diversi. Il primo stadio / obiettivo è il livello Mashiàkh figlio di Giuseppe (serpente), mentre il secondo stadio è il livello del Mashiàkh, figlio di David (scorpione).

Il primo serpente – Mashiàkh si rivolge alla nazione di Israele, risveglia i loro cuori per servire Dio e li riscalda con entusiasmo per lottare per il destino messianico – il compimento di una vita piena di Torà, eliminare il male dal mondo e la costruzione del Santo Tempio di Gerusalemme. In seguito, lo scorpione – Mashiàkh si volgerà con freddo equilibrio verso le settanta nazioni del mondo per portarle vicino al servizio del Dio unico: עקרב – Akràv / scorpione, è anche un acronimo per ע-קרב ovvero קרב – karèv avvicina, ע – ayin / 70 nazioni del mondo, che il Tikkun dello, l’ottavo mese di Mar-Kheshvàn, si applica principalmente alla rettificazione di tutto il mondo.

La capacità di influenzare le nazioni del mondo dipende dal fatto che il Mashiàkh è freddo come il ghiaccio nel suo approccio verso la cultura del mondo e le sue tentazioni. Deve respingere completamente la prigionia dell’uomo verso il labirinto di desideri e dipendenze sempre più diffusi nei nostri tempi. Solo una persona che respinge completamente le culture straniere (scorpione – veleno freddo – apatia) ed è totalmente indifferente alle loro tentazioni può attirare le nazioni del mondo fuori da esse e persino estrarre la scintilla della saggezza umana nascosta in loro e portarle vicino alla santità.

Perciò i due aspetti del Tikkun di Mashiakh sono complementari e le due facce della stessa moneta:

1. quello del calore della santità di Hashèm e l’esempio personale del Mashiakh che ispirerà e guiderà Israèl (serpente).

2. quello esterno in direzione delle nazioni del mondo, tramite il lucido e freddo distacco dello scorpione che permette di non farsi coinvolgere dalle culture pagane (scorpione).

La sua freddezza è il riflesso del suo santo entusiasmo che diventa un canale per divulgare il monoteismo nel mondo. Solo una persona che è priva di qualsiasi motivazione personale e completamente attaccata al divino può raggiungere tutta l’umanità – compresi coloro che sono lontani e diversi da lui – e portare loro la luce della redenzione.

Dopo i calori e le passioni di questa estate, oramai passata, adesso con il freddo alle porte (nonostante le anomalie climatiche… prima o poi arriverà!), può essere difficile mantenere l’allegria e il buon umore.

Siamo appena entrati (da mercoledì 10 Ottobre Rosh Khodesh – capomese) nel periodo dello scorpione che ci dona l’importante occasione di riuscire a rivedere criticamente, dentro di noi, le nostre vite e le piccole quotidiane abitudini, con più equilibrio, con maggiore distacco e forse con un pizzico di saggezza in più.

Impariamo a riconoscere i nostri piccoli o grandi vizi che ci rendono schiavi della materia, dandoci illusorie passioni e momenti apparentemente vitali: alcol, fumo etc.; passare buona parte delle nostre giornate a chattare con “pseudo amici” sui social; o a voler comperare qualcosa da qualche parte perché “solo lo shopping” ci fa sentire felici.

Utilizziamo bene questo periodo freddo nel modo migliore. Proviamo a rettificare noi stessi in modo da vedere meglio le cose, ad agire con più efficacia verso le persone e il mondo attorno a noi: nel lavoro, con i nostri figli e amici. Diventiamo “soci nella creazione del mondo” preparandolo per l’imminente arrivo di Mashiàkh presto nei nostri giorni!

Da un articolo di Rav Yitzchak Ginsburgh

basato su un discorso del Rebbe di Lubavitch

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NOAKH

Al seguente link si trova la lezione sulla nostra parashà molto interessante in formato mp3:

http://www.virtualyeshiva.it/2009/10/22/noakh-5770-disciplina-o-amore/

Dal seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:

http://www.virtualyeshiva.it/files/09_10_22_noakh5770_corvocolomba_rigore_amore.mp3

DISCIPLINA O AMORE?

Due importanti insegnamenti di vita ispirati dal comportamento di Noakh che ha inviato prima il corvo e poi la colomba!

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Per sentire le altre lezioni sulla parashà:

http://www.virtualyeshiva.it/2017/10/15/noakh-5773-5-lezioni-precedenti/

Questa Parashà descrive la personalità di Nòakh, la cronologia del diluvio per quaranta giorni, a partire dal 17 di Kheshvàn. Le vicende dopo il diluvio le discendenze dei figli di Nòakh, parla della Torre di Bavel e della discendenza di Shèm fino ad Avrahàm e la gioventù di Avrahàm a Ur Kasdìm.

 

MIDRASHIM

Alcune Riflessioni:
La Torre di Bavèl (Bereshìt 11,4-9) Midrash Bereshìt Rabbà 37-38; Pirkè Derabbì Eli’èzer 24; Midràsh Tankumà b. Nòakh 25 (a pagina 630 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Il Rogo di Ur Kasdìm (Bereshìt 11, 26-28) Midràsh Bereshìt Rabbà 38,19; Bet HaMidràsh 1; Midràsh Aggadà 11; Nèfesh Hakhayìm (a pagina 632 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKHOT

Tra ciò che è puro e ciò che non lo è (a pagina 693 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Le Acque del Diluvio (a pagina 696 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Sui seguenti link puoi trovare delle lezioni audio MOLTO interessanti su Noakh:

NOAKH 5771

PERCHE’ NOAKH NON ERA IL PRIMO EBREO!!!
Dal nome di Gerusalemme, che è il simbolo dell’ebraismo, capiremo qual’è la giusta strada per servire Hashem

http://www.virtualyeshiva.it/2010/10/06/noakh-5771-perche-noakh-non-era-il-primo-ebreo/

NOAKH 5770:

DISCIPLINA O AMORE?

http://www.virtualyeshiva.it/2009/10/22/noakh-5770-disciplina-o-amore/

NOAKH 5769:

NOAKH: ZADIK CON LA PELLICCIA!

http://www.virtualyeshiva.it/2008/10/30/noakh-5769-tzaddik-con-la-pelliccia/

NOAKH 5768:

LEONE CHE MORDE NOAKH

http://www.virtualyeshiva.it/2007/10/12/noakh-5768-il-leone-che-morde-noakh/

NOAKH 5766:

ZADIK NELLA SUA GENERAZIONE!

http://www.virtualyeshiva.it/2005/11/06/noakh-5766-zadik-nella-sua-generazione/

Una lezione collegata alla parashà di Noakh:

BALAK 5768 – IL PIU’ GRANDE ANTISEMITA DELLA STORIA!
http://www.virtualyeshiva.it/2008/07/10/balak-5768-il-piu-grande-antisemita-della-storia/ 

 

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SUKKOT 5779, 10 IMPERDIBILI LEZIONI!!

Questo nuovo anno, 5779, la festa di SUKKOT – CAPANNE va dalla sera del 23 Settembre 2018, 15 Tishrì 5779 fino alla sera del 1° Ottobre 2017, 22 Tishrì 5779 (gli ultimi due giorni sono SHEMINI ATZERET e SIMKHAT TORA’).

Sukkòt 1° giorno: PARASHÀ
1° Sefer Lev 22, 26 – 23, 44
2° Sefer Num 29, 12:16
HAFTARÀ
Zacc. 14, 1;21

Sukkòt 2° giorno: PARASHÀ
1° Sefer Lev 22, 26 – 23, 44
2° Sefer Num 29, 12:16
HAFTARÀ
Italiani: I Re 7, 51-8, 16 Sefarditi/Ashkenaziti: I Re 8, 2-21

 

B”H
fra poco iniziamo la seconda fase delle festività di questo nuovo anno ebraico (5779), la festa delle capanne, Sukkòt, il periodo più gioioso dell’anno, come viene nominato: ZMAN SIMKHATENU.
Come mai tra tutte le 3 feste di pellegrinaggio – Shalosh Regalìm, Sukkòt è la più allegra? Pèssakh no, Shavuòt no e questa si??
Per capire questo dobbiamo andare indietro al periodo in cui Hashem ha fatto uscire il Suo popolo dall’Egitto, per sposarsi con lui e fare il patto. L’ordine delle 3 feste di pellegrinaggio, Shalosh Regalìm partono da Pessàk, che simboleggia la nascita, Shavuòt che rappresenta il matrimonio, infatti prima c’è la nascita e poi ci si sposa. Come in ogni unione ci sono delle regole e così in questo “matrimonio” Dio si impegna a non abbandonare il suo popolo e proteggerlo, mentre Israèl si impegna a rispettare i Suoi comandamenti, le Sue leggi e divulgare così, al mondo intero, che c’è un solo Dio nel mondo e nei cieli. Come è scritto nel Cantico dei Cantici (3, 11): “nel giorno del suo matrimonio” il Talmud Taanìt spiega che questa frase si riferisce a Matàn Torà sul monte Sinài.
Proprio nel Nome Israèl troviamo questo concetto, poiché le prime due lettere IS יש  formano la parole YESH – C’È, mentre le ultime due formano la parola El אל, Dio: qui di C’È UN SOLO DIO! Ecco la missione di Israèl nel mondo, il significato profondo della sua esistenza è celato nel suo nome ISRAEL.
Perciò le tre feste, che iniziano con Pèssakh, sono consequenziali, una sorta di salita progressione spirituale. Sukkòt che è l’ultima delle tre, cosa rappresenta e che funzione ha?
(continua sotto)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Un caloroso Hag Sameah e Shabbat Shalom.
Rav Shlomo Bekhor

Virtual Yeshiva
se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!

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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
SUKKOT
Al seguente link troverai la lezione della festa di questa settimana in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/10/12/sukkot-5772-quando-le-nazioni-unite-uniscono-una-nazione/

Al seguente link potrai scaricare la lezione della festa di questa settimana sul tuo mobile:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_10_11_sukkot5772_sukkot_jobs_quattropiante_scuotere.mp3

QUANDO LE NAZIONI UNITE UNISCONO UNA NAZIONE!

Qual è il significato dell’unione delle quattro piante del Lulav. Perché è fondamentale scuotere il lulav?

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La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre 11 lezioni su SUKKOT cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/category/festivita/sukkot/

UN MATRIMONIO DURATO 123 GIORNI
(continua sopra)
Per capire dobbiamo analizzare meglio il concetto del “matrimonio, patto d’unione” con Hashèm: Il 6 di Sivàn Dio si rivela sul Monte Sinai e proclama i 10 comandamenti, annuncia le Sue condizione al popolo di Israèl.
L’indomani il 7 di Sivàn Moshè sale sulla montagna per prendere tutta la TORÀ scritta e orale; l’intero patto, la Ketubà – il CONTRATTO MATRIMONIALE e rimane lì 40 giorni, fino al 16 di Tammùz. Nel frattempo la “sposa” Israèl rimane sotto il baldacchino nuziale in attesa di completare il matrimonio.
Alla fine di questi giorni, la sposa tradisce lo “SPOSO” con il peccato del vitello d’oro, prima ancora di completare il matrimonio. Quando Moshè ritorna, rompe le prime tavole e non da la Torà, poiché è meglio che il matrimonio non venga completato, se la “sposa” ha commesso adulterio. Cosi per difendere Israèl Moshè impedisce la “firma del contratto matrimoniale”. Tuttavia, successivamente, avviene il chiarimento! Si comprende che non è stata la sposa a tradire, bensì il miscuglio di popoli l’erev rav che ha causato il peccato del vitello. Allora viene ordinato di continuare a celebrare il matrimonio.
Per riconciliare i due sposi e convincere il “marito” a concludere il matrimonio, visto che la sposa non l’ha tradito, ma i suoi amici si, Moshè risale l’indomani per portare il nuovo contratto (Shemòt 32, 30) “e fu all’indomani… adesso salirò di nuovo per espiare…” questo giorno era il 18 di Tammùz. Dopo un secondo ciclo di 40 giorni Mosè ridiscende (il 28 di Tammùz), senza buone notizie, ma almeno riesce a bloccare l’ira divina, infatti dice al popolo che il “marito” non si è ancora calmato e persuaso che la sposa è innocente.
Quindi dice alla “sposa” che deve supplicare il perdono, anche se non era veramente colpevole, poiché è rimasta inerme di fronte all’umiliazione dello sposo. Quindi Moshè, assieme alle preghiere del popolo, risale per un terzo ciclo di 40 giorni, il 29 di Av. Questa volta, anche grazie alle richieste di perdono del popolo, alla fine di questi 40 giorni, il 9 di Tishrè, arrivano le Seconde Tavole. Il giorno dopo il 10 di Tishrè arriva il perdono per il peccato più grave commesso da Israèl in tutta la sua storia.
Dopo il terzo ciclo di 40 giorni Dio dice a Moshè che avendo lui strappato il contratto originale (con la rottura delle prime tavole) di sua iniziativa, ora il nuovo contratto lo deve preparare lui (scolpire i blocchi di zaffiro), ma che saranno incise da Dio.
Quindi Moshè prepara le seconde tavole che vengono consegnate il giorno di Kippùr, dando così il perdono al popolo. Per questo Hashèm stabilisce che Kippur è il grande GIORNO DEL PERDONO, poiché come Hashèm ha perdonato la prima volta, anche in futuro, Dio perdonerà il suo popolo.
Finalmente dopo 123 giorni si completa la cerimonia nuziale e adesso si può finalmente festeggiare queste nozze quasi “infinite” e dato che lo sposo è “gentilmen” e sa che la sposa ha bisogno di tempo per preparativi, gli concede 4 giorni per organizzarsi (da Kippùr a Sukkòt).
Secondo l’Arizal ognuno di questi giorni rappresenta e illumina una lettera del NOME del tetragramma (י-ה-ו-ה), per cui questi 4 giorni hanno una grandissima luce spirituale.
Così arrivano i festeggiamenti propria sotto la capanna che è “l’ombra di Dio” (Zohàr – libro dello splendore) dove si trova lo sposo. Quando ci troviamo sotto un tetto di cemento rischiamo di illuderci che la protezione arriva dalla materia e non dal Padre Eterno. Perciò la Sukkà deve avere un tetto bucato, per far entrare l’acqua, in caso di pioggia, per ricordarci che la nostra esistenza e protezione è solo da Hashèm, poiché appunto siamo sotto ‘l’ombra di Hashèm’.
Per questo andiamo all’esterno in una UMILE dimora e VIVIAMO li per 7 giorni, poiché la festa di Sukkòt è la festa che ci insegna a trascurare la materia: senza tappeti, senza lussuosi lampadari, ma molto più vicini a Dio.
Più siamo immersi nella materia e più ci stacchiamo dallo spirito!
Quando arriva Sukkòt ci troviamo nei 7 giorni di festeggiamenti SHEVA BRAKHOT, del matrimonio che è iniziato a Shavuòt ma non si è concluso fino a Kippùr, per questo è il periodo più allegro dell’anno, perché si conclude il processo iniziato a Pèssakh che si conclude a Sukkòt, con i festeggiamenti del patto con Dio che vengono celebrati sotto la Sua ombra e protezione.
Non a caso Sukkòt è una festa internazionale e preghiamo per tutte le nazioni esistenti al mondo nel loro credo e costumi, 70 tori ovvero un sacrificio di protezione per tutte le nazioni del mondo. Questo perché la felicità rompe tutte la barriere e ci da la forza di portare benedizione a tutto l’universo.
Con l’augurio di caricarci con tantissima gioia di vita per un anno intero.
Rav Shlomo Bekhor
Ps.
Se ci capiterà un matrimonio con tanto di ritardi e disagi, non prendiamocela con gli gli sposi! Poiché il nostro primo matrimonio è durato 123 giorni…
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LE QUATTRO PIANTE
La mitzvà del lulàv (palmo) e dell’etròg (cedro) ci richiede di prendere dei rami o dei frutti di quattro differenti specie di alberi (aggiungendo il mirto e il salice) e metterli insieme nel compimento della mitzvà. I Saggi spiegano che ognuna delle specie usate per questa mitzvà si riferisce ad un genere differente di persona, da quella più spiritualmente sviluppata a quella meno raffinata.
La lezione che ne deriva è molto chiara: la mitzvà non può essere compiuta solo con l’etròg, la più elevata delle specie. Il salice – che in analogia alle persone si riferisce ai più bassi livelli – è altrettanto necessario. Allo stesso modo, nessuno può realizzarsi a livello del proprio potenziale individuale senza protendersi verso gli altri e unirsi a loro.
I nostri Saggi spiegano che il lulàv e l’etròg sono simboli di vittoria, che simboleggiano la nostra difesa nel giudizio di Rosh HaShanà e Yom Kippùr. Quando ci stringiamo in unità, come insegnano il lulàv e l’etròg, ci assicuriamo delle benedizioni positive per l’anno a venire.
Sukkòt infine segna anche il termine del processo di teshuvà che è cominciato con il versamento di lacrime di tristezza durante Rosh HaShanà e Yom Kippùr, per culminare a Sukkòt con le lacrime di riconoscenza verso Ha-Shèm che ha perdonato i nostri peccati.

Sukkot è la festa più allegra dell’anno “il periodo della felicità” e la sua gioia è spumeggiante. Per capire meglio il perché e il suo significato intrinseco, sei invitato a sentire le seguenti lezioni.

Qui sotto trovi i link e i titoli delle lezioni degli anni scorsi; ti aiuteranno a capire il significato profondo di Sukkot e del Lulav e a vivere questa festa con calore.

Buon ascolto e Khag Sameah e Shalom a tutti

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HAAZINU 5779 Rosh Hashanà 5779 – LA PORTA CHE NON SI CHIUDE MAI

HAAZINU 5779

sabato 22 settembre 2018
13 Tishrì יג
Ha’Azinu

 

Lunedì 10 Settembre 2018, e Martedì 11 Settembre 2018, 1° e 2 Tishrì festeggeremo Rosh Hashanà 5779!
Questa pagina dedicata offre un gran numero di shiurim ed approfondimenti. Buon ascolto e Shanà Tovà!

Rosh haShanà 1° giorno:
PARASHÀ:
1° Sefer Gen. 21,1-34
2° Sefer Num. 29,1-6
HAFTARÀ
1Sam. 1,1-2,10

Rosh haShanà 2° giorno:
PARASHÀ
1° Sefer Gen. 22,1-24
2° Sefer Num. 29,1-6
HAFTARÀ
Ger. 31,1-20

ROSH HASHANA

ROSH HASHANA 5772 – DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA!
Riflettendo su un’apparente ambivalenza di Rosh Hashanà, impariamo qual è il vero valore dei bisogni materiali di un ebreo.

HAAZINU ROSH HASHANA 5771 – LA PORTA CHE NON SI CHIUDE MAI
Una storia incredibile di uno dei migliori alunni del Nahmanide Reb Avner che si era convertito, al punto di mangiare il Maiale a Kippur, ma non ha mai perso il titolo di Rabbino.

ROSH HASHANA 5770 – QUANDO ROSH HASHANA CADE DI SHABBAT PERCHE’ NON SI SUONA LO SHOFAR?

ROSH HASHANA 5768 – PERCHE LEGGIAMO LA HAFTARA DI HANNA DURANTE ROSH HASHANA?

LA PORTA CHE NON SI CHIUDE MAI!

Una storia incredibile di uno dei migliori alunni del Nahmanide Reb Avner che si era convertito, al punto di mangiare il Maiale a Kippur, ma non ha mai perso il titolo di Rabbino.

Alcuni Punti della Lezione:

1. Come è possibile che il miglior alunno di Rambàn abbia mangiato del maiale il giorno di Kippùr e sia caduto così in basso?
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VAYELECH Shabbàt Shuvà 5779 : 2 LEZIONI

Questo Shabbàt 15 Settembre 2018, 6 del mese di TISHRÌ 5779 leggeremo la Parashà di Vayelech Shabbàt Shuvà
Deuteronomio 29: 9 – 31, 30

HAFTARÀ ITALIANI: Gios. 24, 1-8

Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti: Is. 61, 10-63, 9

B”H
6 Tishre 5779 – 15 Settembre 2018
parasha di VAYELEKH – KIPPUR inizia martedì sera
il Salmo 130, uno dei più belli e commoventi, lo recitiamo ogni mattina nel periodo che intercorre tra Rosh Hashanà e Yom Kippùr (Dieci giorni di Teshuvà – Pentimento).
Nel verso 4 troviamo una frase molto intensa ma ambigua: “Poiché il perdono è con Te, in tal modo Tu sei temuto”.
Questo verso, apparentemente semplice nella sua bellezza, se analizzato con attenzione risulta essere oltremodo enigmatico!
Come è possibile affermare che chi PERDONA è più TEMUTO? Il senso comune, infatti ci dice proprio l’opposto, chi offre il perdono è MENO temuto e non PIÙ temuto!
Chi si teme maggiormente, il padre buono o quello severo, il capo ufficio affabile o quello esigente? Allora che cosa ci vuole comunicare Re David con questo apparente paradosso??
(coninua sotto)

I link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom e

Khatimà Tovà!
Rav Shlomo Bekhor
Virtual Yeshiva
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KIPPUR
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SMETTIAMO DI BALBETTARE

Dopo quattro millenni, gli occhi del mondo sono sempre puntati su Israele!!!
PERCHE’?

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per le altre 8 lezioni di Kippur:
UN GIUSTO RITORNO: L’ESSENZA DI KIPPUR
(continua da sopra)
Due banchieri per due destini
Proviamo a capire meglio con la metafora insegnata dell’Alter Rebbe.
Il mercato immobiliare è in piena espansione! Un ragazzo, di nome Levi, prende un prestito di 100 milioni di Euro dalla banca, per acquistare un enorme palazzo in pieno centro a Milano. All’improvviso, il mercato crolla, la proprietà ora vale la metà. A Levi rimane solo un enorme debito. Il ragazzo incontra il direttore della banca che gli intima con perentoria durezza: “Vogliamo l’intero debito versato, con tutti gli interessi, come da contratto, ENTRO un MESE…!”
Levi avvilito e demoralizzato inizia a pensare che non può fare niente è impossibile trovare i soldi. Quindi d’innanzi all’impossibile, cosa fa il ragazzo? Nulla, si arrende! Stacca il computer, telefono; non risponde alle email, chiamate e notifiche di vario tipo da parte della banca creditrice.
Supponiamo però un altro scenario: il direttore della banca dice, “okay, siamo tutti nella stessa barca, tutti in un grande casino. Lavoriamo in modo equo e collaboriamo assieme per risolvere il problema: tagliamo il prestito del 30%; rimuoviamo ogni interesse; iniziamo a rimborsare ogni mese una piccola quota del debito…
Con questo tipo di approccio, uno sì che si spaventa! Ora Levi si sente in obbligo di trovare i soldi, deve pensare a come fare, può e deve impegnarsi. Non può tradire il direttore della banca, così buono e comprensivo, deve presentarsi ogni mese per il pagamento.
Se Non Sono Mai Abbastanza, Mi Arrendo!
Questo, dice l’Alter Rebbe, è il significato del versetto, “Poiché il perdono è con Te, in tal modo Tu sei temuto”. Se Dio chiedesse il pieno risarcimento per tutti i nostri errori, compresi di interesse e PREZZO PIENO non lo temeremmo; bensì questo ci spingerebbe solo ad allontanarci da Dio, a rinunciare ad avere un rapporto con l’Eterno.
È come un bambino che non può mai piacere ai propri genitori. Qualunque cosa faccia, non è mai abbastanza, ogni errore è evidenziato. Ad un certo punto, il bambino non può fare altro che arrendersi completamente.
Se una persona non ha alcuna speranza di riuscire a fare bene, perché provare? Se sarà sempre criticata, perché preoccuparsi di migliorare? Una qualsiasi persona, se spinto con durezza in una dimensione fatta di cinismo, dolore e disperazione, reagisce mettendo semplicemente in discussione le sue relazioni: con i genitori, con il direttore di una banca, con i suoi amici e anche con Dio!
Nel salmo 130, 4 Re David ci dice che Dio perdona! Che Dio non ci chiederebbe mai di essere perfetti. Lui ci chiede solo di incontrarlo, anche a “metà strada”. Dio vuole, da ciascuno di noi, soprattutto in questi 10 giorni di pentimento, che viviamo nel modo più felice, di successo, potente che possiamo. Dio desidera ardentemente che noi ci impegniamo a rendere la nostra vita una “storia di successo”.
Perciò ora, in questi giorni fino a Kippur, dobbiamo davvero entrare nei nostri cuori, riparare i nostri errori e decidere di vivere un futuro più puro e più santo.
“Poiché il perdono è con Te, in tal modo Tu sei temuto”.
Estratto dagli insegnamenti del Rav Shneur Zalman di Liadi (1745-1812), noto come Alter Rebbe, la metafora è spiegata nel Maamar del Rebbe di Lubavitch Ani Ledodi 5729 (1969)
—– —–

commento di Kippur dell’anno scorso altamente consigliabile:

L’IMPOSSIBILE È POSSIBILE!

ogni giorno dell’anno ha una speciale vitamina che ci può nutrire.
Ci sono vitamine per il fisico, altre per la nostra psiche o anima. Le feste ebraiche sono dei CONCENTRATI di vitamine con una dose maggiore di quella regolare e ogni festa ci nutre TANTISSIMO di una sola vitamina che da più all’anima o alla psiche piuttosto che al corpo.
Ci troviamo alla vigilia della festa di Kippur il giorno del perdono. Per ricevere il perdono in questo giorno solenne Dio ci dice che dobbiamo cambiare, pentirci, chiedere scusa e trasformarci. In altre parole Kippur è la VITAMINA della METAMORFOSI.
Se abbiamo dei vizi storti di ogni genere, se non siamo bravi ad ascoltare i consigli della moglie o i colleghi di lavoro, se non riuscissimo a trovare “spazio” nella nostra vita per il nostro Creatore (che ci chiede di parlare con lui e di seguire il manuale di vita [Torà] che ci ha prescritto per il buon funzionamento della nostra vita), ebbene questo è il giorno dal quale possiamo trarre la VITAMINA per poter cambiare.
Ci sono tantissime spiegazioni sul perché e come mai proprio questo giorno ci da questa forza, ma preferisco condividere la storia di vita di un nostro contemporaneo che può darci un GRANDE esempio di come possiamo cambiare noi stessi e di conseguenza cambiare il mondo e in particolare anche situazioni inguaribili si possono trasformare in bene.
Il professor Reuven Feuerstein (1921-2014) è stato uno psicologo cognitivo dello sviluppo in Israele e fondatore del Centro Internazionale per l’Enhancement of Potential Learning, con sede a Gerusalemme. I suoi sistemi di modificabilità cognitiva strutturale sono stati, a livello mondiale, applicati e implementati in oltre 80 paesi in tutto il mondo.
La sua storia mi lascia sempre ESTEREFATTO ogni volta che la ricordo.
Feuerstein ha avuto una grande stima e amicizia con il mio maestro il Rebbe di Lubavitch. Lui era solito dire che grazie alle benedizioni del Rebbe e il suo incoraggiamento a continuare le sue ricerche, era riuscito a fare tanta strada. Un mio conoscente, che ha parlato con Feuerstein, mi ha raccontato come il professore aveva in tasca sempre un Dollaro del Rebbe di benedizione e successo che portava con orgoglio, poiché diceva che gli dava tanta forza.
È stato intervistato nel giugno del 2011, sei anni fa circa, prima della sua dipartita avvenuta nel 2015:
Come psicologo lavoravo in Israele durante gli anni ‘40. Ho lavorato con i sopravvissuti dell’Olocausto, molti di loro bambini, assolutamente traumatizzati. Per esempio ho visto un ragazzo di 17 anni che pesava solo 34 kg circa e che guardava ogni pezzo di cibo come uno che sta morendo di fame: avrebbe rubato e raccolto ogni cibo possibile.
Naturalmente, le persone chiedevano con stupore: “C’è speranza di guarire per bambini come questo? Saranno mai in grado di costruirsi un futuro? Saranno mai in grado di dimenticare quello che hanno passato?”.
Molti erano del parere che non si poteva fare niente per aiutare questi bambini, perché avevano visto troppe atrocità disumane. Ma ho pensato, “non possiamo permetterci di perdere neanche un figlio”.
Successivamente, sono andato a studiare presso l’Università di Ginevra sotto Jean Piaget e Carl Jung e altri, e nel 1954 ho fondato il Centro Internazionale per l’Enhancement del potenziale di apprendimento (ICELP) a Gerusalemme, dedicato alla teoria che ho sviluppato, che ho chiamato la teoria della “Malleabilità dell’intelligenza”.
Fondamentalmente, ho detto: “Sì, possiamo aiutare questi bambini e tutti i bambini, non importa i loro problemi di sviluppo. Noi possiamo aiutarli a cambiare PERCHÉ SONO ESSERI UMANI CHE HANNO DENTRO DI LORO UNO SPIRITO DIVINO”. L’anima dell’uomo è una parte di Dio. Come Dio è illimitato anche l’uomo è al di sopra dei limiti “apparenti” del suo corpo.
All’epoca ho avanzato questa teoria – che gli esseri umani sono modificabili, che non sono necessariamente limitati dalla loro genetica, ma allora era considerata eresia. La gente semplicemente non credeva che il cervello potesse cambiare, anche se adesso è un dato accettato e confermato che non esiste una parte del corpo così flessibile e modificabile come il cervello.
Il Rebbe sapeva del mio lavoro e lo sosteneva totalmente. Lui spesso mi ha mandato dei bambini, alcuni con problemi di sviluppo, altri più difficili con la sindrome di Down e alcuni che erano epilettici. Ovunque andassi, la gente si avvicinava a me, dicendo: “Il Rebbe vuole che tu vedi il nostro figlio”. Inoltre, io ho ricevuto lettere dal Rebbe su bambini particolari che voleva che vedessi.
Ogni volta che mi ha mandato un caso questo è stato accompagnato dalla sua benedizione, “Zayt matzliach – Che tu possa avere successo”.
Con quella benedizione, ho sempre avuto la sensazione di potere risolvere i casi più estremi e non importava quanto potesse essere difficile in apparenza. Nella mia esperienza o visto che anche le persone con disturbi genetici possono essere trasformati in individui autonomi ed efficienti e di conseguenza hanno potuto avere una vita ebraica regolare e studiare la Torà.
Infatti, è stato dal Rebbe che ho appreso che tale concetto può essere realizzato. Ne ho avuto la conferma con mio nipote che nonostante avesse la sindrome Down ha studiato in yeshiva e ha conseguito gli esami finali nelle scuole superiori (che in Israele chiamiamo bagrut).
Ma, in quel momento sembrava impossibile un risultato simile, perché le persone non credevano a un cambiamento così drammatico. E mi è stato spesso chiesto: “Come puoi dire che questo bambino potrà mai parlare? Come hai il coraggio di dire che questo bambino sarà in grado di leggere o finire la scuola o andare a yeshivà?”
Ho osato dire queste cose a causa delle mie frequentazioni con il Rebbe, che incontravo regolarmente.
Nel 1980, le mie idee erano diffuse dappertutto. Ho pubblicato tre libri e sono stato spesso invitato a tenere conferenze nelle università e sono stato nominato professore a Yale (USA). Ho continuato a sviluppare nuove modalità di formazione che dimostravano come si possono creare nuove sinapsi all’interno del cervello, nuove connessioni che non esistevano prima e in questo modo aiutare i bambini con le condizioni più devastanti.
Vorrei solo dare due esempi.
C’era un ragazzo con una condizione del cervello che gli rendeva difficile concentrarsi e sentire quello che qualcuno gli stava dicendo, la sua capacità di ascolto era molto, molto limitata. Ma il Rebbe mi ha dato la sua speciale benedizione per lui. E malgrado questa condizione del cervello, il ragazzo ha cominciato a imparare e diventare molto più attento nel suo comportamento. I suo progressi furono così importanti che riuscì a far parte del mondo religioso.
Sempre grazie al Rebbe, ho avuto un altro caso, il più difficile di tutta la mia carriera:
a un ragazzo è stato diagnosticato una malattia mentale, nel suo paese di nascita, ed è stato messo in una scuola per bambini problematici. Lì ha vissuto tra i non-ebrei turbati. Influenzato dal loro comportamento il ragazzo è caduto in pessime frequentazioni e di conseguenza è diventato un vero e proprio problema e nessuno credeva che avrebbe mai potuto diventare un essere umano normale e indipendente.
A un certo punto, suo padre è andato a chiedere aiuto al Rebbe che gli ha detto di portarlo da lui.
Grazie all’intervento del Rebbe, Il figlio è venuto qui in Israele ed è stato collocato in una famiglia Chabad. Ha imparato a leggere. Spesso si trovava davanti alla mia porta a leggere Salmi, perché il Rebbe gli aveva detto di leggere il Libro dei Salmi, dall’inizio alla fine, ogni settimana. Cosa che ha fatto per tutti i tre anni che è stato con noi.
Grazie a Dio, tutto è andato molto bene e ho sentito che avevamo fatto quello che il Rebbe ci ha chiesto di fare. Ci siamo sentiti di avere realizzato la nostra missione con successo.
Ma, dopo che questo ragazzo ci ha lasciato ha avuto una ricaduta morale ed è finito in una banda pericolosa, in un luogo da cui poche persone tornano sane. Era coinvolto con persone promiscue, che prendevano droghe; in un mondo dove non ci sono limiti ai peccati.
Quando ho sentito cosa era successo, ho contattato il Rebbe che mi ha risposto: “Non lasciarlo fuori dalle tue mani. Invia qualcuno a trovarlo, riportarlo indietro e continua il tuo grande lavoro: CHI SALVA UNA ANIMA È COME SE SALVASSE IL MONDO INTERO!!!”
Non credevo che uno sforzo di salvataggio avrebbe avuto successo, ma il Rebbe mi aveva insegnato a provare l’impossibile, così ho fatto. Ho mandato qualcuno a prendere questo giovane da queste persone terribili e siamo riusciti a riportarlo a uno stile di vita sano e morale. Era perduto, ma è tornato e oggi è padre di quattro figli, due di loro studiano in yeshivà.
Voglio solo dire che, come psicologo, non avrei mai potuto credere che un miglioramento così esagerato potesse accadere. Di solito, in questi casi, ci arrendiamo, ma il Rebbe non ha rinunciato e ci ha insegnato che non bisogna “MAI DIRE MAI”.
Chiaramente, la psicologia è molto limitata nella sua comprensione dell’altro: spesso è troppo connessa alla comprensione di noi stessi. Questo ci porta a valutare gli altri in base ai nostri canoni.
Ma il modo in cui il Rebbe ha capito la condizione dell’individuo era del tutto diverso. E questo è il motivo per cui diceva: “Sì, fallo. Niente è impossibile”.
Il suo era un modo molto diverso di vedere l’essere umano, non come riflesso del sé, ma come un riflesso dello spirito superiore, una divina sorgente che attinge dall’infinito e non ha LIMITI DI SVILUPPO.

NITZAVIM

NITZAVIM 5765 – UNO PER TUTTI E TUTTI PER UNO!
L’Unità del popolo ebraico: una breve ma interessante lezione su Nitzavim.

NITZAVIM 5768 25 ELUL 5768 CORTA MA LUNGA

Pubblicato in Nitzavim, Parashot, Vayèlekh | Lascia un commento

KI TAVO 5778 : 6 LEZIONI

Questo Shabbàt 1° Settembre 2018, 21 del mese di ELUL 5778 leggeremo la Parashà di Ki Tavò
Deuteronomio 26: 1 – 29: 8

HAFTARÀ ITALIANI:
Giosuè 8: 30 – 9: 27.

HAFTARÀ MILANESI, TORINESI, SEFARDITI e ASHKENAZITI:
Isaia 60: 1 – 22.

KI TAVO

Questa settimana la Ferrari ha vinto il gran premio del Belgio pur non essendo stata la più veloce nelle prove. Perfino Hamilton che era in pole position è arrivato secondo e non riusciva a capacitarsi della velocità della Ferrari. A Maranello gli ingegneri Ferrari si complimentano della loro bravura che ha portato alla vittoria. Ci sono delle logiche per razionalizzare questa vittoria senza dubbio, ma nella vita la sola bravura non è sufficiente: ci vuole anche la FORTUNA. Una pezza che viene dal Creatore che decide tutto. Dio ci chiede di fare del nostro meglio, in questo modo saremo meritevoli di accedere a questa fortuna e alla pezza che deve aggiungere Lui.
La Ferrari ha meritato la fortuna dal cielo perché ha fatto qualcosa di molto importante.
La Parashà di questa settimana ci insegna quali sono le condizioni per meritare la benedizione divina, questa potrebbe essere una delle spiegazioni “segrete” della vittoria della Ferrari.
(continua sotto)
—– —–
Il nuovo libro dei Numeri è stato completato e siamo in fase di impaginazione finale BH.
Ognuno può avere il merito di partecipare a questa grande opera che è il libro più importante di cultura ebraica in italiano.
Ogni contributo velocizzerà la conclusione e la pubblicazione del nuovo libro della Torà tradotta, commentata e illustrata.
Ci sono diverse forme come sostenere il progetto.
Si può sponsorizzare un capitolo dei 36 capitoli di Bemidbar, e saranno ricordati e benedetti tutti gli sponsor dentro il libro.
Si possono dedicare delle pagine o mezze pagine in onore di un lieto evento o di una memoria.
Si può sponsorizzare un capitolo dei 36 capitoli di Bemidbar, e saranno ricordati e benedetti tutti gli sponsor dentro il libro.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom

Rav Shlomo Bekhor

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KI TAVO
Al seguente link troverai la lezione di KI TAVO in formato mp3:
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Al seguente link potrai scaricare la lezione di KI TAVO sul tuo mobile:
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BIKURIM: PRIMA REGOLA GRATITUDINE
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La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre lezioni su Ki Tavo cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2014/09/07/ki-tavo-5772-6-lezioni/

COME ESSERE VINCENTI
(continua da sopra)
Quando il successo viene attribuito solo alla bravura umana, questo ci stacca dalla “fortuna” che ognuno ha bisogno per vincere. Spesso sentiamo frasi come: questa partita la porta era stregata e non entrava un palla in rete! Non basta essere i più forti per vincere bisogna avere un “tocco” da Hashèm, quest’ultimo è il fattore più importante.
La chiave del successo, ci insegna la Torà, è di ricordarsi di essere umili e quindi di condividere con gli altri la benedizione che Dio ci ha donato. La natura inferiore dell’uomo è quella di gratificare solo se stesso, perciò il ricco rischia di dimenticare il povero, perché è il ricco che ha guadagnato non Dio e allora può illudersi di fare quello che vuole dei suoi soldi. Poi finisce che si illude di essere più contento se tiene tutto per se stesso, ma in realtà più si dà agli altri più si guadagna; più si dà agli altri e più si è felici.
Noi abbiamo il dover di preparare il recipiente, che è come arare il terreno, ma se la pioggia non scende, la nostra fatica non serve a niente.
Nel gran premio di questa settimana la Ferrari ha disegnato il suo marchio “cavallino rampante” sul musetto della macchina sotto il ponte Morandi con scritta NEI NOSTRI CUORI, come segno di solidarietà alla città di Genova e ai poveri morti innocenti. Quando una delle più importanti case automobilistiche, trova l’umiltà di abbassarsi e ricordare chi è caduto in basso e si trova in difficoltà dando solidarietà, questo è il migliore trampolino per ricevere la benedizione dall’alto e vincere sempre nella vita.
Questo lo vediamo nella porzione settimanale della Torà di Ki Tavò. La parashà comincia affrontando due obblighi del contadino: portare i suoi primi frutti al Santuario e ringraziare Hashèm, affinché benedica la sua terra. Al contadino è comandato di essere pieno di gioia e felicità come risultato di tutta l’abbondanza che Hashèm gli ha conferito.
Successivamente la Torà cambia argomento e inizia a descrivere un altro obbligo del contadino: la decima dei suoi raccolti per i poveri, agli orfani e le vedove, da dare ogni tre anni.
Per cui la sequenza dei concetti è: il precetto delle primizie, successivamente la gioia nel portarle, infine fare atti solidali verso il prossimo.
Qual è la relazione che si instaura tra la mitzvà della gioia (felicità) e quella della tzedakà-opere benevoli?
Secondo il Bàal Haturìm, la relazione tra questi due concetti è che noi possiamo assicurarci la felicità solo se ci preoccupiamo e provvediamo alle necessità dei poveri e dei bisognosi.
Non c’è esempio migliore della connessione tra felicità e tzedakà della festa di Purim. Durante questa festa beviamo vino, partecipiamo a un pasto molto abbondante e raggiungiamo la vetta della gioia tramite balli e canti. Anche nel mezzo di tutti questi festeggiamenti ci è comandata una speciale mitzvà: dare tzedakà ai poveri.
Nell’ebraismo felicità e tzedakà sono spesso collegate, poiché l’unico vero modo per sentirci bene dentro è quando abbiamo la certezza che attorno a noi non ci siano persone che soffrono o patiscano la fame. Come può una persona sentirsi contenta se il suo vicino è affamato?
Troviamo perfino una legge pratica che dice questo: se una persona durante un pasto passa da un buon vino a un vino ancora migliore deve fare la benedizione di “Hatov Vehametiv” – il buono e il migliore. Ma questo vale solo a condizione che si beva in compagnia, solo allora si manifesta vera gioia per aver cambiato da un buon vino a uno migliore. Un grande magnate che si trova sul suo Yacht da 50 metri e beve da solo il migliore vino al mondo non può fare questa benedizione in quanto non è veramente felice. Probabilmente penserà di esserlo, ma in realtà non sarà mai felice come un uomo che beve con amici.
Un’altra ragione che spiega il motivo per cui per essere felici bisogna dare agli altri è la seguente: la benedizione, e quindi la gioia e felicità, provengono da Hashèm solo quando Egli vede che ci preoccupiamo del benessere degli altri. Solo quando dimostriamo interesse per i nostri fratelli Hashèm dimostra altrettanta attenzione nei nostri confronti, come dice il salmo 121, “Hashèm è la tua ombra”: Così come tu ti muovi nei confronti degli altri Lui, Hashèm, si muove nei tuoi confronti.
La parola usata per le offerte per il Tabernacolo è VENATNU ונתנו- “e daranno”. Questa parola è palindroma, ovvero si può leggere ugualmente sia da destra che da sinistra: quando una persona aiuta gli altri fa il migliore investimento al mondo, allora ciò che ha fatto torna indietro e dal Cielo daranno anche a lui. Per questo questa parola può essere letta in entrambe le direzioni: quando daranno donazioni, avranno indietro tanta benedizione e guadagno. In questo modo possiamo vedere come la Tzedakà ci aiuta a sentirci felici, poiché tramite essa Hashèm ci garantisce una benedizione speciale, gioia e felicità.
Perciò leggiamo di portare le primizie all’inizio di Ki Tavò a condizione che siamo felici, allegri e grati per il raccolto che Dio ci ha donato. Ma per ottenere una vera gioia continua la Torà ci dice anche di non dimenticarci del povero, la decima del tuo guadagno appartiene a lui. Solo così potrai veramente essere felice quando porterai le primizie.
Scarpe Bucate O Scarpe Infangate?
Rabbi Eliyahu Chaim, il Rav di Lodz, apriva la sua casa ai visitatori provenienti da ogni dove.
Una sera un viaggiatore stanco venne a fargli visita. Rav Eliyahu Chaim, mentre si recava nella camera dell’ospite per verificare se era tutto a posto, notò che le sue scarpe erano bucate e lacerate. Attese finché l’uomo non si fosse addormentato, poi entrò in punta di piedi nella stanza, prese con sé le scarpe lacerate e le sostituì con le proprie.
La mattina successiva l’ospite si alzò e si vestì di fretta, non realizzando cosa Rav Eliyahu Chaim avesse fatto. Era partito presto per riprendere il suo viaggio, e, dal momento che le strade non erano ben lastricate, le sue scarpe si coprirono presto di fango. Pertanto, non riuscì a vedere e accorgersi delle sue “nuove” scarpe. Quando Rav Eliyahu Chaim realizzò che il suo ospite se n’era andato senza far caso allo scambio, fu MOLTO contento. “Non sarebbe meraviglioso se non se ne accorgesse mai” egli pensò. “Allora non solo non dovrà soffrire per delle scarpe rovinate, ma non saprà mai di aver accettato della tzedakà”.
Questa, naturalmente, è la Tzedakà di grado più alto. I nostri saggi infatti sostengono che la più alta forma di tzedakà sia appunto quando colui che la riceve non sa da chi proviene e, in questo modo, non si sente imbarazzato nell’atto di accettarla.
Dice il Talmùd: “Se sei un donatore generoso non avrai mai problemi” (Derekh Eretz Zota 2).
“Ogni giorno Hashèm loda l’uomo ricco che distribuisce tzedakà in privato” (Pesakhìm 112).
Quando guadagniamo, diamo almeno la decima al prossimo, saremo più felici noi e tanto più benedetti!

KI TAVO 5771 – ELUL – IL SOPRAVVISSUTO!
Come il Rebbe ha aiutato un uomo solo a superare la tragedia dello sterminio nazista!

KI TAVO 5770 – ASPETTI SCONOSCIUTI DELLA VITA DI MOSHE!
Tre diverse ribellioni contro i genitori a confronto: Miriam, Batia e Reuven!

KI TAVO 5769 – PERCHE’ I RICCHI DIVENTANO PIU’ RICCHI, E I POVERI PIU’ POVERI
Il re ha permesso a tutti di esaudire un desiderio. Come mai solo uno pensa al re e tutti pensano solo a se stessi?

KI TAVO 5768 – BIKURIM: PRIMA REGOLA GRATITUDINE
Nulla accade per caso: l’importanza dei “piani divini”, di come tempi e date vadano rispettate!

KI TAVO 5766 / 13 PRINCIPI DI FEDE – RICOMPENSA E PUNIZIONE
Moshè divide il popolo in due gruppi e li fa salire su due colli l’uno di fronte all’altro. Moshè dice ai due gruppi di recitare l’uno una serie di benedizioni che toccheranno il popolo ebraico se rispetterà le mitvot, mentre l’altro gruppo recita una serie di maledizioni per l’eventualità contraria.

KI TAVO 5765 – NIENTE E’ DOVUTO! COME IMPARARE AD ESSERE GRATI AD HA-SHEM
La gratitudine verso Ha-shem per quanto abbiamo: ricambiare sempre al meglio!

Pubblicato in Ki Tavò, Parashot | Lascia un commento

KI TETZE 5778: 3 LEZIONI

Questo Shabbàt 25 Agosto 2018, 14 del mese di ELUL 5778 leggeremo la Parashà di Ki Tetzè
Deuteronomio 21: 10 – 25: 19

HAFTARÀ ITALIANI:
1° Samuele 17: 1-37.

HAFTARÀ Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti:
ISAIA 54,1 – 10

KI TETZE

dice il Talmùd Germamia zu Amalèk!!! Le origini del nazismo risalgono fino ad Amalèk: non a caso ci ordina la Torà “ricorda” quanto è grave questo popolo, ricordati di annullare questo popolo. Questo è molto strano visto che Amalèk è figlio di Elipaz figlio di Esav figlio del patriarca Yitzkhàk… Perché Amalèk è il male assoluto???
Perché Amalèk è il simbolo della razionalità, dove tutto deve essere logico e sensato. Perciò non può sopportare che suo cugino Israèl, pur essendo capace di essere anche razionale, fondi i suoi veri valori sullo spirito e sull’irrazionalità. Praticamente Amalèk è l’antitesi di Israèl, due filosofie opposte nella loro essenza.
Come si fa a rispondere all’apatia, al cinismo di Amalèk?
La formula proposta dalla Torà è racchiusa in una sola parola: zakhòr – ricorda. Leggiamo i seguenti versi della porzione di questa settimana…

(continua sotto)

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Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

KI TETZE
Ci sono due tipi di reazione, quando un matrimonio è in crisi: quella classica, ignora il problema nella speranza che, col tempo, tutto si sistemi da solo; la reazione meno frequente è, invece, quella di sforzarsi di risolvere il problema alla radice. Queste due strade sono paragonabili alla famosa storia talmudica della “Strada corta-lunga e di quella lunga-corta”, che vede protagonisti un bambino e Rabbi Yehoshù’a ben Khanìna. Il grade Rav di fronte ad un bivio, non sapendo quale delle due strade prendere, chiede aiuto ad un bambino che si trovava lì, il quale gli dice che se la prima strada è più facile (corta-lunga), tuttavia non ti porta a destinazione; mentre la seconda (lunga-corta) è più faticosa, ma ti conduce dove desideri arrivare.
Da una parte l’ebraismo, a differenza di altre religioni, permette il divorzio, come leggiamo nella parashà di questa settimana. Dall’altra, è però molto severo in proposito, perché vaglia attentamente le motivazioni dei coniugi, che devono essere molto forti.
Quindi, ognuno ha il dovere di “incamminarsi” nella strada “lunga-corta”, cercando sempre di mantenere il proprio matrimonio vitale e di eliminare tutti gli ostacoli che potrebbero sorgere durante il cammino.
Questo fondamentale argomento è stato ampiamente sviluppato nella seguente lezione on line divirtualyeshiva.it che invito vivamente ad ascoltare, cliccando sul link sottostante.

Al seguente link troverai la pagina web della lezione in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/09/07/ki-tetze-5771-la-versione-talmudica-del-romanticismo/

Al seguente link puoi scaricare direttamente sul tuo portatile la lezione:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_09_06_kitetze5771_divorzio_3opinioni_matrimonio.mp3
Al seguente link puoi vedere la lezione: https://vimeo.com/28719323

LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO

3 opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono 3 tipi di matrimonio.
Qual è il matrimonio ideale?

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Per sentire le altre lezioni sulla parashà cliccare sul seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2015/08/22/ki-tetze-5772-3-lezioni/

IRRAZIONALE PER ECCELLENZA

(continua da sopra)

Ki Tetzè si conclude con il comando:
Ricorda ciò che ti fece Amalèk lungo il cammino, mentre uscivate dall’Egitto. Ciò che ti accadde lungo il cammino, egli colpì tutti quelli di voi che erano rimasti indietro, i deboli dietro di te, quando eri stanco e sfinito, e non ebbe timore di Dio. E accadrà, quando Hashèm, tuo Dio, ti concederà riposo da tutti i tuoi nemici [che sono] intorno a te, nella Terra che Hashèm, tuo Dio, dà in eredità, dovrai cancellare il ricordo di Amalèk da sotto i cieli. Non dimenticare!
(Devarìm 25, 17-19)
Rabbi Shnèur Zalman di Liadi (fondatore del chasidismo Chabad) definisce la fede in Dio come parte integrante dell’anima ebraica. La fede non è una meta da raggiungere, è sufficiente che si riveli, perché è un elemento fondamentale dell’essenza della nostra anima.
La fede, prosegue Rabbi Shneur Zalman, trascende la ragione. Attraverso di essa ciascuno entra in relazione con la verità infinita di Dio, nella sua totalità; a differenza dalla percezione raggiunta con la ragione, che è definita e circoscritta dai limiti naturali della mente umana.
Con questo, Rabbi Shneur Zalman spiega il fatto sorprendente che, nel corso di tutta la storia del popolo ebraico, migliaia di ebrei abbiano sacrificato la vita piuttosto che rinnegare la loro fede e il loro legame con l’Onnipotente – compresi molti che avevano scarsa consapevolezza e considerazione del proprio essere ebrei. Al momento della verità, quando hanno compreso che era in gioco la loro essenza che è parte di Hashem, la loro fede interiore – una fede che non conosce confini o equivoci – è tornata alla luce, e ha sopraffatto tutto il resto.
Amalèk è totalmente insensibile allo spirito e fede; di conseguenza, anche la risposta ad Amalèk deve andare oltre la ragione. La risposta del popolo ebraico ad Amalèk è ricordare: ricorrere alle riserve di fede irrazionale della propria anima, una fede che, magari, giace sepolta e dimenticata sotto un ammasso di coinvolgimenti e interessi mondani. Una fede che, quando torna alla memoria, è in grado di affrontare ogni sfida morale, razionale o meno.
Ricorda ci dice la Torà questo Shabbàt, che anche la civiltà più evoluta e moderna al mondo in quel momento (prima metà del secolo scorso), senza Dio e senza fede diventa la peggiore macchina di distruzione e di atrocità che l’umanità abbia mai visto! Ma tutto coperto con un senso di logica e falso buonismo per l’umanità.
Ricorda che l’uomo non è in grado di essere un manuale di vita per l’umanità. La ragione umana è pericolosa e può arrivare a conclusioni devastanti per l’umanità rivestite con tanto senso, come se fosse la SOLUZIONE PER UN MONDO PERFETTO!
Rabbi Shneur Zalman di Liadi, Tanya, Capitoli 18-19. (Basato sugli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch)
La seguente lezione online tratta questo argomento mistico dell’anima.
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione su questo argomento:
Dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
Dal seguente link si possono sentire le 16 lezioni su questo ciclo di lezioni dell’anima:
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RIASSUNTO porzione KI TEZE
Nella parashà di Ki Tetzè sono presenti settantaquattro delle 613 mitzvòt della Torà. Tra esse sono incluse le norme sulla prigioniera di bell’aspetto; sui diritti ereditari del primogenito; sul figlio ostinato e ribelle; la sepoltura e dignità dei morti; la restituzione degli animali e delle cose perse dal prossimo; la regola che impone di mandar via dal nido la madre, prima di prendere i piccoli; il dovere di costruire una barriera di sicurezza intorno al tetto di ogni casa; i divieti relativi ai diversi tipi di piante o animali ibridi proibiti (kilàyim) e alla mescolanza di fili di materiali diversi, tessuti insieme (sha’atnèz).
Illustra, inoltre, le procedure giudiziarie e le sanzioni per l’adulterio, per lo stupro o la seduzione di una fanciulla non sposata e per un marito che accusa, falsamente, la propria moglie di infedeltà. Specifica coloro che non possono sposare una persona di discendenza ebraica: un mamzèr, un maschio di origine moabita o ammonita; un edomita o un egiziano di prima o di seconda generazione.
La parashà include anche le norme che disciplinano la purezza di un accampamento militare; il divieto di riconsegnare uno schiavo fuggitivo; il dovere di pagare un lavoratore puntualmente e di consentire a chiunque lavori per te – uomo o animale – di mangiare sul lavoro; il trattamento corretto di un debitore e il divieto di ricaricare interessi su un prestito; le norme riguardanti il divorzio (dalle quali derivano anche molte delle leggi sul matrimonio): a questo proposito si veda l’interessante approfondimento nella lezione on-line. La pena per la trasgressione di un divieto della Torà; e le procedure riguardanti yibbùm (matrimonio per levirato), di una vedova senza figli con il fratello del defunto; o khalitzà (rimozione della scarpa), nel caso in cui il cognato non voglia sposarla.

KI TETZE 5771 – LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO
3 opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono 3 tipi di matrimonio. Qual è il matrimonio ideale?

KI TETZE 5768 – UN’ANIMA SMARRITA + GUERRA CONTRO ISTINTO NEGATIVO
Il significato allusivo della vita: come affrontarla e il segreto per vincerla!

KI TETZE 5765 – IL RIMEDIO SPIRITUALE PER I MOMENTI DIFFICILI!
Come affrontare la vita, quando ci si trova troppo immersi nella materialità. La cura spirituale per bilanciare quesiti momenti ed evitare di smarrire la propria strada!

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SHOFETIM 5778 : 5 LEZIONI

Questo Shabbàt 18 Agosto 2018, 7 del mese di ELUL 5778 leggeremo la Parashà di Shofetìm.

PARASHÀ:
Deuteronomio 16,18 – 21,9

HAFTARÀ RITO ITALIANO:
1° Samuele 8,1-22

HAFTARÀ RITO Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti:
Isaia 51,12 – 52,12

SHOFETIM

SHOFETIM 5771 – ORGOGLIO E PREGIUDIZIO?
Come la discordia distrugge famiglie, comunità e nazioni.

SHOFETIM 5770 – POLITICA: PERCHE LA TORA PREFERISCE LA MONARCHIA ALL’ANARCHIA?
Da un racconto, apparentemente banale, di un viaggio in nave di Raban Gamliel e Rabbi Yehoshua impariamo il perché della monarchia.

SHOFETIM 5768 – DUE TIPI DI TESTIMONI
Il cielo, la Terra e Israel: testimoniano il Creatore, in modo diverso!

SHOFETIM 5765 – BUGIE POSITIVE E IL CONCETTO DI GIUSTIZIA
Il concetto di verità possiede due aspetti: la verità assoluta e quella relativa. Come cercare la verità assoluta?

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REE 5778 : 1 LEZIONE

Questo Shabbàt 11 Agosto 2018,  30 del mese di AV 5778 leggeremo la Parashà di Reè  e di Rosh Chòdesh

I° Sefer Deuteronomio 11: 26 – 16: 17

II° Sefer: Num 28, 9-15

Haftarà: Isaia 66, 1-24; 66, 23

REE

Shabbàt e domenica sarà Rosh Khodesh Elùl, l’ultimo mese dell’anno. Si tratta di un momento importante; infatti,  Elùl è il periodo dove la grazia divina è più presente. Non a caso, nel corso di questo mese, Moshé, dopo aver passato 40 giorni sulla montagna, ricevette la misericordia e il perdono di Ha-Shèm, per questa ragione i sefaraditi iniziano proprio dal mese Elùl a recitare le selihot.
In questo mese, occorre impegnarsi più del solito ad adempiere le mitzvòt,inoltre è bene abbondare in tzedakà che, insieme allo studio della Torà e alla preghiera, è uno dei tre pilastri che sorreggono il mondo. La tzedakà, infatti pervade di spiritualità la materia: avvicina le persone livellando le disuguaglianze economiche e, soprattutto, ci rende simili ad Ha-Shèm,poiché ci fa abbandonare il consueto ruolo di “chi riceve” e assumere quello di “chi dà”.
Approfittiamo di questo periodo per “esercitarci” in questa mitzvà! Mettiamo un bossolo nelle nostre case, in ufficio o in macchina; e insegniamo ai nostri figli a investire tempo e denaro a favore del prossimo.
Ti riporto un commento di grande insegnamento di vita ed equilibrio anima e corpo.
Un augurio di benedizione infinita e tanto successo.
Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it.

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Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

LIVELLI DELL’ANIMA
Al seguente link troverai il ciclo di 14 MEGA lezioni sui 5 livelli dell’anima in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2012/08/06/ciclo-di-lezioni-di-mistica-e-chassidut-i-due-livelli-dellanima/

Al seguente per scaricare direttamento sul cell la prima:
http://www.virtualyeshiva.it/files/07_05_28_khasidut_5livellianima_khaya1_volere_shavuot_matrimonio.mp3

CICLO DI LEZIONI DI MISTICA E KHASSIDUT:

I LIVELLI DELL’ANIMA

Hashem ha creato l’anima che è una parte di se stesso, qualcosa quindi di divino e l’ha suddivisa in cinque livelli:
néfesh, rùakh, neshamà, khayà, yekhidà.
Il livello più basso dell’anima è il livello di nefesh da cui derivano le energie di tutte le azioni fisiche: scrivere, parlare ecc.
Il secondo livello dal basso è quello di rùakh da cui viene fuori l’energia che genera i sentimenti: bontà, rigore, clemenza ecc.
Il terzo livello dell’anima è neshamà con cui si acquisisce la forza di riflettere, di usare l’intelletto. E’ importante porre l’accento sul fatto che il sentimento e l’intelletto appartengono a due distinti livelli dell’anima e che quest’ultimo è per sua natura, superiore al sentimento.
Continuando ancora lungo i sentieri dell’anima approdiamo ai suoi due ultimi livelli, sempre partendo dal basso, che sono: khayà e yekhidà. Il livello di khayà corrisponde al volere dell’anima, mentre il livello di yekhidà rappresenta l’apice e l’essenza dell’anima e corrisponde al piacere.

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Virtual Yeshiva non ha nessun finanziatore pubblico.
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La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Sangue e Anima

Nella parashà di questa settimana troviamo il divieto di cibarsi del sangue:
“Trattieniti però da mangiare il sangue, lo dovrai versare a terra come fai con l’acqua” (Devarim 12, 16)
E ancora:
“Trattieniti però dal mangiare il sangue perché il sangue è la vita (nefesh)…” (Devarim 12, 23)
Per quale motivo la Torà ci vieta di mangiare il sangue?
Proveremo a dare una risposta a questa domanda leggendo i versetti sopra riportati nella prospettiva della mistica ebraica.
Adamo è il nome del primo uomo che viene dall’ebraico ADAM. In realtà Adam non è solo il nome proprio del primo uomo, ma anche il nome comune di ogni uomo:
Questo parola racchiude l’essenza dell’essere umano composto di spirito e materia. A differenza degli animali l’uomo racchiude due opposti e ha la missione di equilibrarli, poiché in questo mondo siamo nel TIKKUN – dell’equilibrio.
La lingua ebraica è la lingua santa e ogni lettera racchiude un’energia che rappresenta l’essenza di ogni parola. Perciò la parola Adam, essere umano, è composta dalle lettere ebraiche che rappresentano la sua essenza: Alef, Dalet, Mem. Quindi la parola ADAM può essere divisa in due parti:
Alef, simboleggia la presenza divina, poiché Alef ha un valore numerico pari ad uno; come si dice nello Shemà Israel che “Hashem ekhad”, “Dio è Uno”. Mentre le altre due lettere Dalet-Mem significa “dam” – “sangue”, poiché queste due lettere rappresentano la parte “inferiore” dell’essere umano, la parte istintiva, “sanguigna”. Infatti l’uomo è composto da un’anima divina e dalla parte sanguina che rappresenta il corpo.
Non ha caso nei versi sopra riportati si mette in relazione il sangue con “nefesh”: ki hadam hu hanefesh – poiché il sangue è l’anima.
Nefesh in ebraico si può intendere sia persona che anima, in una prospettiva mistica rappresenta il livello più basso dell’anima, quello che gli esseri umani hanno in comune con gli animali. Nefesh può essere anche intesa come “l’anima animale”, poiché essa è la fonte dei nostri piaceri materiali.
Tuttavia è da essa che noi traiamo l’energia per muoverci, vivere e migliorare questo mondo. Quindi per impiegare al meglio la nostra nefesh, corpo fisico dobbiamo collegarla con la nostra parte spirituale per elevare la materia: da DAM – SANGUE alla Alef – Dio.
Il sangue rappresenta il massimo della materialità e dei piaceri come una bistecca fiorentina che è piena di sangue. Per questo la Torà pone il divieto di mangiare il sangue, poiché nutrendoci della materialità estrema noi degradiamo la ALEF nel DAM: un percorso opposto al TIKUN.
Quindi la vera essenza dell’essere umano è quella simboleggiata dalla parola Adam: l’equilibrio tra spirito e materia e l’unione fra i due.
In particolare nel mese di Elùl (che il capomese Rosh Khodesh è Shabbat e domenica) abbiamo la forza per collegare la nostra parte animale con quella più santa e vicina a Dio. Solo compiendo le mitzvòt riusciremmo a pervadere la materia di santità e così far “scendere” la grazia e misericordia divina sopra di no.
Come si ottiene l’equilibrio: TIKKUN
Questo concetto trova riscontro in un insegnamento del grande Baal Shem Tov che commenta il Salmo 34, 15 in maniera innovativa, ci avverte e consiglia di utilizzare al meglio, in questo mondo, il nostro Adam, Alef+nefesh:
סוּר מֵרָע וַעֲשֵׂה טוֹב בַּקֵּשׁ שָׁלוֹם וְרָדְפֵהוּ
Stai lontano dal male e fai il bene; cerca la pace e rincorrila
Ogni oggetto fisico, il cui uso è consentito, possiede elementi buoni e cattivi. L’elemento materiale è male, mentre la forza vitale Divina, che rende il fisico vivente, è Bene. La persona che utilizza l’oggetto fisico deve “stare lontano dal male”, non desiderando il piacere fisico, la materialità fine a se stessa, e “fare il bene”, cioè cercare la vitalità Divina che da vita a quell’oggetto. Chi sta lontano dal male (lato materiale) e fa il bene (lato spirituale), mette pace tra il fisico e la Forza Divina che lo anima, crea equilibrio TIKKUN tra materia e spirito e porta pace nel mondo.

REE 5770 – PERCHE’ L’EBRAISMO NON CREDE NEL CRISTIANESIMO?
Tredici secoli prima dello sua nascita, Moshè ammonisce il popolo sulla fede cristiana!

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EKEV 5778: 1 LEZIONE

Questo Shabbàt 4 Agosto 2018, 23 del mese di AV 5778 leggeremo la Parashà di Ekèv Deuteronomio 7: 12 – 11: 25
HAFTARÀ
Isaia 49: 14 – 51: 3.

Si annuncia Rosh Chòdesh

EKEV

EKEV 5770 – SANTITA: VALORE ASSOLUTO O DINAMICO?
Una discussione tra rabbi Yonatan un Samaritano e l’asinaio di rabbi Yonatan ci fa capire le divergenze di visioni del mondo!

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VAETKHANAN 5778 – COME EDUCARE I FIGLI CON SUCCESSO!

Questo Shabbàt 28 Agosto 5778, 16 del mese di AV 5778 leggeremo la Parashà di Vaetkhanàn
Deuteronomio 3: 23 – 7: 11

HAFTARÀ

Italiani: Isaia 40, 1-16

Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti: Isaia 40, 1-26

Shabbàt Nachamù.

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!
Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli ci da un grande insegnamento sull’educazione.

Alcuni Punti della Lezione:

1. Perché lo “Shema Israel” ordina di insegnare ai figli, proprio in mezzo alla descrizione di come si deve studiare la Torà?

2. Qual è la differenza tra veshinantam e ulmadtem, che vogliono dire entrambi insegnamento, ma nel primo brano dello Shema si usa il primo e nel secondo l’altro.

3. Perché la Torà ci comanda di insegnare solo ai nostri figli e non a tutti?

4. Perché il Maimonide ripete due volte la stessa regola che lo studio dei bambini non si può interrompere neanche per la costruzione del Santuario?

Riassunto.

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!” Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli ci da un grande insegnamento sull’educazione.

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Per effettuare il download della lezione AUDIO in ALTA qualità (anche sul cellulare) seguire quanto indicato sotto:

Per poter ascoltare la lezione, anche dal cellulare, attiva il pulsante di ascolto riportato sotto:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

in memoria di mio nonno Shlomo ben Hana Bekhor

Chi volesse dedicare una lezione mp3 alla memoria o in onore di un lieto evento, può contattarmi shlomo@mamash.it

Rav Shlomo Bekhor

 

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