SHEMOT 5772: 5 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 14 Gennaio, 19 del mese di Tevèt leggeremo la Parashà di Shemòt.

La Parashà di Shemòt è composta da 124 versetti.

La Parashà di Shemòt non contiene alcun precetto.

La Parashà di Shemòt tratta in sintesi i seguenti argomenti:

Il popolo ebraico conosce una crescita demografica vertiginosa che suscita l’astio e l’insofferenza del nuovo sovrano egizio. Questi, percependo il fenomeno come una seria minaccia per il paese, impone al popolo ebraico lavori forzati di estrema durezza, ordinando dapprima alle levatrici di uccidere ciascun neonato ebreo e in seguito di gettare tutti i neonati maschi nel Nilo.
Un levita (‘Amràm) genera il suo terzo figlio. Il bambino, che irradia una particolare santità, viene tenuto nascosto dalla madre per tre mesi; in seguito, essa lo pone in una cassetta di giunco e lo lascia nel Nilo. Lì viene trovato dalla figlia del faraone, che gli attribuisce il nome di Moshè e decide di allevarlo a corte.
Moshè, adulto, esce dal palazzo per vedere il suo popolo e assistere di persona alle sue sofferenze. Testimone della violenza perpetrata nei confronti di un fratello ebreo da parte di un egizio, Moshè uccide quest’ultimo e si trova costretto a fuggire a Midyàn. Qui sposa Tzipporà, figlia dell’illustre Yitrò, e diviene pastore nel gregge del suocero.
HaShèm appare a Moshè in un roveto ardente, comandandogli di recarsi a salvare il popolo. Moshè tenta in diversi modi di sottrarsi alla missione, ma invano: è lui il redentore scelto da D-o. HaShèm rivela a Moshè tre segni per farsi accettare dal popolo come guida e liberatore, egli promette che nei suoi incontri con Par’ò verrà accompagnato dal fratello Aharòn, che gli farà da portavoce. Moshè intraprende il viaggio per l’Egitto insieme alla moglie e ai due figli.
Insieme al fratello Aharòn, Moshè annuncia al popolo ebraico la prossima redenzione ed esso crede alle sue parole. In seguito Moshè si rivolge a Par’ò con la richiesta di liberare il popolo, ma il crudele sovrano, invece di obbedire al comando divino, inasprisce ulteriormente la schiavitù rendendola insostenibile. Moshè se ne lamenta con HaShèm.

Si legge l’Haftarà di Yesh’yà 27,6-13; 28,1-13; 29,22-23

MIDRASHIM

La Nascita di Moshè (Shemòt 2,2)
(a pagina 662 del volume Shemòt edizioni Mamash).

APPROFONDIMENTI KHASSIDICI

Il decreto di estinzione
(a pagina 704 del volume Shemòt edizioni Mamash).
Vita nel fiume
(a pagina 706 del volume Shemòt edizioni Mamash).
Moshè e Mashìakh
(a pagina 708 del volume Shemòt edizioni Mamash).

SHEMOT 5771 – CORAGGIO NEL CUORE DEL MALE!
ll valore di Batya =figlia di D-o.Questo nome le venne dato da Hashem, quando salvò Moshè. Come può la figlia del malvagio faraone diventare figlia di D-o. Il comportamento di Batya ci insegna come, di fronte alle avversità, non dobbiamo mai arrenderci, ma confidando in D-o, trovare le forze per andare avanti. Una piccola azione può sempre cambiare il mondo!

SHEMOT 5770 – PERCHE’ MOSHE NON VUOLE VEDERE LA GRANDE RIVELAZIONE DEL CESPUGLIO?
Il perché della sofferenza del popolo ebraico nell’esilio. Il cespuglio che brucia, ma non si consuma rappresenta tutte le generazioni future del popolo ebraico in esilio, le loro sofferenze e il loro riuscire a non piegarsi mai, a resistere di fronte a tutte le difficoltà. Moshè è disposto a non vedere la grande rivelazione, il fuoco indelebile del cespuglio e della presenza divina insita in essa, per non perdere la sensibilità verso il popolo ebraico, assurgendo con tale scelta al ruolo di futuro leader.

SHEMOT 5769 – COSTRUIRE CON LE PAROLE!
Le caratteristiche, gli attributi, le personalità non sono espresse dai nomi. Da un altro punto di vista il nome ha una forte valenza spirituale, costituendo un canale diretto con l’anima. Questi due concetti opposti si ritrovano nell’esilio, che rappresenta uno stato in cui la divinità è nascosta.

SHEMOT 5768 – IL RICORDO DI ESSERE STRANIERO IN ESILIO
La nascita della nazione di Israele ha inizio con il gesto salvifico di una donna pagana. L’importante missione data da D-o agli ebrei di combattere l’idolatria e il paganesimo, ha origine nella terra più impura, e dalla figlia del più grande idolatra, il faraone. Tutto ciò a dimostrare come il vero annullamento dell’idolatria viene dall’idolatria stessa.

SHEMOT 5767 – COME COSTRUIRE LA DIMORA DI D-O NEL MONDO
L’approcciarsi gentile del Faraone ha coinvolto, con parole morbide, gli ebrei nei lavori di produzione dei mattoni. Poi mano mano il sistema di lavoro è diventato più duro, distruggendoli psicologicamente, rendendoli schiavi. La missione in esilio del popolo ebraico è di elevare la materia, di trasformare la materia in santità, mostrando come le anche le cose che apparentemente sembrano distaccate dal Creatore, sono in realtà unite al divino. Nelle situazioni difficili, davanti al buio che ci circonda, l’unica risposta è di non subire gli ostacoli, ma scavalcare gli ostacoli, andando avanti.

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VAYEKHI 5772: BERESHIT: PERCHE’ CONCLUDERE IN NEGATIVO?

Approfondendo il collegamento tra l’inizio della Genesi e la fine emerge il significato profondo e interiore del primo libro della Torà e il collegamento con Shemot.

Alcuni punti della lezione:

1. Perché il libro di Bereshit si conclude negativamente che la bara di Yossef viene messa in Egitto?

2. In modo simile il libro di Shemòt (il libro dei “Nomi” in ebraico) inizia altresì negativamente ripetendo la stessa cosa?

3. Se la fine e l’inizio inglobano il concetto basilare del Libro della Genesi, quale nesso c’è tra l’inizio e la fine di Bereshìt?

4. Il primo commento di Rashì, il più grande commentatore della Torà, può farci capire il nesso tra la Creazione del mondo ed il diritto per Israel di acquisire la terra d’Israele, come? Molto semplicemente perché il Creatore del Mondo può dare e togliere la terra a chi vuole Lui, visto che l’intero pianeta di fatto è di Sua proprietà, confortato dal fatto che ne è il Creatore, ne può disporre a Suo piacimento!

5. Perché Israel ha bisogno di una terra MATERIALE visto che la sua missione è solo SPIRITUALE?

6. Due ragioni per la quale un popolo DEVE avere una terra comune. Di solito nel mondo per creare un legame tra le persone dello stesso paese ma per Israel per uno scopo ben superiore, QUALE?

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Rav Shlomo Bekhor

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VAYEKHI 5772: 6 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 7 Gennaio, 12 del mese di Tevèt leggeremo la Parashà di Vayekhì.

La Parashà Vayekhì di tratta in sintesi i seguenti argomenti:

Ya’akòv, sentendo prossima la morte, fa giurare a Yossèf di non seppellirlo in Egitto, bensì nel luogo in cui giacciono i suoi padri. Yossèf giura di fare secondo la volontà del padre.
Yossèf conduce i figli, Menashé ed Efràyim dal padre malato. Ya’akòv benedice prima Efràyim e poi Menashé, ponendo in maniera inconsueta la mano destra sul capo del secondogenito. Yossèf tenta di correggere il padre, il quale gli spiega il motivo del suo gesto.
Ya’akòv raduna tutti i suoi figli e benedice ciascuna tribù. In seguito dà disposizioni per la sua sepoltura, che dovrà avvenire nella grotta grande di Makhpelà, dove giacciono i suoi padri. Ya’akòv esala l’ultimo respiro.
Yossèf ordina che suo padre sia imbalsamato, rituale che richiede quaranta giorni. L’Egitto piange Ya’akòv per settanta giorni. Ottenuta l’autorizzazione del faraone, Yossèf parte con tutta la famiglia e i numerosi dignitari d’Egitto a seppellire il padre. Grandi esequie e lutto di una settimana.
Sepolto Ya’akòv, Yossèf e i fratelli ritornano in Egitto. I fratelli vedono ora la scomparsa del padre come l’opportunità per Yossèf di vendicarsi per il torto da loro subito in passato. Yossèf li rassicura e dice loro che il male da loro compiuto in passato è stato volto in bene da HaShèm.
Yossèf vive in tutto centodieci anni. Prima di morire ricorda ai fratelli che torneranno nella terra promessa da HaShèm ad Avrahàm e Yitzkhàk; li fa giurare che porteranno via le sue spoglie dall’Egitto. Viene imbalsamato e sepolto in Egitto.

Si legge l’Haftarà di Melakhìm I 2,1-12

MIDRASHIM

Ya’akòv Benedice Efràyim e Menashé (Bereshìt 48,8-14)
Midràsh Bereshìt Rabbà 96-97; Midràsh Tankhumà Vayekhì 8-9; Talmùd Berakhòt 20
(a pagina 677 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Gli Ultimi Giorni di Yossèf (Bereshìt 50,22-26)
Midràsh Bereshìt Rabbà 85-100,6; Midràsh Aggadà 50; Pirké Derabbì Eli’èzer 11-29; Talmùd Sotà 13; Talmùd Shabbàt 55
(a pagina 681 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

La Fine dei Tempi
(a pagina 752 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

VAYEKHI 5771 – EBRAISMO E FEMMINISMO SONO INCOMPATIBILI?
Nella benedizione di Yaakòv ai figli è celato un grande insegnamento per saper vivere l’esilio. Menashè e Efràyim: due modi per affrontare il nuovo mondo, con la nostalgia del passato o con la trasformazione del negativo in positivo.

VAYEKHI 5770 – SEME DELL’ETERNITA’
Il seme è l’elemento più speciale che l’uomo abbia, in quanto lo avvicina a D-o, essendo associato alla forza della creazione. Il seme è la parte più potente e più profonda: ne è l’essenza stessa dell’uomo. Pertanto non deve essere sprecato, e occorre saper riconoscerne il suo grande valore.

VAYEKHI 5769 – YAAKOV, IL PRIMO MALATO: UN BENE PER L’UMANITA’
L’importanza del tempo, il saperlo valorizzare. L’esempio degli Tzadikkim ci insegna come cercare di dare pieno compimento alle nostre vite. Il merito di essere seppelliti, quando si fa del bene ad un morto si fa un vero e profondo atto di bontà. Davanti ad una persona morta, è possibile vedere la realtà con maggiore veridicità, dare maggior valore alla vita, superando gli schermi di falsità e materialità che ci costruiamo nella vita quotidiana.

VAYEKHI 5768 – IL VALORE DI ESSERE SEPPELLITO IN TERRA SANTA
La missione di ogni persona nel mondo è legata al posto in cui è possibile fare qualcosa, poter apportare un miglioramento. Ognuno di noi che vive in un posto impuro ha il dovere di trasformarlo in un luogo di santità, tramite l’esempio di Yaakòv. La morte non deve spaventare. La Torà ci insegna come la nostra vita in questo mondo sia solo un passaggio, che deve insegnarci come poter valorizzare il posto impuro in cui viviamo, sapendolo trasformare in un luogo di santità.

VAYEKHI 5767 – LA FORZA SPIRITUALE DI YAAKOV
Yaakòv fa giurare a suo figlio Yossèf di essere seppellito in Israele. Il giuramento, non costituisce un atto di sfiducia, quanto un modo per rafforzare, con assoluta certezza, l’azione richiesta al figlio. La sua volontà di non restare legato all’Egitto, ma di riconoscere la propria funzione spirituale di essere al di sopra dell’esilio, per poter salvare i figli, riscattandoli dall’esilio. Viene analizzata la differenza spirituale di Yaakòv e Yossèf, in relazione all’esilio. Ogni anima, in funzione della propria specifica natura, ha un diverso livello spirituale di servizio verso D-o.

VAYEKHI 5766 – IL PRIMO PASSO PER LA SCHIAVITU’ IN EGITTO
Il disegno divino costruito per Yaakòv inizia con il dolore del distacco da Yossèf, in apparenza opposto alle richieste di Yaakòv di vivere serenamente, ma si rivela in seguito necessario per portare a compimento la sua missione di elevare l’Egitto e poter vivere felicemente gli ultimi sui 17 anni di vita. A sua volta la morte di Yaakòv rappresenta la prima tappa per la successiva schiavitù, in uno schema divino che prevede sin dall’inizio il riscatto del popolo ebraico. Quando si è in esilio dobbiamo stare uniti alle nostre origini e trovare la forza per elevare la materia impura che ci circonda.

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VAYIGGASH 5772: 5 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 31 Dicembre, 5 del mese di Tevèt leggeremo la Parashà di Vayiggàsh.

La Parashà di Vayiggàsh tratta in sintesi i seguenti argomenti:

Yehudà illustra a Yossèf la situazione del padre, per convincerlo di non farlo tornare a casa senza Binyamìm. Garante della vita di Binyamìm presso il padre, si offre a Yossèf come schiavo al posto del fratello.
Commosso dalle parole del fratello, Yossèf fà uscire tutti i presenti dalla stanza e si fà riconoscere dai fratelli. Egli chiede loro di non addolorarsi per ciò che gli avevano fatto, essendo stati semplicemente il mezzo per il compimento del proggetto divino. Yossèf chiede che il padre sia condotto in Egitto.
Il faraone invita la famiglia di Yossèf a trasferirsi in Egitto. Giunti a casa, raccontano l’accaduto al padre che, commosso, decide di partire per rivedere il figlio.
Durante il viaggio, Ya’akòv si ferma a Beèr Shèva, dove offre sacrifici a HaShèm. Visione notturna di Ya’akòv. HaShèm lo rassicura, promettendogli, la Sua protezione in Egitto. Inoltre Yossèf si prenderà cura di lui. Nomi dei figli di Ya’akòv e dei loro figli. Con i figli di Yossèf, i componenti della famiglia di Israèl in Egitto sono settanta.
Yossèf si reca personalmente a incontrare il padre in una scena commovente. Yossèf suggerisce alla famiglia di dire al faraone di essere pastori, per ottenere il permesso di stabilirsi nella regione di Gòshen.
Yossèf conduce cinque dei suoi fratelli al cospetto del faraone, i quali agffermano di essere pastori ed egli permette che si stabiliscano nel paese di Gòshen. Breve colloquio fra Ya’akòv e il faraone: Ya’akòv benedice Parò.
La carestia si aggrava e Yossèf raccoglie tutti gli averi del popolo, in denaro e bestiame, dando in cambio cibo a chi lo richiede. L’anno seguente Yossèf acquista per il faraone tutti i terreni d’Egitto, tranne quelli dei sacerdoti. Quindi ordina al popolo di seminare e sancisce una legge secondo la quale tutti dovranno dare al faraone un quinto del raccolto. Gli ebrei invece vivono a Gòshen dove acquisiscono grandi proprietà e si moltiplicano.

Si legge l’Haftarà di Yekhezeqèl 37,15-28

MIDRASHIM

Il Canto di Sérakh (Bereshìt 45,25-26)
Midràsh Bereshìt Rabbà 94; Sèfer Hayashàr
(a pagina 675 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Ya’akòv Parte per l’Egitto (Bereshìt 46,1-7)
Midràsh Bereshìt Rabbà 94; Sèfer Hayashàr
(a pagina 677 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

L’Eredità di Yossèf
(a pagina 749 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

VAYIGGASH 5771: COME VINCERE LA TRISTEZZA
Il comportamento di Yossèf verso i fratelli, la sua capacità di perdonare e far vincere l’amore sopra al rancore, diventa insegnamento per affrontare i momenti difficili, i problemi che incontriamo. La grande sensibilità che Yossèf dimostra verso il padre, la sua capacità di cogliere gli stati psicologici degli altri, ci guidano nel giusto comportamento, nel saper trovare l’equilibrio vincente nella vita! Non sono gli eventi a darci tristezza nella vita, ma il modo in cui noi li interpretiamo!

VAYIGGASH 5770: COME YOSSEF HA SISTEMATO LA SUA FAMIGLIA DISTRUTTA!
L’ìncontro e la pace riottenuta tra Yossèf e i suoi fratelli. La storia di Yossèf, nella rivelazione con i fratelli, presenta significati profondi sul percorso del pentimento, e grandi valori, molto attuali oggi, per “recuperare” l’unione della propria famiglia.

VAYIGGASH 5769: PIANGERE O NON PIANGERE?
L’esilio di Yossèf ci insegna l’importanza di utilizzare la condizione di esilio stessa come un utile stimolo per migliorare per cambiare per agire in modo propositivo. Come riconoscere in una condizione negativa gli aspetti positivi, individuando che tutto viene dall’Altissimo ad uno scopo.

VAYIGGASH 5768: DIASPORA NON E’ IL POSTO IDEALE PER VIVERE
L’esempio di Ya’akòv, felice di incontrare il figlio, ma addolorato per dover lasciare la propria terra. Anche se si hanno tutte le buone ragioni per andare in diaspora, comunque non deve essere una giustificazione e bisogna comunque essere addolorati di lasciare la propria terra. Si scopre qual è lo strumento per annullare l’esilio.

VAYIGGASH 5767: IL DOLORE DI LASCIARE ISRAELE
Ciascuno di noi si trova in un esilio spirituale e materiale. In ebraico, la parola “Egitto” significa anche “confine”, ma di fronte agli ostacoli, dobbiamo reagire sapendo che sono stati messi per renderci più forti. La storia di Yossèf e di suo padre Yaakòv ci porta grandi e profondi insegnamenti per riuscire a resistere nell’esilio.

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MIKKETZ 5772: REUVEN E I FRATELLI: PROCESSO DI COLPE?

Solo Reuvèn inizia il vero significato del pentimento che è valido solo se non è causato da un fattore esterno, bensì dal libero arbitrio, e se viene fatto in maniera convinta senza giustificazioni.

Alcuni punti della lezione:

1. Analizzando bene le parole di Reuvèn, che apparentemente scarica le colpe sui fratelli, cosa ci vuole trasmettere di più profondo?

2. Perché Reuvèn, quando si pente del aver spostato il letto di Bilhà, è il primo esempio di Teshuvà nella storia?

3. Perché solo la consapevolezza del peccato, essere amareggiati per il peccato commesso porta al perdono?

4. Il Maimonide nelle Halakhòt di Teshuvà introduce un concetto rivoluzionario, nel concetto di peccato e ralativo pentimento; il “libero arbitrio” di cui l’uomo è dotato, ovvero un uomo è libero di comportarsi male e quindi di peccare, anche il relativo pentimento quindi non deve essere provocato da un fattore esterno, bensì dalla volontà dell’uomo usando il libero arbitrio!

5. Da questo fondamentale concetto del Maimonide, possiamo meglio interpretare le parole di Reuvèn, perchè anche le eventuali conseguenze del peccato, o le punizioni, sono dei fattori esterni che possono influire in un pentimento non completo. Il vero pentimento deve nascere dal libero arbitrio umano, una scelta, una svolta nella nostra vita!

6. Per ottenere un pentimento completo, non dobbiamo aver o cercare delle giustificazioni su quanto abbiamo fatto, finché esistono delle scusanti non esiste un vero pentimento.

7. Collegamento tra libero arbitrio (MIKETZ, REUVEN E I FRATELLLI) e autosacrificio (KHANUKA).

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Rav Shlomo Bekhor

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KHANUKKA 5772

KHANUKKA

La festa di Khanukkà, che non è prescritta dalla Torà ma dal Talmùd (Shabbàt 21b), celebra un evento della storia ebraica verificatosi nel 165 a.e.v.: il re Antioco IV, che dominava su Eretz Israèl, cercò di imporre agli ebrei la cultura greca. Per costringerli ad abbandonare HaShèm e diventare idolatri, vietò l’osservanza di alcune importanti norme della Torà: lo Shabbàt, la milà e la celebrazione del Novilunio; giunse a porre degli idoli nel Santuario e a consacrare un altare del tempio a Zeus.
La situazione era molto pericolosa poiché il popolo ebraico rischiava di scomparire inghiottito dall’ellenismo; mentre alcuni si lasciarono assimilare, però, altri si ribellarono. Tra i capi della rivolta vi erano gli asmodei o maccabei, figli del Cohèn Gadòl Matithyhàu. Sotto la guida di Yehudà Maccabì, la rivolta raggiunse il culmine con la liberazione di Yerushalàyim e del Tempio dal dominio dello straniero; solo un miracolo permise ai “pochi” di sconfiggere l’esercito di Antioco. Il 25 di kislèv dell’anno 3622 (164 a.e.v.) i maccabei liberarono il Tempio di Yerushalàyim. Gli ebrei ripararono, pulirono e consacrarono nuovamente il Tempio al servizio divino. I sigilli apposti sulle scorte d’olio d’oliva puro erano stati rotti e, pertanto, resi impuri dagli invasori. Al momento di accendere la menorà, trovaro soltanto una piccola ampolla d’olio di oliva puro, chiusa con il sigillo del Sommo Sacerdote, che sarebbe bastata solo per un giorno. Miracolosamente l’olio durò otto giorni, il tempo necessario per preparare l’olio nuovo. In ricordo di questo miracolo i saggi istituirono la festa di Khanukkà. Per commemorare il miracolo, a partire dal 25 di kislèv, ogni sera per otto giorni si accendono i lumi di una lampada a otto braccia (più una centrale, detta shammàsh, “servitore della luce”) chiamata khanukkiyà.

SIGNIFICATO

Il termine Khanukkà significa inaugurazione e si riferisce all’inaugurazione del Bet Hamikhdàsh al tempo dei maccabei, ma la sua radice significa anche educazione: la rivolta non avrebbe potuto ottenere i suoi risultati senza una profonda preparazione del popolo ebraico a resistere agli allettamenti della cultura ellenistica dei selucidi ed a reagire contro i decreti che impedivano le mitzvòt.

Durante Khanukkà si recita la preghiera speciale di lode, Hallèl, cosa che non facciamo il giorno di Purìm. Perchè? Poiché a Khanukkà gli ebrei si liberarono completamente dall’opressore, mentre a Purìm, nonostante il miracolo e la salvezza, gli ebrei rimasero comunque esiliati in Persia.
Talmùd Meghillà 14a

COME SI FESTEGGIA

Il miracolo di Khanukkà trascende le leggi della natura: gli ebrei erano in minoranza, i greci in maggioranza; gli uni deboli, gli altri forti. Tuttavia, grazie all’intervento divino, si verificò un miracolo e gli ebrei vinsero. Per ricordare i miracoli di Khanukkà noi oggi festeggiamo in questo modo: accendiamo le candele della khanukkiyà ogni sera, partendo da una la prima sera fino ad arrivare a otto candele l’ottava sera e per fare ciò usiamo un nono lume, lo shammàsh. Riguardo alla khanukkiyà esistono diverse usanze: le famiglie ashkenazite usano accenderne una per ogni membro della famiglia, mentre quelle sefardite usano accendere un’unica khanukkiyà per tutta la famiglia. La cosa fondamentale è accendere i lumi nel proprio focolare domestico, perché è importante festeggiare in famiglia. Altri simboli legati a questa festa sono: il seviòn, una trottolina che ricorda quel tempo in cui ai bambini era vietato studiare la Torà (essi fingevano di giocare con le trottole mentre in realtà studiavano di nascosto), e le sufganiòt (ciambelle fritte), i dolci caratteristici della festa di Khanukkà che vanno fritte nell’olio, perché è appunto l’olio trovato nel kad (ampollina) il soggetto del miracolo di cui celebriamo il ricordo.
Oltre ad accendere le candele, si usa intonare diversi canti che parlano del kad, del seviòn e dei miracoli. Anche se non esiste una vera vera e propria tradizione nel fare i regali (come accade a purìm), in molte famiglie si usa distribuirli; alcuni elargiscono un piccolo dono ai figli ogni sera.
E’ molto importante far partecipare ai festeggiamenti tutti i bambini, ai quali si usa regalare un seviòn. Quelli più grandi, oltre a feseggiare, è bene che studino anche i temi relativi alla festa, perché è importante comprendere ilo significato di Khanukkà. C’è, infine, l’usanza di divulgare il miracolo festeggiando in un luogo pubblico insieme a tanta gente.

Ulteriori approfondimenti in merito, le regole, i giochi, i canti anche in versione traslitterata e molto altro ancora si possono trovare nel volume LEKHAYIM edito da Mamash a pagina 295.

MIKKETZ KHANUKKA 5772: STRANA DISCUSSIONE TRA REUVEN E I FRATELLI
Solo Reuvèn inizia il vero significato del pentimento che è valido solo se non è causato da un fattore esterno, bensì dal libero arbitrio, e se viene fatto in maniera convinta senza giustificazioni.

KHANUKKA – VAYESHEV 5771 – YEHUDA E TAMAR UN MATRIMONIO ETERNO TRA HASHEM E ISRAEL
Molte persone si considerano perfette, credono di non sbagliare mai! Secondo la Chassidut occorre imparare a fermarsi, cambiare pagina, avere un approccio diverso nella vita. Come arrivare a D-o? Ci sono tre strade: annullare il corpo, approcciarsi con lo spirito e la terza via, quella chassidica, di riconoscere il valore dello spirito, riportandolo nella materia, nella vita quotidiana. I più alti concetti se non arrivano in basso, significa che non sono sufficientemente elevati! Dalla vicende di Tamar e Yehudà, attraverso approfondimenti chassidici, per giungere ad analizzare il valore di Khanukkà.

KHANUKKA 5769: PERCHE’ KHANUKKA E’ DIVERSA DALLE ALTRE FESTE?
Durante Khanukkà si recita tante volte l’Hallèl completo. La gioia di tale festa è talmente alta da essere superiore a quella di Pèsach. La gemarà, nel trattato di Shabbat, chiede “Che cosa è Khanukkà?” Partendo dalle spiegazioni del Talmud, vengono esplorati i parallelismi con altre festività ebraiche, analizzando le origini, le storie e le regole della festa delle luci e dei miracoli!

KHANUKKA 5768: GUERRA SPIRITUALE CONTRO L’ANIMA EBRAICA
Come mai nel Al Hanissim non si accenna il miracolo dell’olio?
I due miracoli di Khanukka sono la vittoria della Guerra contro i greci, e il miracolo dell’olio che doveva durare 1 giorno e invece ? durato 8 giorni.
Questi due grandi miracoli caratterizzano la festa di Khanukka e i miracoli che noi lodiamo.

MIKKETZ 5766: IL MIRACOLO DI KHANUKKA
La grandezza di Yossèf sta nella comprensione che dietro i sogni si nasconde un messaggio da D-o, per poter salvare tutto il mondo! Infatti solo l’Egitto aveva il nutrimento sufficiente per salvare il mondo. Il faraone era così importante, a tal punto che i suoi sogni impattavano su tutto il mondo. I consigli di Yossèf sono il completamento stesso dei sogni. Il rapporto tra il miracolo di Khanukkà e il fare le mitzvot. L’unicità del popolo ebraico. Il legame tra Mikketz e khanukkà, il significato dei lumi e il miracolo di D-o. Il rapporto con D-o è come uno specchio, all’impegno divino per noi, dobbiamo rispondere con saper dare sempre il massimo per Lui!

VAYESHEV 5766: LE LUCI DI KHANUKKA
La festa di Khanukkà, la feste delle luci, ci ricorda diversi miracoli. Alle tante luci artificiali di questo periodo dell’anno, solo volte al consumismo, che ci portano al mondo materiale, si contrappongono le luci spirituali di Khanukkà. I greci volevano ellenizzare il mondo intero, ma hanno incontrato un popolo irrazionale, spirituale. Hanno provato a schiacciare gli ebrei, arrivando ad interrompere i servizi del santuario, ma gli eventi legati a Khanukkà, rappresentano proprio la vittoria della spiritualità contro la materia.

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MIKKETZ: 3 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 24 Dicembre, 28 del mese di Kislèv leggeremo la Parashà di Mikkètz.

La Parashà di Mikkètz tratta in sintesi i seguenti argomenti:

Due anni dopo che il capo del coppiere viene liberato dalla prigione, il faraone fa due sogni, di cui nessuno riesce a interpretare il messaggio.
Il coppiere si ricorda di Yossèf che, chiamato dalla prigione, riesce ad interpretare i sogni del faraone. Secondo Yossèf, sette anni di abbondanza saranno seguiti da sette anni di carestia che consumeranno la ricchezza dei primi. Yossèf, dunque, consiglia di nominare nel paese dei responsabili che conservino il raccolto degli anni abbondanti. Yossèf all’età di trent’anni viene nominato viceré dal faraone. Matrimonio tra Yossèf e Ossenàt; nascono due figli: Menashè ed Efràim. Gli anni d’abbondanza portano benessere e Yossèf immagazzina quantità innumerevoli di grano, ma gli anni di carestia sono molto duri; giungono persone da tutto il mondo in Egitto per acquistare il cibo delle riserve.
Ya’akòv manda i figli in Egitto a comprare il grano, tenendo a casa solo Binjamìn. Yossèf li riconosce, ma essi no; parla loro con durezza accusandoli di essere delle spie. Per ottenere il permesso di tornare in patria devono garantire di portare con sé il fratello minore nel successivo viaggio. I fratelli ricordano la vendita di Yossèf e se ne pentono. Yossèf lascia andare tutti tranne Shim’òn, dando loro cibo e rimettendo nei loro sacchi il denaro portato per acquistare il grano.
La carestia costringe i fratelli di Yossèf a tornare in Egitto. Solo dopo una lunga discussione con i figli e con la garanzia di Yehudà, Ya’akòv acconsente a lasciar partire Binjamìn. I fratelli si presentano a Yossèf per restituirgli il denaro ritrovato nei loro sacchi. Yossèf lo rifiuta, dicendo che si tratta di un dono di HaShèm. Yossèf si commuove alla vista di Binjamìn. I fratelli si fermano per un banchetto, dove Binjamìn gode di un trattamento di favore. Il sacco di ogni fratello viene riempito di cibo e sul fondo viene rimesso il denaro portato per comprare provviste. Per ordine dello stesso Yossèf, nel sacco di Binjamìn viene messa la particolare coppa. I fratelli vengono accusati di furto e Yossèf stabilisce che il proprietario del sacco in cui sarà ritrovata la coppa sarà fatto schiavo. La coppa è nella sacca di Binjamìn. Ritornati tutti da Yossèf, si prostrano a lui e si offrono come schiavi al posto del fratello minore. Yossèf, però, ripete che solo chi è stato trovato in possesso della coppa sarà punito.

Si legge l’Haftarà di Zekharià 2,14-4,7

MIDRASHIM

Tra Potere Terreno e Progetto Divino (Bereshìt 41,39-44)
Midràsh Haggadòl 50 e Bereshìt Rabbà 90
(a pagina 671 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Sette Anni di Abbondanza, Sette Anni di Carestia (Bereshìt 41,47-49)
Bereshìt Rabbà 90; Midràsh Haggadòl 41; Midràsh Haggadà 41
(a pagina 673 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

Tra un Sogno e l’Altro
(a pagina 742 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

L’Illusione dell’Esilio
(a pagina 746 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Di Madre in Figlio
(a pagina 747 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

MIKKETZ 5771 – SOGNI: DUE FACCE OPPOSTE DELLA STESSA MONETA
Il sogno è condizionato spesso dalla vita quotidiana e non necessariamente ha un valore reale. Il Talmud nel trattato Berachot dice: “Cosa significa un sogno?”. Il Talmud riporta che i sogni non hanno un riflesso reale nella vita, ne sono spesso una distorsione, ma al contempo certi sogni possono essere un messaggio dal Cielo e avere importanti conseguenze. Dalla vicenda di Yossèf, attraverso gli insegnamenti chassidici, viene approfondita l’ambivalenza dei sogni, arrivando a riconoscerne il lato negativo e quello positivo, l’analogia con l’esilio, con il mondo, e il significato del Tikkun.

MIKKETZ 5770 – SOSTANZA CONTRO BELLEZZA
I dettagli dei sogni di Yossèf. Un percorso ricco di insegnamenti talmudici e halachici, che ci portano ad analizzare il criterio delle priorità nella Torà e nella nostra vita: l’importanza dell’essenza profonda, della sostanza. La prevalenza della consistenza sulla superficialità e la bellezza. Anche i greci come gli egizi davano precedenza alla superficialita esteriore piuttosto che all’essenza, esattamente l’opposto rispetto all’ordine di priorita della Torah. Il valore di khanukkà, come vittoria della spiritualità sul materialismo.

MIKKETZ 5766 – IL MIRACOLO DI KHANUKKA
La grandezza di Yossèf sta nella comprensione che dietro i sogni si nasconde un messaggio da D-o, per poter salvare tutto il mondo! Infatti solo l’Egitto aveva il nutrimento sufficiente per salvare il mondo. Il faraone era così importante, a tal punto che i suoi sogni impattavano su tutto il mondo. I consigli di Yossèf sono il completamento stesso dei sogni. Il rapporto tra il miracolo di Khanukkà e il fare le mitzvot. L’unicità del popolo ebraico. Il legame tra Mikketz e khanukkà, il significato dei lumi e il miracolo di D-o. Il rapporto con D-o è come uno specchio, all’impegno divino per noi, dobbiamo rispondere con saper dare sempre il massimo per Lui!

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VAYESHEV 5772: COME VINCERE IL BUIO

La visione terrestre della vendita di Yossèf è ben diversa dalla visione Divina. Due tipi di riscatto e due letture opposte dello stesso evento.

Alcuni punti della lezione :

1.I fratelli gettano Yossèf in un pozzo in mezzo a serpenti e scorpioni, con l’intento di ucciderlo. Vedendo che non era morto, lo vendono a dei mercanti ismaeliti per venti gherà (pari a cinque shekalìm). Ciascuno dei fratelli guadagna quindi mezzo shèkel.

2.Da questo atto malvagio derivano due riscatti: il prezzo di Yossèf corrisponde al riscatto del primogenito; il guadagno di ciascun fratello corrisponde, invece, alla tassa annuale di mezzo shekèl da destinare ai sacrifici pubblici per espiare il peccato del vitello d’oro.

3.Come può un’azione negativa, come la “vendita” di Yossèf, essere legata a un atto positivo, come il riscatto che ogni primogenito deve corrispondere?

4.Perchè nel conteggio del Talmud Yerushàlmi si parla di dieci fratelli, mentre quelli attivi nella vendita furono nove?

5.La lezione analizza il significato profondo della visione terrena e di quella Divina.

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Spesso si abusa del principio del libero arbitrio per ottenere una falsa soddisfazione. In base a questo concetto biblico, ciascuno e libero di scegliere il proprio comportamento. Percio, quando ci viene fatto un torto – una truffa, un danno, oppure un consiglio negativo – ci sfoghiamo, accusando coloro che ci hanno fatto del male; lo consideriamo un’esclusiva conseguenza della scelta di chi l’ha fatto. E facile giustificare noi stessi accusando l’altro; la mente umana, del resto, trova scomodo vedere e accettare le proprie responsabilita. Se poi ci sentiamo giustificati da un concetto biblico, e ancora meglio.
In realta, il libero arbitrio di una persona non ha tutto questo “potere” di recare danno a qualcun altro: questa forza che D-o ci ha dato influisce solamente sulle nostre scelte.
Come dice il Tanya, libro che e alla base della conoscenza khassidica, se non fosse stato decretato dal Cielo che qualcosa potesse succedere a qualcuno, non sarebbe mai potuta accadere.
Ad esempio, capita che persone che vogliono con accanimento fare del male, non ci riescano; mentre in altri casi, succede di fare molto male a qualcun altro, involontariamente.
Troviamo una prova evidente di questo nel caso di Yossef: i fratelli riuscirono a nuocergli, non in virtu del loro libero arbitrio, ma perche tutto faceva gia parte del piano divino.
Come e scritto nello Zohar, cio accadde perche la famiglia di Ya’akov potesse trasferirsi in Egitto in maniera onorevole, non vi fossero, cioe, portati come schiavi bensi come parenti stretti del vicere. Questo non e tutto, esiste anche un aspetto mistico della discesa di Yossef in Egitto.

in memoria di mio nonno Shlomo ben Hana Bekhor

Chi volesse dedicare una lezione mp3 alla memoria o in onore di un lieto evento, può contattarmi shlomo@mamash.it

Rav Shlomo Bekhor

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VAYESHEV: 5 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 17 Dicembre, 21 del mese di Kislèv leggeremo la Parashà di Vayèshev.

La Parashà di Vayèshev tratta in sintesi i seguenti argomenti:
Gelosia dei fratelli nei confronti di Yossèf, accentuata dalla tunica variopinta regalatagli da Ya’akòv e dai suoi sogni. Yossèf sogna di legare covoni coi fratelli e che il suo covone si erge al di sopra di quelli dei fratelli che si inchinano al suo; sogna anche che il sole, la luna e le undici stelle si prostrano a lui.
Su richiesta del padre, Yossèf raggiunge i fratelli al pascolo. Essi gli tendono una trappola per ucciderlo. Reuvèn, li invita a gettarlo in un pozzo, senza aggredirlo direttamente, con l’intenzione di tornare dopo per salvarlo. Al passaggio di alcuni mercanti ismaeliti, i fratelli decidono di venderlo, quindi portano a Ya’akòv la tunica di Yossèf, intinta nel sangue di un capretto perchè creda che il figlio sia stato divorato da un animale feroce. Grande dolore di Ya’akòv.
Yehudà e Tamàr. Dopo aver lasciato la casa paterna Yehudà si sposa e ha tre figli. Il primo, Er, sposa Tamàr e muore. Il secondo, Onàn, sposa la vedova del fratello e muore. Yehudà indugia a far compiere il levirato al terzo figlio, Shelà; Tamàr vedendo con la profezia che i re di Israele discenderanno dall’unione tra lei e Yehudà, interviene mascherandosi per unirsi a lui. Dall’unione nascono due gemelli, Pèrez e Zèrakh: il primo sarà progenitore di Davìd e Mashìakh.
Yossèf viene condotto in Egitto dove lo acquista Potifàr, ministro del faraone. Tutto ciò di cui Yossèf si occupava era benedetto e coronato dal successo. La moglie di Potifàr si invaghisce di lui e cerca di sedurlo. Rifiutata, la donna accusa Yossèf di aver tentato di possederla ed egli viene imprigionato.
Yossèf, ritrovatosi in prigione con il coppiere e il panettiere del faraone, interpreta i loro sogni: il panettiere sarà messo a morte, mentre il coppiere tornerà alla sua posizione.
Così infatti avviene. Yossèf chiede al coppiere di ricordarsi di lui quando tornerà al suo lavoro, ma questi se ne dimenticherà.

Si legge l’Haftarà di Amòs 2,6 3,8

MIDRASHIM

Il Peso della Predilezione (Bereshìt 37,3)
Midràsh Bereshìt Rabbà 84
(a pagina 665 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Yehudà e Tamàr (Bereshìt 38,11-19)
Midràsh Bereshìt Rabbà 85,2
(a pagina 667 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

Fra Stelle e Covoni
(a pagina 736 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Legando Covoni
(a pagina 740 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Lottare o Convivere
(a pagina 741 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

VAYESHEV 5771: YEHUDA E TAMAR UN MATRIMONIO ETERNO TRA HASHEM E ISRAEL
La Chassidut ha portato nel mondo luce e vitalità, per fare rivivere quanto è già presente, senza aggiungere nulla di nuovo! L’arrivo del Baal Shem Tov ha rivoluzionato il mondo ebraico e il rapporto con il divino. Il numero otto rappresenta una dimensione infinita e superiore alla natura, coincide con l’era messianica, come gli otto giorni di khanukkà. Un percorso unico e ricco di approfondimenti chassidici che ci porta a scoprire il legame profondo e mistico tra questa Parashà e la festa di Khanukkà.

VAYESHEV 5770: ESISTE CON HASHEM UN RAPPORTO NEUTRALE?
Il pozzo di Yossèf, vuoto ma pieno di serpenti e scorpioni, è paragonabile al cervello di una persona che, senza parole di Torà, si riempe di cose negative, chi si stacca da D-o entra nell’idolatria. Da questo insegnamento si può comprendere il parallelismo con l’educazione del figlio, se essa manca quest’ultimo non crescerà neutrale. Lo studio della Torà, che è di natura trascendentale, richiede l’annullamento. L’umiltà è la base dello studio.

VAYESHEV 5769: COME SI PUO ESSERE FELICI IN PRIGIONE!
Khanukkà e Purim feste simili ma al contempo molto diverse. Una spirituale, l’altra materiale, miztvòt diverse, collegate alle origini stesse trascendentali delle due festività. La prigionia di Yossèf assume un grande valore, non tornando a casa, dimostrando come nella vita tutto viene dall’Altissimo. Ogni fatto della vita ha un significato. Yossèf non cede alla tristezza, resta positiva, la felicità è in ogni momento una nostra scelta. Essere positivi porta bene a noi e al mondo intero! Solo con la positività si può innalzare questo mondo!

VAYESHEV 5767: DUE TIPI DI SUCCESSO SOVRANNATURALE
Un padre deve comportarsi sempre in maniera equilibrata verso i figli. Pur di dimostrare il valore e il rispetto dei genitori, un figlio può mettere in pericolo la propria vita, proprio come Yossèf. L’assenza della Torà nella nostra vita porta il male. Da questi esempi emergono approfondimenti etici e morali.

VAYESHEV 5766 – LE LUCI DI KHANUKKA
La spiritualità insita nella festa di Khanukkà, segna la vittoria ebraica dell’anima sulla materia. Il legame con la storia di Tamar, attraverso gli insegnamenti della chassidut, ci portano ad approfondire il messaggio di Khanukà, la forza di illuminare e trasformare il buio in luce. Niente può ostacolare la luce di Khanukkà.

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VAYISHLAKH 5772: COME VINCERE LA RECESSIONE

Rigore e misericordia due approcci opposti ma in realtà complementari. Quando si uniscono i contrasti si rivela una luce infinita e una benedizione senza limiti.

Alcuni punti della lezione :

1. Rashì seleziona due Midrashim sulla parashà di Vayishlàkh, nei quali Ya’akòv assume due comportamenti apparentemente contrastanti. Due commenti relativi allo stesso versetto, anche se sembrano uno l’opposto dell’altro, sono necessariamente complementari.

2. L’Admur Hazaken, ovvero l’Alter Rebbe, il 19 di Kislev, subito dopo essere stato scarcerato, scrisse una famosa lettera nella quale, oltre a ringraziare D-o per la ritrovata libertà, citò il versetto “ki bemaklì ecc.”(Bereshìt 32,11), comunicando un messaggio mistico molto profondo attreaverso sette lettere.

3. Negli scritti del gande maestro Shelah ha-Kadosh Rabbì Yeshaià Horowitz, troviamo il significato di queste sette lettere. Che attinenza hanno con Ya’akòv?

4. Nonostante i suoi meriti e una promessa diretta di HaShem, Ya’akòv chiede umilmente la
misericordia di HaShem!

5. L’importanza del rigore e della misericordia sono i fondamenti per una preghiera ideale.

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Rav Shlomo Bekhor

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