NASSO 5779 : 3 LEZIONI

Questo Shabbàt 15 Giugno 2019, 12 del mese di SIVAN 5779 leggeremo la Parashà di Nassò Numeri 4: 21 – 7: 89
HAFTARÀ
Giudici 13: 2-25.

B”H
abbiamo appena ricevuto di nuovo la Torà a Shavuòt.
Abbiamo appena rinnovato il nostro patto con Hashem di studiare la Torà che è il nostro unico manuale di vita che contiente tutto.
Il primo compito è di studiare la Parashà della settimana (NASSO) che è la parashà più lunga di tutta la Torà con la bellezza di ben 176 versi valore numerico di LEOLAM – PER SEMPRE. Questo allude che sia la Torà scritta che quella orale sono eterne.
Con grande gioia e lode a Dio,
mando il link di NASSO la seconda parashà del IV libro della Torà.
Siamo prossimi a pubblicare il prossimo volume della Torà commentata e illustrata (terzo libro di questa collana pubblicato da Mamash) che è il IV volume della Torà di BEMIDBAR – NUMERI.
Si consiglia di stampare le 64 pagine in pdf per poterlo studiare di Shabbat. (Ideale stampare 2 pagine in una foglio A4 fronte e retro per cui saranno solo 16 pagine).
L’opera è quasi pronta, ha solo bisogno di un aiuto per lo sprint finale nel frattempo manderemo i pdf settimanalmente BH.
Si possono comprare delle copie in anteprima o fare una dedica in memoria di un proprio caro.
Ognuno può sostenere questo importante e oneroso progetto, attraverso un piccolo contributo, o acquisendo qualche copia in anteprima.
Questo è un grande merito per compiere una grandissima mizvà, partecipando al più grande progetto di cultura ebraica in italiano.
(per scaricare cliccare con il mouse destro dal seguente link:
www.virtualyeshiva.it/files/kodesh/Nasso_Y08.pdf)
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Dalla benedizione dei cohanim impariamo una cosa molto importante. Quando i cohanim benedicevano il popolo allora loro venivano benedetti da Hashem. In altre parole quando si benedici gli altri allora si è degni di benedizione. Quando si aiuta il prossimo si è degni di essere aiutati. Più si aiuta il prossima e più si è degni di essere aiutati.
gli argomenti principali della parashà sono:
1. Censimento di due delle tre famiglie della tribù di Levì e i loro compiti.
2. Hashem comanda di far uscire dall’accampamento i lebbrosi, coloro che avevano avuto una perdita e coloro che erano impuri a causa del contatto con un morto.
3. Leggi concernenti l’espiazione del peccato di chi ruba o giura il falso.
4. Leggi concernenti il caso della donna sospettata di tradimento (ishà sotà): dovrà portare un sacrificio e poi bere dell’acqua in cui verrà messa una pergamena su cui verrà scritto il Nome di Hashem; se colpevole morirà, altrimenti verrà “risarcita” con grande benedizione.
5. Leggi concernenti il nazireo.
6. Benedizione dei cohanìm.
7. Inaugurazione del Tabernacolo, a cui fa seguito l’elenco dettagliato delle offerte dei capi tribù di Israèl.
Riguardo la benedizione dei cohanìm che leggiamo questa settimana troviamo tre frasi. Riporto sotto un commento su ognuna di queste frasi.
Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

NUOVA LEZIONE VIDEO PARASHA DI NASSO
PRIMO CHE È SECONDO, SECONDO CHE DOVREBBE ESSERE PRIMO!

Cosa è l’Essenza di Israel e la sua Missione? Perché ci chiamano il popolo del Libro?

Una storia IMPERDIBILE con Harry Truman
33º presidente degli Stati Uniti, ci rivela degli INCREDIBILI retroscena sulla votazione all’ONU nel 1948 a favore della formazione dello stato di Israele.

youtube link: https://youtu.be/QusiHCAv-S4
https://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10157169629750540

NASSO
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione sulla nostra parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2009/06/04/nasso-5769-armonia-espulsione-frustrazione/

dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/09_06_04_nasso5769_kehat_ghershon_merari_piubasso_mapiualto.mp3

ARMONIA, ESPULSIONE, FRUSTRAZIONE!

3 Famiglie Levitiche, 3 Periodi Storici, 3 Tipi di Anime

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Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/06/13/nasso-5772-3-lezioni/

È TUTTO CALCOLATO!

Recarono i loro sacrifici al cospetto di Hashèm, sei carri coperti… (Bemidbàr 7, 3)
Il primo giorno di Nissàn, dell’anno 2449, la presenza divina tornò a risiedere in questo mondo, grazie alla costruzione del Tabernacolo (prima del futuro Santuario).
I capi tribù portarono tutte le offerte necessarie, per questa inaugurazione, donando dei sacrifici molto particolari, con un profondo significato cabalistico.
Tuttavia, nel terzo versetto del settimo capitolo impariamo che i 12 capi tribù, portarono solo SEIcarrozze, una carrozza ogni due capi tribù:
“Recarono i loro sacrifici al cospetto di Hashèm, sei carri coperti”.
I capi tribù offrono le carrozze per trasportare gli oggetti del Tabernacolo, ma solo mezza per ognuno. Questo è molto strano, perché il Tabernacolo è un luogo ricco e santo, come mai loro offrono solo mezza carrozza ciascuno?
Questo per insegnare che nel Tabernacolo (e quindi nel mondo che è irradiato dalla luce del Santuario), tutto ha un uso e una funzione precisa e non esiste nessuno spreco. Quindi, le carrozze non dovevano essere enormi, perché sarebbero state inutili, ma dovevano essere ESATTAMENTE secondo il bisogno. Questo ci ricorda che tutto ciò che è creato ha una sua utilità specifica. Ogni attimo dell’esistenza deve far risplendere, sia le nostre vite, sia il mondo intero, pertanto ogni oggetto che ci è stato dato deve essere utilizzato per migliorare questo mondo e riempirlo di luce…
“Fra tutto ciò che Hashèm ha creato in questo mondo, non ha creato nulla di inutile” (Talmùd Shabbàt 77b), o come dice l’ultima Mishnà delle Massime dei Padri (cap VI): “tutto ciò che ha creato Hashèm nel mondo è solo per glorificare il suo Santo Nome…”.
Questo principio si esprime anche nel contesto del Tabernacolo, dove i sei carri donati dai capitribù erano il minimo necessario per il trasporto delle componenti del Tabernacolo, garantendo che nessuna parte dei veicoli rimanesse vuota e inutilizzata.
Ciò, insegna l’importanza di utilizzare al massimo ogni cosa esistente al mondo, a partendo dai propri talenti e facoltà, per realizzare lo scopo per cui Hashèm ci ha creati così, ossia per osservare le mitzvòt nel modo migliore, colmare della presenza di Hashèm, anche le azioni più ordinarie e diffondere la luce dell’ebraismo al mondo intero. Analogamente, impiegando debitamente il proprio tempo, l’uomo ricorda sempre di essere stato creato per servire il suo Creatore (fine di Talmùd Kiddushìn) e presta attenzione a non sprecare neppure un attimo della vita e usare ogni energia al meglio senza sprechi.
(da Likuté Sikhòt vol XXVIII ESTRATTO DAL NUOVO VOLUME della Torà in italiano)

 

 

NASSO

Numeri 4,21-7,89
Il censimento dei Figli d’Israele termina con il conteggio degli appartenenti alla tribù di Levi in età compresa tra i 30 e i 50 anni, che trasportano il Tabernacolo.
D-o comunica le leggi riguardanti la sotà, la donna sospettata di adulterio dal marito. Vengono anche date le leggi che riguardano il nazireo, una persona che in seguito ad un voto si astiene dal bere vino, non si taglia mai i capelli e non può venire in contatto con un morto. Aharòn e i suoi discendenti, i kohanìm, vengono istruiti sul come benedire il Popolo d’Israele.

NASSO 5769 – ARMONIA, ESPULSIONE, FRUSTRAZIONE!
3 Famiglie Levitiche, 3 Periodi Storici, 3 Tipi di Anime

NASSO 5766 – TESHUVA: SENTIMENTO AGGIUNTO O INTRINSECO?
Come fare una giusta Teshuvà!

NASSO 5765 – SUCCESSO NEL LAVORO, GRAZIA E PACE + SHAVUOT
Una riflessione sulla Benedizione dei Kohanim e il perché Shavuot dura due giorni?

Pubblicato in Nasso, Parashot | 1 commento

BEMIDBAR e SHAVUOT 5779: 10 LEZIONI

Questo Shabbàt 8 Giugno 2019, 5 del mese di Sivàn 5779

Vigilia di Shavu’òt

49° giorno dell’Omer leggeremo la Parashà di Bemidbàr

Numeri 1: 1 – 4: 20

HAFTARÀ Osea 2: 1-22,

Pirqè Avot 6° capitolo

e Yom Rishon Domenica 9 Giugno 2019, 6 del mese di Sivàn 5779 Shavu’òt 1° giorno leggeremo la Parashà: 1° Séfer: Esodo 19: 1 – 20: 26 2° Séfer: Numeri 28: 26-31

HAFTARÀ Ezechiele 1,1-28;3,12

e Yom Shenì Lunedì 10 Giugno 2019, 7 del mese di Sivàn 5779 Shavu’òt 2° giorno leggeremo la Parashà: 1° Séfer: Deuteronomio 15: 19 – 16: 17 2° Séfer: Numeri 28: 26-31

HAFTARÀ Abacucco 3,1-19 (It.)
Ab. 2,20-3,19 (Sp.)

Qualche anno fa, ho letto con grande stupore una notizia apparsa sul sito Yediòt Ahronòt: in Corea del Sud il Talmùd è diventato un libro obbligatorio in tutte le case. I coreani hanno spiegato che questa decisione è legata al fatto che, secondo loro, gli ebrei possiedono un’intelligenza particolare e sperano, attraverso lo studio del Talmùd, di poter diventare anche loro dei geni.
I coreani hanno davvero scoperto uno dei nostri segreti? È questa la vera ragione per la quale numerosi Premi Nobel sono ebrei? Certamente si! Lo dice chiaramente la Torà: Poiché la Torà è la vostra intelligenza davanti ai popoli (Devarìm 4, 6).
Il momento ideale per riflettere su questo argomento è Shavu’òt, che celebriamo questa sera, ricevendo di nuovo la Torà, come se fossimo ai piedi del Monte Sinày.
Come ci sono arrivati i sud coreani, questa festa è l’occasione giusta per prenderne coscienza anche noi.
Talvolta i gioielli più preziosi sono in casa, sotto i nostri occhi, e noi li cerchiamo altrove: l’erba del vicino è sempre più verde!
Diventiamo anche noi Coreani e studiamo un po’ di Torà e Talmud ogni giorno!!!
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Domenica mattina il primo giorno di Shavuòt dobbiamo tutti sentire i 10 comandamenti anche i bambini.
Perché i Dieci Comandamenti sono scritti al singolare?
Da una parte sono indirizzati al popolo ebraico come collettività, poiché se solo un ebreo non fosse stato presente sul Monte Sinai, la Torà non sarebbe stata data.
Dall’altra, essi sono indirizzati a ogni ebreo, come individuo, indipendentemente dagli altri. Ogni singolo ebreo ricevette la Torà in modo unico, personale secondo i suoi bisogni spirituali e psicologici.
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Il Rebbe di Lubavitch, prima di Shavuòt, augura sempre “kabalàt ha-Torà be-simchà u be-pnimiùt” – affinché ognuno ricevesse la Torà con gioia e ispirazione dal più profondo si sé.
Quando qualcosa ci influisce nella pnimiùt, la dimensione più profonda di noi stessi, essa tocca il nostro cuore. Non possiamo fare una cosa pensando ad un’altra. Ogni cosa deve essere fatta con tutto il cuore e con sincerità.
Con l’augurio di ricevere la Torà “be-simchà u-be-pnimiùt”! Amèn.

Riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

BEMIDBAR

HaShem istruisce di fare un censimento delle dodici tribù d’Israele mentre sono nel deserto. Moshè conta 603,550 uomini in età di leva tra i 20 e i 60 anni; la tribù di Levì invece viene contata separatamente e include 22,300 maschi da un mese in poi. I Leviti dovranno fare servizio nel Tabernacolo al posto dei primogeniti che sono esclusi dal servizio a causa del peccato del Vitello d’Oro. I 273 primogeniti che non hanno un Levita per rimpiazzarli sono tenuti a pagare un riscatto di cinque shekel per riscattare se stessi.
Quando il popolo leva le tende i tre clan dei Leviti smontano e trasportano il Santuario per poi rimontarlo nel centro del prossimo accampamento. In seguito essi erigono le loro tende intorno ad esso, quelli del gruppo di Kehàt, che trasportano sulle loro spalle l’arca, la menorà ecc coperti con i loro rivestimenti speciali si accampavano a sud; quelli del gruppo di Ghershòn che si occupavano delle tappezzerie e delle coperture del tetto, ad ovest e le famiglie di Merarì, che trasportavano i pannelli delle mure ed i pilastri a nord. Moshè, Aharòn e i suoi figli si accampavano davanti all’entrata del Tabernacolo, ad est.
Oltre al cerchio dei Leviti, le dodici tribù si accampavano in gruppi di quattro che includevano tre tribù. Tale formazione veniva mantenuta durante i viaggi. Ciascuna tribù aveva il proprio nassì (leader) e la propria bandiera con il colore e l’insegna della tribù.

BAMIDBAR 5769 – DUE INGREDIENTI PER PRESERVARE L’EBRAISMO!

Il Significato delle 2 Coperture degli Oggetti del Santuario

BAMIDBAR 5766 – COME ESSERE PRONTI PER RICEVERE LA TORA!

Nel Pirkè Avot viene indicata la strada per studiare e ricevere con pienezza la Torà: il distacco dall’eccesso di materialità! La via dei Chassid!

BAMIDBAR 5765 – DALLA PRIMA ALL’ULTIMA RETTIFICAZIONE!

Si può anticipare l’ultima Redenzione? Può l’Era Messianica giungere in qualsiasi momento?

SHAVUOT

Le lezioni su Shavuot si possono trovare sul link sotto:
http://www.virtualyeshiva.it/2006/05/28/yom-tora-5766-fare-la-differenza/

Alcune delle lezioni su Shavuot imperdibili sono:
SHAVUOT 5770 – IL GIORNO IN CUI NON È SUCCESSO NIENTE, MA È SUCCESSO TUTTO!!!
Delle volte le più grandi preparazioni si fanno in silenzio.

http://www.virtualyeshiva.it/2011/05/03/emor-5771-3-matrimoni-pecora-toro-e-gemelli/

http://www.virtualyeshiva.it/2009/05/27/shavuot-5769-shavuot-vince-sotto/

http://www.virtualyeshiva.it/2006/05/28/yom-tora-5766-fare-la-differenza/

Durante la festa di Shavuot c’è la tradizione di leggere la Meghillà di Rut (Libro degli Agiografi). Come Shavuot rappresenta un momento di grande amore, tra HaShem e gli ebrei, nello stesso modo la meghillà di Rut narra un gesto d’amore altrettanto importante. Una vicenda dai profondi significati, studiata dalla mistica ebraica.

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap I – Seconda lezione – LOT YEHUDA BOAZ: TRE UOMINI UN ANIMA

L’anima che ritorna in questo mondo per rettificarsi ha un evoluzione progressiva e si completa sempre di più da un ciclo all’altro.

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap II – Terza lezione – SOLI NELLA NOTTE!!!

Un atto altamente immorale, si rettifica solo per mezzo di una profonda moralità.

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap. IV – Quarta lezione – GUARDARE OLTRE IL CORPO!

Un grandissimo insegnamento di vita ci fa capire quali sono gli elementi significativi per avere un matrimonio di successo!

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap.IV – Quinta lezione – LA SPADA NELLA ROCCIA!

Il divieto di convertirsi all’ebraismo vale solo per i moabiti o anche per le donne?

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap.IV – Sesta lezione – PERCHE DAVID ERA CONSIDERATO UN FIGLIO ILLEGALE?

Il dubbio sulla identità di Rut si trascina per diverse generazioni fino a suo nipote Ishay che lascia ma non lascia sua moglie!

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap.IV – Settima lezione – MEGLIO RAZIONALE O SPONTANEO?

Le caratteristiche fondamentali per essere un monarca, per essere un redentore!

SHAVUOT 5771 – Meghilla di Rut cap.IV – Ottava lezione – PERCHE’ LE ANIME PIU’ ALTE CADONO NEI POSTI PIU’ BASSI?

Il segreto della rimozione della scarpa di Boaz.

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BEKHUKOTAY 5779 – MANGIARE DURANTE IL LAVORO!

B’H’ Questo Shabbat כז       27 IYAR 5779   1° Giugno 2019

leggeremo la PARASHÀ di Bechukkotài Lev 26:3 – 27:34
HAFTARÀ
Italiani: Ez 34:1-15

Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti: Ger 16:19 – 17:14

Si annuncia Rosh Chòdesh

Il dovere della ricompensa allo schiavo, lavoratore e socio in questo mondo e non solo nel mondo futuro.

Che possa esserci sempre vera armonia e pace tra di noi.
La Torà ci dice che la base della pace, sia in casa che tra marito e moglie, sono i lumi di Shabbàt. Facciamo attenzione ad accendere sempre i lumi in casa: anche se per caso la moglie non li accende oppure è via, il marito ha comunque l’obbligo di accenderli.
Nella porzione settimanale di Torà, D-o dice: “Porterò pace in terra”.
Si racconta di due uomini che percorrevano la solita strada verso il tempio per pregare. Appena arrivarono al piccolo edificio, con sgomento, trovarono che il sentiero che conduceva alla porta era infangato e fradicio.
Il primo uomo, il cui nome era Shalòm, pensò: “Non ha senso se ci sporchiamo entrambi, uno di noi due dovrebbe salire sulle spalle dell’altro, in modo che uno possa rimanere pulito”.
L’amico, Israèl, accettò subito la splendida idea.
Rimase un solo problema da risolvere: chi sarebbe stato il fortunato a salire sull’altro? Insieme decisero che chi avrebbe portato una prova migliore, tratta da un verso biblico, si sarebbe seduto sulle spalle dell’altro.
Shalom disse: «È semplice. La Torà cita la frase Shalòm al Israèl, che letteralmente significa “Pace su Israele”, ma qui può significare “Shalòm sopra Israèl”, quindi salirò io sulle tue spalle». Israèl si lamentò, riluttante, e Shalom gli salì sulle sue spalle.
Dopo alcuni passi, Israèl improvvisamente gettò Shalòm a terra, nel fango. «Dovrei salire io su di te: è scritto nella Torà venatatì shalòm ba’aretz che letteralmente significa “porterò pace in terra”, ma qui può significare “metterò Shalòm a terra” quindi salirò io sulle tue spalle”. Così entrambi arrivarono al tempio, sudici, senza aver risolto la loro lite.
Uno costruisce, l’altro distrugge. Alla fine nessuno vince e ciascuno s’insozza nel tragitto.
(continua sotto)
Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

SEFIRAT HAOMER 
GIORNO 42°

Quarantaduesimo giorno dell’Omer
Oggi sono sei settimane
Malkhùt in Yessòd -– Nobiltà nell’Unione
27 di Iyar – Venerdì sera e Shabbat 4 giugno
Quarantaduesimo giorno dell’Omer
6 settimane
MALKHÙT in YESSÒD -– DIGNITÀ nel UNIONE
27 di Iyar – venerdì sera, 31 Maggio
42° giorno: stasera, concludendo la sesta settimana, abbiamo l’opportunità di terminare la “costruzione” del sesto piano del nostro palazzo dei sentimenti, facendo illuminare l’attributo della Dignità nell’Unione.
Yessòd – Unità permette di creare legami forti con altre persone e ci “costringe” a confrontarci con altri punti di vista.
Malkhùt – Dignità dona la capacità di comunicare, organizzare, comandare e avere autostima. Tutte qualità che, necessariamente, si devono coniugare alla fiducia e dignità verso noi stessi e verso gli altri.
Intercludere Malkhùt in Yessòd, significa creare un’unione profonda che nasce da un sentimento di completezza e nobiltà.
Un vero legame non può essere costruito solo con spirito di sacrificio, come se fosse un “dovere”. Non occorre che i partner arrivino al punto di annullare le loro caratteristiche personali. Occorre, invece creare un’unione di due metà (complementare) e non la sottomissione di una sull’altra. Un rapporto, per essere regale, deve fondarsi sulla stima reciproca.
A priori, inoltre, è necessario avere una propria identità e stima di se stessi per poter trovare e costruire un legame.
Un altro aspetto del 42° giorno è la comunicazione nell’unione. Una delle maggiori difficoltà nei rapporti personali è la mancanza di dialogo. Specificatamente i matrimoni (yessòd), sono i legami dove è più necessario colloquiare (malkhùt).
Una bellissima storia del Rebbe può aiutarci a capire:
una ragazza americana, con problemi di autostima, non riusciva a trovare la sua anima gemella e ogni tentativo svaniva subito. Dopo essersi consultata con diversi psicologi, arrivò dal Rebbe che le diede dei consigli: “ritrova fiducia in te stessa e porta da mangiare alle tue compagne di studio, durante i pasti; comportati a livello di azione in maniera socievole, anche se la tua natura è assai introversa”.
Nonostante ella fosse dubbiosa dell’utilità di questi consigli, li mise in atto e presto si rese conto che sentimenti più socievoli, iniziavano a crescere dentro di lei. Questo, le diede molta sicurezza e dopo pochi mesi la ragazza trovò la sua dolce metà…
Negli anni sessanta la psicologia sviluppa un nuovo studio che l’azione influisce sui sentimenti. Gli psicologi, credevano che la ragazza avesse dei blocchi psichici legati a traumi passati, ma in realtà lei era solo chiusa in se stessa e aveva bisogno di avere più autostima e comunicare con le persone che aveva attorno (malkhùt). Di solito questo parte dall’alto al basso ovvero dal cervello all’azione, ma in alcuni casi può funzionare al contrario
Occorre acquisire una propria regalità e un atteggiamento nobile (malkhùt) da offrire in un rapporto coniugale (yessòd). Solo così possiamo, trovare e costruire delle relazioni solide e dignitose (malkhùt in yessòd) e senza sentimenti di vittimismo.
Riflessione:
I rapporti con il prossimo, sono influenzati da un mio senso di inferiorità?
Esercizio:
quando torniamo a casa la sera, anche se siamo stanchi, e abbiamo qualcosa che ci preoccupa parliamone con nostra moglie. Sicuramente lei saprà darci un consiglio disinteressato e giusto. Tramite il dialogo (malkhùt) e la stima che dimostriamo a nostra moglie, rafforzeremo l’unità coniugale (yessòd) che è la base della benedizione divina.

 

GIORNO 43°

Quarantatreesimo giorno dell’Omer
6 settimane e 1 giorno
KHÈSSED in MALKHÙT -– BENEVOLENZA nella REGALITÀ
28 di Iyar – sabato sera 1 Giugno
43° giorno: da stasera, iniziamo l’ultima settimana dove abbiamo l’opportunità di illuminare la Benevolenza nella Regalità.
Malkhùt è l’ultima delle sette Sefiròt, la sintesi delle sei precedenti. Malkhùt, nella molteplicità delle sue caratteristiche, è caratterizzata dalle qualità della comunicazione, organizzazione, comando e autostima. Tutte doti che, necessariamente, si devono coniugare alla valorizzazione della propria dignità (regalità) e di quella altrui.
Khèssed è l’attributo dell’amore che ci spinge a dare agli altri, sempre e comunque. Un sentimento appassionato che trascende ogni considerazione razionale e obbiettiva.
Intercludere Khèssed in Malkhùt, significa coniugare le capacità di leadership e di organizzazione con l’amore.
Un Malkhùt non equilibrato con Khèssed è privo di vitalità ed entusiasmo. Ad esempio chi comunica senza carisma non ottiene successo. Come è scritto: le parole (malkhùt) che escono veramente dal cuore con sentimento caloroso (khèssed), entrano nel cuore di chi ascolta.
Una storia del Rebbe può illuminarci:
in una città del Belgio, un giovane Israeliano, lontano dai suoi genitori e dai suoi insegnanti, cercava di riempire il senso di vuoto che sentiva dentro. Il giovane non sapeva niente di ebraismo e, un giorno, fece la conoscenza con una ragazza non Ebrea del posto. Tre anni dopo, i due decisero di sposarsi. Poco prima del matrimonio, il ragazzo disse alla sua fidanzata che avrebbe voluto consultarsi con un rabbino.
Dopo alcuni tentativi, il giovane parlò con rav Shabtai Slavatitzky (Anversa) che gli propose di andare dal Rebbe. Non molto tempo dopo, il giovane si trovò davanti al Rebbe per chiedere il suo consiglio.
Il Rebbe lo guardò amorevolmente e, con un grande sorriso, gli disse: “Ti invidio!” Prima che il giovane potesse aprire bocca, il Rebbe gli spiegò: “Quando un Ebreo è posto davanti a una prova e la sostiene, la prova si trasforma per lui in una scala, sulla quale egli può salire per arrivare a livelli più elevati! Io non ho avuto una prova come quella che hai tu. Una prova come questa è certo difficile, ma è importante cogliere il momento per salire!” Il Rebbe disse poi, ‘brakhà vehazlakhà’ (benedizione e successo) e il giovane si ritrovò, un attimo dopo, fuori dall’edificio.
Egli era sconcertato. Cercò di fare mente locale, su quello che aveva appena sentito e visto. Il Rebbe gli aveva dato un’impressione fortissima di amore, gli aveva inspirato un’enorme forza e coraggio e gli aveva detto quello di cui aveva bisogno di sentire. A quel punto il giovane decise con fermezza di lasciare la sua ragazza.
Ogni parola (malkhùt) del Rebbe, salva qualcuno, poiché sono parole accompagnate da un’immensa dolcezza e da un verace sentimento d’amore (khèssed). Il Rebbe riesce a guidare la nostra generazione con affetto e carisma (khèssed in malkhùt) comunicando il valore della DIGNITÀ al suo interlocutore.
Riflessione:
quando offro un consiglio a qualcuno lo faccio con passione e calore?
Esercizio:
nel rapporto con i figli tendiamo a essere autoritari. Spesso comunichiamo con ordini freddi, per paura che non ci rispettino. Proviamo a mostrare anche la parte amorevole di noi (khèssed), quando esercitiamo la nostra autorità di genitore (malkhùt).
Solo dando amore (amore) ai nostri figli gli aiutiamo a costruire la loro autostima (malkhùt).
BEKHUKOTAI
Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3
http://www.virtualyeshiva.it/2011/05/18/bekhukkotay-5771-mangiare-durante-il-lavoro/
dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_05_18_bekhukotay5771_ricompensa_servo_lavoratore_socio.mp3

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http://www.virtualyeshiva.it/2012/05/13/behar-bekhukotay-5772-7-lezioni/

“SHALOM NELLA TERRA”
Nella porzione settimanale di Torà, D-o dice: “Porterò pace in terra”.

(continua da sopra) 
Spesso ci troviamo nella stessa situazione: due parti in questione, ognuna delle quali cerca di imporsi sull’altra, spesso usando la Torà per rafforzare la propria posizione. “Te l’avevo detto di tenere la mano del bimbo e tu l’hai lasciato, per questo è caduto e si è fatto male” urla il marito alla moglie.
Questo comportamento serve solo a discolparsi e pulirsi la coscienza ma non è costruttivo. Quando un individuo è immerso nel suo io, non analizza le situazioni in maniera obiettiva e costruttiva, bensì cerca il modo di discolparsi, di sentirsi a posto, ecc. E così si cerca sempre di incolpare il prossimo per qualcosa che forse nemmeno noi siamo stati in grado di fare, dedicandoci a noi stessi anziché al problema.
Questa è soprattutto la lezione che impariamo dal periodo dell’Omer, in cui sono morti i 24.000 discepoli di Rabbì Akivà. Il Talmùd afferma che la causa della loro morte è stata quella di non rispettarsi a vicenda: nonostante il loro alto livello nello studio della Torà, i talmidìm erano così convinti ognuno della propria opinione che misero solo se stessi al centro di tutto.

Il titolo della parashà, Bechucotài, significa “se seguirete le Mie leggi”. La parola Bechucotài deriva dalla radice “chòk”, che significa legge. Ma può anche derivare dalla parola “chakikà”, inciso.
Delle parole scritte su carta, anche se sono una cosa unica con la carta stessa, tuttavia rimangono due entità separate. Delle parole incise su pietra, invece, diventano parte integrante della pietra stessa.
La Torà spiega che quando facciamo in modo che il nostro ebraismo sia “inciso” in noi, lo studio e l’osservanza delle mitzvòt diventano parte di noi stessi e non sono un’entità separata – questo è proprio lo scopo finale dell’osservanza della Torà!

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BEHAR 5779 – SUPERNATURALE NEL NATURALE

B’H’ Questo Shabbat 20 IYAR  5779, 25 Maggio 2019 leggeremo la Parashà di Behàr Sinài Lev 25:1 – 26:2

HAFTARÀ
Italiani: Ger 16:19 – 17:14
Sefarditi/Ashkenaziti: Ger 32:6-27

4° Pirke Avot

Anno Sabbatico: precetto e simbolo centrale!

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EMOR 5779 : 5 LEZIONI

Questo Shabbàt 18 maggio 2019, 13 del mese di Iyàr 5779 leggeremo la Parashà di Emor Levitico 21: 1 – 24: 23.

HAFTARÀ
Ezechiele 44: 15-31

3° Pirke Avot

Il periodo dell’Omer rappresenta l’impazienza di ricevere la Torà, come un prigioniero che aspetta con desiderio di conoscere la sua sposa per 49 giorni. Perciò durante questi 49 giorni ognuno di noi ha il potere e la forza di lavorare su se stesso, elevando la sua anima per mezzo dei 49 attributi che sono innati in noi ed essere pronto così a ricevere la sua sposa il giorno di Shavuot.
Domani leggiamo nella Torà proprio la mitzvà dell’offerta del’Omer e l’ordine di contare i giorni tra Pessakh e Shavuot.
Contare in ebraico vuole dire anche illuminare i giorni ovvero illuminare i nostri 49 attributi.
Questa settimana ho fatto una lezione sulla sefira dell’Omer molto interessante che si può sentire al seguente link:
Qui sotto trovi quella di stasera e domani sera.
Ogni giorno pubblico il significato della sefirà di quel giorno da raffinare su Facebook. Qui un post di questa settimana molto interessante:
C’è VITA su MARTE?
O c’è VITA intellignte sulla TERRA?

Una VITA ben spesa, LUNGA è!
Leonardo Da Vinci

Se vuoi ricevere anche gli altri direttamente posso mandare anche via email o Whatsapp.
Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà.
Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor
EMOR
Al seguente link trovi la lezione sulla nostra parashà di EMOR molto interessante in formato mp3:
dal seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: 

MORTE, HANDICAP, PROBLEMI PSICHICI, STRESS ECONOMICO, INSICUREZZA!

Come le 5 festività ci illuminano nelle 5 grandi sfide della vita!

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Per sentire le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/05/13/emor-5772-6-lezioni/

SEFIRAT HAOMER: 28° giorno
Ventottesimo giorno dell’Omer
4 settimane
MALKHÙT in NÈTZAKH – REGALITÀ nella DETERMINAZIONE
13 di Iyar – venerdì sera 17 Maggio
28°giorno: questa sera Hashèm ci dota la capacità di innalzare l’ultimo aspetto di Nètzakh, la Regalità nella Determinazione.
Nètzakh è l’attributo che ci consente di perseverare e vincere le sfide della vita.
Malkhùt è la capacità di comunicare, organizzare e comandare. Tutte doti che si devono coniugare alla fiducia e dignità verso noi stessi e verso gli altri.
L’unione di queste due Sefiròt rende capaci di perseverare in modo organizzato e comunicativo: il più grande progetto, se non organizzato bene e promosso con il giusto marketing, non riceve il successo che merita. In negativo la spinta di Nètzakh può renderci eccessivamente impetuosi, nel perseguire un progetto, e quindi poco organizzati.
Inoltre Malkhùt in Nètzakh consente di perseverare con autostima, e quindi di capire il proprio ruolo nel mondo senza farsi intimidire dalle difficoltà.
Un’esemplare Regalità nella Perseveranza, la possiamo trovare nella figura stessa del mio Maestro il Rebbe di Lubàvitch:
il Rebbe, Menachem Mendel Schneerson, il settimo leader della dinastia Chabad, è uno dei più grandi leader che il popolo ebraico abbia avuto negli ultimi secoli.
Lui è riuscito a coniugare eccezionali doti di leadership, capacità di comunicazione e di organizzazione, fondando istituzioni chassidiche a fini educativi, sociali e culturali. Inoltre, sotto la sua guida, sono sorte centinaia di scuole e centri di Torà, in ogni parte del mondo e migliaia discepoli sono stati inviati come emissari.
QUESTI RISULTATI NON FURONO CERTO REGALATI! Fin dall’inizio le idee “profetiche” e controcorrente del Rebbe furono osteggiate e derise da molti. Grazie alla sua tenace convinzione (nètzakh) di agire per una missione divina, che trascendeva la sua volontà e i suoi bisogni, il Rebbe, piano piano, ma costantemente, convinse e acquistò sempre più la stima degli scettici in tutto il mondo (malkhùt in nètzakh). Centinaia di migliaia di fedeli e milioni di simpatizzanti, lo consideravano e tutt’ora lo considerano, come “il Rebbe”: l’uomo responsabile di aver risvegliato la coscienza e la consapevolezza dell’Ebraismo, dopo l’inferno della Shoà.
Una forte autostima, la capacità di comunicare e il rispetto per la dignità degli altri (malkhùt), sono qualità fondamentali per superare ogni ostacolo con successo (nètzakh).
Riflessione:
nonostante la vita mi porti a correre molto riesco a rimanere consapevole del mio ruolo nel mondo e non perdere la mia dignità? Riesco a coniugare nel lavoro tenacia con una buona organizzazione?
Esercizio:
perseguire con determinazione (nètzakh) i bisogni familiari, ma senza comunicare con la dolce metà, vuole dire mancare di Regalità (malkhùt). Nel 28° attributo scopriamo la forza di vincere le nostre sfide con comunicatività (malkhùt in nètzakh).

SEFIRAT HAOMER: 29° giorno

Ventinovesimo giorno dell’Omer
4 settimane e 1 giorno
KHESSÈD in HOD – BENEVOLENZA nell’UMILTÀ
14 di Iyar – sabato sera 18 Maggio
29° giorno: stasera iniziamo la costruzione del QUINTO piano del “palazzo” della nostra formazione. Da stasera abbiamo la facoltà di illuminare la prima faccia dell’Umiltà che è la Bontà.
Questa è la settimana di HOD – SPLENDORE che cade sempre in occasione di due ricorrenze: la festa di Pèssakh Shenì (la luce di Pessakh in forma elevata) e nell’anniversario di Rabbi Mèir baal hanes (il nome Meir significa luce).
Hod, letteralmente “Splendore” rappresenta l’attributo dell’umiltà: solo chi è umile davanti ad Hashèm, può riflettere il Suo vero splendore e quello dell’anima.
Hod significa anche ringraziamento inteso come lehodòt – ringraziare (essere grati): essere riconoscenti ad Hashèm per tutto quello che abbiamo; in quanto tutto ciò che possediamo non ci appartiene realmente.
Tramite questa Sefirà ci svuotiamo del nostro ego e creiamo lo spazio per far scendere in noi la grazia divina che permette di uscire dalle limitazioni umane.
Khèssed è l’attributo dell’Amore, Passione che ci spinge a dare, sempre e comunque, poiché si considera i desideri del prossimo, come se fossero i nostri.
Con Khèssed in Hod, impariamo a mettere al servizio dell’umiltà l’entusiasmo dell’Amore. Questo permette alla nostra umiltà di proiettarsi all’esterno con vitalità.
Un’umiltà sana non deve demoralizzare, bensì portare amore e gioia. L’umiltà che manca dell’amore è spenta.
Una storia talmudica può aiutarci a capire meglio:
Prima della distruzione del secondo tempio, viveva un grande Tzaddik chiamato El’azàr ish birta che era molto, ma molto povero! Era conosciuto da tutti per due grandi qualità: l’umiltà e la benevolenza verso il prossimo. Un giorno la moglie dello Tzaddik gli dice, perentoriamente, che la loro unica figlia doveva sposarsi e che serviva urgentemente la dote per il matrimonio.
L’uomo non si scompose, prese una piccola borsa, con i pochi risparmi, e andò al mercato della città. Lì scorse gli addetti alla tzedakà che cercavano, in tutti i modi, di non farsi vedere da lui, poiché sapevano che lo Tzaddik era tanto povero quanto generoso, ma oramai era troppo tardi!
Elazar in un attimo fu davanti a loro e gli chiese per quale giusta causa raccogliessero i soldi. Essi risposero che era per il matrimonio di due orfani. Lui allora disse: “Giuro su Dio che questa cosa è più importante del matrimonio di mia figlia!”. Detto fatto, prese tutta la borsa dei soldi e la diede ai responsabili.
Per non tornare a mani vuote il povero Tzaddik continuò comunque il suo giro al mercato e comprò qualche chicco di grano. Arrivato a casa, mise questi pochi chicchi nel suo piccolo deposito per il grano, completamente vuoto. L’indomani la figlia, con il viso pieno di gioia, corse a ringraziare il padre per tutto quel grano. Miracolosamente, durante la notte, il deposito del grano strabordò tanto da non riuscire ad aprire la porta.
Lo Tzaddik guardò sua figlia con affetto e gli diede un grande insegnamento di Umiltà: “prendi solo la parte minimale che ti serve il resto spetta ai poveri, poiché è detto che una persona retta non deve trarre vantaggi da un miracolo!”.
Il grande Tzaddik, nonostante la sua umile povertà (hod), agiva senza paura verso i bisognosi e con amore dava in tzedakà quel poco che possedeva (khèssed). Conscio del fatto che tutto ciò che abbiamo in realtà appartiene a Dio, era umile nel farsi tramite dell’amore di Hashèm per il bene della società (khèssed in hod).
Riflessione:
la mia umiltà permette di amare di più, oppure mi inibisce e blocca?
Esercizio:
siamo sempre disposti a metterci da parte e ci facciamo piccoli, quando dobbiamo aiutare un amico, poiché siamo consapevoli che tutto in fondo viene da Dio. Tuttavia, annullando eccessivamente noi stessi, appariamo agli occhi degli altri, come freddi e indecisi. Riempiamo la nostra umiltà con un amore caldo e vitale, facciamo si che la generosità (khèssed) trasformi la nostra umiltà (hod) in una protagonista, per noi e il prossimo.

La porzione di Torà di Emor (Levitico 21:1–24:23) si apre con le leggi speciali relative ai Kohanim (“sacerdoti”), il Kohen Gadol (“Sommo Sacerdote”), e il servizio nel Tempio: un Kohen non può diventare ritualmente impuro attraverso il contatto con un corpo morto, salvo nel caso della morte di un parente stretto; un Kohen non può sposare una donna divorziata; un Kohen Gadol può sposare solo una vergine. Un Kohen con una deformità fisica non può servire nel tempio santo, né un animale deforme può essere portato in offerta.
Un neonato di vitello, agnello o capretto deve essere lasciato con sua madre per sette giorni prima di poterlo portare in offerta; non si può macellare un animale e la sua discendenza lo stesso giorno.
La seconda parte di Emor elenca le principali ricorrenze festive del calendario ebraico: lo Shabbat settimanale, la settimana di Pessakh, l’offerta del primo raccolto d’orzo da portare nel secondo giorno di Pessakh e l’inizio del conteggio dei 49 giorni dell’Omer che culmina con la festa di Shavuot nel 50° giorno, il digiuno del 10 di Tevet e Sukkot.
La parashà prosegue con la descrizione dell’illuminazione della menorah nel Tempio, e l’offerta settimanale del pane (hapanim lechem).
Emor si conclude presentando il caso di un uomo giustiziato per blasfemia, e descrivendo le sanzioni per l’omicidio o la distruzione della proprietà altrui (rimborso monetario).

EMOR 5771 – 3 MATRIMONI: PECORA, TORO E GEMELLI
Il segreto per creare la pace tra le varie culture

EMOR 5770 – LA MELA NON CADE LONTANO DALL’ALBERO!
Qual è il sistema sul quale si basa il mondo?

EMOR 5769 – MORTE, HANDICAP, PROBLEMI PSICHICI, STRESS ECONOMICO, INSICUREZZA!
Come le 5 festività ci illuminano nelle 5 grandi sfide della vita!

EMOR 5765 – LE FESTE EBRAICHE E I 49 GIORNI DELL’OMER
Le festività ebraiche, lo Shabbat, il conteggio dell’Omer e il Pirkè Avot.

Emor 5766 – 2006 – COSA PERDONA IL KIPPUR?
La parasha di questa settimana ci parla di tutte le feste che scandiscono il calendario ebraico. Nel parlarci delle feste ci ricorda alcune delle loro caratteristiche.
Ecco quindi che a Kippur si può chiedere ad Hashem di perdonarci le colpe che abbiamo commesso nell’osservanza dei suoi precetti, ma non possiamo aspettarci da lui il perdono per le i torti verso i nostri simili. Solo il colpito dal torto pu? perdonare.

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KEDOSHIM 5779: TRE LEZIONI

Questo Shabbàt 11 Maggio 2019, 6 del mese di IYÀR 5779  leggeremo la Parashà di Kedoshim     Lev 19:1 – 20:27

HAFTARÀ
Italiani: Ez 20:1-10
Sefarditi: Ez 20:2-20
Ashkenaziti: Amos 9:7-15

La parashà di questa settimana ci insegna: ama il tuo prossimo come te stesso.

La seguente parabola ci aiuterà a comprendere meglio questa lezione.

Durante la lezione di Chumash il maestro notò con la coda dell’occhio una calma conversazione che si stava svolgendo in fondo alla classe.
«Mi presteresti il temperamatite?» Shmuel sussurrò a Dany, mostrandogli la punta rotta della sua matita.
Dany scosse la testa facendo capire di no. Dany era uno degli allievi migliori della classe. «Questa non è la prima volta che Dany mostra la mancanza di ahavat Israèl», pensò il maestro dentro di sè. «Devo aiutarlo a lavorare sulle sue middòt – attributi». «Chi si offre volontario a spiegare il prossimo verso?» l’insegnante domandò alla classe. Dany alzò subito la mano. «Vai avanti, Dany». Dany tradusse il pasuk parola per parola. «Cosa ci insegna la Torà in questo pasuk?» domandò il maestro. Dany ripetè la sua spiegazione. «Dany» disse il maestro, «tu mi hai tradotto e spiegato le parole del verso, ma cosa ci vuole trasmettere la Torà in questo pasuk?» Dany rimase perplesso. «Non è quello che ho appena detto?» insistette. «No» disse dolcemente il maestro. «Hai tradotto le parole, ma non hai spiegato cosa ci vuole insegnare la Torà. Il pasuk significa “Presta una matita al tuo compagno. Mostragli ahavàt Israèl”. «Ma questo cosa ha a che fare con questo pasuk?» sbottò Dany. «Tutto!» rispose il maestro. «Hillel ci insegna: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. Questa è tutta la Torà. Il resto sono solo commenti». Ogni pasuk della Torà allora ci insegna di fare ahavàt Israèl. Nella parashà di Kedoshìm leggiamo “Veahavta Lerèacha Kamocha”. Lo Zohar ci racconta che Am Israèl, la Torà e Hashem sono come tre anelli concatenati. Se uno dei tre viene rafforzato, l’intera struttura diventa più forte.
Quando un ebreo mostra ahavàt Israèl, il suo legame con la Torà diventa più forte di prima, come insegna Hillel, “Ama le creature di Hashem e avvicinale alla Torà”. Allo stesso modo, studiare la Torà ci porta a fare più ahavàt Israèl. E sia la ahavàt Israèl e sia lo studio della Torà ci portano vicino ad Hashem.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà.

Sotto trovi il significato del conteggio dell’omer di questa sera e di domani sera.
Si può ricevere ogni sera il significato della sefirà.

Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

KEDOSHIM
Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà con il link a scaricare il file audio:
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MANTENERE L’IDENTITA’ INTERIORE

DURANTE MOMENTI STRESSANTI!

La logica del concetto “mechubar lo batil”: se il frutto è attaccato all’albero non si annulla?

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La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per sentire le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/05/09/tre-lezioni-su-kedoshim/

SEFIRAT HAOMER: 21° giorno (venerdì sera)
Ventunesimo giorno dell’Omer
Settimo  giorno della terza settimana
Malkut in Tifèret – Regalità nella Compassione
6 di Iyar – Venerdì sera e Sabato 10 Maggio
21° giorno: questa sera abbiamo il dono di perfezionare la Regalità nella Compassione che è l’ultima sfaccettatura della terza sefirà di Tifèret, il pilastro centrale dei sentimenti. Con questo 21° attributo completiamo la costruzione del “terzo piano del palazzo sentimentale”.
Tifèret è l’attributo che ci permette di provare compassione per i problemi e i bisogni dell’altro.
Malkhùt – Regalità è la capacità di coltivare la propria dignità e comprendere e rispettare quella degli altri (sefirà che verrà più spiegata nell’ultima settimana dell’omer “settimo piano”).
L’interclusione di Malkhùt in Tifèret migliora la qualità della Compassione. Tramite la Regalità di Malkhùt possiamo valorizzare la nostra dignità e quella di chi riceve supporto e comprensione (tifèret), sotto due duplici aspetti:
il primo ci insegna che SOLO chi è in grado di provare rispetto per se stesso diventa un keli – recipiente per la compassione; SOLO chi rispetta il proprio onore può rispettare anche quello degli altri; SOLO chi possiede entrambi questi requisiti riesce a esercitare una COMPASSIONE COMPLETA.
Il secondo aspetto, del 21° giorno, ci insegna come le persone oggetto della compassione altrui, ricevono sollievo SOLO se hanno la percezione e di essere ascoltati e aiutati da persone mature e adulte. Riuscire a offrire un’AUTOREVOLE COMPASSIONE, senza che il donatore annulli la propria personalità, può aiutare efficacemente il prossimo!
Una storia può illuminarci questo concetto:
Un giorno un grande Tzaddik, il Khafetz Khayim, andò a trovare per lo Shabbat un ebreo molto ricco, con una grande casa; famoso per la tavola del venerdì sera sempre piena di cibo, vino e di ogni ben di Dio. L’uomo era oltremodo felice di avere come ospite il grande maestro e già pregustava, in cuor suo, il fantastico Kidùsh che avrebbe celebrato. Quanti discorsi sulla santa Torà, quali incredibili aneddoti avrebbe rivelato lo Tzaddik!
Al calare della sera, la tavola era pronta e apparecchiata, gli uomini si sedettero e con loro vi era una donna, madre di due figli, addetta a servire la cena di Shabbat. Il grande Tzaddik, nello stupore generale, esordì dicendo: “Forza sbrighiamoci, facciamo in fretta!”. Iniziò il kiddush, in un attimo recitò le benedizioni sul vino e il pane, poi chiese che le portate fossero servite subito, presto e tutte insieme.
In pochi minuti la cena era finita. Il padrone di casa non si capacitava e chiese spiegazioni al grande maestro che gli rispose: “Il tuo grandioso Shabbat non può impedire a una vedova di festeggiarlo con i suoi figli”. A quel punto la donna che aiutava scoppiò a piangere, ringraziò lo Tzaddik e affermò: “Finalmente stasera posso tornare a casa e fare il Kiddush con i miei figli; ogni volta arrivo quando loro già sono a dormire”.
La Compassione (tifèret) del grande Rav era perfetta, poiché piena di Dignità (malkhùt) per se stesso e di conseguenza per il prossimo. Così riuscì a fare quello di cui la donna aveva realmente bisogno. La compassione del “riccone” era contaminata dall’orgoglio che offuscava la sua Nobiltà (malkhùt) e quindi gli impediva di vedere quella dell’altro. Ciò non gli permetteva di dare valore ai bisogni di una povera donna che lo serviva.
Riflessione:
riesco a donare compassione, senza annullare me stesso?
Esercizio:
quando il coniuge chiama per avere aiuto, mentre si è affaccendati nel lavoro o in qualche altra occupazione, perlomeno scusiamoci di non poterla aiutare. Parliamo gentilmente mostrando empatia e comprensione verso il suo problema (malkhùt). Se invece comunichiamo con un tono poco dignitoso, allora la compassione (tifèret) è futile.

SEFIRAT HAOMER: 22° giorno (mozae Shabbat)

Ventiduesimo giorno dell’Omer
Primo giorno della quarta settimana
Khessèd in Nètzakh – Amore nella Continuità
7 di Iyar – Sabato sera e Domenica 11 Maggio

22° giorno: da questa sera iniziamo la quarta settimana e saliamo al “quarto piano del palazzo emozionale”.
Nètzakh: è Determinazione, Continuità e Costanza per portare a termine i nostri sogni e vincere le sfide della vita. Per i prossimi sette giorni saremo focalizzati a raffinare questo sentimento.
Una persona poco ambiziosa, poiché è nata con un Nètzakh ridotto, è naturalmente predisposto, a evitare le grandi sfide. Nella quarta settimana dell’omer, questa persona avrà la grande opportunità di sviluppare Nètzakh con tutte le sue sei facce.
Khèssed: è l’attributo dell’Amore – Bontà che nasce da un sentimento di sentirsi bene aiutando il prossimo. Questa espressione di se stessi tende a non considerare il prossimo, poiché il desiderio di dare, sempre e comunque, spesso prevale sopra ogni altra considerazione.
L’interclusione di Khèssed in Nètzakh ci insegna a perfezionare la nostra Determinazione: ad esempio, per essere continuativi a concludere un arduo progetto di lavoro bisogna amarlo molto. L’amore per la famiglia e la fermezza a realizzare un matrimonio che duri nel tempo aiuta a vincere le tante sfide della vita coniugale.
Contrariamente un approccio neutrale o indifferente, verso le nostre ambizioni, non accresce una costanza efficace.
Un racconto della Torà, basato sul commento del Rebbe di Lubàvitch, può farci comprendere meglio:
Pinekhàs, pieno di sacro zelo, fece retrocedere l’ira del Signore dai Figli d’Israele, uccidendo Zimrì, capo della tribù di Shimòn, che stava peccando. Per questo gesto Pinekhàs venne deriso e disprezzato dalle tribù. Esse ritennero, che Pinekhàs avesse compiuto un atto di crudeltà e per questo lo soprannominarono “ben Putì, figlio di Putì”, poiché Putièl era uno dei nomi di Yitrò, il nonno di Pinekhàs. Quindi le tribù lo accusavano di essere crudele come Yitrò: come il nonno ingozzava con la forza i vitelli con cibo grasso allo scopo di scannare delle grandi bestie in onore di falsi dei; così, anche il nipote Pinekhàs si era comportato in modo crudele.
Tuttavia perché la Torà ricorda la sua genealogia: “Pinekhàs figlio di El’azàr, figlio del Sacerdote Aharòn”. Perché la Torà, in questo modo ci sta dicendo che Pinekhàs fece la cosa giusta. Egli fu zelante verso Hashèm e compì una buona azione, un atto di bontà e di misericordia. Per questo, la Torà ricorda la sua discendenza da Aharòn, il Sacerdote che amava e rincorreva la pace. Come Aharòn fu un uomo misericordioso, così lo fu anche suo nipote, Pinekhàs, quando uccise Zimrì, il peccatore. Amore che Pinekhàs aveva ereditato da suo nonno, Aharòn il Sacerdote!
Pinekhàs è l’unico che ha osato sfidare un capo tribù. Il suo zelo (nètzakh) nel servire le proprie convinzioni e la volontà di Hashèm; unite a un verace sentimento di amore (khèssed) per Hashèm e il popolo ebraico, donarono a Pinekhàs la vita eterna e non morì MAI!
Si può aggiungere che senza Bontà (khèssed), c’è il rischio che la determinazione e l’ambizione (nètzakh) derivino dal lato negativo della persona. Ad esempio, non tutti i rivoluzionari della storia (l’archetipo della sefirà di Nètzakh) hanno agito solo per un ideale superiore ai propri interessi, poiché molti erano mossi esclusivamente dall’ambizione personale.
Con la Bontà si enfatizza la purezza e la santità di un gesto anomalo. Quando insieme alla componente di Nètzakh si aggiunge Khèssed – Amore allora possiamo indirizzare la naturale predisposizione alla VITTORIA in senso positivo e fare delle rivoluzioni per il bene della società.
Riflessione:
la mia ambizione e la mia determinazione sono mosse da un sentimento di Amore?
Sono capace di perseverare per ottenere qualche cosa trascendendo i miei limiti, grazie all’Amore che provo per essa?
Esercizio:
la storia ci insegna che un grande uomo di successo non può raggiungere i suoi traguardi se mosso solamente dall’ambizione. Senza Khèssed ci mancherà l’entusiasmo e la passione per avere la Continuità (nètzakh) necessaria: BISOGNA AMARE IL PROGETTO CHE SI VUOLE REALIZZARE.
Nètzakh è come il motore di una macchina che ha bisogno della benzina perché continui a funzionare. Senza Khèssed mancherà l’ingrediente dell’Amore, per il proprio obiettivo, il “motore” (nètzakh) rischia di mancare della necessaria Determinazione.

La Parashà (Levitico 19:1–20:27) comincia con l’affermazione “Santi dovete essere, perché Santo sono Io, il Signore vostro D-o”, da cui seguono decine di mitzvot attraverso le quali l’ebreo santifica sè stesso, relazionandosi con la santità di D-o.

Tra queste: la proibizione all’idolatria, la mitzvà della carità, il principio di uguaglianza davanti alla legge, lo Shabbat, la moralità sessuale, l’onestà nel proprio lavoro, l’onore e il rispetto verso i genitori e la sacralità della vita.

In Kedoshim viene riportato anche il principio, definito dal grande saggio Rabbi Akiva come un principio cardine della Torà e del quale Hillel disse, “questa è l’intera Torà, il resto è solo un commento”, AMA IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO. Continua a leggere

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AKHARE MOT 5779 – IL GIORNO DOPO IL DOMANI!

B’H’ Questo SHABBAT 29 NISSAN 5779,  4 Maggio 2019 leggeremo la Parashà di Akhare Mot:  Lev 16:1 – 18:30

HAFTARÀ
Italiani/Sefarditi/Ashkenaziti: Samuele 1: 20, 18-42

(Vigilia di Rosh Chòdesh)

Si legge il 1° Pirkè Avot

Quando si raggiunge la cima della montagna è ora di tornare casa!

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PESSAKH 5779: 17 LEZIONI

PESSAKH: Festival della libertà!

dal 19 Aprile (vigilia) al 27 Aprile 2019.

15 Nissàn 5779   20 Aprile 2019 Pésach – 1° giorno
Nel Musàf: “Morìd hattàl”

PARASHÀ
1° Sefer Es. 12,21-51
2° Sefer Num. 28,16-25

HAFTARÀ
Italiani: 5, 2-6, 1. 27
Sefarditi: Giosuè 5, 2-6, 1
Ashkenaziti: Giosuè 3, 5-7; 5, 2-6, 1. 27

Ogni festa ha le sue regole e caratteristiche.
Cio che rende Pesakh molto particolare è che non si può arrivare al seder senza essersi preparato. Se Shavuot non ci siamo preparati non è la fine del mondo. Così anche per Rosh Hashanà, Kippur, Sukkòt.
Infatti Pesach vuole anche dire PE SACH – la BOCCA che PARLA…
Per poter raccontare i grandi miracoli che Dio ci ha fatto quando siamo usciti dall’Egitto dobbiamo prepararci MOLTISSIMO e avere il serbatoio pieno con tante spiegazioni e commenti. Qui sotto trovi il link di ben 23 lezioni online per poter arrivare con un “pieno” che ci potrà permettere di fare molta strada a Pesach.
—– —–
Una volta si usava finire tutta la birra, il wisky e la pasta che si aveva in casa prima di Pessach.
Visto che oggi tutti abbiamo delle riserve in giro dobbiamo venderle a un non ebreo per poterle utilizzare dopo Pessach.
Per vendere il tuo Khametz pui accedere a questa pagina che ti ho creato, compilare il form e inviarlo entro Venerdì mattina alle 9.00 del 19 APRILE 2019.
Con questa delega io ricevo un mandato a vendere il tuo chametz per te Bezrat Hashem.
Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla festa di Pessach.
Pessach Kasher Vessameakh
Rav Shlomo BekhorPS
prima di Pessakh è usanza dare un contributo per comprare le Mazot hai bisognosi che si chiama Kimkha Depiskha.
sul seguente link troverai una finestra a destra per donare tramite paypal o CC e fare questa importante mizvà e dare un contributo alla diffusione della Torà in italiano.
https://www.paypal.me/ShlomoBekhor​

Chi volesse mandare un bonifico può mandare a:
intestazione: Mamash
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se il talmid non va dal rabbi, il rabbi va dal talmid!

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Per informazioni: www.virtualyeshiva.it
PESAKH
nuova lezione sulla hagadà di questa sera:
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione sulla nostra parashà:

http://www.virtualyeshiva.it/2011/04/12/pessakh-5771-matza-spezzata-popolo-diviso/

dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:

http://www.virtualyeshiva.it/files/11_04_12_pessakh5771low_afikoman_una_nazione_rebbe.mp3

per vedere il video della lezione direttamente, cliccare qui:
https://vimeo.com/22444383
MATZÀ SPEZZATA, POPOLO DIVISO?

Il segreto dell’Afikoman!
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http://www.virtualyeshiva.it/voglio-aiutare/La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare altre 17 lezioni su PESSAKH cliccare al seguente link:

PESAKH

Salta dentro!
Un funambolo che si prepara a salire sulla fune vuole prima scaldare la folla: “Chi pensa che ce la farò?”
Tutti cominciano ad incitarlo e lo sostengono mentre cammina lungo la fune. “Ora chi pensa che possa farlo all’indietro?”
La folla continua ad acclamarlo ed egli cammina all’indietro, poi bendato, e, quando molti lo incitano, corre sul monociclo.
Infine chiede al pubblico: “Chi pensa che possa stare sulla fune spingendo una carriola?”
Un ragazzo grida: “Ti sostengo al 100%!” e il funambolo gli risponde: “Se credi che io possa farcela, cosa ne diresti di entrare tu nella carriola mentre lo faccio?”
“Oh bene, ehm.. forse non ne sono così sicuro…”, risponde il ragazzo.
Come spiega la Torà, riguardo ai Dieci Comandamenti che sono stati scolpiti sulla pietra, la parola “kharut” in Ebraico, che significa scolpito, è composta dalle stesse lettere di “kherut” che vuol dire libertà. La vera libertà si ottiene attraverso il rispetto di un potere più alto, rimovendo dall’equazione il nostro proprio ego e l’importanza di sé. Attraverso la tradizione noi siamo immuni dai fluttuanti venti di cambiamento. È importante non rimanere uno spettatore in questo processo, anche noi dobbiamo “saltare nella carriola”.
L’Haggadà, la storia della nascita di Israèl e dell’indipendenza del popolo che leggiamo la sera del Seder, parla dei Quattro figli, uno saggio, uno malvagio, uno semplice e uno incapace di fare domande. Il figlio malvagio chiede a suo padre “che cosa significa per TE tutto questo rituale?”, escludendo se stesso dal nucleo familiare. Noi dobbiamo fare attenzione a non cadere nella stessa trappola. È certamente lecito chiedere, ma dobbiamo assicurarci di farlo in modo da includere noi stessi: “cosa significa per NOI”.
Salta nella carriola!
Il quinto figlio
L’ Haggadà menziona quattro figli alla tavola del Seder. Nella nostra generazione, però, troviamo un quinto figlio, quello che, ahimè, il Seder non lo fa nemmeno, non presenzia nemmeno fisicamente a tavola.
È a questo figlio (nostro o di qualcun altro, poiché siamo tutti responsabili l’uno per l’altro) che dobbiamo rivolgerci, in qualunque modo possibile, per incoraggiarlo, anche stando alle sue condizioni se necessario, ad “abbracciare” ancora le tradizioni e le pratiche familiari.
Il prossimo anno a Gerusalemme!

In passato il refusnik sovietico Natan Sharansky gridò, come è noto, in un tribunale Sovietico, “al popolo ebraico io dico… Il prossimo anno a Gerusalemme!” Questo è stato il grido di chiamata a raccolta attraverso le generazioni. Noi finiamo il Seder con quest’affermazione. Non significa che vogliamo dover aspettare fino al prossimo anno per essere a Gerusalemme! Invece, saremo lì prima di allora e quindi, a maggior ragione,ci troveremo già lì il Prossimo Anno!

BESHALLAKH 5771 – LE DUE FACCE DELLA TUA SPOSA!
Il matrimonio secondo la Torà.
Il significato e il valore del matrimonio: come apprezzare il proprio/la propria coniuge.
Vengono esplorate le parti esteriori ed interiori di una persona, analizzando qual è la più importante, insegnandoci a rivelare il potenziale nascosto, come fece Yossèf!

EMOR 5771 – 3 MATRIMONI: PECORA, TORO E GEMELLI
Il segreto di come creare la pace tra le varie culture.

VAERA – PESSAKH 5771 – LA FRECCIA DI DIO
Fin dall’uscita dell’Egitto l’energia delle futura redenzione è già stata emanata in potenziale. Bisogna solo concretizzarla! Il quinto livello di salvezza espresso da D-o al popolo ebraico, legato alla redenzione finale, non ancora completato, ma del quale ci viene dato il potenziale.

PESSAKH 5771 – MATZÀ SPEZZATA, POPOLO DIVISO?
Il segreto dell’Hafikoman!

BO – PESSAKH 5771 – FEDE EBRAICA: LIBERTÀ O RESTRIZIONE?
Che cosa vuol dire essere liberi? Qual è la differenza tra חופש e חירות?
Uno strano paragone tra Pèsakh e Shabbat, fatto dal Maimonide, ci rivela il vero significato della libertà, in base all’approfondimento di Pèsakh 5640 del Rebbe di Lubavitch. Il parallelismo tra Shabbat e Pèsach descritto dal Maimonide: come Shabbat non ha solo aspetti passivi, ma presenta anche aspetti attivi, così Pesakh non significa solo non essere schiavi, bensì ha una sua entità.

BO – PESSAKH 5770 – DUE TIPI DI DOMANDE!
Perché l’ebraismo promuove il DOMANDARE? Il significato profondo del verso “quando tuo figlio ti chiederà: che cosa è questo?”. La Torà non ci da solo una risposta, ma ci spiega come mai il figlio chiede e come evitare che si allontani dal padre.

PESSAKH 5770 – ARROSTO O BOLLITO?
Perché l’uomo non è mai soddisfatto?

BO 5769 – TEFILLIN: SEGNO D’IDENTITA’
La Torà dice: “Sarà un segno sulla tua mano e un ricordo sulla tua testa!” Intelletto e saggezza senza sentimento sono inutili! Quando studiamo la Torà e mettiamo i tefillin in noi avviene una trasformazione, il nostro pensiero si unisce ad Hashem, ma dobbiamo sempre ricordarci del cuore e riflettere su quanto stiamo facendo e quanto ha fatto D-o per il popolo ebraico

BO 5768 – LA TORA DOVEVA COMINCIARE DALLA PRIMA MITZVA: SANTIFICARE LA LUNA NUOVA.
Trasformare il mondo tramite la Torà! La santificazione della luna e il perché due fratelli possono testimoniare la prima luna. Solo con la Torà si può trasformare il mondo e portare innovazione. Il ciclo mensile si chiama kodesh che ha le stesse lettere in ebraico di khadash-nuovo e khidush-innovazione.

PESSAKH 5767 – CHE COSA SI FESTEGGIA NEL SEDER DI PESSAKH?
Una breve lezione relativa al significato del Seder di Pessakh.

BO 5766 – LE ULTIME TRE PIAGHE: UN COLPO NEL BUIO!
Le mitzvot che vennero prima del Matan Torà! Nelle ultime tre piaghe il colpo all’Egitto è forte e definitivo, avvenendo nel buio. La prima mitzvà della Torà di santificare la nuova luna: l’importanza per un ebreo della dimensione temporale. La piaga del buio: il prestito delle ricchezze degli egiziani. La mitzvà del riscatto del primogenito, il suo significato e la sua importanza. I teflilin, testimonianza dell’essere ebrei.

VAERA 5766 – IL SIGNIFICATO DELLE DIECI PIAGHE
Il significato profondo del bastone trasformato in serpente. Il colpo iniziale all’ego del faraone per avviare il processo di annullamento della sua opposizione alla santità. L’importanza delle dieci piaghe e i tre messaggi per gli egiziani.

PESSAKH 5766 – IL PERIODO DELLA LIBERTÀ
Diversi approfondimenti sul significato della festa di Pessakh!

La Kasherut di Pesach (prima parte)
La Kasherut di pesach è una delle parti più complicate delle regole sulla kasherut.

HALAKHOT DI PESSAKH
Vengono analizzate alcune halakhot di Pessakh.

HALAKHOT DI PESSAKH – LE QUINDICI AZIONI DEL SEDER DI PESSAKH
Le regole del seder di Pessakh.

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METZORA HAGADOL 5779 – IL CONTRASTO CHE ANNULLA LA RECESSIONE

B’H’ Questo Shabbat Metzorà / haGadol leggeremo la Parashà di Metzorà: Lev 14:1 – 15:33

e l’Haftarà haGadol: Mal. 3:4-23

 SHABBAT HAGADOL; i primogeniti egiziani, i capi dell’Egitto, alla corte del Faraone chiedono di lasciare andare immediatamente gli ebrei, davanti al Faraone impassibile succede il putiferio, guardie egiziane contro altre guardie egiziane, egiziani contro egiziani, i capi degli egiziani che combattono all’ultimo sangue contro i loro fratelli, i nostri nemici che si sterminano da soli. È stato un grande miracolo, e questo Shabbat si chiama Shabbat HaGadol riferendosi appunto a questo grande miracolo.

Questo Shabbat si chiama SHABBAT HAGADOL. Essendo molto importante si chiama gadol. Ci sono diversi motivi per questo nome ma il principale è che Shabbat prima di Pesakh è molto grande la drasha per imparare le regole di come bisonga fare tutte le regole di Pesakh.
Si chiama Shabbat Hagadol anche per un’altra ragione: perché è successo un grande miracolo. Gli egiziani primogeniti hanno fatto una guerra civile contro gli altri egiziani perché temevono di lasciare la pelle quando hanno scoperto che tutti i primogeniti sarebbero morti.
Questo è successo il 10 di Nissan che era Shabbat visto che sono usciti dall’egitto il 15 di Nissan che era Giovedì.
Per questo viene ricordato questo miracolo il Shabbat prima di Pessakh col nome Shabbat Hagadol perché è successo un grande miracolo “nes gadol”.
La grandezza di questo miracolo che mai nella storia è successo un caso simile che il nostro nemico si è trasformato in amico e ha combattuto a nostro favore.
Senza alcun intervento divino il nemico ha combattuto per noi. Questo è un grandissimo miracolo che non ha paragoni nella storia.
Per realizzare una trasformazione così infinita ci vuole una rivelazione infinita. Vuole dire che in questo Shabbat abbiamo una luce senza limiti.

Questa luce corrisponde alla luce dell’era messianica che tutto il male sarà trasformato in bene.

Anche oggi vediamo come Dio fa in modo che diversi popoli combattino fra di loro facendo in modo che israele non debba combattere. Noi ci auguriamo che le guerre siano abolite per sempre come è successo dopo il miracolo dei primogeniti è arrivata la redenzione, così anche noi presto potremo vedere la redenzione totale.

Presto arriveremo all’epoca come è scritto in Esaia: “trasformeranno le spade in falci…” .
Ci auguriamo che in questo mese di redenzione vedremo la gheula finale, presto nei nostri giorni, Amen.

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà.

Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

METZORA’
Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà con il link a scaricare il file audio:
dal seguente link si può scaricare immediatamente senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_04_05_metzora5771low_unita_lavoro_trasforma.mp3
per vedere il video della lezione direttamente cliccare qui:
https://vimeo.com/22050420

IL CONTRASTO CHE ANNULLA LA RECESSIONE

Da un’apparente contraddizione del Maimonide possiamo trarre un insegnamento per affrontare la “carestia” del giorno d’oggi!
Al seguente link il video della lezione

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Per sentire altre 17 lezioni su PESAKH:
http://www.virtualyeshiva.it/2018/03/25/pessakh-5773-17-lezioni/

IN OGNI GENERAZIONE VOGLIONO STERMINARCI MA HASHEM CI SALVA DALLE LORO MANI
Hagada di Pesakh

Nel 2016 Il premier italiano Matteo Renzi, questa settimana, è stato in visita in Iran per due giorni, accompagnato dagli amministratori delle principali aziende italiane. Nel frattempo l’Iran continua ha inaugurare mostre e convegni sull’antisemitismo e negazionismo dell’olocausto e l’8 marzo del 2016 ha violato la risoluzione ONU 2231 con un test di un missile balistico. Sul missile era scritta la frase: “Israele sarà cancellato dalle mappe”. Iran che dopo la fine dell’embargo, voluto dall’amministrazione Obama, Dio non voglia, potrebbe avere la bomba atomica.
Mentre in Italia ed Europa varie associazioni della sinistra europea assieme a quelle dei movimenti islamisti o filo palestinesi, promuovono iniziative antisemite.
All’epoca era successo un fatto di riflessione.
Davide Piccardo (capo del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano CAIM) protesta sul divieto, posto dal Ministero dell’interno, di far entrare in Italia, per una serie di conferenze, Tareq Suwaidan: leader dei Fratelli Musulmani in Kuwait, forte sostenitore dell’annientamento degli Ebrei e di Israele.
Questi tristi fatti possono essere meglio visti “alla luce” della Tora.
Il Rebbe in un suo commento alla parashà di Metzorà (Likutè Sikhòt, vol. 27) afferma: “Ogni azione del Santo, benedetto Egli sia, qui nel mondo, è per il bene.  …..” Le lesioni descritte nella parashà: la zaràat (lebbra) e gli altri negaìm possono sembrare un qualcosa del tutto negativo. Tuttavia la parola Nèga (macchia, lesione, piaga) ha le stesse lettere della parola Oneg (delizia, piacere). Secondo la Tora’ quando si vede una macchia sui muri di una casa, bisogna distruggere i muri (Vaikrà 14: 45).
Rashi racconta come i popoli che abitarono la terra d’Israele, prima dei Figli d’Israele, nascosero dei tesori d’oro nei muri delle case. Quando i Figli d’Israele vennero nella terra d’Israele essi abitarono nelle case dei goìm. Allora… D-O creò delle macchie di zaràat sui muri delle case e figli d’Israele furono costretti a distruggerli e solo così poterono trovare l’oro.
Adesso come allora le azioni dei popoli, per quanto pericolose e sbagliate possono sembrare, hanno lo scopo di permettere ai Figli d’Israele di compiere la volontà di Ha-Shem e di trasformare il nèga in oneg.

 

 

 

Da un’apparente contraddizione del Maimonide possiamo trarre un insegnamento per affrontare la “carestia” del giorno d’oggi!

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Pubblicato in Metzorà, One of the Best, Tazria | Contrassegnato , , , , , , | 1 commento

TAZRIA, ROSH HODESH, HaHODESH 5779: 3 LEZIONI VECCHIE + 1 NUOVA

B’H’ Questo Shabbat leggeremo 3 Sefarim Torà:

1° Sefer Lev 12:1 – 13:59
2° Sefer Num 28:9-15
3° Sefer Es 12:1-20

HAFTARÀ
Italiani: Ez. 45: 16-46: 11
Sefarditi: Ez. 45: 18-46: 15
Ashkenaziti: Ez. 45: 16-46: 18

una volta un rabbino, camminando per strada, incontrò un suo vicino di casa medico, che gli diede un passaggio. Non appena il rabbino salì sulla vettura del medico, questi disse con GRANDE ORGOGLIO:
“Sai, caro Rabbino, che io curo gratis i malati che non hanno possibilità economiche.”
“Anch’io faccio come te” rispose il rabbino.
“Forse aiuta delle persone gratis…”, pensò il medico, che non capiva.

“Spesso regalo le medicine a chi non può permettersele”, disse nuovamente il medico.
“Anch’io faccio come te” rispose il rabbino.
“Forse regala libri…”, pensò il medico, che ancora non capiva.

“Sai, quando qualcuno deve andare all’ospedale e non trova posto, io glielo procuro senza essere retribuito”, riprese il medico.
“Anch’io faccio cosi’” rispose il rabbino.

Il medico allora chiese al rabbino di spiegargli le sue risposte poiché lui non era un dottore e come faceva a fare TUTTO ciò il medico stava facendo!?!
Il rabbino spiegò: “Anch’io faccio come te:
esalto sempre e solo le mie buone qualità e non mi preoccupo di migliorare me stesso.”

Questo ci insegna la parashà di Tazria e Mezora che leggiamo questo Shabbat. Si tratta di una persona che ha fatto maldicenza e perciò deve essere emarginato da TUTTA la comunità e deve rimanere da solo e solo allora lui può capire che ha sbagliato e che deve pentirsi.
Una persona prima di guardare fuori deve sempre iniziare a guardare dentro ovvero se stesso; soltanto quando si è soli si può investigare dentro di sé e comprendere realmente la propria anima, e questo è il primo passo per modificare i nostri comportamenti sbagliati.
Perciò quello che dice la maldicenza viene mandato fuori dall’accampamento e rimane solo: solo così smetterà di esaltare solo se stesso COME FACCIAMO SEMPRE e potrà iniziare a GUARDARE DENTRO.

(Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana che parla proprio di questo argomento.)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.
Shabbat Shalom

Rav Shlomo Bekhor

TAZRIA
Al seguente link trovi la lezione sulla nostra parashà di TAZRIA molto interessante in formato mp3 e mp4:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/03/29/tazria-5771-valore-e-difetto-dellambizione/
dal seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: 
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_03_29_tazria5771low_pellebianca_peli_razo_shuv.mp3
per vedere il video della lezione direttamente cliccare qui:
https://vimeo.com/21750906

VALORE E DIFETTO DELL’AMBIZIONE

Qual è il giusto equilibrio di questa caratteristica umana che talvolta provoca gravi danni?

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La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.

Per ascoltare le altre 4 lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:

NASCERE CON MASHIAKH
Un racconto per cominciare …
Un ebreo fu costretto a convertirsi durante il periodo dell’Inquisizione spagnola, egli fu avvertito dalle autorità di non mangiare pesce venerdì notte, durante Shabbat, poiché sarebbe stata la dimostrazione che continuava a osservare i rituali ebraici. Quindi lo minacciarono che, in tal caso, avrebbe affrontato terribili conseguenze.
Nonostante questo severo avvertimento, un ebreo rimane ebreo, e quel venerdì sera il nostro ebreo “rinato” si sedette per il suo consueto pasto dello Shabbat, che ovviamente includeva una buona porzione di pesce!
In quel preciso istante, le spie dell’Inquisizione irruppero in casa e lo colsero in flagranza … mentre mangiava pesce!
“Sei rimasto un ebreo! Stai mangiando pesce di venerdì sera! “Gridò il prete che comandava il drappello dei soldati.
“Che cosa sta dicendo?” Rispose l’ebreo. “Non sto mangiando affatto pesce.”
“Ah, no?” Chiese il prete in tono derisorio. “Allora, cosa c’è nel tuo piatto? Una cotoletta?”
“È roast beef”, disse in tono perentorio l’ebreo.
Il prete divenne furioso e iniziò a gridare all’ebreo. “Stai cercando di prendermi in giro? Quello è pesce, non arrosto di manzo! “
“Ho fatto esattamente quello che mi hai avete detto di fare”, rispose l’ebreo con un misto di innocente e cinismo. “Oggi pomeriggio, ho preso un po’ d’acqua, ho spruzzato alcune gocce sul pesce e ho detto tre volte: Non sei un pesce, sei un manzo…, e poi è miracolosamente rinato come un pezzo di roast beef!”
Questa settimana leggiamo la 27° porzione della Torà: Tazria. All’inizio di questa parashà (12, 2-8) impariamo le leggi dell’impurità riguardanti una donna che, dopo aver partorito, deve presentare dei sacrifici per diventare nuovamente pura.
Apparentemente tutto è chiaro…
Tuttavia, se guardiamo più in profondità il versetto, quando la Torà descrive la nascita di un maschio, è scritto letteralmente: “Se una donna concepirà e ha partorito un maschio, sarà impura per sette giorni” (12, 2). Non sarebbe stato sufficiente scrivere “Se una donna ha dato alla luce un maschio?” Perché è necessario discutere del processo che porta alla nascita? Inoltre, non sono forse concepite anche le femmine? Perché la Torà non scrive così: “Una donna che concepisce, SE ha partorito un maschio?”
C’è anche una difficoltà linguistica: il versetto inizia nel tempo futuro (“concepirà”) e si conclude al passato (“e ha partorito”)!
Apparentemente, la Torà non sta parlando (SOLO) di una donna normale e di una nascita regolare. Quindi per capire quale insegnamento nasconde questo versetto occorre “partire dall’inizio!”
Senza dubbio, una delle esperienze più entusiasmanti nella vita è la di nascita di una “nuova” creatura. Chiunque abbia mai sentito il primo strillo di un neonato – che rappresenta l’apertura dei suoi piccoli polmoni nell’aria del mondo – è stato colmato da una sensazione di vera gioia e piacere. I mesi di gravidanza, durante i quali la madre sopporta dolori e disagi, si concludono con la nascita di una nuova vita.
La nascita di Mashìakh e della Redenzione imminente, avrà un processo simile a quello della nascita di un bambino: la “donna”, di cui parla la parashà, siamo noi e il “concepimento” rappresenta l’osservanza della Torà e il compimento delle mitzvòt, durante il periodo dell’esilio.
Tuttavia, una domanda sorge spontanea: cosa c’entrano Torà e Mitzvòt con il “concepire” un bambino?
La parola ebraica per “concepire”, Tazria תזריע deriva dalla parola זרע zèra, “seminare”. Secondo la chassidùt il processo della semina riflette il modo con cui le mitzvòt influenzano il mondo:
1. IL LUOGO DELLA SEMINA: proprio come un seme può germogliare, solo quando è nella terra, così anche l’adempimento della Torà e delle mitzvòt possono essere realizzate solo attraverso l’azione fisica, qui in questo mondo. Tutte le emozioni e le intenzioni che mettiamo o possiamo mettere in una mitzvà sono “sentimenti” secondari all’atto reale; poiché solo L’ATTO È LA COSA PIÙ IMPORTANTE. E se manca questo non potrà crescerà nulla.
2. COME SI SEMINA: affinché dal chicco possa “nascere e crescere” qualcosa, occorre che esso venga DECOMPOSTO, solo dopo potrà essere coltivato e dare frutti. Allo stesso modo, attraverso il nostro bitùl (auto-annullamento) alla volontà e allo scopo di Dio, facciamo “crescere” e “nascere” la Redenzione.
3. LO SCOPO DELLA SEMINA: l’agricoltore “perde” una misura di seme per guadagnare molto di più. Allo stesso modo il compimento delle mitzvòt, potrebbe a volte sembrare una considerevole “perdita” di tempo, energia e denaro. Tuttavia, i risultati parlano da soli: la rivelazione divina – insieme alla ricompensa spirituale e all’eterna redenzione – derivante da queste azioni – rende ogni istante degno di tutti i nostri sforzi.
Quindi, detto questo, ritorniamo alla problematica, presente in questo versetto, “Una donna “concepirà” e ha partorito un maschio”!
La spiegazione è questa: “Se una donna concepirà” – Se durante l’esilio, il popolo ebraico semina e pianta le mitzvòt, con ASSOLUTA CERTEZZA – “Ha partorito un maschio”. Notiamo bene qui la Torà non parla di qualcosa che forse accadrà o meno, ma parla di una cosa CERTA, come se fosse già successa (per questo usa il tempo al passato)! Questo poiché, il “nascituro”, simboleggia il risultato delle nostre mitzvòt, vale a dire Mashìakh:
l’anima di Mashìakh, infatti è paragonata a un “maschio” che simboleggia la forza maschile della futura Redenzione che sarà eterna, senza alcuna possibilità di un altro esilio.
La DONNA che “partorisce e concepisce di nuovo” – sperimenta una redenzione dopo l’altra. Ma prima di ogni nuovo parto, ancora una volta, passa attraverso il dolore della gravidanza e del travaglio. Al contrario, il maschio non concepisce. Questo a simboleggiare come, dopo la rivelazione di Mashìakh, non sperimenteremo più alcun esilio o dolore. L’anima di Mashìakh proviene da un livello superiore -e  grazie alla forza di questa nobile fonte spirituale – sarà in grado di portare la completa ed eterna redenzione per tutti noi!
Per Concludere Una Bella Storia
C’era una giovane coppia americana che voleva sposarsi. L’uomo era ebreo, ma la sua futura sposa non lo era. L’uomo voleva una famiglia ebraica e quindi iniziarono il processo di conversione halachica all’ebraismo. La donna, con la massima sincerità e serietà, impara e studia l’ebraismo in modo approfondito e inizia a compiere alcune mitzvòt, come preparazione per il futuro. Quando arriva il momento tanto atteso per la conversione, accetta di fare tutto, tranne che… immergersi in un mikvé!
Numerose persone hanno fatto del loro meglio per convincerla della grande importanza di questo ultimo passo, poiché senza l’immersione in una mikvé, non poteva diventare parte di Israèl. Tuttavia, tutti i loro sforzi sono andati male; lei semplicemente non ne volle sapere. Fu un rifiuto inspiegabile.
Lasciato senza alternative, la famiglia dello sposo, che non aveva alcun legame con Lubavitch, organizzò un incontro dedicato alle donne con il Rebbe. Il Rebbe le spiegò che ognuno di noi inizia le nostre vite in una sacca piena di liquido amniotico. Il feto si sviluppa e cresce in questo fluido fino al momento giusto. Quindi, fa esplodere il sacco del liquido amniotico, “emerge dall’acqua” e inizia, così una nuova vita.
“Sei come un feto, in procinto di rinascere come un’ebrea. Nel momento in cui ti immergi ed esci dall’acqua, inizi una nuova vita e una nuova anima si rivela in te.
Appena lascia la stanza del Rebbe in lacrime va a concludere il suo sogno di abbracciare la fede di Abramo e oggi è madre di bambini.
Questo si applica alla nostra generazione ed essere “rinati” significa iniziare una nuova vita. Siamo in un tempo in cui possiamo e dobbiamo vivere in un modo nuovo e migliore – una vita di vera e completa redenzione.
Basato sul commento del santo Or HaChaim sul parasha e Likkutei Sichot, vol. 1,

Nella Parashà di Tazria continua la discussione sulle leggi relative al Tumà vetaharà, impurità rituale e purezza.

Una donna che ha partorito deve compiere un processo di purificazione,  immergendosi nel Mikvè, e portare offerte al Santuario. Tutti i bambini maschi devono essere circoncisi nell’ottavo giorno dalla loro nascita.

Diverse norme relative alla Tzaarat, una piaga di origine sovrannaturale che può colpire abiti, abitazioni e le persone.

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