BEHA’ALOTEKHA 5780 : 6 LEZIONI

Questo Shabbàt 13 Giugno 2020, 21 del mese di SIVAN 5780 leggeremo la Parashà di Behalotekhà Numeri 8: 1 – 12: 16
HAFTARÀ
Zaccaria 2: 14 – 4: 7.

BEHA’ALOTEKHA

B”H
21 Sivan 5780 – 13 Giugno 2020
Parasha di: BEHALOTEKHA
Accensioni lumi per milano venerdi 20:54 pm

Shabbat finisce: 22.04

Sintesi Beha’alotekhà
Accensione della Menorà. Hashèm mostra ad Aharòn come accendere i sette lumi della Menorà, il candelabro sacro, scolpito da un unico blocco d’oro.
Purificazione e consacrazione dei leviti. Moshè procede alla purificazione dei leviti e alla cerimonia della loro consacrazione a Hashèm, accompagnata dai sacrifici, in preparazione del loro servizio al Tabernacolo, che durerà dall’età di venticinque anni ai cinquanta.
Istituzione di Pèssakh Shenì. Un anno dopo l’uscita dall’Egitto, Israèl celebra il sacrificio di Pèssakh, come Hashèm aveva ordinato a Moshè. Poiché alcuni non avevano potuto offrire il sacrificio pasquale, in quanto impuri, viene istituito Pèssakh Shenì (Secondo Pèssakh), da compiere un mese più tardi, per permettere anche a loro di adempiere alla mitzvà.
La nube della Presenza divina. Il giorno in cui viene eretto il Tabernacolo, la Nube della Presenza divina si posa su di esso, assumendo, di notte, l’aspetto di un fuoco. Dalla Nube dipendono gli spostamenti del popolo ebraico nel deserto: quando questa si solleva dalla Tenda, Israèl si mette in viaggio e, là dove si posa, si accampano. Hashèm ordina, inoltre, a Moshè di fabbricare due trombe d’argento che i cohanìm avrebbero suonato a ogni partenza, prima di accamparsi e al seguito delle truppe in battaglia.
Primo spostamento nel deserto. Seguendo la nube, il popolo si mette in marcia dal deserto del Sinày in direzione di quello di Paràn. Descrizione dettagliata dell’ordine di marcia delle tribù. Moshè invita il suocero Yitrò a proseguire verso terra di Israèl, ma questi rifiuta. Prima della partenza dell’aròn, l’Arca Santa, era la prima a spostarsi, segnalando a tutti l’inizio del viaggio, Moshè pronuncia un’invocazione a Dio. Il medesimo rituale avviene quando l’aròn si ferma.
Le lamentele del popolo. I bené Israèl esprimono scontento nei confronti di Hashèm che li punisce scatenando un incendio che divora i peccatori. Molti di essi si lamentano per la manna, della quale si dichiarano stanchi, reclamando carne, pesce e verdure.
Moshè chiede aiuto. Moshè confessa ad Hashèm di non avere la forza di portare sulle spalle il peso dell’intero popolo e Hashèm gli comanda di nominare settanta saggi affinché lo aiutino nel suo compito. Un forte vento scaraventa migliaia di quaglie nell’accampamento; gli ebrei ne raccolgono in eccesso e Hashèm li punisce, facendoli morire con la carne ancora fra i denti.
Aharòn, Miryàm e Moshè. Miryàm e Aharòn “criticano” Moshè, Hashèm li redarguisce e colpisce Miryàm con la tzarà’at; Moshè intercede per lei, ma Hashèm ordina che venga fatta uscire dall’accampamento per sette giorni, fino alla sua purificazione. In seguito, gli ebrei si mettono in viaggio e si accampano nel deserto di Paràn.

per il pdf di TUTTA LA PARASHA cliccare qui:
www.virtualyeshiva.it/files/03_Behaalotekha.pdf

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Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom

Rav Shlomo Bekhor
A proposito della Menorà che leggiamo questa settimana troviamo un parallelismo con i salmi.
Tutti sappiamo che la lettura quotidiana del salmo 67 (Lamnatzèakh su Neghinòt) con le parole poste a forma di Menorà (candelabro) è molto propizia e permette alla persona di trovare grazia agli occhi di Ha-Shèm e del prossimo.
Re Davìd incise questo salmo su una lastra d’oro che portava sempre con sé in guerra e grazie a essa ogni volta sconfiggeva tutti i nemici.
È molto importante leggerlo a forma di Menorà cominciando da destra, in alto sulle fiamme, andando verso sinistra. Si continua poi sul primo braccio da sinistra, per poi continuare a leggere tutti i bracci da sinistra a destra.
Sul seguente link viene letto con il salmo davanti con la melodia che si dice risalga al tempo del Santuario: https://www.youtube.com/watch?v=rCKXc-3vi5o
Chi legge il salmo in questa forma, facendo attenzione a tenere il libro in posizione verticale (e non orizzontale sul tavolo), viene protetto tutto il giorno in maniera speciale e il suo operato avrà successo.
Se non lo si avesse scritto a forma di Menorà si immagina nella mente questa forma mentre si recita.
Se poi si legge da una pergamena dove è scritto a mano, e non stampato, è molto meglio. È importante non inclinare il libro a destra o sinistra quando si leggono le braccia che sono diagonali, al massimo si può inclinare la testa.
Vedi sotto una storia sulla potenza della Menorà.

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Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

nuova lezione video (30mn)
COME SUPERARE IL PECCATO INIZIALE
youtube: https://youtu.be/TJGZfi-pF6A

BEHA’ALOTEKHA

Al seguente link troverai la pagina web con la lezione sulla nostra parashà:
www.virtualyeshiva.it/2010/05/15/behalotekha-5770-potere-ed-influenza/
dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_27_behalotekha_eldadmedad_potere_influenzare_korakh.mp3

PEGGIORE CRISI DI MOSHE!

Consiglio di Sigmund Freud al Rebbe di Lubavitch nel 1903 a Vienna!

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UNA NATURA AGGIUNTIVA

La prima parte del Libro dei Numeri, descrive la formazione di Israèl in un esercito alla vigilia del viaggio che dovrà compiere nel deserto. La prima metà della parashà Beha’alotekhà completa questa formazione.
Con la seconda parte della parashà inizia il secondo argomento fondamentale del Libro dei Numeri, nella quale vediamo il popolo avviarsi nell’importante viaggio verso la Terra Promessa.
Tuttavia, non più tardi della loro partenza, vediamo gli ebrei commettere una rapida successione di errori, che persistono nelle due parashòt seguenti. Il tragico risultato di questo degrado spirituale a spirale è il decreto divino che condanna quella intera generazione a perire nel deserto e a rimandare l’ingresso nella Terra Promessa dopo trentotto anni. Questa tragedia contrasta duramente il tono ottimistico della prima metà dellaparashà.
Andando nel dettaglio, la parashà Beha’alotekhà si apre con il comandamento di accendere il Candelabro del Tabernacolo. Aharòn viene incaricato di mantenere accesi i lumi finché gli stoppini non colgono la fiamma e bruciano da soli e, come verrà spiegato, questa è un’allegoria dello scopo della nostra esistenza sulla terra: accendere la fiamma della coscienza divina fino a che il creato bruci da solo con l’entusiasmo richiesto a completare il suo scopo divino in questo mondo. Per questo motivo, l’accensione del Candelabro racchiude lo scopo intero della creazione: trasformare il mondo in una dimora per Hashèm.
Come si spiega che concetti così totalmente opposti vengano compressi all’interno della stessa parashà? La domanda diventa ancora più pertinente quando consideriamo che il nome della parashà – Beha’alotekhà, che viene dal comandamento di accendere il Candelabro, significa “quando farai salire” e si riferisce all’insegnamento di fare in modo che la fiamma “salga” [bruci] da sola. In che modo l’atto di accendere la coscienza divina nel mondo, fino a che bruci da sola, si adatta al declino morale che si rivela man mano che la narrazione progredisce?
Possiamo cominciare a capire ricordando che la missione divina di rendere il mondo una dimora adatta ad Hashèm si applica a tutte le forme; quindi, il solo modo di completarla è trasformare tutti gli aspetti della vita in sfaccettature ed elementi della nostra relazione con Dio. Non è sufficiente sentirsi vicini ad Hashèm o insegnare ad altri a percepire la stessa cosa quando stiamo esplicitamente svolgendo azioni sante – ovvero quando studiamo la Torà e seguiamo i comandamenti di Hashèm. La Divinità deve permeare allo stesso modo le nostre azioni mondane.
Questo modo di agire può essere acquisito attraverso la pratica, allenando noi stessi o gli altri a superare la tendenza innata della realtà fisica a oscurare la presenza di Hashèm nelle nostre vite e nel creato. Quindi vivere in modo conforme al Creatore diventa una seconda natura, altrettanto reale come la precedente prospettiva del mondo materiale.
Il modo più profondo di ripensare se stessi e gli altri in tal senso è, tuttavia, rivelare la nostra innata divinità. Allorché diventiamo completamente consapevoli che l’esistenza di Hashèm è la sola vera realtà, e che tutto il resto è meramente contingente alla Sua realtà, scopriamo anche la nostra autentica natura, come parte della realtà assoluta di Dio, la nostra percezione del mondo è simile a quella divina.
Scopriamo che l’attitudine di vedere Hashèm ovunque e di essere consci della Sua presenza in ogni cosa che facciamo non è una seconda natura (qualcosa che prende il posto della prima), ma è in effetti la nostra natura primaria, il nostro sé effettivo, che in realtà è la nostra vera essenza, ancora di più di quella che pensavamo fosse la nostra reale “prima” natura.
Questo è il significato profondo dell’espressione “accendere uno stoppino fino a che bruci da solo”: dobbiamo lottare per rifinire noi stessi, gli altri e il mondo intorno a noi fino a che la natura intrinseca di ogni persona e di ogni cosa venga rivelata, e quindi bruci di consapevolezza divina come parte della sua natura intrinseca. Solo quando avremo compiuto ciò, potremo dire di aver trasformato veramente e in modo completo questo mondo per essere un dimora di Hashèm, che si completerà nella redenzione finale.
Questo significa, allo stesso tempo, rivelare la nascosta divinità che si trova all’interno delle nostre ribellioni. Certamente, la rivolta (o, a un livello più sottile, l’idea di rivolta) deve essere domata il più velocemente possibile e questo ci richiede di “forzarci” ad acquisire una seconda natura, quella divina. Ma il modo più profondo per sedare una ribellione è di rivelare la sua vera natura: il rifiuto a ritenerci soddisfatti del grado di comprensione di Hashèm che abbiamo in quel momento e una reazione indignata verso la superficialità della relazione intrattenuta con l’Altissimo. La ribellione evidenzia la vera causa, cioè la disperazione: “Se questo è tutto ciò che c’è nella vita divina, io non lo voglio affatto!”
Viste da questa prospettiva, queste ribellioni articolano il nostro sincero desiderio di ritornare ad Hashèm (teshuvà), in modo da ristabilire la relazione con Lui a un livello molto più profondo di quanto non fosse mai stato prima. Le ribellioni del popolo ebraico, subito dopo la partenza per il loro importante viaggio, possono essere comprese in questa ottica; quindi, il posto adeguato per collocarle è certamente nella parashà il cui tema principale è alimentare la coscienza divina del mondo fino a che tutta la realtà non ne sia illuminata.
Questa è una delle ragioni per cui la Torà parla proprio di Aharòn come di colui che accende il Candelabro, anche se in effetti a chiunque – persino un laico – è permesso farlo[1]. Aharòn era famoso per il suo amore incondizionato per tutti, anche verso coloro i quali non possedevano altre qualità che li riscattasse se non quella di essere una creazione di Dio: “Sii tra i discepoli di Aharòn, che amano la pace e la ricercano, che amano tutte le creature e le avvicinano alla Torà”[2]. Aharòn si interessava persino di persone che sembravano molto distanti dalla santità, faceva fluire in loro la divina coscienza grazie all’amore che trasmetteva e accendeva la loro anima per attirarli sulla via di Hashèm. Questa accensione è quindi parallela al ruolo di Aharòn di portare in risalto l’essenza divina in ogni persona.
Quando riveliamo la nostra profonda natura divina, anche nei momenti più bassi della nostra vita, quando ci sentiamo il meno entusiasti possibile per tutto ciò che è santo, ecco che guadagniamo l’abilità di “accendere lo stoppino” della realtà “finché brucia da solo” in ogni circostanza e a ogni livello, e gli alti e bassi della vita diventano così parte dello stesso processo di “accensione dei lumi”[3].
Perciò la luce del Candelabro rappresenta la luce infinita che porterà Mashiàkh e che illuminerà la vera identità del creato, permettendoci di vedere il divino non solo come una natura secondaria, ma come l’unica vera natura del mondo che è la dimora di Hashèm.
(estratto dal nuovo libro della Torà Bemidbàr)


[1] Vedi 8, 2
[2] Avòt 1:12
[3] Sèfer Hassikhòt 5751, vol.2, pagg. 598-610

Il midrash ci racconta che questa è stata una delle situazioni in cui il popolo ebraico ha sbagliato, perciò la Torà interrompe la narrazione dei fatti per separare tra loro e le azioni sbagliate.
“Il popolo ebraico si allontanò dalla montagna di Hashèm…” (Bamidbàr 10, 33)

In che cosa sbagliarono gli ebrei allontanandosi dalla montagna di Hashèm? Effettivamente essi s’incamminarono soltanto quando Dio diede loro un segnale. Perciò, se hanno avuto il consenso per mettersi in viaggio, perché peccarono?
I rabbini spiegano che gli ebrei si spostarono come “bambini che escono da scuola”, di fretta, cioè ansiosi di lasciare il luogo di studio.
Il fatto che i bambini vogliano andarsene appena suona la campana è prevedibile ma quando degli adulti che hanno studiato e appreso la Torà di Hashèm per un anno, al monte Sinai, si affrettano ad andarsene, questo non è giustificabile e questo evento ci insegna che il popolo ebraico non aveva realmente interiorizzato la Torà.
Se guardiamo la Torà come un lavoro opprimente, essa non avrà un effetto positivo su di noi, arricchendo le nostre vite come dovrebbe.
Proviamo a pensare a questo ogni volta che finiamo di pregare o studiare Torà! Allora permettiamo alla Torà e alla tefillà di arricchire le nostre vite in modo che sia sempre un piacere per noi essere veri ebrei.

Speriamo presto di vedere la redenzione e il terzo Santuario e la verità che Hashem ha scelto in Israel e gli ha dato Eretz Hakodesh in eterno.

Riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

BEHA’ALOTEKHA 5770 – POTERE ED INFLUENZA
Perché Moshè risponde in maniera così delicata alla “competizione” di Eldad e Medad, e invece con tanta aggressività alla “competizione” di Korakh?

BEHA’ALOTEKHA 5769 – PEGGIORE CRISI DI MOSHE!
Consiglio di Sigmund Freud al Rebbe di Lubavitch nel 1903 a Vienna!

BEHA’ALOTEKHA 5768 – COME VINCERE LA DEPRESSIONE SECONDO LA TORA!
Depressione? Non di notte!

BEHA’ALOTEKHA 5766 – MANNA, CIBO PER LO SPIRITO!
Dalla conversione di Yitrò al valore spirituale della manna, sollievo spirituale nell’attraversata del deserto!

BEHA’ALOTEKHA 5765 – ACCENDERE I LUMI DELLA MENORAH!
La prima lezione di Virtual Yeshiva sulla parashà di Beha’alotekha! Un contenuto di grande valore da non perdere!

One Response

  1. La Parashah della Settimana: Beha'alotekha, בְּהַעֲלֹתְךָ, a cura di rav Shlomo Bekhor - Vivi Israele Says:

    […] Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana: http://www.virtualyeshiva.it/files/10_05_27_behalotekha_eldadmedad_potere_influenzare_korakh.mp3 —– Per ascoltare le altre lezioni sulla parashà: http://www.virtualyeshiva.it/2020/06/09/behaalotekha-5772-3-lezioni/ […]

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