VAYISHLAKH 5780: 6 LEZIONI PRECEDENTI

Questo Shabbàt 14 Dicembre 2019, 16 del mese di Kislèv 5780 leggeremo la Parashà di Vayishlàkh Gen. 32,4-36,43.
Si legge l’Haftarà di Obadià 1, 1-21

(lezione di 21 nov. 2018 su Vayishlàkh 36mn)

Nuova lezione bomba 12/12/19 di questa settimana

VAYISHLAKH 8°: GRANDI INSEGNAMENTI DI VITA
Valutiamo Sempre le Importanti Decisioni Senza Ego

youtube: https://youtu.be/ibfyVnefF1A

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Pubblicato da Shlomo Bekhor su Venerdì 13 dicembre 2019

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SCACCO MATTO IN TRE MOSSE

Due prospettive
Sherlock Holmes e il dr. Watson vanno in campeggio insieme, montano una tenda pronti per godersi un tranquillo riposo vicino al fuoco. Nel cuore della notte, Sherlock si gira verso il dr. Watson e dice: “Allora, cosa stai pensando adesso?”
Watson risponde: “Sherlock! È fantastico. Sto guardando le stelle celesti che si librano sopra di noi, sono sopraffatto dallo splendore romantico della notte, avvolto da questa vista pittoresca. E tu, invece a cosa stai pensando”? chiede Watson.
“Che qualcuno ha rubato la nostra tenda”, risponde Sherlock.

Doni, Preghiera E Guerra
Dopo trentaquattro anni di separazione dai suoi genitori, Giacobbe lascia Lavan, assieme a tutta la sua famiglia, per tornare a casa sua, in Terra di Israele. Ancora in viaggio apprende che suo fratello Esaù sta avanzando verso di lui con un imponente esercito, determinato a ucciderlo.
I nostri saggi osservano da questo episodio della Torà (Vayishlàkh), come Giacobbe prepara il confronto con Esaù attraverso una triplice strategia: “doni, preghiera e guerra”. Quindi, Giacobbe come prima cosa invia doni sontuosi a Esaù nella speranza di placare la sua ira: capre, pecore, cammelli, mucche, tori e asini. Successivamente, inizia una sincera e fervente preghiera, sottomettendo la sua sorte e quella della sua famiglia alla compassione di Dio. Solo alla fine, Giacobbe prepara se stesso e la sua famiglia a una vera e propria guerra con Esaù.

La Battaglia Quotidiana
Le storie nella Torà non sono solo eventi accaduti a un certo punto della storia, che coinvolgono personaggi particolari. Sono anche riflessi di episodi spirituali ed emotivi che possono verificarsi continuamente in ogni cuore umano.
L’uomo è una dualità intrinseca, poiché è allo stesso tempo un “mucchio di polvere” e una “visione di Dio”. I fratelli gemelli, Giacobbe ed Esaù, incarnano queste forze antitetiche all’interno della stessa personalità di ogni essere umano: Esaù incarna la nostra identità egoista, egocentrica e animalesca; mentre Giacobbe personifica la nostra anima trascendente, spirituale e idealista.
L’inimicizia e la rivalità tra i fratelli riflettono la tensione e la lotta tra queste due forze nelle nostre vite: la lotta tra il nostro ego e la nostra umiltà, tra le nostre voglie egoistiche e le nostre nobili aspirazioni, tra le nostre impulsive lussurie e le nostre brame altruistiche.
Nessuno di noi è esente da questo confronto quotidiano con “Esaù”. Siamo costantemente sopraffatti da stati d’animo egoistici e appetiti immorali. Queste incessanti richieste della nostra coscienza egoista e bestiale rappresentano una continua minaccia mortale per il nostro “Giacobbe” interiore. In che modo possiamo affrontare queste potenti forze, che apparentemente sono molto più potenti delle forze sante dentro di noi? Utilizzando la vincente strategia in tre fasi di Giacobbe: doni, preghiera e guerra!

Onorare Il Tuo Animale
Prima di tutto, dobbiamo concedere al “nostro” Esaù alcune risorse fondamentali. Dobbiamo riconoscere la coscienza animale che vive in noi e onorare la presenza dei suoi essenziali e legittimi bisogni: mangiare, dormire, fare esercizio fisico, guadagnarci da vivere e impegnarci in una relazione continua con il mondo fisico che ci circonda. L’anima animale merita di ricevere da noi un sontuoso omaggio quotidiano che include il nostro tempo, energia e risorse.
Tuttavia, come possiamo assicurarci di non esagerare? Come possiamo garantire che i nostri tributi quotidiani all’identità animale dentro di noi non la mettano al centro della nostra vita, soppiantando l’anima spirituale come il vero nucleo della nostra identità? Per evitare questo rischio, Giacobbe deve impegnarsi nella preghiera: “Salvami”, grida Giacobbe a Dio, mentre Esaù si sta avvicinando, “dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù. Ho paura di lui, perché potrebbe venire e colpirmi”.
Non sarebbe necessario temere l’influenza di Esaù se fossimo distaccati dalla realtà di Esaù, se dovessimo vivere come asceti spirituali. Eppure l’ebraismo esige che Esaù diventi il nostro “fratello”; ossia che impieghiamo i nostri bisogni corporei e animali nel lavoro che dobbiamo svolgere nel mondo fisico che ci circonda. In queste condizioni, l’unico modo in cui possiamo assicurarci che Esaù non domini e controlli la nostra vita è attraverso la preghiera.

Il Dono Della Preghiera
Che cos’è la preghiera? Proprio come c’è un tempo per coinvolgere l’anima animale e rendere omaggio ai suoi bisogni e desideri, ogni giorno c’è un momento in cui lasciamo andare la nostra identità fisica ed entriamo nell’oasi trascendente della nostra anima. Questi è il momento in cui mettiamo a dormire l’ego e scopriamo il nostro amore interiore e la nostra spiritualità. Tutto il giorno, pensiamo alle nostre “tende”, dimore; mentre solo durante la preghiera ci concentriamo sulle stelle, sullo splendore e sul significato dell’esistenza. Abbiamo mai provato veramente il potere della preghiera su di noi? Purtroppo, è sempre più difficile trovare delle vere “oasi spirituali” dove trovare la giusta concentrazione e intenzione, nel nostro mondo freneticamente materialista. È un peccato, perché mancando dell’esperienza quotidiana della preghiera autentica diventiamo inevitabilmente vulnerabili all’attacco di Esaù.
Ad esempio, quando già al mattino presto non preghiamo, meditiamo e non colleghiamo con Hashèm le nostre anime, spesso ci manca il coraggio e la visione per controllare i nostri desideri fin dall’inizio della giornata: ad esempio, un’eccessiva dipendenza dal cibo; oppure al lavoro potremmo non avere la forza di condurre i nostri affari onestamente ecc. La preghiera assicura che il tributo che presentiamo alla nostra anima animale non ci esaurisca completamente, non ci porti via tutto di noi, il nostro vero “sé”.

Ultima Spiaggia
Tuttavia, tutto quanto sopra non è sufficiente. Giacobbe deve anche prepararsi alla guerra. Alcuni degli impulsi e delle passioni della nostra anima animale non possono essere affrontati solo attraverso la preghiera. Dobbiamo dichiarare guerra contro di esso come dice il Talmùd Berakhòt 5a: l’istinto animalesco deve essere educato con severità, perché se lasciato libero rischia di prendere il comando della vita e fare cadere la persona molto in basso.
A volte durante il giorno o la notte, siamo sopraffatti da un forte, animalesco bisogno di Esaù che brucia nei nostri cuori come una fornace. In quel momento c’è solo una cosa da fare: dobbiamo dare un “pugno in faccia” al nostro impulso animalesco e andare avanti con la nostra vita. La guerra è una cosa cattiva, ma a volte è la nostra unica speranza di sopravvivere all’assalto di un demone che è determinato ad ucciderci.

Una storia
Uno dei grandi maestri chassidici, Reb Simkha Bunam di Psheskha, una volta osservò che la vera definizione di un uomo spirituale è colui che immagina sempre di avere la testa sdraiata in una ghigliottina, il suo Yètzer Harà (cattiva inclinazione) che si libra sopra di esso, pronto a tagliare la sua testa in un momento.
“Ma Rebbe”, chiese uno dei Chassidim, “e se uno non avesse quella sensazione?”
“In quel caso”, rispose il Rebbe, “vuol dire che la sua testa è già stata tagliata via.”

Basato sugli scritti del Rebbe Shneur Zalman di Liadi che questo mercoledì si festeggia il capodanno della rivelazione della Chassidut il 19 di Kislev.

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QUANDO L’AMORE DIVENTA ODIO!

Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:

VAYISHLAKH 5770 – QUANDO L’AMORE DIVENTA ODIO!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana sul tuo mobile:

Per ascoltare le altre lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:

VAYISHLAKH 5780: 6 LEZIONI PRECEDENTI


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La mistica della preghiera – Due tipi di SATANA

La lezione è divisa in 3 argomenti.

1. un concetto cabalistico legato al valore numerico di Yosef 156 e perché proprio lui è l’antitesi del malvagio Esav.

2. il significato interiore della preghiera che è l’unione con l’infinito.

3. i due tipi di Satana: il nemico dichiarato e quello ipocrita che si finge un amico; questo è il più pericoloso.

sul seguente link:

oppure:

(lezione di ieri sera 21 nov. 2018 su Vayishlàkh 36mn)La mistica della preghiera – Due tipi di SATANALa lezione è…

Pubblicato da Shlomo Bekhor su Giovedì 22 novembre 2018

La Parashà di Vayishlàkh tratta in sintesi i seguenti argomenti:
Ya’akòv invia messaggeri a Essàv con parole di pace. I messaggeri tornano e raccontano a Ya’akòv che il fratello è in arrivo con quattrocento uomini armati. Ya’akòv, impaurito divide il suo accampamento in due e prega HaShèm di aiutarlo. Ya’akòv manda, in diverse fasi doni a Essàv sperando che cambi idea e non lo attacchi.

Ya’akòv attraversa il fiume e combatte con l’angelo di Essàv. Ya’akòv vince, ma l’angelo lo colpisce al nervo sciatico e lo chiama Israèl. Per questo ancora oggi gli ebrei non mangiano il nervo sciatico degli animali.

Ya’akòv ed Essàv si incontrano “pacificamente”. Essàv propone a Ya’akòv di accompagnarlo, ma questi rifiuta a causa del bestiame e dei bambini. Ya’akòv giunge a Shekhèm, dove acquista un terreno vi si stabilisce.

Dinà viene rapita da Shekhèm, il figlio del re. Il re viene a chiederla in moglie per il figlio a qualunque costo. I figli di Ya’akòv accettano, a condizione che tutti i loro uomini si circoncidano. Al terzo giorno della convalescenza quello più doloroso, Shim’òn e Levì uccidono tutti. HaShèm ordina a Ya’akòv di trasferirsi a Bet El e di erigervi un altare. Dopo essersi liberato di qualunque oggetto idolatra di Shekhèm. Ya’akòv parte.

Morte di Devorà, la nutrice di Rivkà. HaShèm si rivela di nuovo a Ya’akòv promettendogli la terra di Kenà’an.

Durante il viaggio verso Efràt, Rakhèl partorisce Binyamìn e muore: Rakhèl viene sepolta a Efràt, dove Ya’akòv erige un monumento sulla sua tomba.

Ya’akòv giunge dal padre Yitzkhàk che scompare all’età di 180 anni; Essàv e Ya’akòv lo sepelliscono.

La discendenza di Essàv, otto re che regnano in successione su Edòm.

La Parashà di Vayishlàkh contiene un divieto, di mangiare il nervo ischiatico (32,33)

MIDRASHIM

Ya’akòv Lotta con l’Angelo (Bereshìt 32,25-31)
Midràsh Bereshìt Rabbà 77;Tifèret Tziyòn 75,3;Talmùd Khullìn 91;Midràsh Tankhumà B.
(a pagina 660 del volume Bereshìt edizioni Mamash ).

Morte e Sepoltura di Rakhèl (Bereshìt 35,19-20)
Midràsh Bereshìt Rabbà 81-82.
(a pagina 663 del volume Bereshìt edizioni Mamash ).

SIKOT

Il Messaggio Insito nel Nome.
(a pagina 730 del volume Bereshìt edizioni Mamash ).

Ya’akòv nei Panni di Essàv.
(a pagina 734 del volume Bereshìt edizioni Mamash ).

VAYISHLAKH 5771: L’EBREO CON IL MONDO O CONTRO IL MONDO?
Per la nostra generazione in esilio, circondata da nemici, è necessario trovare un equilbirio tra l’affrontare il nemico e l’annullamento di sè. Dal comportamento di Yaakòv, attraverso il Midrash Rabbà e la Chassidut, inizia un viaggio unico che ci porta ad approfondire il significato del mondo in equilibrio tra il bene e il male, della ragione della loro esistenza.

VAYISHLAKH 5770: QUANDO L’AMORE DIVENTA ODIO!
Il malvagio regno di Menashè è caratterizzato da forti analogie con il comportamento di Timnà. Un viaggio ricco di approfondimenti psicologici che si addentrano nelle ragioni che possono trasformare l’amore in odio, nei meccanismi insiti nell’antisemitismo. Quando si ama profondamente qualcosa, se non si riesca ad avere, è facile che il sentimento si trasformi in odio!

VAYISHLAKH 5769: ANTISEMITISMO, LE RADICI LONTANE DELL’ODIO
I tre comportamenti di Yaakòv di preparazione all’incontro con Essàv rappresentano la guida per tutte le generazioni in esilio di fronte ai nemici e alle radici dell’odio. Essàv si presenta come un fratello, in tale concetto si nascondono diversi aspetti: dalla natura irrazionale dell’odio al pericolo dell’assimilazione.

VAYISHLAKH 5768: SIMBOLO DELLA REDENZIONE
I ricchi simbolisimi presenti nella sfida tra Yaakòv ed Essàv. D-o non interviene nel fermare Essàv, il suo angelo custode e lascia Yaakòv solo davanti alla sofferenza. L’ultimo patriarca corrisponde all’ultimo esilio, il suo rientro in terra santa introduce il valore della redenzione.

VAYISHLAKH 5766: IL DONO DI YAAKOV
La preparazione di Yaakòv all’incontro con Essàv. Il dono, il modo in cui viene presentato, le parole che lo accompagnano rappresentano un insegnamento per ogni generazione quando si deve affrontare l’odio e le avversità. La lotta tra Yaakòv e l’angelo custode di Essàv simboleggia la temporaneità delle difficoltà dell’esilio. Un viaggio ricco di approfondimenti nei simbolismi insiti nel ritorno dell’ultimo patriarca in Terra Santa, che ci insegna come affrontare le difficoltà della nostra generazione.

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