KI TETZE 5779: 3 LEZIONI

Questo Shabbàt 14 Settembre 2019, 14 del mese di ELUL 5779 leggeremo la Parashà di Ki Tetzè
Deuteronomio 21: 10 – 25: 19

HAFTARÀ ITALIANI:
1° Samuele 17: 1-37.

HAFTARÀ Milano/Torino/Sefarditi/Ashkenaziti:
ISAIA 54,1 – 10

KI TETZE

Questa parashà che leggiamo domani KI TETZE è la parashà con più mitzvòt di tutte le parashot: 74. Più del 12% di tutte le mitzvòt di tutta la Torà in una sola parashà.
Uno dei precetti della parashà è il divorzio. Se una coppia non riesce a convivere la Torà non solo permette ma impone il divorzio. Il Talmud Ketuvot 72a usa 3 volte questa espressione: non si può forzare una persona di dormire con un serpente in casa.
Dice il Talmud se un marito non vuole mantenere la moglie lo si obbliga a mantenerla. Però poi dice non si può obbligare una donna a vivere con un marito che mantiene sua moglie solo perché è stato forzato. Questo marito è una mina vagante è come se fosse un serpente in casa dove uno non può dormire tranquillo.
Nell’ebraismo il matrimonio ha un valore altissimo e assoluto per cui il divorzio dovrebbe essere l’ultimissima spiaggia.
Come dice il Talmud che perfino l’altare piange quando una coppia divorzia. Ma come mai si cita proprio l’altare chiedono i maestri?
Poiché l’altare simboleggia il sacrificio per Dio dove si portano tutte le offerte. Dall’altare impariamo il sacrificio per il coniuge che è la condizione base per il successo del matrimonio.
Perciò è l’altare che piange, perché quando avviene un divorzio vuole dire che non hanno imparato dall’altare a sacrificarsi all’anima gemella e allora lui piange.
Il vero matrimonio non è basato su quello che IO voglio e IO ricevo ma su quello che do. Più io do e più ricevo.
Ti riporto un commento inerente a questo argomento.
Ti riporto di seguito un commento inerente a questo argomento di fede completa.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

ps.
su questo link trovi la risposta che ho scritto oggi a questo post:
https://www.facebook.com/notes/shlomo-bekhor/malattia-e-guarigione/2665709246785677/
DOPO AUSCHWITZ, E DOPO IL CANCRO NEI BAMBINI, E’ LA SECONDA PROVA CHE DIO NON ESISTE….
( Umberto Veronesi )
KI TETZE
Ci sono due tipi di reazione, quando un matrimonio è in crisi: quella classica, ignora il problema nella speranza che, col tempo, tutto si sistemi da solo; la reazione meno frequente è, invece, quella di sforzarsi di risolvere il problema alla radice. Queste due strade sono paragonabili alla famosa storia talmudica della “Strada corta-lunga e di quella lunga-corta”, che vede protagonisti un bambino e Rabbi Yehoshù’a ben Khanìna. Il grade Rav di fronte ad un bivio, non sapendo quale delle due strade prendere, chiede aiuto ad un bambino che si trovava lì, il quale gli dice che se la prima strada è più facile (corta-lunga), tuttavia non ti porta a destinazione; mentre la seconda (lunga-corta) è più faticosa, ma ti conduce dove desideri arrivare.
Da una parte l’ebraismo, a differenza di altre religioni, permette il divorzio, come leggiamo nella parashà di questa settimana. Dall’altra, è però molto severo in proposito, perché vaglia attentamente le motivazioni dei coniugi, che devono essere molto forti.
Quindi, ognuno ha il dovere di “incamminarsi” nella strada “lunga-corta”, cercando sempre di mantenere il proprio matrimonio vitale e di eliminare tutti gli ostacoli che potrebbero sorgere durante il cammino.
Questo fondamentale argomento è stato ampiamente sviluppato nella seguente lezione on line di virtualyeshiva.it che invito vivamente ad ascoltare, cliccando sul link sottostante.

Al seguente link troverai la pagina web della lezione in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2011/09/07/ki-tetze-5771-la-versione-talmudica-del-romanticismo/

Al seguente link puoi scaricare direttamente sul tuo portatile la lezione:
http://www.virtualyeshiva.it/files/11_09_06_kitetze5771_divorzio_3opinioni_matrimonio.mp3
Al seguente link puoi vedere la lezione: https://vimeo.com/28719323

LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO

3 opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono 3 tipi di matrimonio.
Qual è il matrimonio ideale?
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Per sentire le altre lezioni sulla parashà cliccare sul seguente link:
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QUALE È IL VERO AMORE?

Nella parashà di questa settimana la Torà ci dice che se un Israelita aveva fatto prigioniera una donna nel corso di una guerra, non la poteva sposare immediatamente. Al contrario, ella doveva inizialmente rendersi non attraente agli occhi di lui, fornendo così un’opportunità al desiderio appassionato dell’uomo di dissiparsi.
In tal modo veniamo messi in guardia dall’agire accecati dalla passione. Nessuno dovrebbe diventare prigioniero dei propri desideri e perdere ogni auto-controllo. Invece bisognerebbe cercare di attendere finché le proprie forti bramosie di piacere fisico si siano spente. Solo allora si può agire con cautela e buon senso, senza rischiare di cadere nella trappola dei propri istinti.
Ciò è particolarmente vero nel processo di scelta del giusto partner per il matrimonio. Se una persona compie la scelta di sposarsi unicamente sulla base di un’attrazione fisica, il matrimonio poggia su basi molto instabili.
Appena l’attraenza esteriore del patner si affievolisce, allo stesso modo accade per il matrimonio.
La discendenza di una simile coppia rischia di essere testimone di un’unione tempestosa, e potrà essa stessa risultarne segnata. È per questa ragione che la Torà giustappone il verso riguardante il matrimonio con una donna prigioniera a quello della nascita di un figlio ribelle (Ben Sorer Umorè).
Infatti l’atto di sposarsi semplicemente per la bellezza invece che per vero amore può sfociare nello sviluppo di un figlio irrispettoso.
D’altro canto, una persona che sia attenta nella scelta dell’anima gemella basandosi sui tratti caratteriali fini può ricever la benedizione di una prole virtuosa. Per questo motivo troviamo Aharon il Cohen Gadol Sommo Sacerdote che sposa Elisheva, la figlia dello tzaddìk Aminadav (padre di Nakhshon che fu un grande leader ed il primo ad attraversare il Mar Rosso). Tra i loro discendenti si annoverano Eliezer, il successivo Cohen Gadol e Pinkhas, dei cui grandi meriti abbiamo già parlato alcune settimane fa.
Le indubbie qualità di Pinkhas erano senza dubbio eredità di genitori e nonni, le cui virtù personali costituirono senza dubbio un alto esempio per il ragazzo negli anni della sua crescita.
“Una buona moglie è un bel dono da parte di Ha-Shém” (Ben Sira).
“Una donna è meravigliosa quando è virtuosa” (Talmud Shabbat 25).
“È solo per merito di sua moglie che la casa di un uomo è benedetta” (Talmud Baba Metzià 59).
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RIASSUNTO porzione KI TEZE
Nella parashà di Ki Tetzè sono presenti settantaquattro delle 613 mitzvòt della Torà. Tra esse sono incluse le norme sulla prigioniera di bell’aspetto; sui diritti ereditari del primogenito; sul figlio ostinato e ribelle; la sepoltura e dignità dei morti; la restituzione degli animali e delle cose perse dal prossimo; la regola che impone di mandar via dal nido la madre, prima di prendere i piccoli; il dovere di costruire una barriera di sicurezza intorno al tetto di ogni casa; i divieti relativi ai diversi tipi di piante o animali ibridi proibiti (kilàyim) e alla mescolanza di fili di materiali diversi, tessuti insieme (sha’atnèz).
Illustra, inoltre, le procedure giudiziarie e le sanzioni per l’adulterio, per lo stupro o la seduzione di una fanciulla non sposata e per un marito che accusa, falsamente, la propria moglie di infedeltà. Specifica coloro che non possono sposare una persona di discendenza ebraica: un mamzèr, un maschio di origine moabita o ammonita; un edomita o un egiziano di prima o di seconda generazione.
La parashà include anche le norme che disciplinano la purezza di un accampamento militare; il divieto di riconsegnare uno schiavo fuggitivo; il dovere di pagare un lavoratore puntualmente e di consentire a chiunque lavori per te – uomo o animale – di mangiare sul lavoro; il trattamento corretto di un debitore e il divieto di ricaricare interessi su un prestito; le norme riguardanti il divorzio (dalle quali derivano anche molte delle leggi sul matrimonio): a questo proposito si veda l’interessante approfondimento nella lezione on-line. La pena per la trasgressione di un divieto della Torà; e le procedure riguardanti yibbùm (matrimonio per levirato), di una vedova senza figli con il fratello del defunto; o khalitzà (rimozione della scarpa), nel caso in cui il cognato non voglia sposarla.
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STORIA: OFF LIMITS
A proposito di non essere superficiali ti riporto una storia.
Nelle comunità degli shtetl dell’Europa dell’Est, c’erano spesso maestri che si rinchiudevano in case di studio e trascorrevano l’intera vita in preghiera e contemplazione del Talmud e dei suoi commentari.
Una volta il Baal Shem Tov entrò in una stanza dove sedeva uno di questi pseudo “santi”. “Come ti senti?” gli chiese il Baal Shem Tov. “Hai fatto una buona colazione questa mattina?”
Lo studioso guardò il Baal Shem Tov confuso. Cosa voleva da lui? Non aveva visto che stava studiando?
Il Baal Shem Tov tuttavia continuò: possiedi degli abiti confortevoli? Hai una dimora confortevole?”
In fine lo scolaro si accese di collera. “Perché mi disturbi?” chiese al Baal Shem Tov.
“Tu stai commettendo un errore”, replicò il Baal Shem Tov. “Qualunque semplice ebreo risponderebbe a tali domande dicendo “Barukh ha-Shém” o “Grazie a D-o”. Non rispondendo in questo modo, stai allontanando la presenza di Ha-Shém.
Nei Salmi infatti il Padre Eterno viene descritto come “seduto sulle lodi di Israele”. Affinché Ha-Sèm dimori nel nostro mondo dobbiamo riconoscerlo attraverso le lodi.”
Il Baal Shem Tov avrebbe potuto chiedergli se i suoi studi procedessero bene. Sarebbe stato molto più probabile che questi gli avrebbe risposto.
Invece gli ha fatto domande relative a cose materiali!!! Questo in modo che Ha-Shém sia lodato anche nel regno fisico. Non dobbiamo pensare che il Creatore sia un’entità spirituale e basta poiché Lo limitiamo. Perciò è importante riconoscere la sua presenza anche nelle cose che sono apparentemente staccate dal divino o profane e dimostrare che anche in esse ci sia la presenza di Ha-Shem.
Ecco il motivo di quelle specifiche domande poste dal Baal Shem Tov. Ricordiamoci sempre di dire grazie a D-o e così santifichiamo il creato, realizzando così lo scopo principale della nostra esistenza.

 

Dice il Talmùd Germamia zu Amalèk!!! Le origini del nazismo risalgono fino ad Amalèk: non a caso ci ordina la Torà “ricorda” quanto è grave questo popolo, ricordati di annullare questo popolo. Questo è molto strano visto che Amalèk è figlio di Elipaz figlio di Esav figlio del patriarca Yitzkhàk… Perché Amalèk è il male assoluto???
Perché Amalèk è il simbolo della razionalità, dove tutto deve essere logico e sensato. Perciò non può sopportare che suo cugino Israèl, pur essendo capace di essere anche razionale, fondi i suoi veri valori sullo spirito e sull’irrazionalità. Praticamente Amalèk è l’antitesi di Israèl, due filosofie opposte nella loro essenza.
Come si fa a rispondere all’apatia, al cinismo di Amalèk?
La formula proposta dalla Torà è racchiusa in una sola parola: zakhòr – ricorda. Leggiamo i seguenti versi della porzione di questa settimana…

(continua sotto)

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Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

KI TETZE
Ci sono due tipi di reazione, quando un matrimonio è in crisi: quella classica, ignora il problema nella speranza che, col tempo, tutto si sistemi da solo; la reazione meno frequente è, invece, quella di sforzarsi di risolvere il problema alla radice. Queste due strade sono paragonabili alla famosa storia talmudica della “Strada corta-lunga e di quella lunga-corta”, che vede protagonisti un bambino e Rabbi Yehoshù’a ben Khanìna. Il grade Rav di fronte ad un bivio, non sapendo quale delle due strade prendere, chiede aiuto ad un bambino che si trovava lì, il quale gli dice che se la prima strada è più facile (corta-lunga), tuttavia non ti porta a destinazione; mentre la seconda (lunga-corta) è più faticosa, ma ti conduce dove desideri arrivare.
Da una parte l’ebraismo, a differenza di altre religioni, permette il divorzio, come leggiamo nella parashà di questa settimana. Dall’altra, è però molto severo in proposito, perché vaglia attentamente le motivazioni dei coniugi, che devono essere molto forti.
Quindi, ognuno ha il dovere di “incamminarsi” nella strada “lunga-corta”, cercando sempre di mantenere il proprio matrimonio vitale e di eliminare tutti gli ostacoli che potrebbero sorgere durante il cammino.
Questo fondamentale argomento è stato ampiamente sviluppato nella seguente lezione on line divirtualyeshiva.it che invito vivamente ad ascoltare, cliccando sul link sottostante.

Al seguente link troverai la pagina web della lezione in formato mp3:
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Al seguente link puoi scaricare direttamente sul tuo portatile la lezione:
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Al seguente link puoi vedere la lezione: https://vimeo.com/28719323

LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO

3 opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono 3 tipi di matrimonio.
Qual è il matrimonio ideale?

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http://www.virtualyeshiva.it/voglio-aiutare/La lezione approfondisce questi punti, attingendo da fonti midrashiche, testi di mistica ebraica e khassidici, in una cornice unica, chiara e comprensibile per tutti, alla luce degli insegnamenti dei grandi Maestri dell’ebraismo.
Per sentire le altre lezioni sulla parashà cliccare sul seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2015/08/22/ki-tetze-5772-3-lezioni/

IRRAZIONALE PER ECCELLENZA

(continua da sopra)

Ki Tetzè si conclude con il comando:
Ricorda ciò che ti fece Amalèk lungo il cammino, mentre uscivate dall’Egitto. Ciò che ti accadde lungo il cammino, egli colpì tutti quelli di voi che erano rimasti indietro, i deboli dietro di te, quando eri stanco e sfinito, e non ebbe timore di Dio. E accadrà, quando Hashèm, tuo Dio, ti concederà riposo da tutti i tuoi nemici [che sono] intorno a te, nella Terra che Hashèm, tuo Dio, dà in eredità, dovrai cancellare il ricordo di Amalèk da sotto i cieli. Non dimenticare!
(Devarìm 25, 17-19)
Rabbi Shnèur Zalman di Liadi (fondatore del chasidismo Chabad) definisce la fede in Dio come parte integrante dell’anima ebraica. La fede non è una meta da raggiungere, è sufficiente che si riveli, perché è un elemento fondamentale dell’essenza della nostra anima.
La fede, prosegue Rabbi Shneur Zalman, trascende la ragione. Attraverso di essa ciascuno entra in relazione con la verità infinita di Dio, nella sua totalità; a differenza dalla percezione raggiunta con la ragione, che è definita e circoscritta dai limiti naturali della mente umana.
Con questo, Rabbi Shneur Zalman spiega il fatto sorprendente che, nel corso di tutta la storia del popolo ebraico, migliaia di ebrei abbiano sacrificato la vita piuttosto che rinnegare la loro fede e il loro legame con l’Onnipotente – compresi molti che avevano scarsa consapevolezza e considerazione del proprio essere ebrei. Al momento della verità, quando hanno compreso che era in gioco la loro essenza che è parte di Hashem, la loro fede interiore – una fede che non conosce confini o equivoci – è tornata alla luce, e ha sopraffatto tutto il resto.
Amalèk è totalmente insensibile allo spirito e fede; di conseguenza, anche la risposta ad Amalèk deve andare oltre la ragione. La risposta del popolo ebraico ad Amalèk è ricordare: ricorrere alle riserve di fede irrazionale della propria anima, una fede che, magari, giace sepolta e dimenticata sotto un ammasso di coinvolgimenti e interessi mondani. Una fede che, quando torna alla memoria, è in grado di affrontare ogni sfida morale, razionale o meno.
Ricorda ci dice la Torà questo Shabbàt, che anche la civiltà più evoluta e moderna al mondo in quel momento (prima metà del secolo scorso), senza Dio e senza fede diventa la peggiore macchina di distruzione e di atrocità che l’umanità abbia mai visto! Ma tutto coperto con un senso di logica e falso buonismo per l’umanità.
Ricorda che l’uomo non è in grado di essere un manuale di vita per l’umanità. La ragione umana è pericolosa e può arrivare a conclusioni devastanti per l’umanità rivestite con tanto senso, come se fosse la SOLUZIONE PER UN MONDO PERFETTO!
Rabbi Shneur Zalman di Liadi, Tanya, Capitoli 18-19. (Basato sugli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch)
La seguente lezione online tratta questo argomento mistico dell’anima.
Al seguente link troverai la pagina web con la lezione su questo argomento:
Dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
Dal seguente link si possono sentire le 16 lezioni su questo ciclo di lezioni dell’anima:
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RIASSUNTO porzione KI TEZE
Nella parashà di Ki Tetzè sono presenti settantaquattro delle 613 mitzvòt della Torà. Tra esse sono incluse le norme sulla prigioniera di bell’aspetto; sui diritti ereditari del primogenito; sul figlio ostinato e ribelle; la sepoltura e dignità dei morti; la restituzione degli animali e delle cose perse dal prossimo; la regola che impone di mandar via dal nido la madre, prima di prendere i piccoli; il dovere di costruire una barriera di sicurezza intorno al tetto di ogni casa; i divieti relativi ai diversi tipi di piante o animali ibridi proibiti (kilàyim) e alla mescolanza di fili di materiali diversi, tessuti insieme (sha’atnèz).
Illustra, inoltre, le procedure giudiziarie e le sanzioni per l’adulterio, per lo stupro o la seduzione di una fanciulla non sposata e per un marito che accusa, falsamente, la propria moglie di infedeltà. Specifica coloro che non possono sposare una persona di discendenza ebraica: un mamzèr, un maschio di origine moabita o ammonita; un edomita o un egiziano di prima o di seconda generazione.
La parashà include anche le norme che disciplinano la purezza di un accampamento militare; il divieto di riconsegnare uno schiavo fuggitivo; il dovere di pagare un lavoratore puntualmente e di consentire a chiunque lavori per te – uomo o animale – di mangiare sul lavoro; il trattamento corretto di un debitore e il divieto di ricaricare interessi su un prestito; le norme riguardanti il divorzio (dalle quali derivano anche molte delle leggi sul matrimonio): a questo proposito si veda l’interessante approfondimento nella lezione on-line. La pena per la trasgressione di un divieto della Torà; e le procedure riguardanti yibbùm (matrimonio per levirato), di una vedova senza figli con il fratello del defunto; o khalitzà (rimozione della scarpa), nel caso in cui il cognato non voglia sposarla.

KI TETZE 5771 – LA VERSIONE TALMUDICA DEL ROMANTICISMO
3 opinioni Talmudiche riguardo a quando è lecito divorziare, in realtà esistono 3 tipi di matrimonio. Qual è il matrimonio ideale?

KI TETZE 5768 – UN’ANIMA SMARRITA + GUERRA CONTRO ISTINTO NEGATIVO
Il significato allusivo della vita: come affrontarla e il segreto per vincerla!

KI TETZE 5765 – IL RIMEDIO SPIRITUALE PER I MOMENTI DIFFICILI!
Come affrontare la vita, quando ci si trova troppo immersi nella materialità. La cura spirituale per bilanciare quesiti momenti ed evitare di smarrire la propria strada!

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