EKEV 5779: 1 LEZIONE

Questo Shabbàt 24 Agosto 2019, 23 del mese di AV 5779 leggeremo la Parashà di Ekèv Deuteronomio 7: 12 – 11: 25

HAFTARÀ
Isaia 49: 14 – 51: 3.

Si annuncia Rosh Chòdesh

EKEV

La sensitività verso i sentimenti altrui non è un concetto discrezionale secondo la Torà.

Una volta era venuto dal grande maestro Baba Sali una persona per chiedere una benedizione per guarire da un grave male alle gambe. Allora il maestro gli chiese il suo nome e gli promise che avrebbe pregato per lui.
Poco dopo il Baba Sali in persona ebbe male alle gambe…
La moglie gli chiese come mai fosse successo proprio in quel momento? Il Baba Sali le rispose che per poter pregare come si deve col profondo del cuore per fare curare le gambe della persona doveva sentire lui stesso quanto fosse grande quel dolore alle gambe, perciò chiese ad Hashem di fargli sentire quel male per poter pregare con tutte le sue forze…
Questo comportamento esemplare di sensibilità è noto nella Torà ed è una delle basi dell’ebraismo, per questo tutti i grandi maestri hanno questo attributo perché amare il prossimo come se stesso vuole dire anche questo: così come siamo molto sensibili a noi stessi cosi lo dobbiamo essere verso gli altri.
Questo insegnamento lo troviamo nella parashà di questa settimana nel primo verso, dove la Torà ci ordina di osservare anche i precetti del “tallone”, ovvero quei precetti che una persona tende a sottovalutare e dare meno importanza. Questi sono i precetti del tallone, poiché il tallone è alla fine del corpo la parte più bassa e forse meno sensibile, perciò ci ordina Hashem che solo quando osserviamo tutti i precetti in maniera totalmente equa, solo allora riceveremo tutte le elevate benedizioni elencate in seguito (cap 7, 12):
…E l’Eterno, il tuo DIO, ti ha preservato l’alleanza e la grazia che giurò a tuoi avi, e ti amerà e ti benedirà e benedirà il frutto del tuo ventre e il frutto della tua terra… e Hashem ti rimuoverà ogni malattia…
Per quale ragione è così importante l’osservanza del “tallone” da determinare una ricompensa così grande?
La spiegazione mistica è che i precetti che abbiamo ricevuto nella Torà sono la volontà di Hashèm che è al di sopra dell’intelletto. Dio vuole che abbiamo un rapporto con lui razionale studiano e capendo la Torà e un rapporto irrazionale osservando i precetti. Il legame irrazionale è più alto, perché non è limitato alla comprensione dell’uomo: alcuni capiscono di più, altri di meno, perciò è un legame dosato in base a ogni persona; mentre le azioni delle mizvòt – precetti sono tutti uguali nell’azione, pertanto l’unione con Hashèm che deriva dalle mizvòt trascende l’intelletto umano perciò è infinita.
Per questo la nostra parashà di Ekev – tallone ci insegna che se osserviamo i precetti facendo una scaletta di priorità: prima i dieci comandamenti, poi quelli più importanti e via dicendo, allora le nostre azioni e mizvòt non oltrepassano i limiti della logica umana, perché si fanno delle differenze tra i precetti.
Solo nei precetti più semplici, osservati con lo stesso entusiasmo dei dieci comandamenti, si nota la vera unione con Hashèm in maniera infinita e senza “contaminazioni” del proprio IO e del proprio cervello.
In altre parole, il vero amore per Dio si evince nelle cose semplici quando sono fatte con entusiasmo.
Il midrash racconta che Yehoshùa, il braccio destro di Moshè, ha meritato di guidare il popolo dopo Moshè grazie alla sua sensibilità verso gli altri e per il suo rispetto verso Hashèm al punto che puliva i luoghi di preghiera e di studio addirittura con la sua barba.
Lo stesso è successo 2000 anni dopo con il padre di Rashi che puliva la sinagoga perfino con la sua barba tanto era grande il suo amore per Hashèm, ed è per questo che ha meritato di avere un figlio talmente speciale come Rashi.
Mio padre Yaakov ben Rachel e Shlomo è un grande esempio di amore per Hashem e verso ogni persona di qualsiasi credo.
Mio padre si assicurava che tutti i libri (sia del suo Tempio o anche di quelli in giro) fossero in ordine: li ricuciva tutti e li copriva come fossero nuovi e poi li profumava con l’acqua di rose, perché i libri della Torà sono la parola di Hashèm e devono essere sempre tenuti in ordine.
Faceva questo con entusiasmo e amore più di un affare milionario.
Lo faceva con costanza e grande passione anche all’età di 92 anni e non solo con i libri, ma anche i tallet e i rotoli…
I Vivi Impareranno – והחי יתן אל לבו
Concludo con una storia per dare un esempio di sensibilità unica al mondo che ho imparato da mio padre.
Nel palazzo dove abitava mio padre in Ocean Parkway a Brooklyn c’è una brava persona che lavora come portiere e si chiama Fred. Ci tengo a sottolineare che non è ebreo e non c’è alcun legame tra noi e venti anni fa è successo questo episodio di grande insegnamento di vita.
Mio padre era sempre sorridente e amico di tutti, perciò ogni volta che passava lo salutava come un amico con tanto rispetto.
Se pensiamo che molti non salutano in generale, tanto meno i portieri! E anche quando salutano di solito è fatto come una “pilota automatico”, senza guardare negli occhi la persona, senza neanche il “regalo” di un sorriso positivo che potrebbe cambiargli la vita.
Nel saluto di mio padre non c’era niente di automatico e ogni persona era come se fosse la più importante al mondo.
Un giorno, mio padre salutando cortesemente Fred come al solito nota che la sua faccia è diversa, anche se Fred cercava di non farsi notare. Con la solita delicatezza mio padre si accorge che c’è qualcosa di diverso e gli chiede come mai fosse così strano il suo umore.
Normalmente, infatti le persone sono immerse nei proprio pensieri, nel proprio lavoro e non si accorgono dei cambiamenti altrui. Ma anche quando qualcuno si accorge cerca di evitare di chiedere domande, per evitare di doversi impegnare a risolvere i problemi degli altri.
Il pensiero comune è: “ho già abbastanza problemi per conto mio che non ho bisogno di imbarcarmi anche quelli degli altri”.
Per mio padre invece non è così, perciò chiese a Fred come mai era meno sorridente del solito.
Allora Fred dice a mio padre che si era appena sposato e il suo frigo era TOTALMENTE VUOTO che prima di uscire di casa aveva assicurato la moglie che sarebbe tornato con un acconto dal suo stipendio mensile di 500$, dato che avrebbe chiesto al supervisore di dargli un anticipo.
La causa della sua malinconia di quel giorno era che il supervisore gli aveva negato l’anticipo, per una discussione che avevano avuto e così Fred era così depresso che mi racconta: “la mia dignità era così abbattuta che non sarebbe tornato a casa a mani vuote, dato che era appena sposato, piuttosto si sarebbe suicidato”.
Allora mio padre gli chiede se sapeva verniciare e Fred dice di si. Mio padre gli chiede quanto sarebbe il costo di verniciare la casa di mia sorella, oltre il materiale, e Fred dice 500$.
Allora mio padre gli dice “va bene! Allora vernici la casa e ti darò subito i tuoi 500$”. Fred chiede a mio padre se poteva dargli un anticipo e mio padre tira fuori tutta la cifra pattuita e gli da 500$ in mano.
Fred rimane incredulo, come se fosse rinato improvvisamente.
Mio padre poteva anche darli un prestito che gli avrebbe reso a fine mese, ma dandogli un lavoro lo ha aiutato senza degradarlo.
Tutto questo succede in una frazione di secondi e senza pensarci troppo.
Come dice Fred: “tuo padre aveva talmente tanta dignità di se stesso e autostima che non poteva vedere qualcuno intorno a lui che gli mancasse la propria dignità e faceva di tutto per aiutare le persone senza sentirsi superiore e che stava salvando la vita di qualcuno, senza fare pesare o umiliare nessuno, tutto con semplicità e GRANDE UMILTÀ, come se non avesse fatto niente di speciale”.
(storia che mi ha raccontato Fred con le lacrime sul volto, dopo il funerale di mio padre)

Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it della parashà di questa settimana.

Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor

EKEV
Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:
http://www.virtualyeshiva.it/2010/07/29/ekev-5770-18-av-5770-29-luglio-2010/
dal seguente link si può scaricare il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web:
http://www.virtualyeshiva.it/files/10_07_29_ekev5770_santita_dinamica_sammaritani_kutim.mp3

 SANTITA: VALORE ASSOLUTO O DINAMICO?

Una discussione tra rabbi Yonatan un Samaritano e l’asinaio di rabbi Yonatan ci fa capire le divergenze di visioni del mondo!

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FALSA FELICITA’!

Gli ebrei Durante la loro permanenza nel deserto si cibarono della manna, come è detto: “… e ti fece provare la fame e ti dette da mangiare la manna”. La manna è un cibo molto particolare diverso dal cibo che conosciamo. Molto più spirituale del nostro cibo. Infatti era celeste, a differenza del pane che viene dalla terra.

Non a caso la manna viene paragonata alla Torà.

La saggezza e la mente sono paragonate al pane. Questo viene ingerito nel corpo e diventa parte di esso. In questo modo il pane diventa una cosa unica con l’interiorità del corpo. Lo stesso succede con il “pane spirituale”, la saggezza: le parole di Torà che l’ebreo impara entrano nella sua mente e diventano parte di esso. Così la saggezza diventa una cosa unica con chi la studia.

Il pane che viene dalla terra ha un solo gusto, il gusto del pane. Ma esso ha anche uno scarto che viene eliminato dal corpo al termine della digestione. Così è la saggezza umana. Gli studi che vengono dall’esterno (non di Torà) sono limitati. L’ebreo impara, capisce e prova piacere in questo. Egli sente di riuscire per tutto il tempo in cui progredisce nello studio. E nel momento in cui conclude tutto l’argomento e lo domina, comincia a provare orgoglio per la conoscenza che ha acquisito. Anche in questi studi c’è uno scarto non voluto e forse anche nocivo.

 

La manna, il pane celeste, ha molti gusti. Qualsiasi gusto che si desidera provare è contenuto in essa. Non ha uno scarto, è tutto manna. Questa è la Saggezza Divina, che è contenuta nella nostra Torà. La Torà non è limitata. Una persona che studia Torà sente quanto la sua conoscenza è limitata e quanto ancora ha da imparare per crescere. Quando si studia Torà si vuole studiare ancora di più, secondo quanto è scritto nella parashà: “…e ti fece provare la fame e ti dette da mangiare la manna…” Mangiare la manna risveglia la “fame” in colui che la mangia, egli vuole studiare di più, capire di più e imparare senza fine. Ma lo studio della Torà non provoca orgoglio in colui che la studia, anche se ha studiato tanto. Al contrario, più studia maggiore è la sua conoscenza della grandezza della Torà, e poiché la Saggezza Divina non ha limiti egli si annulla completamente.

 

Lo yétzer harà (inclinazione al male) è esperto nel suo lavoro: sa che non riuscirà a persuadere l’ebreo che la Torà non è importante, perché la Torà è cara a ogni ebreo. Allora lo yétzer harà comincia a sostenere il contrario: poiché la Torà ha un valore così alto, non ha senso approfondirla così tanto. Non finiremmo mai di studiarla e anche se ci impegnassimo tanto non riusciremmo mai a capirla completamente, poiché la Torà non ha limiti. É preferibile, dice lo yétzer harà, non approfondirla. Basta leggere un paragrafo al giorno o fissare una lezione settimanale!

Allora cosa consiglia lo yétzer harà? Esso ci stimola a immergerci nella vita materiale, dicendoci che poi potremo godere dei risultati.

Sforziamoci a non seguire questi stimoli, perché ci allontaneremo completamente dalla via della Torà. Dice il Talmùd che all’inizio lo yétzer harà è solo un “passante” nei nostri dintorni, poi entra in noi come “ospite” e alla fine diventa il padrone di casa e comincia a dirigere tutte le nostre azioni.

In conclusione lo yétzer harà vuole che sia la materialità a provocare piacere all’uomo, ma la natura dell’ebreo è opposta: l’essenza dell’ebreo è lo spirito, perciò solo studiando Torà egli può sentirsi completo.

Quando uno pensa di aver raggiunto la felicità ma in realtà non la raggiunta e cerca di coprire e camuffare questa mancanza con sempre più materia sperando di risolvere questo “vuoto”, in realtà vive in un illusione e non sarà mai veramente felice.

Cerchiamo di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze del corpo e dell’anima accontentadole entrambi ognuna con il SUO cibo e sicuramente troveremo il giusto equilibrio e avremo una vita felice e serena.

EKEV 5770 – SANTITA: VALORE ASSOLUTO O DINAMICO?
Una discussione tra rabbi Yonatan un Samaritano e l’asinaio di rabbi Yonatan ci fa capire le divergenze di visioni del mondo!

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