EMOR 5779 : 5 LEZIONI

Questo Shabbàt 18 maggio 2019, 13 del mese di Iyàr 5779 leggeremo la Parashà di Emor Levitico 21: 1 – 24: 23.

HAFTARÀ
Ezechiele 44: 15-31

3° Pirke Avot

Il periodo dell’Omer rappresenta l’impazienza di ricevere la Torà, come un prigioniero che aspetta con desiderio di conoscere la sua sposa per 49 giorni. Perciò durante questi 49 giorni ognuno di noi ha il potere e la forza di lavorare su se stesso, elevando la sua anima per mezzo dei 49 attributi che sono innati in noi ed essere pronto così a ricevere la sua sposa il giorno di Shavuot.
Domani leggiamo nella Torà proprio la mitzvà dell’offerta del’Omer e l’ordine di contare i giorni tra Pessakh e Shavuot.
Contare in ebraico vuole dire anche illuminare i giorni ovvero illuminare i nostri 49 attributi.
Questa settimana ho fatto una lezione sulla sefira dell’Omer molto interessante che si può sentire al seguente link:
Qui sotto trovi quella di stasera e domani sera.
Ogni giorno pubblico il significato della sefirà di quel giorno da raffinare su Facebook. Qui un post di questa settimana molto interessante:
C’è VITA su MARTE?
O c’è VITA intellignte sulla TERRA?

Una VITA ben spesa, LUNGA è!
Leonardo Da Vinci

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Ti riporto i link delle lezioni on line su virtualyeshiva.it sulla parashà.
Un caloroso Shabbat Shalom
Rav Shlomo Bekhor
EMOR
Al seguente link trovi la lezione sulla nostra parashà di EMOR molto interessante in formato mp3:
dal seguente link si scarica il file audio immediatamente, senza aprire la pagina web: 

MORTE, HANDICAP, PROBLEMI PSICHICI, STRESS ECONOMICO, INSICUREZZA!

Come le 5 festività ci illuminano nelle 5 grandi sfide della vita!

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Per sentire le altre lezioni sulla parashà:
http://www.virtualyeshiva.it/2019/05/13/emor-5772-6-lezioni/

SEFIRAT HAOMER: 28° giorno
Ventottesimo giorno dell’Omer
4 settimane
MALKHÙT in NÈTZAKH – REGALITÀ nella DETERMINAZIONE
13 di Iyar – venerdì sera 17 Maggio
28°giorno: questa sera Hashèm ci dota la capacità di innalzare l’ultimo aspetto di Nètzakh, la Regalità nella Determinazione.
Nètzakh è l’attributo che ci consente di perseverare e vincere le sfide della vita.
Malkhùt è la capacità di comunicare, organizzare e comandare. Tutte doti che si devono coniugare alla fiducia e dignità verso noi stessi e verso gli altri.
L’unione di queste due Sefiròt rende capaci di perseverare in modo organizzato e comunicativo: il più grande progetto, se non organizzato bene e promosso con il giusto marketing, non riceve il successo che merita. In negativo la spinta di Nètzakh può renderci eccessivamente impetuosi, nel perseguire un progetto, e quindi poco organizzati.
Inoltre Malkhùt in Nètzakh consente di perseverare con autostima, e quindi di capire il proprio ruolo nel mondo senza farsi intimidire dalle difficoltà.
Un’esemplare Regalità nella Perseveranza, la possiamo trovare nella figura stessa del mio Maestro il Rebbe di Lubàvitch:
il Rebbe, Menachem Mendel Schneerson, il settimo leader della dinastia Chabad, è uno dei più grandi leader che il popolo ebraico abbia avuto negli ultimi secoli.
Lui è riuscito a coniugare eccezionali doti di leadership, capacità di comunicazione e di organizzazione, fondando istituzioni chassidiche a fini educativi, sociali e culturali. Inoltre, sotto la sua guida, sono sorte centinaia di scuole e centri di Torà, in ogni parte del mondo e migliaia discepoli sono stati inviati come emissari.
QUESTI RISULTATI NON FURONO CERTO REGALATI! Fin dall’inizio le idee “profetiche” e controcorrente del Rebbe furono osteggiate e derise da molti. Grazie alla sua tenace convinzione (nètzakh) di agire per una missione divina, che trascendeva la sua volontà e i suoi bisogni, il Rebbe, piano piano, ma costantemente, convinse e acquistò sempre più la stima degli scettici in tutto il mondo (malkhùt in nètzakh). Centinaia di migliaia di fedeli e milioni di simpatizzanti, lo consideravano e tutt’ora lo considerano, come “il Rebbe”: l’uomo responsabile di aver risvegliato la coscienza e la consapevolezza dell’Ebraismo, dopo l’inferno della Shoà.
Una forte autostima, la capacità di comunicare e il rispetto per la dignità degli altri (malkhùt), sono qualità fondamentali per superare ogni ostacolo con successo (nètzakh).
Riflessione:
nonostante la vita mi porti a correre molto riesco a rimanere consapevole del mio ruolo nel mondo e non perdere la mia dignità? Riesco a coniugare nel lavoro tenacia con una buona organizzazione?
Esercizio:
perseguire con determinazione (nètzakh) i bisogni familiari, ma senza comunicare con la dolce metà, vuole dire mancare di Regalità (malkhùt). Nel 28° attributo scopriamo la forza di vincere le nostre sfide con comunicatività (malkhùt in nètzakh).

SEFIRAT HAOMER: 29° giorno

Ventinovesimo giorno dell’Omer
4 settimane e 1 giorno
KHESSÈD in HOD – BENEVOLENZA nell’UMILTÀ
14 di Iyar – sabato sera 18 Maggio
29° giorno: stasera iniziamo la costruzione del QUINTO piano del “palazzo” della nostra formazione. Da stasera abbiamo la facoltà di illuminare la prima faccia dell’Umiltà che è la Bontà.
Questa è la settimana di HOD – SPLENDORE che cade sempre in occasione di due ricorrenze: la festa di Pèssakh Shenì (la luce di Pessakh in forma elevata) e nell’anniversario di Rabbi Mèir baal hanes (il nome Meir significa luce).
Hod, letteralmente “Splendore” rappresenta l’attributo dell’umiltà: solo chi è umile davanti ad Hashèm, può riflettere il Suo vero splendore e quello dell’anima.
Hod significa anche ringraziamento inteso come lehodòt – ringraziare (essere grati): essere riconoscenti ad Hashèm per tutto quello che abbiamo; in quanto tutto ciò che possediamo non ci appartiene realmente.
Tramite questa Sefirà ci svuotiamo del nostro ego e creiamo lo spazio per far scendere in noi la grazia divina che permette di uscire dalle limitazioni umane.
Khèssed è l’attributo dell’Amore, Passione che ci spinge a dare, sempre e comunque, poiché si considera i desideri del prossimo, come se fossero i nostri.
Con Khèssed in Hod, impariamo a mettere al servizio dell’umiltà l’entusiasmo dell’Amore. Questo permette alla nostra umiltà di proiettarsi all’esterno con vitalità.
Un’umiltà sana non deve demoralizzare, bensì portare amore e gioia. L’umiltà che manca dell’amore è spenta.
Una storia talmudica può aiutarci a capire meglio:
Prima della distruzione del secondo tempio, viveva un grande Tzaddik chiamato El’azàr ish birta che era molto, ma molto povero! Era conosciuto da tutti per due grandi qualità: l’umiltà e la benevolenza verso il prossimo. Un giorno la moglie dello Tzaddik gli dice, perentoriamente, che la loro unica figlia doveva sposarsi e che serviva urgentemente la dote per il matrimonio.
L’uomo non si scompose, prese una piccola borsa, con i pochi risparmi, e andò al mercato della città. Lì scorse gli addetti alla tzedakà che cercavano, in tutti i modi, di non farsi vedere da lui, poiché sapevano che lo Tzaddik era tanto povero quanto generoso, ma oramai era troppo tardi!
Elazar in un attimo fu davanti a loro e gli chiese per quale giusta causa raccogliessero i soldi. Essi risposero che era per il matrimonio di due orfani. Lui allora disse: “Giuro su Dio che questa cosa è più importante del matrimonio di mia figlia!”. Detto fatto, prese tutta la borsa dei soldi e la diede ai responsabili.
Per non tornare a mani vuote il povero Tzaddik continuò comunque il suo giro al mercato e comprò qualche chicco di grano. Arrivato a casa, mise questi pochi chicchi nel suo piccolo deposito per il grano, completamente vuoto. L’indomani la figlia, con il viso pieno di gioia, corse a ringraziare il padre per tutto quel grano. Miracolosamente, durante la notte, il deposito del grano strabordò tanto da non riuscire ad aprire la porta.
Lo Tzaddik guardò sua figlia con affetto e gli diede un grande insegnamento di Umiltà: “prendi solo la parte minimale che ti serve il resto spetta ai poveri, poiché è detto che una persona retta non deve trarre vantaggi da un miracolo!”.
Il grande Tzaddik, nonostante la sua umile povertà (hod), agiva senza paura verso i bisognosi e con amore dava in tzedakà quel poco che possedeva (khèssed). Conscio del fatto che tutto ciò che abbiamo in realtà appartiene a Dio, era umile nel farsi tramite dell’amore di Hashèm per il bene della società (khèssed in hod).
Riflessione:
la mia umiltà permette di amare di più, oppure mi inibisce e blocca?
Esercizio:
siamo sempre disposti a metterci da parte e ci facciamo piccoli, quando dobbiamo aiutare un amico, poiché siamo consapevoli che tutto in fondo viene da Dio. Tuttavia, annullando eccessivamente noi stessi, appariamo agli occhi degli altri, come freddi e indecisi. Riempiamo la nostra umiltà con un amore caldo e vitale, facciamo si che la generosità (khèssed) trasformi la nostra umiltà (hod) in una protagonista, per noi e il prossimo.

La porzione di Torà di Emor (Levitico 21:1–24:23) si apre con le leggi speciali relative ai Kohanim (“sacerdoti”), il Kohen Gadol (“Sommo Sacerdote”), e il servizio nel Tempio: un Kohen non può diventare ritualmente impuro attraverso il contatto con un corpo morto, salvo nel caso della morte di un parente stretto; un Kohen non può sposare una donna divorziata; un Kohen Gadol può sposare solo una vergine. Un Kohen con una deformità fisica non può servire nel tempio santo, né un animale deforme può essere portato in offerta.
Un neonato di vitello, agnello o capretto deve essere lasciato con sua madre per sette giorni prima di poterlo portare in offerta; non si può macellare un animale e la sua discendenza lo stesso giorno.
La seconda parte di Emor elenca le principali ricorrenze festive del calendario ebraico: lo Shabbat settimanale, la settimana di Pessakh, l’offerta del primo raccolto d’orzo da portare nel secondo giorno di Pessakh e l’inizio del conteggio dei 49 giorni dell’Omer che culmina con la festa di Shavuot nel 50° giorno, il digiuno del 10 di Tevet e Sukkot.
La parashà prosegue con la descrizione dell’illuminazione della menorah nel Tempio, e l’offerta settimanale del pane (hapanim lechem).
Emor si conclude presentando il caso di un uomo giustiziato per blasfemia, e descrivendo le sanzioni per l’omicidio o la distruzione della proprietà altrui (rimborso monetario).

EMOR 5771 – 3 MATRIMONI: PECORA, TORO E GEMELLI
Il segreto per creare la pace tra le varie culture

EMOR 5770 – LA MELA NON CADE LONTANO DALL’ALBERO!
Qual è il sistema sul quale si basa il mondo?

EMOR 5769 – MORTE, HANDICAP, PROBLEMI PSICHICI, STRESS ECONOMICO, INSICUREZZA!
Come le 5 festività ci illuminano nelle 5 grandi sfide della vita!

EMOR 5765 – LE FESTE EBRAICHE E I 49 GIORNI DELL’OMER
Le festività ebraiche, lo Shabbat, il conteggio dell’Omer e il Pirkè Avot.

Emor 5766 – 2006 – COSA PERDONA IL KIPPUR?
La parasha di questa settimana ci parla di tutte le feste che scandiscono il calendario ebraico. Nel parlarci delle feste ci ricorda alcune delle loro caratteristiche.
Ecco quindi che a Kippur si può chiedere ad Hashem di perdonarci le colpe che abbiamo commesso nell’osservanza dei suoi precetti, ma non possiamo aspettarci da lui il perdono per le i torti verso i nostri simili. Solo il colpito dal torto pu? perdonare.

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