VAYAK’HEL-PEKUDE 5778: SETTE LEZIONI

Questo Shabbàt 10 Marzo 2018, 23 del mese di Adàr 5778 leggeremo le Parashòt di Vayak’hèl-Pekude, Shabbat Parah.

I° Sefer: Es 35, 1 – 40, 38
II° Sefer Num 19, 1-22

HAFTARÀ Shabbàth Shabbat Parah
Milano/Torino/Sefarditi: Ez. 36, 16-36
Italiani/Ashkenaziti: Ez. 36, 16-38

Le Parashòt di Vayak’hèl-Pekudè sono composte da 122 e 146 versetti.

Le Parashòt di Vayak’hèl-Pekudè contiengono 1 divieto.

Facile O Problematico?
La costruzione del Mishkan (Tabernacolo) culmina nella porzione della Torà di questa settimana Vayak’hèl-Pekudè. Questa grande opera è descritta nella Torà come un flusso continuo di comandi, offerte e opere: Dio comanda a Moshè il quale presenta i progetti a Israèl che addirittura arriva a donare più del necessario (per la prima e l’ultima volta nella storia ebraica…!).
Apparentemente tutto ciò che Mosè deve fare è dire al popolo quando fermarsi. La costruzione procede secondo i piani e in soli sei mesi (pensiamo ai tempi delle grandi opere oggi!) il Mishkan è pronto.
Ma è proprio andata così “liscia” la storia? Forse non proprio! La tradizione orale midrashica ci viene in soccorso e ci racconta il “dietro le quinte” del racconto.
Il Midrash (Shemot Rabbah 51: 6) ci dice, in modo sconvolgente, che c’erano quelli che sospettavano Moshè di intascarsi i fondi delle offerte. Insolentemente alcuni gli chiesero di fare una contabilità per ogni grammo di ogni oggetto ricevuto. Mentre ogni sorta di pettegolezzo cominciava a circolare tra la gente, del tipo: “Il rabbino guida una nuova BMW…
Chi ha pagato per la sua crociera alle Bahamas…? Come è riuscito a comprare la casa da 2 milioni di euro per la sua figlia…?
Fino a quando Moshè, umilmente, non presentò un resoconto dettagliato di ogni “euro” raccolto e speso per la costruzione del Tabernacolo, comprensivo dei ganci d’argento per i pilastri. Solo allora le voci si calmarono.
Sempre secondo il Midrash (Shemot Rabbà 52:4) altri ostacoli, nel processo di costruzione, furono le difficoltà per comprendere e applicare gli ordini di Dio. Ad esempio Moshè non riusciva a costruire la Menorà, da un unico blocco d’oro, quindi si rivolse a Dio che la creò Lui stesso.
Ancora, altre difficoltà sorsero quando arrivò il momento della vera e propria erezione del Mishkan. Si scoprì che nessuno riusciva a sollevare i muri e tutti ebbero timore che il grandioso progetto sarebbe potuto fallire. Alla fine tutto si risolse grazie a un miracolo che permise a Moshè di sollevare le travi da solo.

Tutte queste parti della storia sono completamente ignorate dalla Torà scritta che ci presenta un’esperienza ideale: nessun problema tecnico, politico o fraintendimento, tutto perfettamente facile. Come si giustifica una simile discrepanza tra le fonti? Se le tradizioni midrashiche presentano ciò che è successo, perché questi dettagli vengono ignorati nel testo biblico? La Torà ci insegna a reprimere fatti scomodi; ignorare la vera storia? E se sì, perché i rabbini nel Midrash “rovinano la festa” e ci tramandano nella Torà orale la parola di Dio che ha voluto nasconderci nella Torà scritta?

Questa apparente dicotomia tra le fonti scritte e orali (Torà vs Talmud e Midrash) si ripresenta nientemeno che all’inizio della creazione, in Genesi. I fatti della creazione, come riportati nella Torà, sembrano una navigazione piuttosto fluida: “Al principio Dio creò il cielo e la terra”, e in soli sei giorni tutto sarà terminato.. Il Talmud e il Midrash, tuttavia, ci dicono che persino Dio si imbatté in alcuni contrattempi inaspettati e dovette fare alcune serie modifiche. Ecco alcuni esempi.
Per cominciare, il Midrash riferisce (Bereishis Rabbà 8:5) che l’attributo della Verità si opponeva alla creazione e Dio ha dovuto “gettare via” la Verità per creare il nostro universo. Quando poi Egli creò la luce il primo giorno, sperando che avrebbe servito tutta la creazione, scoprì che essa era troppo grande e luminescente e dovette riporla come ricompensa per i giusti nel futuro (Talmud Khaghigà 12°). E ancora, nel terzo giorno Dio ha progettato alberi con rami commestibili, ma gli alberi hanno disobbedito e prodotto solo frutti commestibili (Rashi Genesi 1:12). Mentre nel quarto giorno, il sole e la luna furono creati per essere uguali, ma la luna si lamentò che “due re non possono servire con una sola corona”, quindi la luna fu rimpicciolita (Talmud Khulìn 60b).
Addirittura il Venerdì, quando Dio ha voluto creare l’uomo, gli angeli in cielo si sono lamentati che sarebbe stato un errore fatale (Midrash Tehilim 8:2). Infatti, poco dopo, Adamo ed Eva disobbedirono al comandamento di astenersi dal mangiare i frutti dell’Albero della conoscenza.
Tuttavia, nessuno di questi “problemi” sono registrati esplicitamente nella Torà che addirittura riassume i sei giorni di creazione con queste parole meravigliose: “E Dio vide che tutto ciò che ha fatto era molto buono”.
Come possiamo dare un senso a questa discrepanza sorprendente?
Questa È La Vera Nostra Storia
La risposta è una lezione cruciale e profonda nella vita. Vige un principio generale nella Torà per cui non solo non si nasconde nulla a nessuno, ma neanche viene tollerata nessuna copertura. Proprio per questo che i Saggi si sono sentiti a proprio agio esponendo tutti i dettagli, anche i più “scomodi”.
Piuttosto, la Torà ci sta dicendo che quando si sviluppa una prospettiva adeguata alla propria vita, i problemi non sempre meritano di essere menzionati. Non perché non esistano, ma perché non definiscono la storia delle nostre vite, non ne fanno parte.
Nei fatti, sopra narrati, (creazione dell’universo e la costruzione del Santuario) sta accadendo, nello stesso tempo, qualcosa di incredibilmente catastrofico, sconvolgente, bellissimo e sorprendentemente miracoloso: l’infinito si fonde con il finito; l’impossibile diventa possibile, l’uomo incontra Dio e Dio incontra l’uomo. Dal vuoto cosmologico e dalla creazione infinita di Dio si sviluppa qualcosa: creature fatte dal nulla. La rivelazione divina nel mondo.
La stessa cosa succede quando Dio “pressa” la sua onnipotenza e infinita luce, sia dentro un Mishkan (Santuario) di pochi cubiti quadrati, sia dentro il cuore dell’uomo mortale.
QUESTA è LA STORIA, questo è quello che è successo. Gli ostacoli sulla strada, per quanto siano veri, non costituiscono la storia, non perché non siano accaduti, ma perché NON COSTITUISCONO L’ESSENZA di ciò che è realmente accaduto; non dovrebbero e non possono, oscurare o addirittura smorzare il potere maestoso e la bellezza degli eventi più importanti e decisivi della storia.
La Torà ci sta insegnando come vivere. La vita è dura. Le cose veramente IMPORTANTI sono, spesso, anche le PIÙ DIFFICILI: crescere e sostenere una famiglia richiede forza e coraggio; costruire un buon matrimonio è spesso oneroso e tortuoso; sviluppare una relazione con Dio può essere frustrante e solitaria. Anche se il matrimonio è pieno di attriti non bisogna farsi distrarre dalle difficoltà che sono elementi superficiali.
Molto SPESSO le COSE NON FUNZIONANO come NOI SPERIAMO: affrontiamo interi momenti fatti di avversità, dolori e perdite inaspettate; ci sono litigi, momenti di rabbia e battute d’arresto, malattie, depressione, povertà e confusione spirituale.
Ma abbiamo la scelta di non renderli la storia delle nostre vite. Certo, allevare i bambini è una sfida, ma quando guardi negli occhi amorevoli e fiduciosi del tuo bambino, lì vedi IL MIRACOLO DELL’ESISTENZA, non le sfide che portano a quel momento. Quando ti connetti al tuo coniuge in un modo autentico con fiducia e rispetto, questo è il MIRACOLO DELL’AMORE che si svolge nella nostra vita. Dopo un brutto periodo nel lavoro, tutto si dissolve davanti al potere di qualcosa di MOLTO PIÙ GRANDE molto più reale: la NOSTRA CRESCITA COME ESSERI UMANI e la nostra capacità di aiutare gli altri con i nostri soldi e con la nostra esperienza.
Dobbiamo guardare le nostre vite e chiedere qual è la vera storia che sta succedendo qui? Le nostre vite sono solo storie di difficoltà e di lotta? Oppure facciamo parte di qualcosa di incredibilmente bello e grande? Se stiamo costruendo una casa per Dio; una famiglia ebraica che porta avanti i valori monoteistici di Abramo, un matrimonio amorevole; se stiamo aiutando delle persone; se abbiamo il privilegio di poter diffondere la Torà e di compiere le mitzvòt. Allora questa è la nostra storia, la nostra vita.
Anche le parti meno belle e difficili sono ovviamente vere e meritano di essere riconosciute come tali, proprio come il Midrash riconosce l’altra faccia della storia nella creazione e nel Mishkan. Dobbiamo affrontare ogni sfida e tentare di ripararla, ma non possiamo permettere che diventi LA NOSTRA STORIA.
In questi due fondamentali racconti della Creazione e Mishkàn abbiamo l’origine di ciò che è conosciuto oggi come TERAPIA NARRATIVA: ognuno di noi ha la possibilità di definire e riformulare la storia delle nostre vite. Quando ci svegliamo al mattino, abbiamo cinquanta cose da fare, la maggior parte non sono divertenti e alcune sono difficilissime e frustranti. Ma questa non è la storia.
LA VERA STORIA viene catturata nelle parole che un ebreo quando dice, nel momento in cui apre gli occhi: “Modè ani lefanekha … shehekhezarta bi nishmatì …” Grazie che sono vivo o Dio che mi ha restituito la mia anima per un altro giorno.
Questo è fantastico! Non lasciamo che i problemi e le difficoltà diventino la storia delle nostre vita. Rimaniamo concentrati sulla vera storia, in ogni momento possiamo costruire una casa per Dio nel nostro angolo di mondo e portare la redenzione un passo avanti.
Con l’arrivo di Mashiach, entrando nell’epoca della redenzione, ognuno di noi ha il compito di portare il mondo al suo stato desiderato. Tutto dipende dal contributo di ogni singolo individuo.
Ognuno ha una specifica missione in questo mondo che solo lui può realizzare, senza lasciarsi deviare dalle difficoltà come ci impariamo da Mosè nella costruzione del Tabernacolo.
Grazie alla sua visione positiva Mosè ha portato la luce infinita nella casa di Dio in terra. Questa opera verrà presto completata nel mondo intero, tramite il nostro lavoro seguendo l’esempio di Mosè, Amen.

Le Parashòt di Vayak’hèl-Pekudè trattano in sintesi i seguenti argomenti:

Vayak’hèl:

Moshè raduna il popolo per insegnargli le leggi dello Shabbàt.
Le offerte che il popolo porta per costruire il Mishkàn.
La realizzazione effettiva del Mishkàn, dei suoi arredi e degli utensili (tendaggi, pareti, plinti, candelabro, altari ecc.) da parte di Betzalèl e del popolo.
Le offerte eccedono quanto necessario: Moshè richiede che ne sia
interrotto il flusso.

Pekudè :

Calcolo di tutti i materiali raccolti per la costruzione del Mishkàn.
Descrizione del confezionamento del pettorale, dell’efòd e degli altri indumenti dei cohanìm.
Edificazione del Mishkàn da parte di Moshè.
Collocazione di tutti gli arredi ed edificazione del cortile.

 

APPROFONDIMENTI KHASSIDICI
Vayak’hèl:

Lo Shabbàt per sette giorni
(a pagina 778 del volume Shemòt edizioni Mamash).
Il contributo della materia
(a pagina 783 del volume Shemòt edizioni Mamash).
L’educazione dal Tabernacolo
(a pagina 785 del volume Shemòt edizioni Mamash).

APPROFONDIMENTI KHASSIDICI
Pekudè:

Dall’alto e dal basso
(a pagina 787 del volume Shemòt edizioni Mamash).
E Moshè li benedisse
(a pagina 791 del volume Shemòt edizioni Mamash).
L’inaugurazione del Mishkàn
(a pagina 793 del volume Shemòt edizioni Mamash).

MIDRASHIM

Il resoconto del Mishkàn
(a pagina 697 del volume Shemòt edizioni Mamash).
La Shekhìna torna sulla terra
(a pagina 699 del volume Shemòt edizioni Mamash).

VAYAK’HEL-PEKUDE 5771 – AMORE NON PLATONICO!
Qual è l’errore di Platone che è agli antipodi della fede ebraica? L’occidente e la visione ebraica: due pianeti opposti!

VAYAK’HÈL 5771 – OPPOSTI MA COMPLEMENTARI!
La differenza tra il visionario e l’esecutore. Come fare convivere questi due aspetti nella nostra vita?

VAYAK’HÈL 5770 – LO SPECCHIO CHIUDE IL CERCHIO!
Dalle stalle alle stelle: il rame degli specchi diventa la base del servizio del tabernacolo?

VAYAK’HÈL 5769 – ARON HAKODESH: UN OGGETTO NON OGGETTO?
Centralità dell’Aaron Hakodesh. Perché Shlomo costruisce il Santuario pur sapendo che sarà distrutto?

VAYAK’HÈL 5768 – LA PIGRIZIA DEI NESIIM ED IL SUBCONSCIO
La pigrizia nascosta nel senso di dovere!

VAYAK’HÈL 5766 – SANTIFICARE IL TEMPO, PRIMA DELLO SPAZIO
Perché vengono analizzate prima le regole dello shabbat e poi le regole del Tabernacolo?


PEKUDE 5768 – PERCHÉ L’ESILIO DURA COSI TANTO?

Moshe dettaglia tutti i quantitativi dei materiali per la costruzione del Mishkàn e il loro utilizzo, ma non dice dei 1775 shekalim che mancano al conteggio.

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