TETZAVVE Zakor 5778 : TRE LEZIONI

Questo Shabbàt 24 Febbraio 2018, 9 del mese di Adàr 5778 leggeremo la Parashà di Tetzavvè 27,20-30,10 (Shemot Esodo).

Shabbat Zakor che precede Purìm 1° Marzo 2018

I° Sefer: Es 27, 20 – 30, 10
II° Sefer Deut. 25, 17-19

Si legge l’HAFTARÀ:
Italiani /Sefarditi: di I Samuele  15, 1;34
Milano/Torino/Ashkenaziti: I Samuele 15, 2-34

La Parashà di Tetzavvè è composta da 146 versetti.

La Parashà di Tetzavvè contiene 4 comandi e 4 divieti.

Shanghai, situata sul fiume Huangpu presso il delta del Chang Jiang, è la città più popolosa della Cina e del mondo. Durante la seconda guerra mondiale, quando in Europa il nazismo razzista seminava terrore e sterminio, le persone non potevano viaggiare senza possedere un visto o un permesso. Quasi tutte le frontiere del mondo erano chiuse e gli ebrei in fuga dagli artigli del Terzo Reich potevano trovare un rifugio “libero” solo nella lontana Cina, nella città di Shanghai. Questa città internazionale, accessibile a tutti senza alcun permesso, ha il merito di aver salvato la vita a diverse centinaia di migliaia di ebrei in fuga. Nel porto di Shanghai approdarono navi colme di ebrei grazie a un trattato firmato 100 anni prima…, NON A CASO!
Il governo imperiale cinese e la Gran Bretagna entrarono in guerra a causa di una disputa sul commercio dell’oppio (1839-1842). Con il Trattato di Nanchino (Nanjing) del 29 agosto 1842, fu firmato il trattato che sostanzialmente trasformò Shanghai in una città internazionale, aperta al commercio e dove le persone di tutti i paesi potevano transitare o sostare liberamente. Tra le conseguenze dalla guerra la Cina dovette cedere alla Gran Bretagna la città di Hong Kong (tornata alla Cina solo nel 1997) e permettere la riapertura al commercio straniero di quattro porti, oltre a quello di Shanghai.
Se avessimo letto un giornale nel 1842, non avremmo trovato in questa notizia nulla di essenziale per la storia del popolo ebraico e la nostra missione nell’universo. Avremmo probabilmente derubricato la cosa come un altro sanguinoso e tragico conflitto in Oriente. Ma esattamente 100 anni dopo, tutti abbiamo scoperto che questo faceva parte di una serie di eventi che salvarono generazioni di ebrei.
Vedere dietro le quinte ci concede una prospettiva lungimirante. Questo è uno degli insegnamenti più importanti della Megillà di Ester (che leggeremo il 14 di Adar prossimo mercoledì sera e giovedì mattina).
La natura non è altro che un paravento della mano di Dio che si nasconde dietro a delle regole che lui ha creato. Regole la cui logica continuità è tale da farci illudere che non esiste una mano che manovra l’universo. Questo è paragonabile a una mega industria dove una miriade di robot si muovono in sincronia perfetta fino a farci credere che tutto funziona in “automatico”. In realtà tutto è più è complesso ed esteso tanto da poter giungere alla conclusione che: NON PUÒ NON ESSERCI UNA CAMERA CON TANTI BOTTONI CHE FA GIRARE TUTTI I ROBOT.
Il nostro mondo è fatto di infiniti dettagli e molteplici creature, pensare che siano autonome come sembrano è altrettanto inverosimile. Siamo abituati a vedere il sole sorgere ogni giorno, ma non per questo l’evento può diventare un fatto scontato o logico. L’uomo rischia di sostituire le leggi della natura a Dio, solo perché le ha sempre viste così dal giorno che è nato e pensa che siano assolute ed eterne. Non a caso ci insegna la mistica che il valore numero di natura HATEVA corrisponde a 86 che è il valore numerico del nome di Dio ELOKIM che rappresenta la rivelazione contratta della luce infinite di Hashem. Questo permette al mondo di avere l’illusione di sentirsi autonomo di non vedere la parola di Dio che lo crea in continuazione e sostituire le leggi della natura alla mano del Creatore che sta dietro.
La storia che leggiamo a Purìm non parla solo del fatto che Dio salva gli ebrei dall’annientamento. Purìm è una storia molto più profonda: iniziamo la lettura con la sontuosa festa di un potente Re che sembra un racconto superfluo, in realtà fa parte di un vasto piano superiore. Anche negli ultimi versi della lettura di Purìm si parla della raccolta di nuove tasse emesse dal re Assuero a tutto il mondo. Perciò, sia l’inizio, sia la fine non sembrano centrare per niente con il contesto del miracolo di Ester e Mordekhay…
Nel giudaismo i piccoli dettagli e frammentati delle nostre vite fanno tutti parte di un grande puzzle. Come il caloroso buongiorno di un prigioniero (Giuseppe) in Egitto cambia la storia dell’umanità, questo caloroso buongiorno continua ogni giorno a illuminare le nostre anime di significato e di vita.
(vedi sotto riassunto di questo racconto o l’articolo interohttps://www.facebook.com/shlomo.bekhor/posts/10154696185660540)
Quattro saggi, Rabbi Meir, Rabbi Yehudà, Rabbi Yossi e Rabbi Shimon, discutono da dove si inizia a leggere la Megghilà.
Tre di loro suggeriscono di iniziare dal punto dove inizia la storia ebraica. O dal secondo capitolo, dove viene introdotto Mordekhay. O dal terzo capitolo in cui viene introdotto Haman il malvagio. O dal cap. 6 dove il Re ha una notte insonne e decide di ricompensare Mordekhay.
Eppure il verdetto e la tradizione ebraica, fino a questo giorno, segue Rabbi Meir che dice che dobbiamo leggere o ascoltare l’intero libro di Ester dall’inizio del primo capitolo fino alla fine, per adempiere il nostro obbligo nei confronti di Purìm .
Ma questa decisione sembra strana. Perché dovrebbe esserci un obbligo religioso di ascoltare a Purìm la storia della festa di un re persiano? Di come ha giustiziato a morte la sua amata regina? Queste sono storie storiche interessanti, ma perché l’obbligo di ascoltarle a Purìm ?
Perché realizziamo la mitzvà di ascoltare la Meghillà solo conosciamo gli eccessi materiali dei 187 giorni di banchetto del re? È vero, se Vashti non fosse stata uccisa, Ester non sarebbe diventata regina e non sarebbe stata in grado di salvare la sua gente. Tuttavia, questo è solo il prerequisito della storia, non la storia stessa.
Perché se qualcuno decide di saltare cap. 1 e iniziare direttamente dal cap. 2, deve rileggere la Meghillà, poiché non hanno adempiuto la mitzvà?
Tutti sappiamo che si può apprendere un romanzo pur saltando l’introduzione e i dettagli che descrivono gli eventi prima della storia e della trama principale?
Il nome stesso Purìm, che in persiano significa “goral – lotteria”, sembra strano. Haman ha estratto una lotteria casuale per determinare prima il mese e poi il giorno giusto in cui uccidere tutti gli ebrei. Ma allora perché chiamiamo la festa col nome che rappresenta la lotteria e lo sterminio Purìm che è una cosa negativa.
Non esiste alcuna festa del calendario ebraico che è chiamata con un termine ostile. Anche Khanukà vuole dire sia “hanno riposato” (dalla guerra), sia “hanno inaugurato” il Santuario dopo la profanazione dei greci, e così tutte le feste. Nessuna ha un nome che richiama un evento infausto e ostile per il popolo ebraico.
Tesoro Nascosto
Ogni dettaglio della vita, ogni evento che ci accade o anche solo ci viene fatto vedere o sentire, ha una ragione e un messaggio VITALE per le nostre vite. Niente è casuale e se Dio ci ha fatto SOLO vedere qualcosa, significa che dobbiamo imparare qualcosa nella nostra vita.
A maggior ragione se ci accade un inconveniente o una perdita economica, questo fa parte della nostra missione in questo mondo e sicuramente racchiude qualcosa di positivo.
SE LA NATURA FOSSE AUTONOMA potremmo pensare di prendercela con lei quando ci accade un evento negativo. Ma poiché la natura non è altro che la maschera della mano di Dio non possiamo arrabbiarci per nessun evento della vita.
Questo è il messaggio principale di Purìm e della Meghillà. Per questo ci mascheriamo per ricordarci che anche se mettiamo una maschera siamo sempre la stessa persona. Così anche gli eventi della vita non sono altro che la mano divina MASCHERATA in essi.
Quando leggiamo nel primo capitolo un racconto, apparentemente superfluo di feste faziose senza limite, dietro a questo evento abbiamo la chiave della salvezza dalla “soluzione finale”. Che sia quel perfido antisemita di Haman o che sia un tentativo dalla sua discendenza, come dice il Talmud “vi sarà il suo erede germanico”.
Doppia Lettura Della Vita
Molti eventi della vita rischiano di essere interpretati superficialmente. E solo in seguito si scopre che vi è anche una seconda lettura profonda e positiva. La visione del grande maestro Rabbi Meir ci insegna di leggere dall’inizio, ovvero di collegare tutti gli eventi insieme e TROVARE la mano divina che li unisce. In realtà è meglio vedere da subito la mano di Dio, ma questo a volte risulta molto difficile, poiché ciò richiede una grande fede. Come racconta il Talmud Rabbi Akiva di fronte ad ogni evento negativo diceva SUBITO: grazie a Dio è sempre per il bene anche se non lo vedo…
Se ci chiedessimo perché dobbiamo ritornare all’inizio della storia di Purìm la risposta è che delle volte possono passare mesi e anni se non decenni o un secolo per capire le vere conseguenze di un atto od un fatto. Come il trattato su Shanghai che salverà un’intera generazione di profughi europei verso l’unica meta libera, senza bisogno di alcun permesso.
Purìm vuole dirci di rileggere gli stessi eventi con una chiave diversa e vedere il bene nascosto che c’è in ogni cosa. Non si vede sempre il collegamento degli eventi il “piano superiore” di ogni dettaglio. Perciò il banchetto all’inizio “ e fu al tempo del Re Assuero…” sembra un evento isolato. Ma quando viene letto nel giorno di Purìm e dentro la Meghillà insieme al verso “agli ebrei fu gioia e felicità” (cap 8, 16), allora i versi iniziali acquisiscono un’altra prospettiva. Dove vediamo come Dio anticipa la guarigione alla malattia (Talmud Meghillà 13b) e ancora prima della nomina di Haman come super ministro, accade l’evento che aprirà la strada alla regina Ester di salvare il suo popolo.
Come raccontato che durante il banchetto quando il Re Assuero e totalmente ubriaco sfida la bellezza di sua moglie a tutte le donne del mondo e la obbliga di apparire così come Dio la creata senza veli. Ma lei che era di maggiore sangue reale e nipote di Belshazar re della Babilonia, gli risponde con un insulto: neppure lo stallone del regno di mio padre si ubriacava così tanto quando beveva…
Tutto questo succede nei banchetti che sembrano episodi non rilevanti nella storia, ma in realtà OGNI DETTAGLIO DELLA VITA DI OGNUNO ha una rilevanza che si riflette su tutta la sua vita e tutto il mondo.
Non ha caso questo insegnamento viene dato da Rabbi Meir che vuole dire or – luce. Il grande maestro sepolto a Tiberiade riesce a portare luce nella Meghillà dicendoci che è obbligatorio rileggere anche gli eventi superflui della vita con una lettura più profonda. È il verdetto finale che è lui ad avere ragione tra i quattro maestri e così ogni anno quando leggiamo la Meghillà dobbiamo ricordarci di cercare la seconda lettura degli eventi, di trovare il filo conduttore di tutta la storia di Purìm anche nei banchetti superficiali.
Vuole dire che noi da Purìm prendiamo la forza di scoprire il significato profondo delle nostre vite, trovare come trasformare in positivo ogni episodio trascorso.
Tasse Segrete
Non a caso proprio nella conclusione della lettura di Purìm, nel capitolo decimo, troviamo solo tre versi di cui i primi due sembrano totalmente superflui, mentre solo l’ultimo ha un po’ di collegamento con il miracolo.
L’inizio sempre collegato con la fine perciò anche alla fine troviamo dei concetti che possono essere inutili, ma in realtà sono importantissimi.
Dopo la grande vittoria degli ebrei contro i nemici antisemiti si apre la strada per la ricostruzione del grande Santuario di Gerusalemme. Troviamo nel Talmùd Rosh Hashanà pag 3 che non era facile, a quell’epoca, offrire tutti i sacrifici visto che gli ebrei erano ancora sparsi e quelli tornati in Israele non erano facoltosi. Quindi furono costretti a chiedere aiuto economico al Re di persia.
Totale Trasformazione
Ci sono tanti altri racconti nei profeti di quel tempo, come Zekharyà che ci racconta della miseria e mancanza di cibi nel Medio Oriente. Come hanno potuto costruire il Santuario fatto in oro e i materiali più pregiati se erano così indigenti? Questo è lo scopo celato della tassa che ha imposto il Re Assuero SOLO per garantire la CASSA per la COSTRUZIONE del Santuario. La Meghillà finisce con la più grande dolce notizia: quello stesso Re che aveva autorizzato la “soluzione finale”, lui stesso impone una nuova tassa SOLO per la ricostruzione del grande Santuario. Una trasformazione così elevata non si è mai vista nella storia. Purìm ci educa anche a trasformare il male in bene. La storia si concluderà , non solo con la morte di tutti i nemici antisemiti, ma addirittura con la concessione dell’autorizzazione a ricostruire il Santuario e poi ancora di più, il grande despota raccoglie LUI STESSO i fondi per il Santuario.
Nome Persiano
Perciò viene chiamata la festa Purìm con un nome persiano, negativo e plurale che significa: lotterie. Lotteria esprime un concetto non logico e non scontato, ma una vittoria fortunata. Purìm=Lotteria=Casualità.
Questo ci insegna Ester come guardare gli eventi della vita: episodi solo apparentemente casuali che in realtà sono OGNUNO PARTE INTEGRALE del puzzle divino, proprio come una lotteria che è destinata a quella persona, perché fa parte della sua missione.
E ci sono due tipi di casualità – lotterie perciò è al plurale: PURIM non PUR.
Esiste un collegamento superiore dei fatti dalla prospettiva umana. Ma esiste un’altra lotteria più profonda da una prospettiva superiore divina. Anche un evento che per l’uomo sembra impossibile da collegare alla vita, impossibile di trovare il bene, anche quel evento è un piano superiore.
Se non si legge il primo capitolo dove gli eventi sono lontanissimi dal miracolo, dice Rabbi Meir, non si esce d’obbligo della lettura del miracolo di Purìm.
GUARDA DIETRO LE QUINTE E TROVERAI L’INFINITO!
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IL BUONGIORNO CHE HA SALVATO L’UMANITA’
Giuseppe è un ragazzo molto bello e affascinante, un eletto da Dio, perché ogni cosa che tocca diventa oro, fino al punto che il suo padrone, il grande ministro Potifar (capo della macelleria), lo nomina responsabile di tutta la sua casa.
Così, in breve tempo il nuovo “profugo” scappato da Israele, e venduto come servo, fa carriera molto in fretta, e dopo essere caduto dalle stelle (figlio prediletto di Ya’akòv, l’uomo più famoso al mondo) alle stalle, si rimette in piedi grazie alla sua onestà e al timore di Dio, poiché ” Aveva sempre Dio nella sua bocca…. Ovvero per ogni cosa diceva: “se Dio vuole, con l’aiuto di Dio, a Dio piacendo”.
Nonostante la sua onestà, il successo e la grande fede, Giuseppe finisce in prigione per una colpa molto grave: l’accusa è che ha tentato di violentare la moglie del suo padrone, ma la realtà è che lui non ha voluto tradire il suo padrone coricandosi con sua moglie, ma la donna per ripicca ha accusato Giuseppe del contrario assoluto.
Una “colpa” così grave è degna della peggiore punizione. Perciò Giuseppe viene buttato in prigione, in una cella buia e isolata, la peggiore esistente nel paese, quella riservata ai peggiori criminali SOLO perché è stato onesto e fedele.
Dopo 10 anni di durissima prigionia e isolato da tutti (stile 41 bis), arrivano nella sua cella nientemeno che due MINISTRI. Un bel giorno Giuseppe vede che i suoi coinquilini sono giù di morale e chiede loro: Madua pnekhem raim hayom – perché oggi siete giù di morale?
Essi gli raccontano il loro strano sogno, che li deprime perché non riescono a capirne il messaggio celato. Allora Giuseppe interpreta il sogno di ognuno dei ministri: uno di loro verrà salvato e ritornerà al suo posto dopo tre giorni, l’altro verrà ucciso dopo tre giorni. Così i ministri si calmano e si stupiscono della profondità di Giuseppe.

La Parashà di Tetzavvè tratta in sintesi i seguenti argomenti:

HaShèm impartisce a Moshè le istruzioni concernenti il confezionamento degli indumenti del Sommo Sacerdote e dei sacerdoti semplici, che presteranno il culto ne Tabernacolo.
Il Sommo Sacerdote indosserà otto indumenti: l’efòd, il pettorale, la veste, il diadema, la tunica, il turbante e la fascia. Il vestiario del sacerdote semplice sarà, invece, limitato a quattro capi: La tunica, la fascia, il copricapo e i calzoni.
HaShèm istruisce Moshè sul rituale di investitura che renderà Aharòn e i suoi figli sacerdoti, per l’eternità.Il rituale consiste nell’esecuzione di determinate offerte farinacee e di particolari sacrifici, nell’immersione rituale e nella vestizione degli abiti sacerdotali.

 

MIDRASHIM

Donare per elevarsi.
(a pagina 685 del volume Shemòt edizioni Mamash).

Il significato simbolico del Mishkàn.
(a pagina 689 del volume Shemòt edizioni Mamash).

APPROFONDIMENTI KHASSIDICI

Singolarità e peculiarità.
(a pagina 754 del volume Shemòt edizioni Mamash).

HaShèm risiede fra noi.
(a pagina 758 del volume Shemòt edizioni Mamash).

Uno per tutti.
(a pagina 750 del volume Shemòt edizioni Mamash).

TETZAVVE 5771 – ATTIVARE LA GIOIA + MOLTO RUMORE PER QUALCOSA!
Come far nascere le emozioni? Un insegnamento che deriva dagli abiti del Cohen gadol. Stare nascosti o fare rumore? La via giusta per la nostra generazione.

TETZAVVE 5769 – L’AMORE NON È BELLO SE NON È LITIGARELLO!
Che cosa significa essere orfani spiritualmente? I tipi di unione tra Hashem e l’uomo legati ai sacrifici: quella del korban e quella dell’incenso. Due matrimoni diversi. Le interpretazioni Talmudiche e i significati profondi legati ai sacrifici.

TETZAVVE 5768 – IL SILENZIO DELL’OLIO CHE BRUCIA!
Quando c’è un contrasto, consegue rumore. Quando c’è vicinanza, c’è silenzio. Hitpaalut e dvekut, due stati emozionali diversi della preghiera, due condizioni per unirsi a D-o.

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