VAYEKHI 5777: 7 LEZIONI

Questo Shabbàt 14 Gennaio 2017, 16 del mese di Tevèt 5777 leggeremo la Parashà di Vayekhì Gen. 47, 28-50, 26.

Si legge l’Haftarà di Melakhìm I 2,1-12

La Parashà Vayekhì di tratta in sintesi i seguenti argomenti:

Ya’akòv, sentendo prossima la morte, fa giurare a Yossèf di non seppellirlo in Egitto, bensì nel luogo in cui giacciono i suoi padri. Yossèf giura di fare secondo la volontà del padre.
Yossèf conduce i figli, Menashé ed Efràyim dal padre malato. Ya’akòv benedice prima Efràyim e poi Menashé, ponendo in maniera inconsueta la mano destra sul capo del secondogenito. Yossèf tenta di correggere il padre, il quale gli spiega il motivo del suo gesto.
Ya’akòv raduna tutti i suoi figli e benedice ciascuna tribù. In seguito dà disposizioni per la sua sepoltura, che dovrà avvenire nella grotta grande di Makhpelà, dove giacciono i suoi padri. Ya’akòv esala l’ultimo respiro.
Yossèf ordina che suo padre sia imbalsamato, rituale che richiede quaranta giorni. L’Egitto piange Ya’akòv per settanta giorni. Ottenuta l’autorizzazione del faraone, Yossèf parte con tutta la famiglia e i numerosi dignitari d’Egitto a seppellire il padre. Grandi esequie e lutto di una settimana.
Sepolto Ya’akòv, Yossèf e i fratelli ritornano in Egitto. I fratelli vedono ora la scomparsa del padre come l’opportunità per Yossèf di vendicarsi per il torto da loro subito in passato. Yossèf li rassicura e dice loro che il male da loro compiuto in passato è stato volto in bene da HaShèm.
Yossèf vive in tutto centodieci anni. Prima di morire ricorda ai fratelli che torneranno nella terra promessa da HaShèm ad Avrahàm e Yitzkhàk; li fa giurare che porteranno via le sue spoglie dall’Egitto. Viene imbalsamato e sepolto in Egitto.

 

MIDRASHIM

Ya’akòv Benedice Efràyim e Menashé (Bereshìt 48,8-14)
Midràsh Bereshìt Rabbà 96-97; Midràsh Tankhumà Vayekhì 8-9; Talmùd Berakhòt 20
(a pagina 677 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Gli Ultimi Giorni di Yossèf (Bereshìt 50,22-26)
Midràsh Bereshìt Rabbà 85-100,6; Midràsh Aggadà 50; Pirké Derabbì Eli’èzer 11-29; Talmùd Sotà 13; Talmùd Shabbàt 55
(a pagina 681 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

La Fine dei Tempi
(a pagina 752 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

VAYEKHI 5772: BERESHIT: PERCHE’ CONCLUDERE IN NEGATIVO?
Approfondendo il collegamento tra l’inizio della Genesi e la fine emerge il significato profondo e interiore del primo libro della Torà e il collegamento con Shemot.

VAYEKHI 5771 – EBRAISMO E FEMMINISMO SONO INCOMPATIBILI?
Nella benedizione di Yaakòv ai figli è celato un grande insegnamento per saper vivere l’esilio. Menashè e Efràyim: due modi per affrontare il nuovo mondo, con la nostalgia del passato o con la trasformazione del negativo in positivo.

VAYEKHI 5770 – SEME DELL’ETERNITA’
Il seme è l’elemento più speciale che l’uomo abbia, in quanto lo avvicina a D-o, essendo associato alla forza della creazione. Il seme è la parte più potente e più profonda: ne è l’essenza stessa dell’uomo. Pertanto non deve essere sprecato, e occorre saper riconoscerne il suo grande valore.

VAYEKHI 5769 – YAAKOV, IL PRIMO MALATO: UN BENE PER L’UMANITA’
L’importanza del tempo, il saperlo valorizzare. L’esempio degli Tzadikkim ci insegna come cercare di dare pieno compimento alle nostre vite. Il merito di essere seppelliti, quando si fa del bene ad un morto si fa un vero e profondo atto di bontà. Davanti ad una persona morta, è possibile vedere la realtà con maggiore veridicità, dare maggior valore alla vita, superando gli schermi di falsità e materialità che ci costruiamo nella vita quotidiana.

VAYEKHI 5768 – IL VALORE DI ESSERE SEPPELLITO IN TERRA SANTA
La missione di ogni persona nel mondo è legata al posto in cui è possibile fare qualcosa, poter apportare un miglioramento. Ognuno di noi che vive in un posto impuro ha il dovere di trasformarlo in un luogo di santità, tramite l’esempio di Yaakòv. La morte non deve spaventare. La Torà ci insegna come la nostra vita in questo mondo sia solo un passaggio, che deve insegnarci come poter valorizzare il posto impuro in cui viviamo, sapendolo trasformare in un luogo di santità.

VAYEKHI 5767 – LA FORZA SPIRITUALE DI YAAKOV
Yaakòv fa giurare a suo figlio Yossèf di essere seppellito in Israele. Il giuramento, non costituisce un atto di sfiducia, quanto un modo per rafforzare, con assoluta certezza, l’azione richiesta al figlio. La sua volontà di non restare legato all’Egitto, ma di riconoscere la propria funzione spirituale di essere al di sopra dell’esilio, per poter salvare i figli, riscattandoli dall’esilio. Viene analizzata la differenza spirituale di Yaakòv e Yossèf, in relazione all’esilio. Ogni anima, in funzione della propria specifica natura, ha un diverso livello spirituale di servizio verso D-o.

VAYEKHI 5766 – IL PRIMO PASSO PER LA SCHIAVITU’ IN EGITTO
Il disegno divino costruito per Yaakòv inizia con il dolore del distacco da Yossèf, in apparenza opposto alle richieste di Yaakòv di vivere serenamente, ma si rivela in seguito necessario per portare a compimento la sua missione di elevare l’Egitto e poter vivere felicemente gli ultimi sui 17 anni di vita. A sua volta la morte di Yaakòv rappresenta la prima tappa per la successiva schiavitù, in uno schema divino che prevede sin dall’inizio il riscatto del popolo ebraico. Quando si è in esilio dobbiamo stare uniti alle nostre origini e trovare la forza per elevare la materia impura che ci circonda.

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