VAETKHANAN 5776 – COME EDUCARE I FIGLI CON SUCCESSO!

Questo Shabbàt 20 Agosto 5776, 16 del mese di AV 5776 leggeremo la Parashà di Vaetkhanàn
Deuteronomio 3: 23 – 7: 11

HAFTARÀ
Isaia 40: 1-26. Shabbàt Nachamù.

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!
Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli ci da un grande insegnamento sull’educazione.

Alcuni Punti della Lezione:

1. Perché lo “Shema Israel” ordina di insegnare ai figli, proprio in mezzo alla descrizione di come si deve studiare la Torà?

2. Qual è la differenza tra veshinantam e ulmadtem, che vogliono dire entrambi insegnamento, ma nel primo brano dello Shema si usa il primo e nel secondo l’altro.

3. Perché la Torà ci comanda di insegnare solo ai nostri figli e non a tutti?

4. Perché il Maimonide ripete due volte la stessa regola che lo studio dei bambini non si può interrompere neanche per la costruzione del Santuario?

Riassunto.

Così come nel tuo cuore c’è un solo Dio, così anche nel nostro cuore c’è un solo Dio!” Un episodio riportato nel Talmud riguardante uno scambio tra Yakov e i suoi figli ci da un grande insegnamento sull’educazione.

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in memoria di mio nonno Shlomo ben Hana Bekhor

Chi volesse dedicare una lezione mp3 alla memoria o in onore di un lieto evento, può contattarmi shlomo@mamash.it

Rav Shlomo Bekhor

 

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Una risposta a VAETKHANAN 5776 – COME EDUCARE I FIGLI CON SUCCESSO!

  1. Daniela montani scrive:

    Gentilissimo Rav Bekhor, lei dice bene, quando parla dell’esempio che si deve dare ai figli, ma non è solo quello che educa un figlio.
    Essere un genitore non è facile e, ogni genitore, quando diventa tale, deve mettere da parte se stesso e pensare alla creatura che ha voluto mettere al mondo.
    GUARDARE se stessi, prima di potere insegnare ad altri
    RISPETTARE l’altro, la sua identità, anche se è un bambino. Rispettare, perché la persona è unica. Mettersi nei panni dell’altro e leggere quello che ha dentro.
    PRESTARE ATTENZIONE ai discorsi dell’altro, perché secondo il mio misero parere, ascoltare è parte del rispetto verso l’Essere Uomo.
    Io sono donna, non sono mai andata a lavorare. Forse oggi non ho tutto ciò che può avere una donna che lavora. Spesso, e non me ne vergogno, faccio fatica ad arrivare a fine mese, cosa che non sarebbe successa se io avessi avuto un impiego. Non indosso vestiti costosi, non me li posso permettere, ma, non mi interessa, perché tutto ciò che è materiale dà una soddisfazione effimera. Ho conosciuto donne che hanno abortito, pur di mantenere il posto di lavoro. Hanno ucciso una parte di loro per uno stipendio. Donne che non riescono a comprendere che la vera ricchezza sono i figli.
    Educare non è facile e, se si lavora, lo è ancor meno. Se i nuovi nati hanno fortuna, vengono cresciuti dai nonni, altrimenti c’è il nido, poi la scuola materna e via di seguito. Il nido serve solo come parcheggio in cui i bimbi vengono alimentati come si potrebbero nutrire dei maialini. Con l’asilo inizia la formazione scolastica di quello che sarà l’uomo di domani. Ma l’asilo e la scuola NON BASTANO. DEVONO ESSERE I GENITORI I VERI E UNICI MAESTRI DI VITA. Come può un genitore essere un grande maestro se è impegnato con il lavoro? Che cosa vedranno i figli guardando i propri genitori? Spesso padri che non vedono l’ora di mettersi sul divano per vedere la partita. Partite che molte volte vengono trasmesse nel momento della cena, quando la famiglia ha l’occasione di sedersi e parlare…parlare. Oggi manca il dialogo, perché tutti pensano ad altro: il padre ha lo sport, la madre cerca un po’ di relax, magari in internet. I figli grandicelli si perdono con PC e videogiochi e telefonate con i super tecnologici telefonini di ultima generazione. I piccini fanno vita a sé, magari riempiti di giochi con cui possono svagarsi da soli, senza stancare i genitori.
    Non so se l’ emancipazione dei costumi femminili è stato un passo avanti, oppure un disastro per le generazioni di oggi e quelle che verranno. Il lavoro femminile ha portato ad avere un benessere in famiglia superiore, però a discapito dell’educazione della prole. Una madre e un padre stanchi per il lavoro sono meno attenti all’educazione di un genitore (mamma) che è a casa a badare ai bisogni della famiglia. MA E’ SEMPRE MEGLIO ANDARE AL MARE IN VACANZA…LO STIPENDIO DELLA MAMMA CONTRIBUISCE A FARLO. E’ POSSIBILE COMPERARE LA CASA, questa è una buona cosa, però, se tutte le donne stessero a casa dal lavoro, prima di tutto ci sarebbe un posto per tutti gli uomini con famiglia a carico che ora sono a spasso. PARLO CONTRO L’INDIPENDENZA DELLE DONNE? NO! LA DONNA DEVE AVERE PARI DIRITTI CON L’UOMO, IN TUTTO, ANCHE PER UN POSTO DI LAVORO. Però la donna, una madre che lavora e che delega agli altri la cura fisica e mentale del proprio figlio perde una grandissima opportunità, un’opportunità che mai le sarà ridata…quella di veder crescere il figlio, educandolo in un modo continuativo e sempre uscito dalla stessa fonte. Non avrà un’educazione frammentata tra tata, nonni, asilo e scuole. E’ il genitore quello che insegna, è quello su cui il figlio deve fare riferimento. Genitore amico? No!!! GENITORE COME SECOLARE ALBERO D’ULIVO, dove aggrapparsi per ogni motivo della vita. Non è semplice essere albero d’ulivo, però quando il figlio è cresciuto e ha preso una buona strada e lui stesso è diventato albero d’ulivo, non rimpiangi gli stipendi che non hai preso e i viaggi che non hai fatto o i vestiti di lusso che non hai avuto, perché la tua vera ricchezza è la tua prole.
    Bisogna imparare ad educare il figlio in modo che non pensi sia il centro della terra. Se sbaglieremo in questo, diventeremo succubi di un figlio despota. Un figlio che prenderà decisioni per conto proprio, che sbaglierà, perché non avrà la mente di un adulto. Un figlio egoista, cinico, forse con comportamenti devianti e distruttivi. Il genitore, se è un buon genitore, deve dettare regole. Non in modo autoritari stico (potere che tende a schiacciare l’altro), ma con autorità basata sulla stima di chi abbiamo davanti.
    Ho sentito spessissimo genitori dire:”da quando mio figlio è andato a scuola è diventato maleducato”, come se la scuola fosse la vera educatrice dei nostri figli. E’ facile incolpare la scuola e la società che ci sta intorno per un NOSTRO fallimento educativo. Smettiamola di dare le colpe ad altri.

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