SHABBAT DELLA VISIONE + 2 lezioni precedenti sul TERZO SANTUARIO

Lo Shabbat che precede il 9 di Av, giorno di digiuno per la duplice distruzione del Sacro Tempio, viene definito “Shabbat della visione” in quanto è tradizione leggere un capitolo dal libro dei Profeti (Isaia 1,1 – 27) che inizia con “La visione di Isaia…”

“E io, Daniele, da solo ha visto la visione, ma la gente con me non lo vede, ancora un grande terrore li colpì, e fuggirono a nascondersi” (Daniele 10,07)

“Ma se non hanno visto la visione, perché erano terrorizzati? Perché se essi stessi non vedevano, le loro anime videro.” (Talmud, Megillah 3)

Ma c’è anche un significato più profondo per il nome di “Shabbat della Visione”, espresso dal maestro chassidico Rav Levi Yitzchak di Berditchev con la seguente metafora:

“Un padre, una volta preparò un bel vestito per il figlio. Ma il bambino trascurò il dono di suo padre e ben presto il vestito si ridusse a brandelli. Il padre diede allora al bambino un secondo abito ma, anche questa volta, venne rovinato dall’incuria del bambino. Così il padre preparò un terzo vestito. Questa volta, però, si trattenne dal consegnarlo subito al figlio. Ogni tanto in tanto, nei momenti più speciali , egli lo mostrava al bambino, spiegandogli che solo quando il figlio avrebbe imparato ad apprezzare adeguatamente il dono, avendone poi cura, glielo avrebbe lasciato. Ciò indusse il bambino a migliorare il suo comportamento, fino a quando cambiò atteggiamento, diventando degno del dono di suo padre”.

Sul “Shabbat della Visione”,  il rabbino Levi Yitzchak afferma che ad ognuno di noi è concessa la visione del Terzo Tempio, una visione che, parafrasando il Talmud, “se noi non vediamo noi stessi, le nostre anime vedono “.

Tale visione evoca una reazione improvvisa molta profonda in noi, anche se non ne siamo consapevoli della causa.

Sono online 2 lezioni precedenti sul Terzo Tempio.

Shalom uvrahà

Rav Shlomo Bekhor

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