MASSE 5771 – PARADOSSO DEL DOLORE!

Le limitazioni come incentivo al miglioramento!

Alcuni punti della lezione:

1. Alla fine del libro dei Numeri, nella parashà di Mass’è, si trova la descrizione dei confini della Terra Santa. Quale messaggio ci comunica la Torà con tale descrizione?

2. Il periodo che va dal 17 di Tammuz fino al 9 di Av rappresenta un momento molto negativo per l’ebraismo, in quanto è legato alla distruzione dei due Santuari. Sebbene in tale periodo ricordiamo l’esilio, la porzione di Torà che si legge riporta invece i dettagli su Eretz Israel e i suoi confini. Perché tale discrepanza?

3. Il Talmud dice “Non c’è mai male che venga dal cielo”. Ha-shem che è simbolo del bene ed è privo di ogni cattiveria, controlla il mondo, dove invece è facile incontrare eventi negativi. Qual è la ragione di tale contraddizione? Se Ha-shem ama fare il bene perché sceglie di comunicare agli uomini il suo disegno attraverso situazioni apparentemente negative?

4. La pioggia in ebraico si definisce “ghèshem”, che significa anche “materia”. Ciò costituisce un riferimento simbolico alla materialità alla pioggia. Nel Santuario il fuoco sull’altare bruciava continuamente, senza mai spegnersi, neppure a causa delle piogge (della materialità). Ciò dimostra che solo in Eretz Israel la presenza divina si manifestava pienamente. Questa è l’origine della denominazione “Terra Santa”. In contrapposizione vi è l’esilio, che rappresenta una condizione in cui la divinità è celata.

5. Apparentemente la descrizione dei confini della terra, fatta in Mass’è, simboleggia i limiti della Santità. Tale concetto di fatto è simile all’esilio, dove la Santità è limitata. Ma qual è il collegamento “positivo” tra i due argomenti? La Chassidut ci insegna che l’esilio, in realtà, rappresenta una “difficoltà” che ha il fine di risvegliare le forze interiori di ciascuno di noi; permettendoci di elevare la nostra spiritualità. Analogamente, nel dire “Questi sono i confini di Israel” la Torà non sta limitando Ha-shem, bensì sta indicandoci l’importanza della Sua luce. Anche le 3 settimane di lutto, sono quindi un periodo negativo, il cui scopo è in realtà positivo! Si tratta di messaggi che Ha-shem ci dona per permetterci di migliorare e di risvegliare i livelli dell’anima.

Riassunto.

Ci troviamo in un periodo triste e di lutto; a metà delle tre settimane ‘negative’.

È comunque nostro compito, secondo la Torà, vedere sempre il lato positivo delle cose, impegnandoci a trasformare il negativo in positivo. Infatti, questo Shabbàt leggiamo la parashà di Massè che narra la consegna della Terra promessa e stabilisce i suoi confini. Un avvenimento importante, diametralmente opposto al concetto di esilio. La Torà ci parla di un fatto positivo proprio in queste tre settimane???

In realtà l’esilio, come tutti i problemi della vita, non è una punizione. Di fatto costituisce per noi uno stimolo a ricercare quelle forze nascoste, che spesso non ci rendiamo neppure conto di possedere, che ci consentiranno di superare gli ostacoli e uscire, finalmente, dal galut; per questo la parashà che leggeremo parla dell’eredità della terra.

Questa visione vale anche per i problemi di salute e lavoro, e anche per tutte le prove che incombono su di noi; che sembrano cose negative, ma in realtà ci aiutano a scoprire le nostre forze nascoste e i livelli più profondi dell’anima.

Invece di lasciarci sopraffare dalla recessione, sfruttiamola come trampolino per migliorare e dare nuovo impulso alle nostre attività.
Anche le prove della vita sono incentivi a migliorare e a consolidare la nostra fede!
In questo periodo dell’anno è il momento ideale per riflettere sulla trasformazione degli eventi apparentemente negativi.

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in memoria di mio nonno Shlomo ben Hana Bekhor

Chi volesse dedicare una lezione mp3 alla memoria o in onore di un lieto evento, può contattarmi shlomo@mamash.it

Rav Shlomo Bekhor

 

 

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Una risposta a MASSE 5771 – PARADOSSO DEL DOLORE!

  1. Daniela Montani scrive:

    Gentilissimo Rav, concordo con lei nel dire che le nostre menti sono chiuse al disegno divino.
    Lei dice che D-o mette sul nostro cammino delle prove per far sì che noi combattiamo per migliorarci. Non è facile digerire la sofferenza che spesso ci viene imposta. E’ facile cadere nella rabbia nei confronti di chi ci ha creati, quando ci vediamo messi davanti alle sue prove.
    Non ricordo più dove lo lessi…dov’era D-o durante la Shoha? Un ebreo sopravissuto rispose a questa domanda dicendo:” D-o era in mezzo a noi.”
    Mi dica Rav, come poteva essere che D-o fosse presente e come poteva permettere tutto quello stava succedendo? Come potevano migliorarsi tutti coloro che erano nei campi?
    E noi, davanti alla sofferenza di una persona cara malata, davanti alla morte prematura di un congiunto, alla difficoltà di andare avanti in questa crisi che dimezza il nostro potere d’acquisto, davanti a questo mondo che si sta chiudendo sempre più in un egoismo individuale, che mezzi abbiamo per rendere il male in arricchimento del tempio che c’è in noi? Spesso capita di sentirsi dimenticati da colui che dovrebbe volerci più bene, quando il male colpisce più profondamente.
    A volte sembra che la sofferenza sia più forte o forse siamo noi a renderla tale, arenandoci in un pantano da cui è quasi impossibile uscire.
    LA LONTANANZA DA ISRAELE porta alla lontananza dalle leggi ebraiche e anche chi vi risiede, ma lavora in altre Nazioni, viene inevitabilmente assimilato perdendo molto degli insegnamenti dei Padri.
    La cosa più evidente che ho trovato è stata quella del cibo, magari c’è un’astensione dal maiale, ma tutto il resto viene mangiato. In Israele la cosa è più difficile. Ho notato che è rispettato moltissimo il digiuno di Kipur e Pesach, ma le altre festività sono diventate facoltative.
    Forse, come dice lei, anche Israele sta cambiando e sembrerebbe che i miracoli non avvengano più. Io penso che un miracolo possa essere ritrovare la fede, un miracolo che è avvenuto in me nel momento in cui mi sono avvicinata al Kotel. Chissà, magari anche altre persone vengono toccate dalla fede.

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