SHEMOT 5768 – IL RICORDO DI ESSERE STRANIERO IN ESILIO

Parashà basata sui temi dei nomi e dell’esodo dall’Egitto. Viene raccontata la nascita miracolosa di Moshè e gli eventi, altrettanto miracolosi, che hanno portato il popolo ebraico fuori dall’Egitto. Sin dal primo miracolo, con l’aiuto dato dalla mano di Batya guidata da D-o, si apre una serie di eventi stupefacenti, che hanno portato alla nascita di Israele.

Alcuni punti della lezione:

1. Il Talmud riporta che Batya non riusciva con la mano a fermare la cesta dove era riposto il corpo di Moshè infante. Come riuscì a salvare Moshè? Come è possibile che la salvezza del popolo ebraico inizi con l’aiuto di una donna pagana?

2. Il nome del più grande profeta non fu Tuvia come l’aveva voluto chiamare sua madre, bensì Moshè, come venne chiamato Batya la figlia del faraone. Perché?

3. Sin da piccolo Moshè dimostrava una forte intelligenza, arrivando ad incutere timore al farone. Che cosa fa il faraone? A quali prove sottopone Moshè? Come venne fermato il piano del faraone?

4. Perchè Moshè era balbuziente?

5. Yokhèved e Miriàm ricevono dei doni molto grandi da D-o. Perché?

6. Moshè chiamò il primo figlio Ghershòm e solo il secondo Elièzer. Perché?

7. Moshè antepone il ricordarsi di essere in esilio, di essere uno straniero, rispetto al ringraziare D-o. Perché? Qual è il forte rischio presente nell’assimilazione?

8. Qual è il valore del nome, grazie al quale il popolo ebraico è uscito dall’Egitto? Che cosa rappresenta? Perché il secondo libro della bibbia ebraica si chiama “nomi” e non esodo? 

La nascita della nazione di Israele ha inizio con il gesto salvifico di una donna pagana. L’importante missione data da D-o agli ebrei di combattere l’idolatria e il paganesimo, ha origine nella terra più impura, e dalla figlia del più grande idolatra, il faraone. Tutto ciò a dimostrare come il vero annullamento dell’idolatria viene dall’idolatria stessa.  Attraverso una serie di miracoli, si avvia così il più grande processo di evoluzione nel mondo.

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rav Bekhor

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Rav Shlomo Bekhor

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