DEVARIM 5766 – IL CORRETTO RIMPROVERO, NEL MOMENTO GIUSTO!

I grandi insegnamenti di Moshè nella gestione delle relazioni con gli altri!

Alcuni punti della lezione:

1. Il Talmud afferma che il libro di Devarim è un riepilogo della Torà. Tra gli argomenti più importanti ci sono le critiche e le ammonizioni di Moshè al popolo ebraico prima di lasciare questo mondo. Tali critiche non emergono in modo palese, ma, in modo alquanto astuto, tra le righe, in forma allusiva.

2. A volte una critica può apparire come uno sfogo personale che rischia di ferire gli altri, diventando distruttiva. La Torà ci insegna di analizzare sempre l’origine della nostra critica verso gli altri ed esaminare se essa trae ispirazione da frustrazioni personali o da sentimenti di vendetta. E’ facile trovare negli altri i propri difetti e costruire su tale percezione le critiche; una persona all’opposto molto umile non “vede” i lati negativi.

3. Occorre prestare attenzione alla ripetizione dei rimproveri, in quanto può generare un effetto contrario. La Torà afferma di ripetere 100 volte un rimprovero SOLO nel caso in cui siamo certi che il rimprovero abbia un reale effetto costruttivo ; il Talmud dice “benedetto l’uomo che rimprovera in funzione all’orecchio di chi ascolta”.

4. Le critiche più pesanti di Moshè vengono dette quando si trova ormai prossimo alla morte, come fece anche Yaakov. Che cosa ci insegna?

5. Per riconoscere se una critica è positiva o negativa è importante analizzare come viene gestita. Se la critica si riferisce al fatto e non alla persona, si tratta di un’osservazione costruttiva.

Riassunto.

I grandi insegnamenti di Moshè nella gestione delle relazioni con gli altri!

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in memoria di mio nonno Shlomo ben Hana Bekhor

Chi volesse dedicare una lezione mp3 alla memoria o in onore di un lieto evento, può contattarmi shlomo@mamash.it

Rav Shlomo Bekhor

 

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Una risposta a DEVARIM 5766 – IL CORRETTO RIMPROVERO, NEL MOMENTO GIUSTO!

  1. Montani Daniela scrive:

    Mia nonna diceva che era molto facile vedere e criticare i difetti altrui, perché noi vedevamo la gerla delle mancanze posta sulla loro schiena. Mancanze che appartenevano anche a noi, ma che non vedevamo, appunto per il fatto che la nostra gerla era dietro di noi.
    L’ideale sarebbe guardarci dentro prima di parlare.
    E’ anche altrettanto facile aggredire a parole chi sbaglia. Per questo la nonna consigliava, prima di sbottare, di contare sino a dieci in modo di raffreddare i bollenti spiriti e di trovare parole per non offendere.
    Mai prendere di petto una persona, perché il vero significato della nostra rimostranza viene messa in secondo piano da chi ci ascolta, nascosta dall’astio che le nostre parole hanno fatto nascere nell’animo di chi vorremmo far ragionare. Bisognerebbe avere un grandissimo autocontrollo.
    INDUBBIAMENTE MOSE’ AVEVA LA MANO DI D-O SULLA TESTA, MA ERA LUI STESSO UN GRANDE SAGGIO, PERCHE’ SE NON FOSSE STATO COSI’, D-O NON LO AVREBBE SCELTO COME GUIDA DEL POPOLO EBRAICO.
    SHABBAT SHALOM

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